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La teoria di Umberto

ottava puntata

UN CURIOSO BAGAGLIO














  
 

Il giorno appresso il cielo era del tutto sgombro, c'era una bella luce e la cucina pareva allegra. Si sarebbe potuto dire felice perché Mariella era molto soddisfatta della modifica proposta dal parrucchiere, dall'apprezzamento che Umberto aveva manifestato per il suo look, infine l'evidente gradimento di suo marito per la sorpresa gastronomica l'aveva resa contenta e bendisposta.
Soddisfatta per i complimenti ricevuti pareva desiderosa di ascoltarlo, perciò Umberto si sentì autorizzato a parlare della sua cara biografia.
- Intanto devi sapere che ho descritto quanto più fedelmente mi è stato possibile il variegato "vivere alla giornata" del tempo in cui ero bambino. Esistevano mestieri oggi scomparsi e inconcepibili, Il raccoglitore di cicche (avanzi di sigarette), il bottgliaro, che girava per le strade gridando il suo lagnoso richiamo, poveruomo che per pochi spiccioli comprava bottiglie vuote. Lo straccivendolo era invece un mestiere antico, tradizionale. Affermerei che fosse benamato dal popolo per il suo folclore. Ho cercato di descrivere il pittoresco "campare quotidiano" nelle tante osterie allora frequentatissime, oggi scomparse. Roma poco dopo l'età umbertina, quando aveva accolto i Lascaris che si erano trasferiti nella nuova capitale, era molto diversa da oggi. Una città difficile da descrivere per i variegati contrasti, occorre rammentare che dopo molti secoli il papa non ne era più il re -. - Se hai letto "Gianburrasca", di Bertelli (Vamba), forse hai colto l'impronta sommaria, ma divertente, dei primi anni del novecento. Così come il "Don Camillo" di Guareschi, ci ha dato una rappresentazione altrettanto sommaria, ma spiritosa e aderente della condizione sociale e politica del nord-est rurale nell'ultimo dopoguerra - .
- Non ho saputo dare un tono altrettanto piacevole alla biografia che sto ultimando, ma ho radunato ricordi che suppongo possano incuriosire, mescolandoli con altre reminiscenze anche tristi, e non ho escluso note che potrebbero apparire denigranti. Ho mescolato pettegolezzi maliziosi, con autentiche rivalità, e macchinazioni che a mio avviso erano inventate, ma che secondo Evelina avvennero di sicuro. In sostanza ho narrato le abitudini e le pretese di persone insoddisfatte, immerse in un ambiente tradizionale. Ho ricordato particolari che più tardi, quando ho cominciato a revisionare la stesura iniziale, mi sono sembrati irrilevanti e li ho eliminati. Descrivevo gli arredi scuri, i profumi insoliti delle stanze sempre in penombra, le atmosfere delicate, malinconiche, infelici, le conversazioni cortesi, erudite, che intrecciavano nei salotti ma queste rievocazioni avevano un significato soltanto per chi ha vissuto quelle ore. La loro dimora, era un ambiente grigio, che si contrapponeva alla vivacità rissosa, esuberante delle strade e delle botteghe attorno. Vie e botteghe erano chiassose ma vitali, loro non esprimevano giudizi, ma capivo che compativano le bettole volgari, le sponde del Tevere indecorose. Quelle sponde del fiume, seppure sconvenienti attiravano molto nei soffocanti pomeriggi estivi. Le due sorelle rimaste nubili vivevano un'esistenza monotona e sfortunata, costantemente annoiata, aspettando, in una tormentosa attesa, il riconoscimento della loro identità storica e della loro preminenza sociale. Quello evidentemente era l'unico interesse della loro vita: il riconoscimento ufficiale del lignaggio e la partecipazione a pieno titolo nel Gotha -.
- Ho già detto che interpretando gli scarsi documenti che ho avuto tra le mani, ho cercato di comprendere le loro pretese -
Trasse dalla tasca un foglio e lo spianò: - Ti leggo una lettera che ho qui, e di cui voglio controllare una data. Te la leggo perché tu comprenda il tormento della loro aspettativa. La lettera è inviata alla Consulta Araldica da una persona autorevole che vuole soccorrerle, ma non ti annoierò leggendola interamente. Dice così: .Al solo scopo di ottenere benevolmente, qualora sia possibile, dei chiarimenti araldici, non certo per vantare, a nome delle interessate, dei diritti sul trono di Costantinopoli! Lo scrivente fa notare a codesta eccell.ma Consulta che vivono ancora le figlie di Benedetto ultimo rampollo maschio della famiglia dei conti Lascaris D'armis. Esse avrebbero diritti ben maggiori della principessa Eugenia Nicefora Comnena Paleologa, nata a Malta e abitante a Londra, che si dice discendente dell'imperatore Costantino il Grande e come tale pretendente all'antico trono dei Cesari bizantini. Le due sorelle nubili vivono più che modestamente col misero reddito di un piccolo capitale lasciato dal padre ed è nel loro interesse che lo scrivente supplica la eccell.ma Consulta Araldica a voler loro fornire i dati araldici che possano certificare della loro origine illustre .
Il resto non ti può interessare. Immagino che a questa richiesta fosse associata la speranza di ottenere una pensione. A quel tempo, sostenute dal riconoscimento nobiliare, forse avrebbero potuto conseguirla. Non so per quale motivo la Consulta non diede seguito alla sollecitazione, e le povere sorelle di Beatrice rimasero rattristate fino al termine della loro vita. Nella documentazione Lascaris, lasciata dal padre, ci sono altre lettere che attestano la discendenza dai Comneni.

Il mercoledì seguente Umberto fu contento di vedere Mariella che sorseggiando il tè pareva aspettarsi storie interessanti. Lui immaginò che si fosse addirittura divertita ascoltando le sue cronistorie, ma non aveva altre vicende impressionanti o commoventi da raccontare. Invece desiderava parlarle della sua teoria e verificare le obiezioni Mariella avrebbe sollevato, così rimase per un po' soprappensiero, sgranocchiando distrattamente un crostino, e ne porse un altro a Mariella, cosparso di burro. - Senti quanto è buono e considera che dopo morti non sentiremo più certi magnifici sapori e i deliziosi odori. Purtroppo l'idea che ci siamo fatti dell'Aldilà, è un'idea assai umana, un'idea assurda; molto incautamente lo pensiamo somigliante all'esistenza terrena, perché non abbiamo altro modo di raffigurarcelo. Insomma, da sempre, ci risulta spontaneo immaginare il regno dei morti simile a quello che Dante ha rappresentato nella Divina Commedia. Ma una simile raffigurazione non è più possibile dopo le scoperte scientifiche che hanno rivoluzionato l'idea di tempo, di spazio e di materia. Se spazio e tempo sono un'unica entità, e questo è un concetto già difficile da raffigurarci, come puoi rendere rappresentabile una condizione incorporea ? Inoltre le teorie recenti ci propongono un universo differente da come lo conoscevano i nostri antenati. Essi erano sicuri che gli atomi fossero le cose più piccole esistenti, i costituenti infinitesimali di tutti i corpi, e soprattutto li ritenevano indivisibili. Invece sono stati frantumati e hanno rivelato che, a loro volta, sono composti da "oggetti" ancora più piccoli. Sono stati scoperti i protoni, i neutroni, gli elettroni, i fotoni, e all'opposto oggetti immensamente grandi come i buchi neri. Tutte queste novità più o meno recenti, rendono l'universo più misterioso, o semplicemente più difficile da interpretare, le scoperte che sono state fatte negli ultimi cento anni hanno rivoluzionato conoscenze ritenute definitive. Se penso al futuro e provo a immaginarlo diviene un passatempo tormentoso. È invidiabile, sapere che i nostri nipoti conosceranno cose che oggi non posso neanche rappresentarmi, ma avverto anche pericoli tremendi che li attendono.
Mariella esaurì la già scarsa pazienza dimostrata, e iniziò a sgomberare la tavola. Umberto ne ricavò un'impressione spiacevole, pensò di averla irritata con qualche opinione che a lei risultava sgradita e si fosse seccata. Non rimase meravigliato a lungo, ricordò che quello era un modo di agire tipicamente femminile, e che era meglio ignorare. Proseguì tranquillamente: - Tornando al mio lavoro, ho già detto che la teoria che sto perfezionando non tratta crediti finanziari, come chiunque sarebbe portato a pensare. Ma crediti esistenziali, indispensabili per mantenersi "perduranti", o se ti pare più chiaro dirò: per "proseguire" dopo morte. Vorrei poter dimostrare che un'energia cosmica ignota, ci assorbirà, e ci trasformerà in nuove "creature" incorporee, prive di sostanza ma esistenti in maniera diversa. Proviamo a pensare una trasformazione di energia come accade nella termodinamica. Già al presente, nella nostra cultura attuale, sappiamo che esiste un'energia sconosciuta che viene detta energia oscura, indagata incessantemente dai fisici. Quella che chiamiamo morte potrà essere, forse, una trasformazione in un'energia di caratteristiche imprevedibili, diversa da qualsiasi descrizione potremmo tentare. Considero fondamentale l'attesa della continuità, cioè avere fiducia che saremo entità diverse ma durevoli, persistenti nel loro compimento. Ecco perché dico che saranno validi, utili, efficaci i crediti accumulati -.
- Per dare conforto alla tua necessità di concretezza, di realismo, posso dire che la fisica (quindi non sto parlando di sogni, né di metafisica), ha dimostrato che le energie non scompaiono, ma si trasformano, e la nostra fisicità è fondata sull'energia Quando sollevi un bicchiere o vai sul water agisci per impulsi di energia chimica che muove i muscoli ... senza considerare quanta ne sprechi . pensando ! - Umberto rise.

Mariella rimase a fissarlo sconcertata. Cosa meditava in quel momento era impossibile afferrarlo, forse stava chiedendosi se Umberto era un eccentrico bizzarro, o per caso, era un genio incompreso. Comunque non fece commenti. Disse che si era fatto tardi, molto tardi, aveva oltrepassato di gran lunga l'orario, doveva assolutamente andare.

Umberto guardando teneramente Mariella disse a bassa voce, quasi soprappensiero: Vorrei che un mio nipote, un giorno potesse dire di me: "visse nel mondo con tanta curiosità e con straordinaria partecipazione. Ogni manifestazione della natura lo interessava e lo rallegrava". Rise, lanciò un tovagliolo appallottolato a Mariella, esclamando festoso: mia cara sei sempre affascinante.

Un utensile rimasto sull'acquaio aveva attratto la sua attenzione, Umberto lo guardava affascinato, piegò i fogli che aveva lasciato sul tavolo, li rimise in tasca, e mormorò come se parlasse tra sé: - Quel colabrodo mi ha restituito ricordi felici, mi ha rammentato certe mattine nella grande cucina di via di Monserrato, ma te ne parlerò un'altra volta -.
Proprio lo stesso giorno, a pranzo, Mariella gli presentò una minestra dietetica in cui predominavano le zucchine. Umberto storse la bocca, ma non fece commenti, ne mangiò qualche cucchiaio in silenzio dimostrando che quel primo piatto non era proprio di suo gusto, tuttavia prima che Mariella protestasse disse che gli andava bene perché oltre che dietetica era rasserenante.
- Che intendi dire ? - chiese lei
- Un paio di volte alla settimana mia zia preparava il minestrone, non la solita pasta in brodo molto più semplice. Il minestrone richiedeva tempo e lavoro. Occorreva pelare molte verdure, sbucciare le patate, sgranare fagioli, o piselli o ciò che la stagione offriva. Bisognava scegliere le verdure secondo il periodo in cui crescevano, poi bisognava affettare zucchine, rape, verze, broccoli, bieta, finocchi, carote gialle e quant'altro era disponibile. Durante quella lunga preparazione che iniziava di prima mattina la zia raccontava una quantità di aneddoti, così un po' per volta appresi la storia, anzi le storie, accadute nel corso dei secoli ai Lascaris. Perché un giorno i fatti narrati avvenivano in una certa maniera, qualche tempo dopo le stesse vicende avevano uno svolgimento diverso.
Metteva tutte le buone verdure che Dio ha creato in quel delizioso primo piatto, e ci voleva un sacco di tempo per sfilettare il sedano, pelare le patate, tagliare a rondelle le carote, affettare la verza, lavare ancora una volta tutta questa roba, preparare il soffritto importantissimo, a cui il lardo dava un sapore unico, e intanto le rievocazioni, le critiche, i commenti, scaturivano ilari o lacrimevoli.
I buoni odori di cucina, sono ricordi molto piacevoli e persistenti. Le persone di una certa età con cui ho parlato di piatti oggi poco frequentati, perché ipercalorici o indigesti, custodivano sentimenti affettuosi per certi sapori intensi del tutto scomparsi, come le ciambelle fritte nello strutto.
Mentre preparavamo il minestrone la fantasia galoppava e ponevo alla zia domande che la inducevano a ricostruzioni inverosimili. Nel frattempo, dimenticando il lavoro che bisognava terminare, prima che lo zio Giovanni venisse a reclamare la colazione, intagliavo quadrati e triangoli nelle verdure, requisivo rondelle di carote e zucchine, rettangoli gialli e rossi di peperoni e dopo aver sgomberato un breve spazio sul tavolo di cucina componevo complicati mosaici, finché la zia, che non ammirava i miei capolavori, requisiva tutto e buttava l'opera d'arte nella pentola.
Tutto un mondo di odori e sapori mi investe se penso a quella cucina. Un amato territorio in cui signoreggiavano strutto e altri cibi originali come il pecorino laziale, che l'industria alimentare non ha saputo ricreare. In quella cucina si mescolavano ricordi veri con convinzioni distorte, inevitabilmente consolidate e antiprogressiste per via dell'educazione che Evelina aveva ricevuto. Credo anche che le fantasie della zia fossero riconducibili a invidie o gelosie più o meno consapevoli.
Umberto guardò Mariella che pareva un po' accigliata. Comprese e borbottò: - Basta. Esco, perché devo fare delle fotocopie -. E tra sé disse: "dopotutto è una cara ragazza".

Dissolvenza è una parola della cinematografia. È una tecnica che permette di fermare una scena facendola sbiadire fino alla totale scomparsa, mentre ne affiora un'altra che gradualmente diviene nitida. Ecco! Applicherò una dissolvenza a questa lunga tirata. Metterò a tacere Umberto e tornerò in primo piano, la sua lunghissima esternazione mi aveva un po' seccato.
Sono stato io a presentare Umberto, ricordando che veniva a trovarmi in biblioteca. Poi Umberto si è preso la scena, e ha parlato soltanto delle sue preoccupazioni, della sua teoria e della sua nobile fatica di bibliografo.
Non ho nessuna ragione di preoccuparmi, e non ho niente di importante da comunicare, ma ho il diritto di chiudere questa cronistoria, visto che sono stato io a iniziarla. Ho già detto che da quando sono in pensione, ormai è trascorso qualche anno, abito in periferia ma ogni tanto vado in città, per acquisti che posso fare solo in negozi del centro, così mi capita di attraversare piazza Farnese e dirigermi verso corso Vittorio. Facendo questo percorso passo davanti all'istituto dove ho trascorso tanti anni, benché possa sembrare piuttosto strano, non ho nessun desiderio di rivedere la biblioteca dove ho lavorato.
Debbo dire un'altra cosa: era molto tempo che non vedevo Mariella, due giorni fa l'ho incontrata e mi è sembrata diversa: si è appesantita, lei che era sottile e flessibile come un giunco, e non appare più sorridente e amichevolmente canzonatoria, è cambiata in una donna depressa. Aveva il viso stanco, e rivelava sconforto. Ho saputo che Umberto è stato molto male, gli hanno diagnosticato il Parkinson. La cosa più inesplicabile, ha detto Mariella con espressione stupita, è che lui ha espresso un desiderio stranissimo. Ha detto che appena si sentirà un po' meglio andremo in India, a vedere un posto che Mariella non ha saputo precisarmi, e che questo posto per lui è molto importante.
Ci siamo salutati e le ho detto che telefonerò per farmi spiegare quest'altra stranezza.
Non l'ho più sentito perché mia moglie si è ammalata gravemente. Quando dopo due mesi ho provato a telefonare non ha risposto nessuno.
Forse sono partiti. Poi la mia vita è diventata sempre più difficile e non ho più avuto occasione di sentirlo.



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Fine

Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - agosto 2019



 
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