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La teoria di Umberto

terza puntata

UN CURIOSO BAGAGLIO














  
 

Mariella mentre sorseggiava il suo tè disse quietamente: - Non avevi cominciato a raccontarmi di un necrologio che ti aveva riportato alla mente tanti ricordi e anche irritazione ? Come mai ti sei interrotto? Non mi hai spiegato perché ti ha causato indignazione -.
Umberto si versò dell'altro tè, esagerò spremendoci molto limone, e proseguì con la voce un po' rauca, Mariella avvertì una velata irritazione.
- Hai ragione. Volevo raccontarti un caso insolito. È riemerso da un necrologio che mi ha letto Carlo al telefono, domenica sera. Tieni presente che il nobiluomo di cui dirò, era un impostore, un falso nobile, ma la sua storia mi ha rammentato persone molto più interessanti. Forse ti meraviglierai se dico che queste persone, a cui ho già accennato: i Lascaris, mi sono care benché molte di esse non le abbia mai conosciute -.
- Carlo mi ha letto il necrologio che era sul Corriere della Sera, e ha detto: "Dovresti saperne qualcosa". In effetti ha ragione, perché conoscevo la storia di quell'impostore, che si era dichiarato discendente dei Comneni, e l'avevo confrontata più volte con quella dei Lascaris e con la loro malinconica vicenda -
Umberto sospirò: - Leggendomi quell'annuncio è come se avesse aperto un cassetto pieno di ricordi. Un ripostiglio di deliziose cianfrusaglie: vecchi giocattoli a molla, cartoline ingiallite, soldatini rotti, resti di un tric-trac scrostato, figurine, decorazioni e tante altre bazzecole che ricordo bene. Mi sono immerso in quella confusione immaginaria e ho rivissuto tempi e circostanze assai amate e misfatti irritanti -.
Posò la tazza e riprese a raccontare con una disposizione d'animo fanciullesca che comunicava simpatia: - Ciò che ti racconto non ha attinenza con gli spiriti, ma ha un sicuro rapporto con quelle persone che ho nominato, le quali, pur non avendo nessun rapporto di parentela in linea retta, considerai affini anzi con un processo mentale privatissimo li accolsi come se fossero pienamente parenti sebbene della loro famiglia abbia conosciuto solo Beatrice: la mia cara nonna Bice. Accadde che ascoltando tante storie che li riguardavano un poco per volta mi affezionai a loro. Soprattutto a nonna Bice, che conobbi bene e che mi fu molto affezionata -. Umberto bevve, tossì come se un sorso gli fosse andato per traverso, ma l'inconveniente l'aveva simulato per raccogliere le idee .
- Dunque nel corso degli anni è cresciuta in me una simpatia, addirittura un sentimento d'affetto per loro, che mi ha spinto a scrivere, e ti dirò meglio da quale ricordo prese il via questo impulso a raccontare delle vite che furono vissute, anzi "abitate", malinconicamente. Infine mi è sembrata una buona idea, un'impresa lodevole restituirle alla dovuta conoscenza, alla storia, infine all'informazione pubblica. Ho creduto giusto parlarne, come capirai. Tuttavia, nell'esaminarle da diversi punti di vista, le ho anche un po' immaginate senza sentirmi colpevole. Nella prefazione a "Vite immaginarie", di M. Schwob, puoi leggere: ".L'arte del biografo consiste nella scelta, non deve preoccuparsi di essere vero; [ma] deve creare dentro un caos di tratti umani. Leibniz dice che, per fare il mondo, Dio ha scelto tra i migliori possibili. Il biografo, come una divinità inferiore, sa scegliere ... Non deve ingannarsi sull'arte, più di quanto Dio non si è ingannato sulla bontà . Disgraziatamente i biografi hanno in genere creduto di essere degli storici. E così ci hanno privato di mirabili ritratti. Hanno supposto che solo la vita dei grandi uomini potesse interessarci. L'arte è lontana da queste considerazioni ." (Marcel Schwob, Vite immaginarie. Adelphi, p. 20-21)
- Dunque quando mi mancarono valide testimonianze, e constatai insufficienti i documenti che riuscii a recuperare, persi la pazienza e decisi di lavorare d'intuito senza sentirmi affatto colpevole -.
Si fermò a riflettere su quest'asserzione.
- Dei Lascaris ti darò degli accenni, ma quando avrò terminato la revisione ti farò leggere la biografia completa. Allora comprenderai perché ho creduto questo mio impegno un buon servizio reso alla famiglia. Dedicandogli la mia fatica li onoro, li mantengo vivi e interessanti, e li farò conoscere a chi non ha mai sentito parlare di loro -.
- Durante la mia infanzia raccolsi tanti episodi divertenti, tante fanfaluche, e anche vicende drammatiche. Notizie che oggi ritengo in buona misura manipolate da zia Evelina, però molte di quelle storie erano vere e mi affascinarono; la zia le rievocava perché le piaceva molto raccontare, e impressionarmi. Erano pettegolezzi o interpretazioni che la divertivano: descrizioni di feste, di funerali, di proposte di matrimonio rifiutate per orgoglio, descrizioni di pranzi sontuosi, di abiti splendidi. Più tardi tutte quelle notizie vagliate con buonsenso senno - l'incantato, ingenuo Umberto, intanto era cresciuto - mi parvero frivole, spudoratamente esagerate. Per di più avevo conosciuto la reale consistenza del loro patrimonio e certamente i Lascaris d'Armis, non potevano sostenere la magnificenza che zia Evelina attribuiva loro, quindi mi sentii autorizzato a ridimensionare le stravaganze, le fastosità barocche che raccontava con enfasi -.
- Comunque ciò che mi spinse a parlare di quella famiglia fu una rievocazione precisa, un'emozione trascinante. Mi entusiasmai e decisi di attuare un pensiero cardine della mia teoria, questo: "- Chi, tra tante possibili iniziative lodevoli, compie un'opera volontaria, liberale, come una biografia che custodirà la vita di una persona, o la memoria di tante esistenze dimenticate, realizza un'azione meritevole e gratuita, perciò acquisterà crediti. Comprendi cosa intendo dire? -
Non aspettò che Mariella replicasse con qualcuna delle sue critiche.
- Mi piace dirti come fu che decisi di dedicarmi alla loro biografia. Durante un'indisposizione invernale, una di quelle infreddature che ti costringono a letto sconfortato, a meditare fiaccamente, recuperai un caro ricordo, e tornai a rivivere quel drammatico momento con lo stesso entusiasmo che provai quando ricevetti il consiglio che mi salvò. Ero adolescente e il suggerimento offertomi mi liberò da un'orribile angoscia che mi torturava, perciò gustai fremiti di liberazione. In breve: nonna Bice mi fece un discorsetto eccezionale che risanò prodigiosamente le ferite dell'orgoglio ferito, e malgrado l'influenza quel giorno fui felice. Seppe risollevarmi lo spirito dopo uno scontro con dei coetanei che mi avevano umiliato, e lo fece con tanta intelligenza e comprensione che riuscì a cancellare l'oltraggio inflittomi. Era un affronto che soffrivo terribilmente, ma lei mi fece recuperare la stima perduta e potei tornare a scuola dignitosamente. Le fui infinitamente grato -.
- Nonna Bice non era nonna vera, ma le ero affezionato come se lo fosse stata. Conservai quel ricordo con affetto. Era la seconda moglie del prozio Girolamo, che l'aveva sposata dopo essere rimasto vedovo. Quando Girolamo morì, lei rimase in casa con zio Giovanni, e con sua moglie Evelina -.
- Molto tempo dopo, quando fui maggiorenne e mi interessai a tutte le vicende accadute, decisi di non perdere i ricordi che venivano a farmi visita e cominciai a fermarli su un taccuino. Inoltre recuperai un vecchio quaderno dalla copertina nera, uno di quei quaderni che adoperavamo nel dopoguerra, dove avevo annotato alcune strane fantasie di zia Evelina che già allora, quando ero sui quindici anni, mi sembravano inverosimili. Ne fui soddisfattissimo, e mi persuasi che raccontare i casi di quelle distinte persone era una buona idea. Presi a scrivere le rievocazioni che tornavano e aumentavano come il vapore esce a nuvole da una pentola quando bolle forte, e la mia testa era una pentola infuocata. Mi sforzai di adoperare un linguaggio spontaneo, ma sorvegliai diligentemente la sintassi -.
- Intanto era spuntata, e si piantò caparbia nella mente, una bizzarra fissazione da cui non mi liberai, tanto che ripensando a quell'indumento e alla sua influenza, mi pare di poter dire: "era davvero magico!". Sono impressionabile, tu lo sai bene, così per impulso della mia indole favorii quel capriccio, convinto che lo straordinario oggetto fosse propenso a soccorrermi. Infatti "collaborò" e . mi procurò informazioni altrimenti introvabili.
Scherzi a parte vorrei dichiarare che fu una mania fruttuosa - .
Interruzione soddisfatta.
- Dirai: "Ecco un'altra fantasia inconcepibile", ma sbaglieresti. Non credere che sia stata una trovata personale, una mia fantasticheria esclusiva. La stessa idea ha suggestionato altri scrittori; pensa al famoso racconto di De Marchi: "Il cappello del prete"; inoltre zia Evelina era una miniera di superstizioni -.

- La strana fissazione si radicò nell'oggetto che più adatto non avrebbe potuto essere. Mi rattrista averlo perduto, forse potrei sospettare che una malvagia donna l'abbia fatto scomparire per eccesso di ordine e pulizia o per superstizione - .
- Cosa stai insinuando ? - disse irritata Mariella.
- Niente. Ascolta invece: nell'inaccessibile camera di nonna Bice, oltre all'antica scrivania, al grande armadio nero, e alle fotografie incorniciate della madre, delle sorelle, e di tanti altri parenti, c'era un baule. Molte volte fui ammesso in quell'inviolabile luogo di venerazione, ma una sola volta lei aprì la cassapanca in mia presenza; dentro vi notai un cappello a bombetta, di quelli che si usavano nell'Ottocento, appartenuto a suo padre. Volli provarlo per scherzo, lei acconsentì, ma poi tornò a riporlo nella cassapanca. Quando morì e sgomberarono tutte le suppellettili, mi feci regalare il cappello, perché nella mia testa si era insinuata una singolare fantasia. Se avessi scritto con quel testimone sulla testa, avrei appreso avvenimenti che non avrei potuto conoscere in nessun altro modo, Quel cappello aveva assistito a tante vicende, aveva assorbito tanti pensieri, certamente li aveva custoditi, e li avrebbe rivelati al volonteroso biografo che voleva bene ai Lascaris. Perciò il vecchio Benedetto, o più esattamente il suo spirito, avrebbe permesso al cappello di rivelarmi alcuni segreti -.
- Intanto gli appunti che fermavano le rievocazioni, crescevano e mi avevano obbligato a collegarli coerentemente, e ordinarli bene, così trovai un nuovo svago che consiste nel riconoscere le corrispondenze. Mi piace molto rileggere e confrontare racconti immortali, scoprire le analogie, e divertirmi a fare possibili accostamenti -.
Mariella pareva proprio disinteressata al passatempo.
Umberto la fissò irritato, poi prese dal tavolo un bicchiere vuoto in cui aveva bevuto una spremuta d'arancio. Lo porse a Mariella dicendo: - Ecco! Guardami attraverso il fondo del bicchiere. Mi vedrai rimpicciolito, sghembo, vedrai un Umberto mai visto prima, perché il vetro, un po' deformato, cambia la visuale delle cose. Allora potrai dire fondatamente "Ecco il mio Cappellaio matto ! "-.
- Che vuoi dire ? - protestò Mariella.
Capirai immediatamente usando il gioco delle corrispondenze. Mariella replicò. - Insomma vuoi dirmi cosa c'entra il cappellaio che hai trascinato fuori ? -.
- Eccomi a te, però c'è rimasto poco tè -, sorrise Umberto soddisfatto dell'assonanza, e indicò la teiera: - Se scaldi un po' d'acqua lo possiamo allungare -. E gli venne da ridere.
- Perché ridi ? - chiese lei.
- Perché questa colazione non mi pare tanto diversa da quella merenda che ho copiato da un celebre libro -.
- A mio avviso, mia cara, non c'è gran differenza tra il famoso tè di un pomeriggio straordinariamente singolare, e questa colazione mattutina in cui ci godiamo il nostro piacevolissimo infuso ! -
Umberto sogghignò. - Anche qui abbiamo un personaggio femminile non meno speciale di quello del racconto, e questa eccezionalità aumenta i problemi. La riconoscerai immediatamente -.
Mariella chiese: - Il personaggio o il racconto ? -
- Entrambi - disse lui.


Segue

Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - aprile 2019



 
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