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RAPPRESENTAZIONE DELLA VITA
Dramma scritto da Domineddio. Passato presente futuro in un unico quadro insuperabile, "radiotrasmesso" per spettatori alieni.

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Amici lettori siete diventati così tanti che, ferma restando la graditudine per l’accoglienza riservatami, ho notato, logicamente, una grande difformità di gusti: "Tot capita tot sententiae". Pertanto se la maggioranza si è stufata di sentir parlare dei Cosmati, posso capirlo e però vi chiedo: "Cortesemente saltate quest’articolo e attendete il prossimo che sarà certamente diverso". In breve tollerate che qualcuno possa essere ancora interessato all’argomento.
Ci sarebbero molti altri aspetti da approfondire a proposito dell’ipotesi, concernente un messaggio criptico, presentata nel mio primo lavoro con il titolo "I Cosmati misteriosi..." e anche alcune curiose considerazioni. Ma dato che non intendo dilungarmi, molte cose resteranno soltanto accennate.
Intanto torno a proporre la domanda: "Se è possibile sostenere l’esistenza di un codice segreto inserito nel pavimento del duomo di Civita Castellana, quale esigenza poteva determinare un proponimento del genere?" Proviamo a ragionare in termini esistenziali odierni e a fare qualche temerario confronto.
A differenza di allora noi abbiamo una quantità di mezzi per diffondere le idee, e la società civile è strutturata in maniera assai diversa. La sciagura maggiore che accadde nell’alto medioevo fu la regressione della cultura. Ma a dispetto di tutta la moderna scienza e dei progressi che l’hanno consolidata, anche noi del ventunesimo secolo attraversiamo un momento di crisi dei valori. Non è una condizione drammatica, ma indubbiamente una situazione di squilibrio generale. Tuttavia quanti accoglierebbero un messaggio altamente spirituale? Un messaggio che -in linguaggio matematico- c’invitasse a unirci al promotore dell’appello e a meditare sul tema: "un solo spirito permea l’universo"? Dirò tra poche righe che proprio qualcosa del genere è stato fatto di recente. continua...


In ogni caso può darsi che i nostri Cosmati si rivolgessero a compagni in grado di comprenderli, o forse si prefiggevano un altro scopo. A quel tempo la maggior parte della gente non sapeva né leggere né scrivere, il materiale adatto a diffondere informazione: pergamena e carta, erano costose e soltanto pochi sapevano adoperarle. Rimaneva il marmo e la pietra su cui incidere epigrafi, strumenti di comunicazione scomodi perché inamovibili. Ebbene in questo deserto della cultura cosa poteva esserci di meglio del pavimento di una chiesa? La chiesa era un luogo in cui tutti si riunivano, dall’aristocrazia al basso popolo. Moltissime persone stavano in piedi sopra le figurazioni tassellate o musive e sicuramente durante le lunghe omelie del celebrante guardavano e riguardavano quelle tessere colorate sotto i loro piedi. Quale migliore strumento d’informazione poteva essere un pavimento? Ma allora perchè scegliere di comunicare in termini matematici, inserendo nelle decorazioni concetti del tutto ignoti alla gente dell’epoca? In un certo senso si comportarono nello stesso modo in cui noi moderni abbiamo ragionato e operato pochissimi anni fa.
Fig. 1

Siamo miliardi sulla Terra, tuttavia ci sentiamo soli, così abbiamo mandato messaggi nello spazio nel 1999 e del 2003, sperando che altre intelligenze rispondano. Sono stati inviati, su varie fequenze d’onda, dal telescopio di Arecibo verso lo spazio profondo (fig.1), sperando che degli extraterrestri ci ascoltino. Ma alcuni scienziati si sono posti la domanda: i messaggi che abbiamo inviato saranno decifrabili? Perchè sono di tipo matematico, cioè sono numeri codificati in sistema binario, trasmessi su frequenza radio. Insomma le radioemissioni dovranno essere convertite in immagini per poter essere decodificate e interpretate.
Lo stesso processo che occorre per interpretare le raffigurazioni cosmatesche, anche se i numeri in questo caso sono già immagini.
Ho detto che abbiamo spedito quei messaggi nello spazio perchè ci sentiamo soli, ma questa è ovviamente una battuta, le ragioni sono ben altre come sapete e dunque ci comportiamo oggi, nei riguardi degli ipotetici extraterrestri da contattare, nel modo in cui forse pensarono i Cosmati costruttori del duomo di Civita Castellana, ottocento anni fa.
O per caso considerarono gli sconosciuti visitatori, dei secoli successivi, potenziali partner spirituali?
Avete mai pensato, che meraviglioso frutto della creatività è un oggetto esclusivamente ornamentale che opera al di là del puro valore estetico perché il suo significato potenziale è profondo e supera i secoli? Le opere dei Cosmati malgrado non fossero state “lette” hanno continuato a suscitare un’attenzione forte, altrimenti non si capisce perchè molte chiese, ampiamente ristrutturate secondo i dettati della Controriforma, abbiano mantenuto i loro pavimenti cosmateschi.

Nell’unico libro pubblicato in vita dal filosofo Ludwig Wittgenstein: il “Tractatus logico-philosophicus” ogni pensiero è collegato agli altri, ma non come in un discorso agevole e comprensibile. Nel testo ogni riflessione è piuttosto paragonabile ad un anello, o alla maglia di una rete. Ogni concetto si collega agli altri acquistando senso per l’interazione reciproca. Wittgenstein riteneva che il suo libro sarebbe stato compreso solo da pochi destinatari e precisamente da quelli che in qualche modo avessero già pensato i pensieri contenuti in esso. Di un requisito simile potrebbe essere dotato il pavimento di cui stiamo parlando.
Guardiamo l’oggetto nel concreto. L’unico incarico richiesto e affidato ai Cosmati, artigiani artisti chiamati a lavorare ora qua, ora là, era la realizzazione delle loro meravigliose invenzioni decorative che tanto piacevano. Queste figurazioni avevano soddisfatto il gusto della gente di allora, sia per la vivacità dei colori, sia per il ritmo delle composizioni geometriche a cui la scansione conferiva dinamismo, e perchè facevano pensare ai sontuosi ornamenti orientali e perchè non creavano problemi d’interpretazione religiosa. Quegli operai non erano certo chiamati per produrre trattati matematici incomprensibili, ma soltanto belle tassellature. Faccio notare che non erano operai indistinti, c’era una scala di competenze che andava dal manovale, al maestro mosaicista, all’architetto. Ma al vertice c’era un’unica testa pensante molto acuta, il deus ex machina dell'intera composizione


Fig. 2

Come mi è capitato di ipotizzare un codice in quelle figurazioni?
Perchè guardando un quinconce (fig. 2) mi è tornata alla mente l’importanza che i pitagorici davano al numero cinque. Il cinque era magnificamente espresso nel quinconce, simbolo composto da cinque dischi connessi da un nastro di marmo bianco che li accoglie, e lo si può vedere in ogni chiesa dove abbiano lavorato i maestri Cosmati. Di questa figura ho già dato un’interpretazione, ovverosia la considero una metafora della creazione che continua nel tempo.
I valori essenziali in esso erano il due e il tre, e la loro somma era ed è una sola grande forza, dinamica e dominante: il 5 numero della creazione. Il due è numero femminile per via degli attributi sessuali della donna: i seni. Il tre è numero maschile per gli attributi sessuali dell’uomo: membro e testicoli. L’unione degli attributi origina la vita. Perciò il cinque era ed è il numero della vita ed è il cuore della tetractis come potete vedere nella figura. (fig.3)


Fig. 3

Insomma il 5 rappresenta l’adempimento della creazione (fig 4) espresso molto chiaramente nel quinconce. E 5 è all’origine di φ numero aureo, numero misterioso perchè numero della vita e di Dio.
Questa concezione pitagorica del cinque, come unione della natura maschile e femminile che perpetua la creazione, mi pare si possa rintracciare nel dichirion, e nel trichirion, che sono rispettivamente le due e le tre candele della liturgia cristiana ortodossa tenute sul capo degli sposi nel momento dell’unione. La simbologia regolamentare e canonica vede la rappresentazione della Trinità di Dio nel trichirion, e la doppia natura divina e terrena di Gesù Cristo nel dichirion. Ma questa esegesi non cambia nulla, semmai rafforza il valore del due, e poi è noto che i cristiani hanno mutato il senso di tanti simboli pagani, a cominciare dal “Sol Invictus”. Sarebbe come se i quattro punti cardinali: nord, sud, est, ovest, siccome formano una croce allora li hanno inventati i cristiani.


Fig. 4

Ho terminato il precedente articolo “l’Uomo smarrito...” affermando che i Cosmati erano o profeti o straordinari artefici, e in effetti le due doti si ritrovano in molti artisti. Ciò premesso, a coloro che si fidano unicamente della solida realtà, dico: “ciò che state per leggere è certamente un puro e semplice caso, una fortuita, involontaria combinazione”.
Ma a chi concede margini al “realismo magico” di buona memoria, (qualcuno avrà capito che mi riferisco al famoso “Mattino dei maghi” di L. Pauwels e J. Bergier), segnalo una sorprendente coincidenza. La definisco sorprendente, perchè nel mio primo articolo: “I Cosmati ignoti ed enigmatici” in effetti avevo immaginato il pavimento in discussione come un dispositivo esoterico di trasmissione del pensiero. Un dispositivo invisibile per trasmettere una speciale preghiera a Dio. Pochi giorni fa mi è capitato di imbattermi in un articolo che trattava di antenne per trasmissioni radio. Ebbene, sembra che un’antenna disegnata sullo schema frattale del setaccio di Sierpinski abbia maggiore capacità di diffusione. Ed il setaccio di Sierpinski ( fig. 5) più volte è stato inserito dai Cosmati nei loro mosaici, tanto che ero meravigliato dal fatto che non avessero invece usato la Tetractis.


Fig. 5

Per il momento mi fermo qui e non parlerò di altre coincidenze, davvero strane, fino a che non saprò se gli affezionati lettori accetteranno altre avventure nel mondo dei mosaici senza che l’autore rischi accuse di follia. In quanto alla pratica di comunicare in codice, è una procedura che si è ripetuta per secoli e in moltissime occasioni.

La fig. 4 è “Amore e Psiche” di François Gerard, ma non pensate che mi piaccia la sua languida, artificiosa, leziosa, gelida purezza. L’ho inserita come ottima personificazione del 2+3 e perché contiene un’interessante impostazione formale. Se non la vedete ne riparleremo. Vi offro infine un’altra immagine (fig.6) su cui riflettere: “Gli Ambasciatori”, famoso e misterioso dipinto di Hans Holbein (1533). Guardate che cos’hanno sotto i piedi, e ricordate che i Cosmati lavorarono anche a Londra, a Westminster. L’interpretazione di questo quadro ha sollevato una quantità d’ipotesi, ma qui non posso andare oltre. Cercate H. Holbein sul Web.


Fig. 6



Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - giugno 2010


 
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