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La teoria di Umberto

prima puntata

UN CURIOSO BAGAGLIO














  
 

Ho vissuto per molti anni nella biblioteca di un istituto che per tradizione erogava retribuzioni austere. Tuttavia a me piaceva il lavoro, mi ci trovavo come un pesce rosso in un vaso di vetro, un po’ stretto nell’acqua della boccia, a girare sempre in tondo, ma al riparo dagl’imbrogli, dai rischi, dalle malvagità del mondo. E poi avevo alcune soddisfazioni professionali. Per esempio Umberto veniva spesso a consultare enciclopedie, era un insaziabile divoratore di storia antica e moderna, una forma di bulimia, e mi chiedeva se potevo rintracciargli repertori introvabili e testi antichi. Era un entusiasta di Leonardo, oltre ai libri d’arte specifici consultava testi di botanica, di entomologia, perché desiderava esplorare a fondo la pittura leonardesca. Io gli trovavo opere che non conosceva: di fisiognomica, di alchimia, di prospettiva. Leggeva moltissimo, eravamo diventati amici e facevamo lunghe chiacchierate. Una volta gli parlai di un mio cugino matematico al quale piaceva provocarmi e scagliava critiche sprezzanti. Diceva: “Le parole sono attrezzi primordiali del pensiero, sono approssimative, spesso si sottraggono a un’accezione precisa, hanno significati molteplici. Solo il linguaggio matematico esprime la realtà della natura. Le equazioni sono fondamentali, sono l’espressione più alta dell’ingegno, evidenziano in sintesi i fenomeni dell’universo”. Sollecitato a essere realistico, diventava insopportabile: “Non vale la pena dedicarsi alla scrittura nei tempi in cui viviamo, troppo ricchi, troppo distratti, saturi di ogni attrazione. Tanto la prosa che la poesia non hanno più l’appeal di un tempo”.
Umberto ci rideva e lo considerava un esaltato ingegnosissimo. Lui all'opposto valutava la scrittura molto importante, tanto che su questa fondamentale trasmissione del pensiero ha sviluppato una teoria attraente, benché opinabile: pochi idealisti pensano che possa trovare corrispondenza nella continuità ultraterrena.
Da quando sono in pensione, ho traslocato in periferia, perciò non ho più occasione di vederlo, ma ogni tanto incontro sua moglie Mariella che viene a fare acquisti in un grandissimo magazzino nella mia zona, e così riesco ad avere sue notizie. Mi ha riferito che da qualche tempo Umberto è occupatissimo, sta scrivendo una biografia.

Qualche volta ho riflettuto sull’opinione di mio cugino, mi sono chiesto se l’idea, che lo spingeva a dichiarare inutile la scrittura, aveva qualche logica. Diceva: bisognerebbe chiedere a qualche signora, dato che le donne leggono più degli uomini, se ricorda tre o quattro romanzi pubblicati nell’anno precedente. Sono sicuro che ne ricaveremmo risposte deludenti. E questa - dico io - sarebbe la prova che non vale la pena scrivere? È vero che i libri sostano per qualche tempo sugli scaffali delle librerie, cercano di attrarre i lettori, poi scompaiono. È altrettanto vero che dopo poco tempo vengono dimenticati, ad eccezione di certe rarità, ma la loro sorte non potrebbe essere diversa se consideriamo l’eccesso di persone che scrivono. Comunque, secondo Umberto, va bene così: “Se molta gente scrive è positivo, è ammirevole, perché quello che conta è il senso dell’esistenza, l’importanza dell’esistere, giacché tutti i viventi: uomini e animali, sono una delle grandiose funzioni dell’universo. Scrivendo, bene o male, lo manifestiamo. Per questa ragione ho ammirato le parole di Jean Rostand: “ Se si sapesse perché si scrive si saprebbe perché si vive. Scrivere è una funzione logica, a cui partecipano tutte le componenti istintive dell’essere” ”. Questa riflessione era sul Corriere della Sera del 6 marzo, 2011, a pag.41.
Sebbene scrivere possa sembrare una fatica senza profitto (sono pochi gli autori che si sono arricchiti con la letteratura), secondo Umberto c’è una valida ragione che sorregge questo sforzo. Scrivere è una necessità, che va oltre il desiderio di imporsi all’attenzione del pubblico. Lo spiega in maniera chiara, nella sua teoria.

Ore sette e trenta di un lunedì nebbioso di ottobre.

Il bricco lanciò un fischio per avvertire che l’acqua stava bollendo. Umberto spense il gas, afferrò il bollitore e versò l’acqua sul tè già posato nella teiera, poi chiamò Mariella che si tratteneva in bagno da troppo tempo. Mentre l’avvertiva che il tè era pronto gli venne in mente l’avvocato Rumpole, e come, quel simpatico personaggio di J. Mortimer, chiamava sua moglie: “Colei che bisogna ubbidire”, perciò gli venne da sorridere, ma avvertì anche un fremito di irritazione.
Alle otto Mariella e Umberto, seduti ai lati del tavolo di cucina, stavano ancora indugiando e godendo pigramente la loro colazione. Quello era un momento sempre assai confortante, e col passare degli anni era diventata una funzione necessaria, avevano compreso che aiutava il loro rapporto. Erano molto affezionati a quella pausa distensiva che esigeva un’appropriata preparazione: la giusta quantità di tè, la perfetta temperatura dell’acqua, la disposizione regolare delle tazze, della lattiera, e delle altre necessità che imitavano lo stile inglese: pane ben tostato, buoni biscotti, un barattolo di confettura di arance o di ciliegie o di miele, niente zucchero. Ebbene non sarebbe corretto affermare che quell’allestimento era nato per l’attitudine alla perfezione di Mariella, e non per il gusto estetico istintivo di Umberto, comunque aveva reso la colazione un momento insostituibile per iniziare la giornata. Si era rivelata eccellente per ritrovarsi e, in caso di malumore, per riconciliarsi. Per di più era molto adatta per scambiarsi storie senza importanza. Non avevano mai dovuto fingere comportamenti premurosi, potevano manifestare quello che pensavano senza irritarsi, e poi affliggersi, così esprimevano liberamente pensieri persino spiacevoli e critiche reciproche. Da quando si conoscevano si erano comportati in quel modo, e certamente quell’insolito equilibrio li aiutava a sopportarsi indenni da molto tempo.
Quella mattina stavano parlando di vecchie storie. O piuttosto era Umberto che aveva cominciato a rovistare tra i ricordi, e a parlare di fatti concernenti gente sconosciuta a Mariella.
Era un mattino nuvoloso, inevitabilmente grigio; tuttavia nel momento in cui Umberto prese a parlare, la cucina sembrò illuminarsi. Si era prodotta un’apertura tra le nuvole, consentendo al sole di illuminare il palazzo di fronte, e la luce riflessa dalla facciata bianca aveva acceso i gerani sul davanzale, e contemporaneamente aveva illuminato la cucina e il tavolo della colazione.
Umberto, posata la tazza, sembrò intriso di una romantica malinconia e parve insolitamente introverso. Studiò Mariella pensieroso, poi disse cauto: - Ti confido che mi sono rivolto domande difficili, pressappoco di questo tipo: “Cosa ho fatto di buono, di abbastanza buono, da presumere che qualcuno possa serbare memoria di me ?” -.
Pausa depressa mentre osservava sua moglie che raccoglieva briciole dalla tovaglia, tranquilla e taciturna.
- “Niente” . Questa è stata l’onesta, spiacevole risposta che ho colto, come se qualcuno l’avesse mormorata alle mie spalle. Ma tu sei troppo disinteressata -, si lagnò.
- Tuttavia l’opera a cui ora mi sto dedicando spero che possa compensare le insufficienze dimostrate fin qui -.
Prese un biscotto, lo sgranocchiò lentamente, lasciando che le briciole cadessero sulla tovaglia, fissando Mariella che sorseggiava tranquilla il suo tè, e proseguì scontroso: - Quasi che la domanda esigesse una correlazione, mi sono chiesto ancora: Sono tanti anni che vivo con questa donna, lei pensa di conoscermi perfettamente. Come può essere così avventata? Che ne può sapere se nascondo pensieri delinquenziali, tendenze malvagie? -. Mariella lo guardava placida, ma aveva un’espressione dolcemente sarcastica. Se l’innocente Umberto avesse saputo cosa si erano dette, qualche volta, le pungenti Mariella e Lidia, parlando della cerchia di amici e parenti, e come valutavano e assegnavano meriti e qualità, si sarebbe indignato. Ma ignaro del loro giudizio riprese quel monologo superfluo.
- Non so spiegarti perché mi abbiano incalzato certi dubbi, ma sono sicuro che molte volte avrai desiderato essere diecimila miglia lontano da me -. Mosse vivacemente la mano per simulare l’allontanamento, così gli cadde il crostino cosparso di confettura di ciliegie e imbrattò la tovaglia. Mariella lo fulminò irritata, ma non disse niente. Lui proseguì imperturbabile: - È vero, qualche volta ho giudicato mio dovere indirizzare una donna orgogliosa e superba, ma mi sono comportato sempre amabilmente. Pensavo di compiere un’opera meritoria nel guidarla alla comprensione della magnificenza della natura. Ho tentato di far comprendere a una donna testarda, che ci sono valori diversi da quelli strettamente utili e mi pareva un’opera lodevole. Non è il rendiconto mensile l’unico precetto da onorare. Volevo far intendere a quella donna che si può godere di cose inutili senza considerarle sciocchezze -.
Mariella continuava a guardarlo in silenzio, maltrattando un cracker. La galletta, tra le sue dita, manifestava impazienza e irritazione. Parlò bruscamente: - Mi stai dando della stupida? Dell’incosciente irriflessiva, incapace di comprendere un’opera d’arte o un dramma di Shakespeare ? Credi di essere superdotato ? Pensi di essere una persona straordinaria ? -
Passò una motocicletta mandando un fracasso infernale. Umberto trasalì irritato, ma replicò affabilmente: - Scherzavo, perdonami -.
Continuò senza lasciare a Mariella il tempo di strapazzarlo.
- Vorrei dirti qualcosa di diverso; altrimenti interessante -. Non fece caso all’espressione di Mariella, e continuò: - È una strana storia. Valuta tu stessa questa furfantesca vicenda. Giorni fa è deceduto un tale che s’era inventato una discendenza da stirpe reale. Diceva di discendere dai Paleologhi, insomma si era attribuito una nobiltà inesistente, Affermava che la sua famiglia proveniva da un’antica aristocratica famiglia bizantina, ma l’aveva solo immaginata. Il Corriere ha pubblicato il suo necrologio -.
Restò pensieroso un attimo poi dichiarò: - Questa notizia a te non dirà nulla, a me invece ha provocato sdegno, e mi ha fatto recuperare un mucchio di ricordi -.
- L’interesse per quel caso sta nell’ingiustizia che venne fatta a della gente che aveva dei sacrosanti diritti, ma che non vennero riconosciuti. Quelle persone dovettero soffrirne molto, loro erano davvero discendenti dai Paleologhi, si chiamavano Lascaris. Umberto fissò Mariella visibilmente disinteressata, agitò il cucchiaino verso di lei per manifestare disapprovazione, e brontolò: - Certamente non ricordi che qualche mattina fa avevo parlato degli spiriti insoddisfatti che ritornano. Avevo detto qualcosa dei defunti che non dimenticano i torti ricevuti, e a volte ricompaiono su questa Terra per cercare giustizia. Ti sei fatta una risata, ma avresti dovuto moderare il tuo sarcasmo -.
Mariella scosse la testa divertita: - Ecco un’altra delle tue invenzioni. Delle tue fantastiche teorie -.
Umberto passò prontamente dall’espressione seria a una disposizione ilare, svagata, rivelando buon senso e humour. Bisogna riconoscere che quel vecchio ragazzo aveva perspicacia, valutava l’opportunità di dare sfogo all’irritazione o di tacere. E se era il caso sapeva essere spiritosamente insolente.
- Mariella, vuoi una prova? Eccola: Quel genio di Gunod aveva composto un’opera che si ispirava a un avvincente romanzo gotico del tempo. Il titolo dell’opera era: “La nonne sanglante”, vale a dire “La suora insanguinata”, pensò che sarebbe stata un successo. Quel titolo avrebbe prodotto un effetto impressionante, e avrebbe trascinato il pubblico. Pensò che avrebbe provocato brividi di orrore, ma allo stesso tempo avrebbe entusiasmato gli spettatori. Invece l’opera fu criticata dai benpensanti, respinta dai teatri, e il compositore, come puoi capire, ci rimase molto male -.
Mariella commentò fredda: - Beh ! E allora ? -
Umberto replicò secco: - Naturalmente la tua saldissima razionalità ha prontamente rifiutato l’ipotesi di un Gunod, che avendo giudicato estinta la buona musica, poco frequentata l’opera, che ai suoi tempi era il massimo dei piaceri, allibito dai tanti film orrido-demenziali dei nostri anni, indignatissimo per il disastro della cultura, ha preso la decisione di tornare e pretendere giustizia. Aveva ragione, e comunque una soddisfazione l’ha ottenuta, di recente l’opera è stata riesumata e ha conseguito il successo che meritava -.
Pausa. Irritato dall’indifferenza di Mariella, Umberto protestò: - A te soltanto l’idea che possano esistere spiriti in viaggio sentimentale, o fantasmi che indignati tornano a farsi giustizia, ti fa sorridere, ti irrita addirittura. Ma io sostengo che possono ritornare, anche se non ne ho prove scientifiche -.
Mariella replicò - E allora? Che vuoi dimostrare con questa buffa idea ? Cosa ha a che fare con la storia che volevi raccontarmi ? -
Umberto rimase un attimo esitante, contrariato, poi convenne: - Niente, o per essere sincero, qualcosa che mi è assai difficile spiegare, ma sulla base di un’esperienza personale, dico che gli spiriti esistono -.
Mariella lo guardava seria, taciturna, incomprensibile.
Per superare lo stallo, divenne repentinamente provocatorio: - Mi piace sfidare la tua razionalità, la tua logica superficiale e borghese. Sai chi sono i persuasori occulti ? No ? Ebbene se sia stato Vance Packard il primo a farli conoscere non posso dirlo, ma lui ha scritto un libro che ha quel titolo. I persuasori occulti sono esperti che servendosi di tecniche ricavate da varie specializzazioni, orientano i gusti delle masse. Inducono il pubblico a comperare cose a cui non aveva neppure pensato e così incrementano l’industria e il potere della pubblicità. Inoltre indirizzano le scelte politiche, soprattutto durante le campagne elettorali, e in effetti riescono a modificare i comportamenti abituali delle persone. Allora, dico io, se questi tecnici molto umani, molto terrestri, usano concretissime competenze per introdursi nella testa di milioni di persone, pensa cosa possono fare entità incorporee che entrano ed escono come vogliono dalla mente dei mortali. Vale a dire dei poveri, insignificanti, individui - .
- E chi sarebbero queste entità? -
- “Energie particolari, ignote alla scienza”! Non insorgere, non assalirmi, la scienza ammette che esiste l’energia oscura, ma per il momento è soltanto teorizzata, fino a oggi, inizi del ventunesimo secolo, non se ne hanno prove certe. Gli esseri incorporei potrebbero essere “Energie particolari”. Entità che da sempre, vengono dette “Spiriti” nelle varie lingue del mondo.


Segue

Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - aprile 2019



 
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