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La teoria di Umberto

seconda puntata

UN CURIOSO BAGAGLIO














  
 

Il cielo era tornato a chiudersi e la cucina si era di nuovo oscurata, ma loro non fecero caso alla variazione meteorologica. Umberto, assorbito dall’argomento a cui aveva accennato, continuò con calma: - Indubbiamente gli spiriti possono essere amabili, oppure orribili; quelli orribili, terrificanti, odiano i viventi. Pochi storici hanno parlato di fatti oscuri del secolo scorso. Ne conosco soltanto dei dettagli. So che durante l’organizzazione della seconda guerra mondiale, in Germania ebbe un potere forte, trascinante, l’irrazionale carica di esaltazione, di violenza, di prevaricazione, di odio, che poi venne messa in atto pochi anni dopo dai nazisti, proprio durante il catastrofico conflitto mondiale. Sebbene sembri incredibile, essi fecero veramente un’alleanza con le potenze del male. Voglio essere più chiaro: i nazisti considerarono decisiva, per il loro piano di dominio del mondo, la cooperazione degli spiriti del male. Credettero realmente nel potere di queste forze della devastazione, e le invocarono con un patto che li impegnava alla combattività, alla brutalità, all’asservimento dei popoli conquistati, e in conclusione: allo sterminio. Pochi storici ne hanno parlato, il timore di essere svalutati, ritenuti falsi, o almeno incauti, deve averli trattenuti. Inoltre non poterono raccogliere una consistente documentazione perché la situazione politica del primo dopoguerra bloccava l’accesso ai documenti, soprattutto nella zona est. C’erano enormi interessi militari che crearono grandi difficoltà.
Mariella lo guardava sconcertata. Lui ironizzò: - È evidente che non comprendi, e non credi a quanto ho detto. Spiegherò meglio questo veloce riepilogo, ma intanto puoi notare senza fatica che leggende e miti hanno caratteristiche simili a ogni latitudine e in ogni cultura, anche se formulate diversamente. È significativo che queste rappresentazioni di esseri incorporei: angeli, spiriti, demoni, compaiono in tutto il mondo, eppure, malgrado la scienza abbia fatto enormi progressi, non ne abbiamo nessuna nuova consapevolezza. Rimanendo sul tema del progresso scientifico, personalmente ho ricavato un arricchimento di conoscenze da una fastidiosa infermità, e per via di quell’affezione mi sono interessato ai virus. Quei minuscolissimi esseri mi hanno impressionato per la loro inverosimile piccolezza ma efficacissima aggressività. Considerando poi che anche loro sono costituiti da atomi, sono rimasto affascinato, ancora di più, dall’estrema, infinitesimale dimensione degli atomi. Ho letto un sacco di libri sull’argomento, ma tieni presente che sono rimasto un profano, un incompetente entusiasta.
Però, anche se sono incompetente, in tutti i libri che ho letto viene ripetuto che quando si parla di particelle, ossia delle componenti subatomiche: protoni, neutroni, quark e cose del genere, non dobbiamo figurarcele come oggetti concreti, come se fossero minuscolissimi bulloni che tengono insieme le parti dell’atomo. No, sono fluttuazioni di energia, e non è possibile raffigurarcele pensando a forme che ci sono familiari.
Riepilogando: da meno di un secolo la fisica ha scoperto "oggetti", ovvero particelle, enormemente piccole, milioni di volte più piccole di un millimetro, ma prodigiosamente attive, e afferma che tutto ciò che tocchiamo è costituito da queste "cose": protoni, neutroni, elettroni, fotoni, eccetera, che esistono per interazioni di energia. Per di più, esisterebbero energie ancora sconosciute come l’energia oscura. La fisica contemporanea, ha cercato di penetrare sempre più profondamente nella materia, e gli "oggetti" che ho citato hanno dimensioni talmente ridotte, da essere quasi incredibili, ma costituiscono realmente le cose che ci attorniano, molli come la plastica, o dure come l’acciaio. Se la ricerca proseguirà con l’impeto che ha mostrato finora non possiamo prevedere cosa scopriranno i nostri nipoti. Ti fa ridere l’idea che potrebbero trovarsi di fronte a "un alieno" microscopico?
Umberto tacque. Probabilmente si chiedeva se continuare, si fregò un orecchio e decise di proseguire: - È vero cara, ti annoio, e sono d’accordo che quanto ho detto è un altro discorso, però gli "spiriti" sono entità di cui parlano da millenni tutte le culture del mondo. Inoltre se tutto ciò che tocchiamo è composto da atomi, e gli atomi esistono indubbiamente; se è anche vero che ci sono energie per ora solo teorizzate, c’è da far correre l’immaginazione, non ti pare ?
Ci sono voluti millenni per arrivare a cognizioni che ora non meravigliano neanche i bambini; pensa quanto tempo c’è voluto per venire a conoscenza di realtà invisibili come i microbi. Insomma non dovremmo rifiutare tradizioni antichissime, ma dovremmo ricordare le metamorfosi culturali avvenute col passare del tempo -.
Stavano terminando la colazione quando Umberto manifestò un insolito ritegno. Guardò pensieroso fuori della finestra e sembrò disinteressarsi al loro piacevole dialogo. Spiegò poi che era incerto se rivelare a Mariella un’esperienza molto intima, del tutto personale. O concludere la colazione spiegando che doveva recarsi all’Archivio Capitolino perché aveva bisogno di verificare alcune date, e questa in realtà non era una scusa. Ma qualcosa di emozionante lo spinse, perché proseguì con insolita cautela, come chi teme di perdere l'equilibrio.
Mariella si espresse con sarcasmo: - Beh, hai parlato di entità, o realtà soprannaturali, allora dammi un’idea di come potrebbe apparire uno di questi Spiriti incorporei -. Gli occhi però le si velarono di un’ombra, nessuno avrebbe potuto dire se provava un vago rammarico per le critiche che opponeva sempre a suo marito. Sicuramente le era difficile accogliere le originalità di Umberto.
Lui rimase incerto, pareva che qualche dubbio lo trattenesse. Disse: - Ci sono esperienze che non si riesce a chiarire neanche a se stessi. Figurati quando cerchi di raccontarle agli altri, ossia quando ti piacerebbe esporle fedelmente e chiaramente e non ne sei capace. È quasi impossibile trovare le parole giuste per renderle accettabili. Non è facile neppure con chi sei in grande confidenza. Anzi proprio con gli intimi risulta più difficile, perché non accetti la loro incomprensione.
Comunque proverò a raccontarti un’esperienza straordinaria, nel modo più essenziale possibile. Non riuscirò a farti capire lo stupore che provai quando intuii la logica dell’incidente che mi accadde, ma non importa, fu un caso assolutamente personale ed è regolare che tu lo respinga -.
Pausa di riflessione, poi Umberto proseguì risoluto.
- Nei lontani anni sessanta mi venne assegnato un’incidente d’auto. Assurdo quello che dico, vero ? Assegnato! che significa ? Questa spiegazione me la detti il giorno dopo l’infortunio e fu un’interpretazione sicuramente diversa da qualsiasi altra avrebbe potuto immaginare chiunque. Chiunque avrebbe giudicato l’infortunio "una sbadataggine", ma quando ne compresi il significato passai dall’ira a un rammarico tardivo. Insomma quell’incidente ebbe un senso valido soltanto per me, e dirò in aggiunta che accettai il danno umilmente.
Come ti ho detto mi è difficile, e anche imbarazzante, raccontare quell’esperienza. Se riuscissi a darti conto dell’emozione che provai sarebbe già un successo. Rifiuterai l’interpretazione che ne trassi, ma la tua opposizione non ha rilevanza perché fu un richiamo comprensibile solo dal destinatario.
Ecco il caso: Una mattina di molti anni fa ero sul punto di partire. Dovevo accompagnare mia madre, che a quel tempo era già molto anziana, in una località di villeggiatura. Avevo caricato i bagagli e stavo per muovermi, quando proprio in quel momento si avvicinò una donna che abitava nella stessa strada, e che mia madre conosceva abbastanza per averne compassione. Si avvicinò al finestrino della macchina pregandomi di ascoltarla soltanto per un secondo.
Non aspettavo che di partire, e la spiacevole richiesta di trattenermi mi irritò. Ero contento di accompagnare mia madre, mi rallegravo di avere ottenuto una breve vacanza e mi godevo quell’istante di libertà, sarei tornato al lavoro il giorno dopo. La donna che si era affacciata al finestrino invece aveva un’espressione tormentata e la voce così triste, mentre descriveva la disgrazia avvenuta a sua figlia, che mi scoraggiò e mi infastidì.
In conclusione mi chiese se potevo sostenerla in quel frangente drammatico: la sua ragazza a causa di un incidente aveva la colonna vertebrale compromessa, necessitava di un busto ortopedico particolare, e lei, sua madre, non aveva abbastanza denaro per procurarglielo.
Le risposi che in quel momento non potevo aiutarla, stavo partendo e avevo delle spese da affrontare, avrei cercato di soccorrerla al mio ritorno. Misi in moto e me ne andai.
Mia madre, che stava seduta dietro, e non aveva aperto bocca durante tutto il tempo, improvvisamente disse: - Non hai visto com’era angosciata, potevi soccorrerla almeno un poco - .
Fino a quel momento mi sentivo contento, le risposi irritato che avevo sentito parlare di quella donna come di una falsa bisognosa. Proseguimmo in silenzio e dopo un’ora ci fermammo per un caffè. Mi pareva di non avere alcun problema, ma forse quella scena di disperazione si era insinuata subdolamente in me, originando un ignorato rimorso.
Risalimmo in macchina, misi in moto e uscii dal parcheggio negligentemente. Fui certamente disattento, e un motorscooter mi urtò sebbene avessi frenato di colpo, e avessi cercato di schivare l’impatto.
Evitai qualsiasi discussione, mostrai i documenti e detti tutti i dati utili all’adirato centauro. Spiegai che avevo una persona anziana da accompagnare urgentemente, chiarii che ci saremmo sentiti al telefono e avremmo appianato in ogni modo la controversia, ma al momento dovevo assolutamente andare. Mi allontanai fortemente irritato, valutavo anche il risarcimento che avrei dovuto sborsare. Ero furibondo con me stesso, ma mi confortavo pensando che se il motociclista fosse rimasto gravemente ferito, o addirittura fosse deceduto, sarebbe stato peggio, molto peggio. Sarebbe stato terribile.
Come ho detto, avevo frenato di colpo tentando di evitare lo scontro, e di sicuro causai una violenta flessione della schiena. Non so spiegarmi se le contrazioni muscolari che soffrii quella notte furono il risultato della frenata, o furono provocate dalla brezza umida dal lago. Inoltre a molestarmi ci si era messo anche il rammarico per lo spavento che avevo causato alla mia povera mamma.
Qualunque fosse stata la causa della sofferenza di quella notte, mi portò a ricordare la donna che aveva chiesto aiuto, e naturalmente immaginai il dolore che forse sopportava sua figlia, con la schiena ridotta molto peggio della mia; a quel punto mi dispiacque di averla piantata in asso sgarbatamente.
Di colpo ebbi una folgorazione. Quella tormentata notte compresi il "rimprovero" che mi era stato fatto. "Lui", con quell’incidente, tutto sommato sopportabile, mi aveva impartito una "lezione" -.
- Lui chi? -
- "Lui" ! L’essere invisibile che mi assiste e mi aiuta da molti anni -.
Mariella chiaramente non sapeva cosa ribattere. Rimase a guardarlo stupita, più che stupita era sconcertata. Evidentemente pensava: "Ma Umberto è sicuramente normale?" e ancora: " se questo Assistente lo ha condotto a un tale risultato, non mi sembra così rassicurante come Spirito guida; non mi pare tanto affidabile". Però non disse nulla, e neanche sogghignò come avrebbe fatto in un altro momento. Era preoccupata, e anche infastidita.
Umberto mormorò: - Pensa se il motociclista fosse rimasto gravemente ferito, quali terribili complicazioni avrei dovuto affrontare. Invece quello si rialzò illeso. Ecco perché ipotizzo che sia stato un incidente governato da chi è a conoscenza di ogni cosa, e che può mettere in atto un avvertimento, senza renderlo troppo pesante -.
Fissò Mariella e borbottò con sfumato sarcasmo: - L’esperienza che ti ho rivelato ti aiuta a credere all’esistenza degli spiriti ? -
- Neanche un poco -, reagì cinica Mariella. - Non comprendi che hai attribuito un significato soprannaturale a un incidente che la tua mente colpevolizzata voleva? Non capisci che cercavi una penitenza, per recuperare stima in te stesso? E l’hai realizzata distraendoti? Hai cercato inconsciamente un castigo, poi, essendo avvenuta la collisione, hai percepito l’infortunio come un intervento soprannaturale e gli hai attribuito una saggezza ultraterrena. Un intervento che rendeva l’infortunio la benevola indulgenza che desideravi.
Umberto sorrise sconfortato: - Mi dispiace! Non potrei aiutarti neanche offrendoti metà dell’anima mia. Non hai una briciola di intuizione. Non sei percettiva, né ricettiva, né riflessiva e nemmeno speculativa. Non accetti di schiudere neanche un poco la tua armatura. Niente fantasia, niente poesia, niente ideali, niente fede. Sei un disastro, povera te -.
Con gli occhi rivolti al celo, esprimeva teatrale, drammatica disperazione, ma era soddisfatto di deriderla benevolmente.


Segue

Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - aprile 2019



 
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