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La Tabula

dodicesima puntata














  
 

– Mariella ascoltami, e poi dimmi la tua opinione, però non essere contestatrice per principio, contraria per reazione istintiva, – dissi ridendo – Esprimi il tuo parere, sinceramente, onestamente, su un argomento che ora ti dirò. Mi piacerebbe che ne parlassi anche con la tua amica filosofa, e mi facessi sapere cosa ne pensa Lidia. Quest’idea l’ho già discussa con Carlo e lui è abbastanza d’accordo con me. Vengo al punto: – Fin dall’antichità, filosofi, asceti, veggenti, mistici, occultisti, malati gravi, hanno percepito la presenza di spiriti, cioè di esseri soprannaturali a volte benevoli, altre volte no. Queste percezioni suggerirebbero l’esistenza di una realtà che si sottrae alla nostra logica, in poche parole dimostrerebbero che abbiamo attorno a noi qualcosa di inspiegabile, che sfugge a qualsiasi dimostrazione scientifica. Dunque ammetterai che migliaia e migliaia di testimonianze possano indicare che esiste un’altra realtà al di là della morte? –
Mariella mi ha guardato con un’espressione che non so dire se fosse ironica o affettuosa, poi ha mormorato: – Ma non hai detto che finché siamo in un corpo, cioè fino a che siamo materia, non possiamo comprendere il regno dello spirito, e non possiamo dirne nulla? –
– È vero, però noi due stiamo vivendo l’età delle radiazioni, di cui si parla in ogni campo: da quello scientifico a quello tecnologico, a quello militare (la possibilità di una guerra atomica e le radiazioni letali che spargerebbe ci spaventa oltremodo). Ma se ne parla anche dal punto di vista economico a da quello della salute pubblica. È urgente soddisfare la necessità di energia pura. La radiazione solare, che non inquina, sarebbe una fonte di energia inesauribile. E di radiazioni se ne parla in biologia, in medicina, in cosmologia, fino ai film e alla letteratura. Può darsi che tra cinquecento anni la scienza, che progredisce, riveli una realtà diversa da quella che conosciamo oggi. Cinque secoli fa, quando infierirono epidemie terribili, non sapevano che la peste era originata da microrganismi. I microbi vennero scoperti da Leeuwenhoeck solo alla fine del Seicento. Però molto prima avevano intuito che qualcosa d’inspiegabile entrava nel corpo e lo infettava, pertanto mettevano davanti alla bocca e al naso erbe odorose molto aromatiche, per filtrare l’aria che respiravano a contatto dei malati.
Cosa ti fa pensare? Tutto è composto di energia, noi siamo fatti di energia, e ancora meglio di energia mentale. Chissà che la scoperta di radiazioni oggi sconosciute non guidi a una realtà diversa da quella che sperimentiamo quotidianamente e non modifichi le nostre convinzioni.
Mariella non mi è sembrata colpita dalla mia esposizione, non ha espresso neanche un modesto commento. Ci avrebbe pensato, poi mi avrebbe detto il suo parere.
Va bene. – Ma allora ascoltami ancora un poco, voglio leggerti il seguito della mia antica peregrinazione. Quel cammino di ricerca spirituale che mi stava tanto a cuore –.

Il primo giorno di viaggio verso l’oasi distrutta camminai fino al tramonto, però feci una sosta nell’ora più calda. Giunto su un’altura, mi avvicinai al margine strapiombante, e finalmente mi apparve, confuso nella foschia, il luogo che desideravo raggiungere. Mi sembrò ancora molto lontano, si intravedevano soltanto alcune palme e degli edifici scuri, non chiaramente distinguibili. Calcolai che per raggiungere quel posto mi sarebbe occorsa ancora una mezza giornata di marcia, forse un giorno intero.
Il sole oramai molto basso, tramontava al di là delle alture che segnavano l’orizzonte, e generava sfumature dal giallo limone al rosso ocra. Sul suolo aspro e tormentato, sui dirupi, il vento portava aridità e il cielo sopra quella regione interminabilmente brulla pareva un pesante coperchio. Gli scoscendimenti tra le depressioni e gli anfratti della steppa erano di un colore violaceo, e i radi arbusti, le acacie spinose proiettavano ombre lunghe. Davanti avevo un panorama orrido e al tempo stesso grandioso.
Avrei voluto camminare ancora, avvicinarmi all’oasi perché ero stato preso dalla smania di raggiungerla, e un’inquietudine irragionevole mi cresceva dentro l’anima. Obbligai me stesso ad essere prudente, a fermarmi perché ero oltremodo stanco. Stava calando la notte e sarebbe stato pericoloso proseguire. Cercai un riparo, mi avvoltolai nella coperta e l’esaurimento mi fece precipitare in un sonno agitato. Sognai assalti a indeterminate città, crolli delle mura di difesa, distruzioni e schiere di legionari devastatori che penetravano nelle case, incendiavano e uccidevano.
Mi svegliai prima dell’alba, infreddolito fin nelle ossa e attesi rannicchiato nella coperta le luci del nuovo giorno. Allora con un grande sforzo potei riprendere il cammino. Ero stanco, indebolito, ma quanto mai ansioso di raggiungere la meta.
Arrivai nelle vicinanze del luogo solitario quando il sole aveva da tempo superato il culmine del suo arco diurno, e allorché giunsi a meno di mezzo miglio dalle costruzioni mi si strinse il cuore. Erano evidenti i segni del sanguinoso attacco che aveva distrutto quel sito. Il basso muro, che correva per un buon tratto intorno ad una terra strappata con fatica al deserto e resa fertile, era solo una recinzione per tenere lontani gli animali selvatici ed era stato demolito in più punti dagli assalitori penetrati con furore devastante. Contro quei crudeli invasori dovevano aver sostenuto una strenua difesa ma gli assalitori in maggior numero avevano compiuto un’orgia di sangue. I componenti dell’associazione avevano opposto un’estrema resistenza nei fabbricati al centro del recinto, che erano stati incendiati. Le mura in rovina erano annerite e tutte le suppellettili che non erano state carpite erano fracassate. Però la peggiore delle ritorsioni, la più ignobile, la più malvagia, era stata la distruzione della sorgente. Poco sopra il pianoro scaturiva una vena d’acqua che andava a riempire delle cisterne e delle vasche per uso anche rituale. In quella regione quelle vasche dovevano essere state un paradiso terrestre e la vegetazione che con grande amore era stata piantata doveva rappresentare un incanto. Da ultimo, facendo crollare la roccia sovrastante, avevano ricoperto la sorgente con un immenso cumulo di detriti e di macigni, cosicché era divenuto impossibile raccogliere l’acqua. L’acqua che probabilmente usciva da sotto le macerie si infiltrava nel sottosuolo e andava perduta. Ero disperato perché oramai nella borraccia erano rimasti soltanto pochi sorsi disgustosi. Preso da un grande avvilimento, e da una stanchezza insostenibile, mi buttai a terra e mi addormentai.
Mi risvegliai non so quanto tempo dopo e mi accorsi che qualcuno aveva deposto, vicino alla mia testa, una tazza di terracotta con dell’acqua. Bevvi avidamente prima ancora di guardarmi attorno, quando l’arsura che mi divorava si fu calmata e mi fui rinvigorito quanto bastava per alzarmi in piedi, mi diedi a scrutare gli immediati dintorni, ma non vidi nessuno. Feci un giro d’ispezione tra ruderi e sterpaglie, esplorando anche gli anfratti, ma là attorno regnava soltanto il silenzio. Solo folate di vento di tanto in tanto frusciavano lugubremente tra le macerie degli edifici inabitabili.
Non sapendo cosa fare mi sedetti su un masso e aspettai gli eventi. Senza riempire la borraccia non sarei potuto tornare indietro, e ormai stava per sopraggiungere la notte. Non potevo esplorare la zona vagando qua e là, sarebbe stato pericoloso, potevo solo aspettare e sperare in un altro miracolo: forse qualcuno mi avrebbe portato dell’acqua.
Passò altro tempo, attesi in una condizione di timore e al tempo stesso di apatia, constatando l’inutilità di qualsiasi tentativo: non sapevo come modificare la sorte, potevo soltanto attendere che si compisse la salvezza o la catastrofe. Qualcuno mi aveva portato dell’acqua, forse si sarebbe mostrato di nuovo. Passò dell’altro tempo e si fece buio, ne passò ancora tanto che sentii di nuovo sopraggiungere il sonno. Stavo per sdraiarmi sfinito quando udii un sibilo modulato. Sembrava il suono di uno zufolo e saliva dal basso come fosse un segnale. Pareva venire dal bordo della spianata, oltre il pianoro su cui erano stati costruiti i fabbricati e gli orti della comunità. Ma da quel lato c’era un dirupo roccioso inaccessibile, un ripido scoscendimento. Mi avvicinai cautamente fin dove supposi di poter avanzare e guardando con grande cautela nella penombra vidi una forma chiara fare un movimento. Poi udii una voce femminile chiedere: – Sei solo? Chi sei, e cosa vai cercando in questo luogo ? –
– Sono solo, lo giuro, Dio m’è testimone, sii tranquilla. Ero venuto a cercare una sorgente miracolosa, di cui mi avevano detto cose portentose, poteva liberarmi dalle coliche che mi tormentano, ma ho trovato solo una grande, orribile devastazione –.
La donna era spaventata, forse temeva che fossi l’avanguardia di una schiera di armati. Cercai di tranquillizzarla parlandole amichevolmente, con calma, e la ringraziai con fervore di avermi salvato offrendomi la ciotola. Le feci comprendere che se fossi giunto fin là con altri uomini non avrei avuto penuria d’acqua e non sarei rimasto esanime in terra per molte ore.
La rassicurai meglio ancora dicendole che poteva fidarsi, perché ero davvero molto debole. Passarono snervanti momenti di inquietudine. La donna evidentemente rifletteva e si chiedeva se prestarmi fede, poi si decise e mi fece cenno di scendere un poco verso di lei. Non vedevo dove appoggiare i piedi su quelle rocce strapiombanti, esitavo e procedevo con molta lentezza. Improvvisamente mi sentii prendere il braccio da una piccola mano forte e la donna mi fu a fianco.
– Dammi la mano, disse, vieni per di qua, non avere paura di precipitare, c’è un sentiero che conosco molto bene, so distinguerlo anche al buio –.
Mi affidai a lei e mi lasciai guidare. Camminammo per quanto dura la recita del salmo “Castigo degli empi e gloria degli umili” e ad un certo momento lei ordinò: Attendimi –
Mi lasciò per un poco, e al lieve chiarore della luna, affacciatasi al di sopra delle rocce strapiombanti, potei vedere che stavo con i piedi sull’orlo di un precipizio. Sarebbe bastata una lieve spinta per precipitarmi nel vuoto ed allontanare definitivamente ogni preoccupazione della mia spaventata guida.
Tornò sorreggendo una lucerna e allora potei vedere la donna. Aveva un grazioso viso di ventenne e spalancava su di me occhi grandi e timorosi. Era coperta da un mantello bianco che le nascondeva il corpo minuto e i capelli.
– Vieni –, mi disse, e la seguii. Scendemmo ancora per un breve tratto e finalmente entrammo in una caverna dapprima così bassa che dovetti procedere curvo, poi l’antro si ampliò sia in altezza che in larghezza e sollevandomi vidi che era stata adattata ad abitazione. In fondo alla caverna su un lato protetto da logori tappeti sedeva un vecchio austero e imponente, con una folta barba.
– Nonno, disse la ragazza, ti ho condotto lo straniero –.
– Hai agito bene, Zernia –.

Rimasi in piedi di fronte all’anziano, maestoso benché indossasse uno sdrucito mantello, mi guardò a lungo in silenzio, scrutandomi come se volesse leggermi nell’animo. Poi lentamente con voce rauca e grave, ma compassionevole, disse: – Qual è il tuo nome ? –
– Uriel –, risposi. Ma non diedi altre spiegazioni, tranne che cercavo una sorgente miracolosa per i dolori del ventre.
Il vecchio sul momento non obiettò nulla, sembrava riflettere. Poi disse ancora a bassa voce: – Uriel non hai percorso una difficile e pericolosa strada per raggiungere questo luogo solitario, sperduto nel deserto solo per bere dell’acqua. Qualcosa di più pressante ti ha spinto fin qui. Cosa cerchi? Sono molto vecchio e non puoi ingannarmi –.
– E’ vero, venerato padre, non sono venuto soltanto per bere a una sorgente, ma se sarà possibile, per placare degli oscuri dubbi che mi tormentano. Per conoscere qualcosa di più credibile, di più accettabile, su un uomo. Forse un grande profeta, forse un vero illuminato, che m’ha attirato a sé come nessun altro profeta. Se ti è più chiaro, mi ha posto dei problemi che mi assillano.
Non era possibile ingannarlo, e a quel punto non c’era nessuna ragione per farlo, così gli raccontai la mia storia. Gli dissi come avevo casualmente incontrato il Maestro, come lui avesse lasciato uno scritto che copiai, e come da quel momento non ebbi più pace nella speranza di comprenderne il significato. Da sotto la tunica tirai fuori la mia tavoletta e glie la mostrai.
– Se la vicenda insolita è davvero accaduta come la racconti, e per di più se provi un’inquietudine che ti spinge a cercare la verità, perché sei venuto qui? Chi ti ha parlato di questo posto? –
– Eliazar, mio cugino –, risposi. – Mi disse che in questo luogo forse avrei potuto trovare una risposta –.
L’espressione del vecchio parve distendersi, come se il nome che avevo pronunciato lo rassicurasse. Annuì leggermente e sospirò.
– Non conosco l’uomo di cui hai fatto il nome ma ho sentito parlare di lui. So che è onesto e leale –. Sembrò voler dire qualcosa ancora ma non proseguì, mi esortò invece a raccontargli la mia vita.
Riferii al vecchio chi era mio padre, parlai del mio lavoro, del mio desiderio di istruirmi, e infine di come Eliazar mi avesse messo in guardia dall’intraprendere il lungo cammino per raggiungere l’oasi distrutta. – È stato Eliazar che mi ha parlato della feroce battaglia tra i legionari romani e gli eremiti dell’oasi, che furono trucidati, ma non avevo prestato fede a un tale massacro –.
Il vecchio rimase assorto per un poco poi disse: – Ora posso giustificare la tua comparsa in questo luogo dimenticato da Dio, abbandonato alla distruzione. Il sacrificio, lo sforzo a cui ti sei sottoposto affrontando il lungo cammino con coraggio, ti rende onore. Fece un’altra lunga pausa, poi si alzò e venne a gettarmi le braccia al collo.



scala



Quando riprese a parlare pareva più benevolo, più affabile. Disse: – Malgrado tu sia un mercante educato fin da bambino a desiderare e venerare il danaro, esercitato ad approfittare dell’avidità della gente e ad ammirare la ricchezza. Benché tu sia vissuto tra uomini immersi nel vizio, abbagliati dal potere. Sebbene tu sia stato indirizzato a realizzare ricchezza e a godere piaceri immorali. Malgrado tutto questo sei rimasto essenzialmente puro, per la qual cosa troverai la risposta che cerchi, pur senza sapere cosa cerchi. E raggiungerai la pace dello spirito.
Ero troppo stanco, affamato ed emozionato per comprendere bene e fare domande. Non capivo che cosa intendesse dire con quel sermone che mi aveva somministrato e cosa disapprovasse il severo nonno, desideravo solo del nutrimento per il corpo. Alla fame dello spirito avrei dato cibo appropriato l’indomani.
La giovane, guardò il vecchio, quello annuì e un attimo dopo mi posò davanti del pane, del formaggio, dei datteri e dell’acqua. Quando fui sazio fui preso da un insopprimibile sonno, tirai fuori dalla sacca la mia logora coperta mi distesi in un angolo della caverna, mi ci arrotolai e sprofondai in un sonno abissale.
Prima di addormentarmi sentii confusamente Zernia che diceva: – Nonno, ma il cugino di Uriel poteva rivelargli il tuo nome, poteva raccomandargli di cercare Efraim, e non saremmo stati tanto in ansia –.
– Zernia, Eliazar è un uomo prudente –. Rispose il nonno.
Dormii a lungo. Quando mi svegliai era giorno, mi guardai attorno nella debole luce che proveniva dall’entrata, ma il vecchio non c’era. Vidi invece in un angolo la figura di un uomo disteso che non avevo notato la sera precedente. Zernia mi portò del latte in una ciotola e vedendo che fissavo la figura immobile disse: – E’ Gamaele, è stato ferito gravemente, ma se la caverà –.
Seppi che era suo marito, dopo la battaglia lo avevano sollevato per seppellirlo e si erano accorti che malgrado la profonda ferita al costato non era morto. Con grande fatica e precauzione riuscirono a trasportarlo nella caverna e lo curarono. Ora era molto debole ma in via di guarigione. Seppi che raccoglievano l’acqua che gocciolava in una profonda fenditura della roccia e che sopravvivevano con i pochi alimenti che i nomadi del deserto portavano loro. Mi resi conto con amarezza che dividevano con me il loro scarsissimo cibo e mi sentii indegno della loro ospitalità. Decisi subito di ripartire l’indomani, ma non dissi nulla. Chiesi del nonno e Zernia mi spiegò che il vecchio si recava ogni mattina a salutare il sole, sopra una roccia sporgente sul burrone, e là pregava e meditava.
Attesi con pazienza che il vecchio tornasse, mi feci descrivere da Zernia l’attacco oltraggioso che aveva distrutto la comunità. La donna trattenendo la commozione mi descrisse la meravigliosa pace di quel luogo prima che arrivassero i mercenari mandati dai romani. Era una comunità di uomini e donne, una fraternità che aveva per scopo l’elevazione morale e la comunione di ogni bene posseduto. Erano dediti allo studio, al lavoro e alla preghiera. Avevano accolto un gruppo di fuggiaschi attuando la carità che amavano. Per quella pietà e ospitalità, da sempre praticata avevano pagato un terribile tributo di sangue. Donne e bambini erano stati rapiti e gli uomini uccisi. Mentre Zernia stava ancora parlando tornò il vecchio. Si sedette, chiese da bere e mi interrogò. Mi domandò perché desideravo tanto conoscere il significato di quella scrittura di cui gli avevo parlato. Cosa speravo di ottenere quando l’avessi decifrata.
Riposi che proprio per questa ragione gli chiedevo se acconsentiva a darmi delle informazioni, altrimenti lo sforzo che avevo compiuto per raggiungere quel luogo, sarebbe stato vano. A quel punto mi chiesi ansiosamente come spiegare chiaramente il mio affanno al vecchio, dissi: – Una volta per tutte, venerato padre, ti comunico che cerco la voce di Dio attraverso la voce degli uomini. Se questo nuovo profeta di nome Yeshua è un vero profeta, allora ho ascoltato la parola di Dio viva e penetrante. E la verità è sgorgata dalla sua bocca, sebbene ciò che dice sia molto difficile da comprendere e accettare. Debbo riuscire a comprendere se quell’uomo è davvero un uomo di Dio –.
Finalmente parlando col vecchio avevo espresso un pensiero compiuto che dava un senso al mio proposito e alla mia condotta.
Il vecchio mi guardò concentrato, e annuì in modo grave. Sul suo viso mi sembrò che aleggiasse un fugace sorriso.


segue

Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - marzo 2018



 
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