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IL VOLO DEL GABBIANO ZOPPO
Ottava puntata














  
 

La vecchia signora se ne stava seduta rigida e altera nella sua poltrona da invalida. Non gli concesse di nuovo l’affettuosa accoglienza di una nonna commossa, ma forse il disincanto stava proprio nell'intimo di Tobia che esitante, dubbioso, non ritrovò l’immagine che la signora gli aveva ispirato all’epoca del loro primo incontro.
Il tono dell’anziana nobildonna era pacato ma innegabilmente teso, vibrante, volutamente poco tenero:
– Caro ragazzo, di sicuro hai avuto l’impressione che volessi indurti a qualche manifestazione nazionalistica, che desiderassi invitarti a qualche commemorazione patriottica. Hai temuto di finire coinvolto in chissà quale congiura tesa a risvegliare emozioni forti, passioni intense negli italiani di questa città. Hai immaginato una cospirazione per liberare l’ultimo suolo italico ancora usurpato, tesa a realizzare il compimento della nuova patria non del tutto ultimata. Ti sei preoccupato… –
Tobia cercò di interromperla: – Un momento signora contessa, mi lasci spiegare …–
La signora batté la mano sul bracciolo della poltrona con un gesto talmente autoritario che Tobia tacque.
– Tobia non devi spiegarmi nulla. Quando un uomo o una donna hanno superato gli ottanta, hanno conosciuto una così gran quantità di persone che possono comprendere ogni umana debolezza. Per una vecchia indagatrice della psiche umana, o se ti piace di più dico “del popolo”, pensieri, vizi e virtù si mostrano molto evidenti come se le persone li portassero stampati sul viso, ed è inutile che provino a nascondere la loro peculiarità, come tentano di fare tutti –.
Chiese a Tobia di versarle un poco di Sherry, e lo invitò a servirsi del liquore che preferiva. Tobia si versò del cognac e sedette di nuovo. Aveva la forte luce della lampada elettrica di fronte, perciò non distingueva bene gli oggetti al di là del cono di luce che illuminava la contessa, fintanto che il resto della stanza era in penombra.
La bianca dama riprese a parlare con una voce tanto vibrante che Tobia non capiva se era adirata o emozionata.
– Questa sera non ti ho invitato per parlarti di tuo padre o di tua madre, tanto meno di me. Ma per un altro caso che ti riguarda –.
Bevve un sorso di sherry per riprendersi, e continuò.
– La persona che ora vedrai, ha atteso per molto tempo, con pazienza inesauribile, infine ha deciso che fosse giunto il momento di incontrarti. Questa persona oggi si rivelerà e non dovrai spiegarle nulla perché sa tutto di te. Sei stato chiamato soltanto perché possa realizzarsi questo incontro e per nessun altro recondito fine –.
Tacque e batté le mani una volta sola. Tobia udì un fruscio provenire da dietro il paravento accanto al divano, ambedue si percepivano a malapena, poi vide avanzare lentamente il già noto poeta ruteno.
Non lo distingueva bene nella semioscurità ma dallo strano colbacco che gli copriva la testa, dai movimenti esageratamente rigidi, dal bastone bianco su cui si appoggiava e dai baffi spioventi che si indovinavano più che vedersi, comprese che era il famoso poeta. Questa volta però pareva una figura più misteriosa, avvolta in un mantello violaceo scuro che le scendeva fino ai piedi, il volto era appena riconoscibile nell’oscurità da cui era emerso. Il personaggio nero avanzò fino a essere abbastanza rischiarato della lampada e si fermò.



balcone



Tobia non comprendeva il proprio turbamento, non capiva più se quell’esibizione lo divertiva o lo angosciava. Infine, quando la sorprendente figura gli fu più vicina, e pronunciò poche parole, il cuore di Tobia prese a battere furiosamente.
– Tobia riconosci la mia voce? –
Tobia rispose flebilmente perché aveva un groppo alla gola e dovette fare forza su se stesso.
– Si Emma, riconoscerei la tua voce anche tra mille voci e tra mille anni e tra un milione di donne. Anche se non mi crederai ti giuro che non ti ho mai dimenticata, e avrei voluto rintracciarti, parlarti, chiederti perdono, ma non sapevo come fare. Ho sbagliato, ma quello sbaglio l’ho pagato. Credimi Emma, l’ho pagato molto caro. Ne sto ancora pagando il prezzo –.
Tobia negli ultimi due giorni aveva accumulato troppa tensione, i nervi gli cedettero. Mentre parlava il respiro gli era diventato affannoso, le mani gli tremavano e gli occhi gli si erano riempiti di lacrime.
Emma lentamente si tolse baffi e barba e scoprì il volto, poi con un gesto elegante come se si liberasse di una mantiglia, gettò la cappa scura su una poltrona. Tobia rimase attonito. Per lui le sorprese non finivano mai.
Aveva visto Lucia sbocciare come un fiore dopo poco tempo che lavorava al Boncaffè, ma Lucia era una bella ragazza sin da quando l’aveva assunta, infatti l’aveva subito giudicata perfetta per il suo locale e poi se ne era innamorato per la sua bellezza.
Ora invece si trovava di fronte a un miracolo che lo confuse, ne fu quasi intimorito. Ricordava Emma come gli era comparsa davanti la prima volta che l’aveva incontrata nella taverna di quel mascalzone di Berto. Una spaurita, infelice sguattera, che si era un poco rianimata dopo la morte del padrone. Ma onestamente non avrebbe potuto giudicarla bella.
Ora invece gli era apparsa una splendida donna elegante, che gli parve addirittura incantevole, notando che rivelava un suo stile quieto e raffinato. Tutto: dal corpo al modo di proporsi la faceva bella. Il viso aveva acquistato un’espressione serena, sicura. Il modo di sorridere era attraente, lieve, dolce, e nello stesso tempo arguto. Gli occhi leggermente truccati parevano più grandi, le labbra più carnose. I capelli castano chiaro formavano una treccia ma erano raccolti in uno chignon molto elegante. Il modo di presentarsi distinto e non ostentato, i movimenti morbidi assolutamente sconosciuti a Tobia dichiaravano di quanto la contessa Restori aveva trasformato Emma. La vecchia dama aveva tramutato, come può fare solo una fata, un’anatra goffa in un maestoso cigno. Il suo corpo era misteriosamente migliorato, aveva acquistato pienezza e contribuiva egregiamente al prodigio. Tobia non ricordava davvero che Emma avesse delle gambe così belle, e delle mani così curate.
Era rimasto in piedi incantato, un po’ ansimante, Emma gli si avvicinò lentamente, e gli gettò le braccia attorno al collo. Tobia non resistette più, la strinse a sé con impeto e la baciò appassionatamente. Ma un attimo dopo si svincolò rattristato.
– Emma, forse non lo sai, ma io sono sposato – .
– So tutto di te Tobia, e di certo so più cose di quante ne conosci tu. Tua moglie ti tradiva con l’Optiz già prima che nascesse il bambino. L’Optiz non avrebbe potuto sposarla perché entrambi erano coniugati, così ne fece la sua amante. Lucia vuole una cosa sola dalla vita: arricchire e emergere –.
Fece una pausa pensosa.
– Il danaro, i gioielli, entrare nella buona società, tra gente che conta, questa è la sola concretezza della vita che conta per lei, a cui aspira. Tutto il resto sono solo parole, tu sei stato il primo gradino per questa ascesa –.
– Come puoi saperlo tu? – Tobia era furioso, il sospetto che il bambino fosse figlio dell’Optiz gli era insopportabile.
A quel punto intervenne la contessa. Disse: – Tobia devi guardare in faccia la realtà, per quanto brutta potrà rivelarsi. Sappiamo ogni cosa, tutto ciò che accade al Boncaffé, e alle persone che ruotano intorno al locale. Vuoi una prova? Sappiamo che l’Optiz sta concludendo un’alleanza con un altro facoltoso importatore che diverrà nuovo socio e tu in un modo o in un altro verrai estromesso. Questo è solo l’inizio della tua eliminazione, e non soltanto dal Boncaffé –.
Tacque brevemente per osservare Tobia, poi continuò con una voce più morbida
– L’Optiz è molto ricco, troverà la via per ottenere l’annullamento del tuo matrimonio. Dimostrerà che il bambino era figlio suo, e non tuo. Hanno falsificato i registri della contabilità e ti troverai a rispondere di appropriazione indebita e dovrai affrontare uno scandalo che ti rovinerà per sempre. Pertanto ti metterà davanti ad una scelta: andartene, sparire; ma se tenterai di resistere rimarrai stritolato –.
Si fermò perché Tobia pareva sofferente, era pallido come uno straccio e si era portato una mano alla gola come se non riuscisse a respirare. Emma lo obbligò a sedersi, fece portare dell’acqua fresca, in cui versò qualche goccia di valeriana. Dopo un poco Tobia parve riprendersi.
La contessa quella sera lo guardò per la prima volta con indulgenza, forse con compassione, forse con affetto, e riprese a dire con un tono meno duro.
– Il progetto dell’Optiz mi pare quasi banale, intende prospettarti la catastrofe per indurti a scomparire. Forse addolcirà la proposta mortale, prospettandoti un’ingente somma che ti permetterà di vivere comodamente all’estero, sotto falso nome. Perché sotto falso nome? Perché probabilmente invocherà il fondamento giuridico della morte presunta, o qualche altro trucco per annullare il matrimonio. Comunque, che lui lo preveda o no, tra poco cambieranno molte cose in questo vecchio mondo –.
L’anziana dama aveva un’aria ispirata, e guardava i ritratti sulla libreria.
Emma gli si inginocchiò vicino, gli prese una mano e con voce dolce riprese a parlare lei: – Tobia, andremo via insieme. Non posso raccontarti adesso i tanti avvenimenti accaduti, la strana storia che mi ha cambiato la vita dal giorno in cui ci siamo lasciati, avremo tanto tempo per parlarne. Adesso invece mi è urgente spiegarti alcune cose.
Conoscerai almeno di nome i conti Grimani di Venezia, vero? Ebbene, con l’avallo della contessa Restori mi hanno aiutato a trasferire un consistente vitalizio a Smirne. Sappi che pensavo continuamente a te, sapevo che saresti andato a visitare con gioia la tomba di tua madre, e ho sperato che un giorno ci saremmo andati insieme. Ora potremo trasferirci laggiù –.
La contessa Restori intervenne ancora: – Tobia, gli italiani in questa città oramai vengono guardati come cittadini potenzialmente pericolosi. Non mi stupirebbe che da qui a poco vengano accusati di sovvertimento e vengano espulsi. Adesso va a casa, rifletti su quanto ti abbiamo detto e prendi rapidamente una decisione. E’ necessario agire in brevissimo tempo. E ricordati per sempre che Emma ti è sempre rimasta fedele perché è veramente innamorata di te –.

Tobia si alzò, aveva l'aspetto di un uomo sfinito, e gli luccicavano gli occhi. Abbracciò Emma e la baciò appassionatamente, fece un inchino alla contessa e con voce soffocata mormorò: – A presto –.
Poi uscì lentamente, pallidissimo, rigido come un automa.



Segue

Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - maggio 2017



 
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