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Lo scrittore e il ragazzino

breve vacanza incasinata

parte seconda
















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Il venerdì mattina, sesto giorno di ferie, quando arriva allo stabilimento vede Luca davanti al chiosco del giornalaio che sta litigando con altri bambini. Tre bulletti lo spintonano aggressivi e lo tirano per la maglietta. Luca urla: - Ridatemi i miei giornaletti!- . È stravolto di rabbia. Fabiano capisce che l' "alieno" sta per rimetterci e dovrà piegarsi alla violenza di quei furfanti. Non vuole immischiarsi nella contesa, ma mentre varca il cancello infischiandosene, sente la voce di Luca incrinarsi, capisce che sta per scoppiare a piangere. Quel rompiscatole non si rassegna alla sconfitta, non sopporta che venga calpestata tanto vergognosamente e pubblicamente la sua dignità. Fabiano, anche se sopporta male quell'intralcio alla vacanza, prova pena per lui. Raggiunge gli scalmanati, li separa con veemenza, poi intima ai tre prepotenti di restituire i giornaletti. Quelli si difendono accusando Luca, dichiarano che loro volevano solo guardarli, i giornalini, e che il prepotente è stato Luca che non ha voluto prestarglieli. Si allontanano ridendo e gridando: - Tanto ti ritroviamo e ti tireremo giù i calzoni -. La tensione emotiva è tale che Luca impulsivamente prende la mano di Fabiano, e l'uomo sente quella del ragazzino tremare nella sua. Quel gesto spontaneo è risolutivo. Nell'intervento dell'adulto Luca ha trovato l'aiuto che gli è mancato per tanto tempo, e anche Fabiano avverte nel gesto dell'alieno una gratitudine che lo ripaga di tanto fastidio. Ma si stupisce ancora di più per un sentimento straordinariamente nuovo di tenerezza che avverte verso quello scocciatore. Riconosce di non aver avuto alcun senso di altruismo, e che di certo prima non ha saputo comprendere l'intima richiesta di protezione del bambino. Sente che tra loro sta iniziando, tanto all'improvviso quanto efficace, un'effettiva amicizia. L'uomo scontroso, maldestro, incapace di aprirsi a un gesto di generosità e il bambino invadente, inappagato, affamato dell'affetto di una figura paterna, si dimostrano finalmente disponibili l'uno all'altro. Soddisfatti per aver superato decorosamente lo scontro, stanno gustandosi un magnifico gelato seduti sotto l'ombrellone di Fabiano, quando proprio inopportunamente sopraggiunge Ariela tutta agitata, che si mette a rimproverare Luca: - Perché continui da giorni a infastidire questo signore? Sei sparito senza dirmi nulla. Cosa stai a fare qui ? Ora smettila e vieni via . – Poi volgendosi a Fabiano: – Ma lei è il pifferaio di Hamelin ? Luca le si è attaccato come un'ostrica allo scoglio … -. Era evidente che voleva continuare le sue rimostranze, ma Fabiano davvero irritato sbotta in una replica talmente decisa che Ariela si arresta sconcertata: - Guardi che lei non ha capito assolutamente nulla di suo figlio, prima di intervenire dovrebbe sapere come … -. Anche Fabiano avrebbe voglia di continuare, ma vedendo gli occhi sbarrati di Luca si ferma e cambiando atteggiamento gli sorride, poi volgendosi a lui soltanto parla a voce bassa, amichevole: – Luca, adesso vai con tua madre per favore – .





Il giorno dopo, sabato, accadde uno strano incidente. Tirava un vento fresco, Fabiano estrasse dalla borsa un fazzoletto blu e se lo avvolse intorno al collo. Durante la notte aveva avuto male alla gola, ora stava bene ma temeva che il vento teso glie lo potesse riacutizzare. Luca, che di nuovo era venuto a trovarlo, ebbe una stranissima reazione. Agitandosi, quasi balbettando, chiese: - Perché hai messo quel coso ? Mettilo via, rimettilo nella borsa -. Fabiano, sorpresissimo nel vederlo tanto visibilmente inquieto, non riuscì a capire la reazione del ragazzino ma ne fu quanto mai incuriosito. Ci rifletté per buona parte della serata, ma fu solo la mattina del giorno dopo – domenica -, che pensò di fare un esperimento.

Appena lo vede arrivare propone a Luca di giocare ai pirati come faceva lui tantissimi anni prima con il cuginetto, quando si trovavano insieme al mare, poiché infatti i pirati proprio dal mare venivano per rapire donne e bambini. Certo, è un gioco fuori moda, solo vecchi brontosauri che leggevano Salgari possono pensarlo, ma agli scrittori a volte piace resuscitare antichi giochi: lui metterà un fazzoletto nero sulla bocca, e Luca si benderà un occhio con l'altro fazzoletto. Tira fuori due fazzoletti neri, e Luca di nuovo reagisce nel modo sorprendente del giorno prima. Grida che quello è un gioco stronzo, che un uomo grande non fa un gioco così cretino, e sbatte sulla sabbia i libri di Fabiano. Con grande fatica Fabiano lo calma fino a ottenere la sua attenzione, gli spiega con intelligenza, scherzosamente, quanto piacevano i racconti di Salgari quando lui era bambino, storie che oggi nessuno legge più ma che poi gli racconterà, e pian piano riesce a interessarlo. Solo dopo un'accorta faticosa opera di rassicurazione alla fine ottiene di farsi rivelare da Luca cosa l'ha disturbato quando ha visto il fazzoletto nero. Promette che resterà un segreto assoluto tra di loro e l'alieno finalmente vuota il sacco e gli racconta un sogno che si ripete e che lo atterrisce. Un sogno che ritorna da molto tempo e che lo spaventa, perché è un incubo orribile.
Vede nel sogno una donna che ansima e un uomo che le sta sopra e che ha "una faccia cattiva". L'uomo ha un serpente nero intorno al collo, e l'uomo è proprio malvagio perché vuole uccidere la donna e poi ucciderà pure lui. Poi la donna si gira verso Luca, e gli sembra proprio sua madre che piange, e l'uomo cattivo è suo padre che urla, e poi va via di casa, e muore. Il racconto sconcerta Fabiano. Se il sogno torna da molto tempo significa che Luca ha fatto questa esperienza terrificante quando aveva quattro o cinque anni. Forse anche ora che ne ha dieci non si è ancora reso conto che la donna del sogno probabilmente ansima e geme di piacere durante un amplesso. Luca crede che si lamenti disperatamente perché l'uomo che le sta sopra vuole ucciderla. L'elemento più scioccante è che poi la donna del sogno assume il volto di Ariela e l'uomo malvagio che la opprime si rivela per suo padre. Fabiano è talmente impressionato dal racconto che ci pensa a lungo. Si chiede se il bambino ha solo sognato quella che sembrerebbe proprio una scena erotica intollerabile, oppure ha realmente assistito senza capirlo ad un atto sessuale. Decide di parlarne con Ariela. Lui sta per partire, al più tardi lunedì o martedì tornerà al suo lavoro e non vedrà mai più madre e figlio, ma gli resterà il ricordo di un bambino fortemente turbato e il rimorso di non aver tentato nulla per aiutarlo. Come conseguenza della riflessione nel dopopranzo torna in spiaggia. In precedenza non ha mai ripetuto l'indolente parentesi balneare del mattino, cioè non ha mai provato il desiderio di andare in spiaggia nel pomeriggio, ma ora sente il dovere di informare la madre anche a costo di scontrarsi con lei, e di chiarire la circostanza in cui suo figlio sembra aver sofferto il trauma che da troppo tempo si porta dentro. Sente questo impulso come un obbligo morale, un dovere pressante. È vero, c'è stato un antipatico battibecco, ma decide di infischiarsene. Punta in linea retta verso il loro ombrellone e arriva mentre Ariela sta conversando con un'amica. Dopo aver salutato garbatamente entrambe, senza esitazione si rivolge a lei con decisione: - Cara signora, dovrei parlarle di una questione molto importante, ma non posso farlo in presenza di Luca. Posso invitarla con suo figlio a una breve gita? Non lontano da qui c'è un bel parco di divertimenti con una magnifica pista di pattinaggio. Mentre Luca pattina potremo parlare tranquillamente di un argomento che giudico di vitale importanza per suo figlio. – Fabiano si sforza di trovare un tono persuasivo. La guarda accigliato perché quella sciocca non comprende che sta facendo un sacrificio per suo figlio. È adirato, e per questa ragione l'aggredisce con foga: - Ma non capisce che è soltanto per il bene di Luca che desidero parlarle?-, e Ariela sente quella voce colpirla drammaticamente.
Un paio d'ore dopo, seduti a un tavolo quasi sul bordo della pista di pattinaggio guardano Luca mentre si esibisce, felice di mostrare la propria abilità. Ariela volge gli occhi da Luca a Fabiano ma di certo scruta impazientemente Fabiano che ha acceso una sigaretta e sta riflettendo sul modo di porre la questione senza farne un dramma, ma neppure troppo delicatamente, né prospettandone una facile soluzione, né caricando oltre il sostenibile la responsabilità, la sopportazione, la confusione, l'insicurezza della povera Ariela. Manda giù un sorso di whisky e la guarda. Lei ha posato le mani intrecciate strettamente sulla borsa che tiene sulle ginocchia, il succo di pompelmo non lo ha neppure toccato e le labbra le ha talmente serrate che sembrano un solco sul viso smorto. E' evidente lo stato di forte ansia che vive in quel momento. Le offre una sigaretta che lei rifiuta, lui con calma ne accende un'altra e dopo un ulteriore sorso e uno sbuffo di fumo finalmente apre bocca.
- Vede signora, gli scrittori per descrivere i personaggi dei loro racconti nel modo più credibile, insomma i più verosimili possibile, sono portati a osservare il pubblico nel suo aspetto variegato. Ma certamente applicano con maggiore interesse questo studio alle persone che possono conoscere da vicino. A tal punto che il desiderio, o l'esigenza, di esplorare le varie individualità si fa quasi un automatismo, o per l'appunto un'esigenza.-
Fa una pausa, prende un altro sorso e sorridendo con ironia continua: - Può accadere che uno scrittore si lasci afferrare da questa cattiva abitudine e diventi un po' investigatore, un po' un analista, un po' un molesto curioso invadente. A volte un camaleonte opportunista, o anche un missionario moralizzatore. E magari, scontrandosi con la realtà che desidererebbe trasferire nella finzione, accada che ne rimanga coinvolto.- Scruta Ariela. E' palese che cosa pensi lei, le premesse di quella sorta di intellettuale estraneo alla sua vita la stancano, non le importa un fico secco di cosa pensino gli scrittori. Vorrebbe sapere soltanto la ragione per cui li ha trascinati fin là e se davvero è così grave e pressante. Non sa chi sia questo Fabiano che si intromette nella sua vita, né vuole conoscere le opinioni di costui. Fabiano continua senza badarle. - Ero venuto per un affare che poi non è andato a buon fine, ma dato che oramai ero qui, pensai di approfittarne per godermi un breve intervallo di riposo, anche se per la verità questa zona non mi suscita nessun entusiasmo. Luca ha cominciato a ronzarmi intorno e sul primo momento ne ho avuto soltanto un grande fastidio. Il terzo o quarto giorno che si ripetevano quelle incursioni mi chiesi cosa lo spingeva a tornare da me, ci riflettei un poco senza approfondire l'indagine. Ma pian piano quel bambino mi ha dato da pensare, ha sollevato in me antiche inquietudini e infine è accaduto un incidente che ci ha avvicinato molto … - - Che incidente ? – , lo blocca inquieta Ariela. - Niente di che, solo una lite, una baruffa tra bambini in cui sono intervenuto prendendo le difese di Luca. Ma non mi interrompa per favore. – Ariela accigliata giocherella col bicchiere di pompelmo senza portarlo alle labbra, invece Fabiano prende un altro sorso del suo scotch e continua deciso, ma amichevolmente.
- Cara signora, tra un paio di giorni partirò e sarà improbabile che ci si riveda, ma proprio per questo sento il dovere di parlarle con sincera franchezza e scrupolosità. Luca mi ha sbalordito con il racconto di un incubo che ritorna periodicamente e lo sconvolge. La descrizione che me ne ha fatto mi ha impressionato al punto da inquietarmi, perché se quel sogno angoscioso non sarà rimosso dalla sua coscienza potrebbe rovinargli la vita. – Si interruppe perché vide che Ariela stava soffrendo, era alterata, aveva gli occhi lucidi e pareva sul punto di piangere. Lei disse sgomenta a bassa voce. - So cosa sta per dirmi, ma più che rivelarle che sono disperata, non posso dirle altro … -, e manifestò esplicitamente il desiderio di alzarsi e andarsene. Fabiano le prese una mano: - No. Mi ascolti ancora un momento, Ariela, sarò molto breve. Ho saputo che lei è rimasta vedova. Che un vecchio amico si è offerto di aiutarla e per un certo tempo avete condiviso casa e vita, ma poi per qualche ragione avete deciso di interrompere questo ménage. Il risultato di queste sciagure o come altro vuole chiamarle è stato crudele per Luca. E' un bambino intelligente molto sensibile e ne ha risentito profondamente. Ha sofferto la mancanza di una figura paterna o addirittura ne ha avuto un tale mostruoso ricordo da sconvolgerlo –. Ariela stava mordendo il fazzoletto e le lacrime le colavano sulla borsa. Fabiano guardò verso il campo di pattinaggio e vedendo che Luca aveva fatto amicizia con altri bambini capì che per un poco non li avrebbe disturbati quindi continuò speditamente e duro: - L'ultima cosa che desidero è che suo figlio la veda in questo stato mentre conversa con me. Finisco rapidamente ciò che intendo dirle, poi vada ad asciugarsi le lacrime e rimettersi in ordine.
Luca deve essere seguito da uno psicologo eccellente, il migliore, intendo dire il più idoneo al compito, e che sappia cancellare questa infelice angosciosa condizione. Se vuole, sarò io a cercare il terapeuta migliore nella vostra città e nel caso a saldare le parcelle che mi farò trasmettere. Conosco persone del campo che mi indirizzeranno validamente. – Luca stava ora venendo verso di loro attraverso la pista di pattinaggio in compagnia di altri bambini e Fabiano disse precipitosamente : - Vada subito a truccarsi e ad ogni costo cerchi di apparire del tutto serena –. Quando Ariela tornò, Fabiano era attorniato da quattro ragazzini accalorati che strepitavano perché ognuno lo voleva informare di uno straordinario avvenimento e per l'eccitazione si sovrapponevano uno all'altro. Cercavano di spiegare una meravigliosa eccezionale gara programmata per il prossimo mercoledì. Per quel giorno era organizzato un torneo di pattinaggio per gli "under 14" e ci sarebbero stati ricchi premi per il primo, secondo, terzo arrivato, e premi di consolazione per tutti. Fabiano fece un cenno e Ariela capì che non era il momento di spiegare a Luca che lui sarebbe partito prima. Ci volle tutta la pazienza e l'abilità di Ariela per convincere Luca a venire via, lei aveva fretta di andare a casa, forse non si sentiva bene. Durante tutto il tempo che impiegarono per tornare Ariela non aprì bocca. Luca eccitatissimo invece aveva preteso l'attenzione di Fabiano in esclusiva e gli spiegava i segreti del pattinaggio, chiedeva consigli, e insisteva nel dire che sarebbe stato sicuramente in grado di vincere se solo avesse avuto degli ottimi pattini. Nel momento in cui scendevano dalla macchina e si salutavano, Ariela chiese improvvisamente a Fabiano se potevano vedersi di nuovo prima della sua partenza. Fabiano le propose di cenare insieme quella stessa sera e lei accettò volentieri. Avrebbe chiesto a un'amica di badare a Luca e si dettero un comodo appuntamento. Fabiano l'attese al ristorante che avevano scelto e quando lei lo raggiunse rimase davvero sorpreso. L'aveva vista sempre in costume da bagno o nel consueto pareo, o sarong. Adesso indossava un elegante abito bianco estivo, aveva scarpe glacé grigio chiaro con il tacco alto, raffinati orecchini e con i capelli sciolti sembrava molto più giovane. Ammise con se stesso che era proprio una bella donna.
Mentre cenavano parlarono del più e del meno. Lei sembrò sinceramente interessata alla vita di Fabiano e al suo lavoro, ma non accennò mai a particolari problemi della sua vita. Fu solo più tardi, mentre erano in auto che lei cominciò ad aprirsi facendo un evidente sforzo su se stessa, e gli raccontò cos'era accaduto una disastrosa sera di sei anni prima. Profondamente turbata con la voce che in alcuni momenti si riduceva ad un sussurro rivelò che l'uomo di cui si era innamorata ancora molto giovane, e che aveva sposato a ventuno anni, pur essendo di un'ottima famiglia si era rivelato un poco di buono. Dopo il matrimonio lei aveva scoperto quanto fosse coinvolto nel gioco d'azzardo e in altri oscuri traffici, che era un donnaiolo incorreggibile, e un violento. Si era presto stancato del matrimonio e l'aveva angariata in tanti modi, spesso l'aveva picchiata.
La sera in cui accadde l'episodio che vide coinvolto anche Luca era tornato a casa furioso, anche se lei ne seppe soltanto tempo dopo il perché. Per arrivare al fine a cui tendeva suo marito si mostrò gentile e appassionato, e la convinse a fare all'amore, ma sul più bello le chiese alcuni gioielli che lo avrebbero salvato da certi creditori pericolosi. Al rifiuto di Ariela cominciò a urlare e proprio in quel momento si presentò Luca tutto insonnolito, svegliato dalle grida nel bel mezzo della notte. Vide appunto la scena che Ariela cercò a lungo di fargli credere un sogno. Un brutto cattivo sogno che a volte i demoni malvagi mandano per terrorizzare i bambini. In realtà suo marito in preda all'ira aveva afferrato Luca come un pupazzo e lo aveva sbattuto nella cameretta dov'era il suo lettino. Ribellandosi a quell'azione brutale Ariela aveva cominciato ad urlare, come una pazza svegliando tutto il vicinato. L'uomo uscì di casa precipitosamente, salì sulla moto, imboccò la provinciale a velocità folle e, a quanto si seppe in seguito, andò incontro ad un incidente mortale. - Ma il serpente nero intorno al collo ? – Chiese Fabiano, dopo qualche secondo di silenzio. - Luca vide, e interpretò per un serpente, la polo nera che Marco indossava e che si era tirato su in fretta lasciandola attorcigliata intorno al collo senza infine spogliarsi del tutto. – Ariela in quel momento era travolta dalla scena da lei stessa rievocata ed era tremendamente emozionata dall'impeto del flashback. Il ricordo di quella malaugurata notte era stato troppo impetuoso, le aveva travolto l'autostima, il controllo dei nervi, la sicurezza, la tranquillità che fino a quel punto aveva simulato. Pareva che avesse la stessa necessità di superare quel trauma che suo figlio aveva manifestato in altro modo. Era divenuta fragile esitante, demoralizzata. Lui comprese che temeva il suo giudizio e non riusciva a rendersi conto se Fabiano avesse capito la terribile prova a cui era stata sottoposta, e se le credeva. Voleva essere compresa e giustificata, consolata, rassicurata. Fabiano avrebbe potuto trarla a sé, farle sentire la sua comprensione la sua amicizia e … collezionare un'altra farfalla. Altre volte in momenti simili aveva visto se stesso con gli occhi della memoria correre per i prati con un grande retino di garza, a forma di cono. Nessun ragazzo si dedicava più a passatempi di quel genere. Aveva quindici anni quando collezionava farfalle e le catturava con quell'acchiappafarfalle. Dopo le metteva bene in mostra nelle scatole col coperchio di vetro, infilzate con uno spillo sul fondo di sughero. Non molto tempo dopo aveva cominciato ad infilzare con più gusto altre farfalle, a volte con conclusioni sentimentali così impreviste e complicate che gli eleganti, delicati, veri lepidotteri non avrebbero mai sollevato.
- Ora si calmi - disse stringendole una mano e sorridendole con dolcezza. - Non roviniamo questo momento di intimità e di rivelazione sincera -. Ariela sentì che stava parlando più a se stesso che a lei, si asciugò gli occhi e si raggomitolò sul sedile. Ci fu una lunga pausa di silenzio. Lo scrittore scontroso e introverso non voleva confondere una rapida avventura con una sorprendente e imprevista amicizia. Luca ormai gli era amico, anche se era ancora un cucciolo, e per questo tanto sincero e leale e si affidava a lui totalmente, ma lui fatalmente lo avrebbe tradito. Non aveva l'intenzione di cedere al solito impulso di conquista, non voleva il corpo di quella donna, desiderava qualcosa di più, qualcosa che in quel momento non sapeva definire perché non gli si presentava evidente, ma che aveva a che fare con responsabilità e tenerezza, probabilmente ancor più con paternità. Un'oscura pulsione, una spinta emotiva di nuovo genere. Era come se vedesse davanti a sé la faccia di Luca quando a volte sgranava gli occhi e prendeva una di quelle sue espressioni ansiose. Fabiano ruppe la quiete. – Fermiamoci ancora un poco a parlare. Domani dovrò dire a Luca che parto. So quanto vorrebbe che lo vedessi partecipare alla gara ma non posso fermarmi oltre. Strano, veramente singolare, non avrei mai pensato che dire addio a un bambino conosciuto da pochi giorni mi avrebbe preoccupato e rattristato. Dopo un'altra breve pausa pensierosa Fabiano riprese il ragionamento : - Domani dovrò spiegargli che debbo partire, sarà difficile ... – Ariela si raddrizzò sul sedile, si volse verso di lui e fu lei a prendergli una mano. Manifestò la sua simpatia e riconoscenza con un sorriso così luminoso che Fabiano ne fu ammaliato.
Il giorno dopo, lunedì, lo scrittore non andò in spiaggia al mattino, ma nel pomeriggio tornarono tutti insieme al pattinaggio. Fu molto difficile far capire a Luca le ragioni per cui Fabiano non avrebbe potuto assistere alla gara. Si calmò solo quando lui tirò fuori dal bagagliaio della macchina un grosso pacco da cui sbucarono dei meravigliosi pattini nuovi e Fabiano lo pregò di mostrargli se con quelli sapeva pattinare meglio. Questa volta Ariela e Fabiano poterono guardare le evoluzioni di Luca assai più distesi.
Ed ecco il fine ferie. Martedì mattina Fabiano partì molto presto. Ma occorre dire che aveva fatto un patto con Luca: durante le vacanze di Natale si sarebbero incontrati da qualche parte. E così avvenne, anche se in un luogo che il turismo invernale certamente non suggerisce. Ma era capitata una fortunata circostanza.





La grande fioritura dei funghi colorati sulle spiagge non dura oltre i mesi di luglio, agosto, settembre; poi appassiscono, ossia vengono ripiegati e rimossi. Anche i bar tolgono tavoli, seggiole e ombrelloni dai marciapiedi e dalle terrazze e poi applicano su vetrine e ingressi cartelli con la scritta "chiuso". Venditori esotici di occhiali, collane, teli da spiaggia e cappelli, spariscono, i bagnini si dileguano, le barche sono tirate a secco nei depositi e l'interminabile arenile torna alla sua immobilità invernale. Anche le pensioni chiudono, solo un paio di alberghi chic restano in attività. Capita che qualche eccentrica signora o anziano pensionato arrivi proprio in questi mesi di immobilità per una sorta di stravagante ritiro spirituale, o di anticonformistico relax.

Così un sabato mattina di dicembre camminavano lentamente sul lungomare semideserto tre figure anomale per quella stagione: un signore e una signora seguiti a distanza di qualche passo da un ragazzetto tutto preso da un nuovissimo gioco elettronico che lo assorbiva completamente. Il modo in cui si comportavano dava l'idea che non fossero una coppia sposata con il loro figlio, ma che ci fosse una vecchia amicizia tra loro.

In realtà dalla fine di agosto quella coppia si era inviata lettere sempre più lunghe e Fabiano era rimasto dapprima felicemente sorpreso dalla intensità espressiva di Ariela, dalla fluidità della sua scrittura, dal suo notevole stile. Poi la sua felice ironia, la profondità dei suoi ragionamenti, soprattutto la gratitudine che ogni volta lei gli dimostrava, lo conquistarono. L'amicizia che si era sviluppata pian piano, attraverso quello scambio epistolare si era rinforzata.

Infine era accaduto che l’affare svanito in agosto si fosse felicemente concluso a dicembre e Fabiano aveva scritto che il modo migliore di festeggiarlo secondo lui era di ritrovarsi là dove si erano incontrati, anche e proprio perché quell’affare ora lo obbligava a tornarci. Ed ecco per quale ragione, sullo sfondo azzurro dell’Adriatico, in una giornata serena ma freddissima quelle tre silhouette ora camminano svelte in direzione di un ottimo ristorante in cui li vediamo entrare, per sparire definitivamente dalla nostra vista.

Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - febbraio 2013



 
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