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Quale sarà il mio posto?















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Il vecchio signore che abitava in via del Porto morì, e l'angelo che lo aveva in carico da più di ottant'anni lo accompagnò verso l'ultima destinazione.
Arturo finalmente poté vedere la sua guida in tutta l’incomparabile bellezza che lo rendeva sovrumano, e siccome era ancora impregnato di sentimenti terreni formulò un pensiero per niente opportuno. L’angelo custode un po’ scandalizzato e un po’ divertito lo rimproverò: - È incredibile che voi umani siate così fissati col sesso da continuare a pensarci anche quando non siete più niente. continua...

Arturo inebriato da tanta bellezza e lucentezza non se ne vergognò, ma poi con apprensione chiese all’angelo - E adesso quale sarà il mio posto? -. Si aspettava una risposta gentile, angelica naturalmente, ma ci rimase male perché la guida alata gli rispose: - Mi hai fatto faticare ottantadue anni, credevi di meritarti il Paradiso ? Ma guarda! Da vivo parevi così severo, così sicuro, e grave come un monsignore, e ora fai una domanda da scolaretto. In morte veritas - , concluse l’angelo custode.

Si presentarono all'angelo portiere che domandò severamente: - Nome? –
- Arturo –
- Professione?
- Direttore di banca, ma il contributo migliore l’ho dato nella poesia, perciò scriva “Poeta”-.
L'angelo portiere fece una smorfia, pareva che non apprezzasse.
- Coscienza?
- In ordine -, rispose convinto Arturo. – Fece una pausa e disse: - Ho sempre desiderato di essere fedele al Decalogo. Anche in politica non ho mai votato contro ... -.
L'angelo portiere rigido lo interruppe seccamente: - Qui non sappiamo che cosa sia la politica -. Poi volgendosi all'angelo custode chiese: - Confermi ?- L'angelo agitò le ali per dire che era tutto in ordine.



L'angelo portiere senza pronunciare una parola indicò la grande nube sulla destra e l'angelo custode spiegò: - Sei stato ammesso, ma ora viene il bello. Dovrai essere esaminato per il conferimento del posto -.
Giunsero all'ingresso dell’immensa nuvola grigia di fuori, bianca abbagliante dentro. Fecero una lunga attesa, poi vennero guidati alla presenza di un vecchio imponente con una candida barba lunghissima e due sopracciglia bianche e cespugliose, che stava a sedere su un trono, in fondo in fondo alla nube avvolto in un manto rosso.
Arturo chiese sussurrando: - È Babbo Natale? -.
L'angelo custode gli fece due occhiacci di rimprovero che lo spaventarono: - Non fare l'indisponente, quello è il vice capo, sta bene attento, è San Pietro -.
Arturo che già era pallido come s’addice a un morto, divenne ancora più pallido, trasparente, assolutamente invisibile, tranne che agli angeli e a San Pietro.
L’angelo bisbigliò : - Arturo, sulle cose di quassù sono obbligato al silenzio ma voglio dirti una cosa sola - . Parlò lesto sussurrando lievemente: - Dove sei ora la logica è diversa e i concetti che avete da vivi qui non valgono più: giustizia-ingiustizia; onestà-disonestà; forza-debolezza; bene-male; sono qualità considerate in maniera molto diversa da come le valutate sulla Terra. -
Tacque di colpo perché il grande vecchio lo stava fissando .
S. Pietro fece segno di avvicinarsi, e quando furono sotto il trono del Santo imponente, con un vocione tremendo quello disse: - Arturo sappiamo tutto di te. Come ti giustifichi ? - Arturo cominciò a tremare, fino a quel punto era stato tranquillo, sicuro che tutto sarebbe andato bene. Era arrivato lassù, gli pareva normale trovarsi in Paradiso, e invece ora era assediato da una terribile ansia.
Eppure era sempre andato a messa, aveva votato nel modo più gradito da quelli di laggiù, e presumeva anche di lassù … . Ma stranamente pareva che le votazioni, o meglio il succo della politica, là non interessasse nessuno. E allora di cosa doveva giustificarsi? Di quale mancanza? Secondo lui aveva fatto del bene, era stato fedele alla moglie, forse un paio di scappatelle ma certamente non di più, mai aveva mancato al dovere e là in banca dove aveva lavorato anni e anni, non aveva mai approfittato del danaro che gli passava tra le mani, quando avrebbe potuto farlo con una certa facilità.
Provò a tutelarsi - Nelle mie poesie ho elogiato le nobili virtù e l’amore per il prossimo, non ho mai toccato argomenti scabrosi … - Avrebbe voluto continuare ma S. Pietro lo interruppe.
- Sono poesie irrilevanti, di un sentimentalismo melenso. Banali, non aumentano neanche di un poco i tuoi meriti. –
Dopo una pausa lo trapassò con uno sguardo che pareva una spada: - Vogliamo sapere che cosa hai fatto per maturare dentro, per diventare adulto. Capisci cosa significa diventare adulto ? Come hai accresciuto la ricchezza della tua anima ? -.
Arturo rimase confuso, e continuò a pensare alla maniera umana. Dopotutto fino a poco prima era un vivente, era ancora legato ai principi terrestri. Pensò: - Questo gran vecchio dice che sa tutto, quindi avrà controllato che da bambino andavo al catechismo, che andavo a messa tutte le domeniche, e pure che leggevo l'Avvenire, ... Ma che vuole ancora ? -
S. Pietro disse: - Ho visto cos'hai pensato davanti a me, ma per mandarti ai piani alti, dove si ha la migliore visione di Dio, ci vuole ben altro - .
- Per esempio che cosa ci vorrebbe ? - chiese Arturo che malgrado fosse in quelle condizioni e si sentisse quanto mai ansioso persisteva nella sua sfacciataggine.
S. Pietro fu paziente .
- Per esempio dovresti dimostrare che hai intrapreso la ricerca della Verità con le tue forze -, rispose. E il vocione era severo ma indulgente.
- Ho sempre seguito l'insegnamento dei vescovi -, mormorò Arturo sapendo di fare il commediante .
S. Pietro mostrò una strana espressione ma non disse nulla. Dopo un’altra breve pausa chiese bruscamente: - Hai mai lasciato la mano del maestro? -
Arturo lì per lì non comprese il senso della domanda, però essendo stato da vivo di brillante ingegno e di rapidi riflessi, subito dopo capì cosa intendeva dire S. Pietro.
La viscerale insopprimibile prudenza però gli suggerì di essere cauto e non volle dire quello che da vivo aveva pensato sotto traccia. Anche ora che era morto non manifestò ciò che aveva discusso con se stesso: che gli era sempre parsa una prevaricazione impedire la lettura dei libri messi all’indice, quelli proibiti, sotto pena di grave peccato. Che aveva sempre considerato una porcheria, un’offesa all’intelligenza, una sanzione indegna, quella proibizione.
E che dare ascolto alle critiche, o peggio interessarsi degli sciagurati episodi di corruzione che si diffondevano e trapelavano dal Vaticano e per di più darne giudizi personali, era grave colpa. Ebbene, questo divieto l’aveva considerato una sopraffazione morale. Ma dato che parlarne gli avrebbe portato danno sul lavoro era stato per tutta la vita un patentato ipocrita conformista. Quindi non sapendo come la pensava S. Pietro, preferì fare il tonto. Disse a bassa voce: - Non capisco -. Ma sapeva che il vecchione lo aveva rivoltato come una camicia e aveva visto lo sporco. E poi non aveva chiaramente detto che conosceva tutto di lui?
S. Pietro riprese a chiedere, ma erano domande inutili se sapeva tutto, pensò Arturo. Però l’angelo aveva detto che la logica là era diversa:
- Non hai lasciato la mano del maestro nemmeno quando sei diventato adulto. Quando hai cominciato a pensare e a lavorare? -
- Ma di che maestro sta parlando? Forse della Chiesa? - Prudentemente rispose - No. Neanche allora. -
- E quando hai avuto il primo figlio? Quando per la prima volta hai pagato le tasse? Quando sei andato a votare per il rinnovo del Parlamento? Anche allora non hai mai ragionato su gli atti che hai compiuto?-
- No. Mi sentivo sicuro, ben guidato, sapevo che non avrei inciampato e non mi sarei perduto -.
- E così non hai fatto altro che proferire e reiterare parole che conoscevi a memoria, ripetevi preghiere, ma non hai mai approfondito il senso delle espressioni che ti uscivano dalla bocca. Le avevi sentite troppe volte così come i racconti della Bibbia. Li conosci troppo per trovarci qualcosa di nuovo . -
S. Pietro sospirò: - Ogni bambino è tenuto per mano dalla madre fino a che non sa reggersi in piedi. Poi appena sa camminare lo guiderà un maestro, che forse lo prenderà per mano nei passaggi difficili. Però, giunto alla maggiore età, se non è un povero infelice, dovrà camminare da solo. E certamente lascerà per sempre la mano del maestro -.
Pausa.
- Ora ti dico cosa avresti dovuto fare: fino a vent'anni leggere i classici, e naturalmente tra questi le sacre scritture vanno bene. Testi ottimi per formare la base, altrimenti non sapresti tenere in mano la bussola che aiuta a non perdere la direzione. Ma dovevi riflettere che ce ne sono tante di sacre scritture: Gli Occidentali hanno le loro, gli Orientali le loro, anche gli Arabi che quando eri vivo non ti piacevano hanno la loro, e così i popoli dell'America meridionale, gli aborigeni dell'Australia. Tutti hanno loro sacre scritture.-
Pausa.
Ma dai venti anni in poi avresti dovuto adoperare la tua testa e leggere i libri migliori degli ultimi due secoli precedenti la tua esistenza. Là dentro avresti dovuto cercare le risposte alle domande che ti sei fatto e a cui non hai mai voluto dare risposta per pigrizia mentale, per paura, per aridità intellettuale.-
- Non capisco - Disse Arturo sulle spine - Che risposte, quali libri ? -
- Libri che non negano Dio ma che ne parlano con un linguaggio più difficile di quello che usavi normalmente in famiglia o per comunicare con i colleghi di lavoro. Il linguaggio della filosofia, della scienza, della psicologia, della fantasia. -.
Tutto d’un colpo Arturo si sentì arrabbiato e impulsivamente disse, pentendosi immediatamente nel profondo della nebbiolina in cui s’era trasformato:
- Ma Lei non è San Pietro? Mai avrei immaginato che il Grande Apostolo avrebbe parlato così .–
San Pietro né si adirò, né sorrise. Dopo un’altra pausa disse : - Ti concedo un’attenzione che non meriti, ma ti risponderò. Sulla Terra in verità non hanno mai capito, e non “mi” hanno capito. Si sono inventati che giravo le spalle al martirio per paura, e che incontrai Gesù e gli chiesi “Domine quo vadis?” , il resto dell’episodio lo conosci (1).
La verità è che avevo visto chiaramente cosa sarebbe accaduto nel futuro dei secoli. Avevo capito lo sviluppo che avrebbe preso l’Organizzazione, e quello che scorgevo non mi piaceva. Paolo, a mio avviso, era un esaltato che stava creando problemi, e volevo andarmene via da Roma. Ma il Maestro - non sulla via Appia bensì una notte in sogno mentre ero in casa di un discepolo -, mi rimproverò, disse che non spettava a me giudicare Paolo, e mi incoraggiò ad affrontare il martirio.-
Sospirò, forse pensava agli errori commessi .
- Anche a me a volte è capitato di lasciarmi andare – si dolse -. Non è il caso però di rivelare all’ultimo arrivato questi errori, ma dato che sei morto non potrai fare danni.-
S. Pietro sembrò scacciare una mosca, anche se in Paradiso si sa che non ci sono mosche.
Arturo era così intimorito che non sapeva più come rivolgersi a S. Pietro. Non sapeva se chiamarlo Santità, Eccellenza, Maestà, Eminenza. Si volse all'angelo custode per avere un suggerimento ma vide con terrore che quello se ne era andato. Era là solo con S. Pietro.
- Mi dia un paio di quei libri, Santità, per favore -.
- E a che ti servirebbe? - Rispose S. Pietro - Oramai sei morto.-
Arturo con spavento si rese conto definitivamente di non essere più niente .

Ed ecco che ogni pensiero fluì via da lui, come l’acqua se ne va da un lavandino a cui è stato levato il tappo. L’ultimo pensiero, o riflesso umano, fu un’esclamazione muta, un urlo inavvertibile perché infinitesimale: “Dio santo, ma quello là è un cervello? Il cervello cosmico?”
Ogni concetto, ogni giudizio regolare, proprio dell’uomo vivente era scomparso, ma non la propensione a percepire. Anzi un’assai più acuta sensibilità gli mostrò cosa stava per accadere.
Qualcosa entrava in ciò che era stato Arturo, mentre lo spirito di Arturo a sua volta entrava in un indescrivibile non luogo.
Pareva un suono d’organo, una vibrazione, come se provenisse da un immenso strumento di una sconfinata cattedrale e il suono si espandeva per la nuvola che ora non era più una nuvola ma un vortice. Un vortice simile a quelli che i viventi vedono quando stanno con i piedi sul guscio della loro minuscola sfera. E pareva che al centro del vortice ci fosse un occhio o qualcosa che si poteva dire occhio per la pupilla azzurra che mostrava. Ma se fosse stato un occhio avrebbe avuto il suo luogo e invece era come se non avesse un punto appropriato. Non era qualcosa di cui si poteva dire “Ecco: quello è il centro del vortice e al centro c’è un occhio”.
E il vortice divenne un oceano infinito di punti luminosi che non erano stelle e non potevano equipararsi a nessun corpo celeste. Erano solo punti di splendore che vibravano e danzavano come moscerini dentro il suono dell’organo.
Anche Arturo cominciò a vibrare, e fu inghiottito nel vortice e divenne puntino luminoso in una immensa folla impossibile da quantificare e comprendere. Forse erano infiniti frammenti di atomi.
La realtà, per noi che siamo davvero degli aggregati temporanei di atomi sottomessi al tempo e allo spazio, è invisibile. Arturo ormai non poteva più ragionare al modo umano, ma cominciava ad entrare nella realtà.

Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - settembre 2012


NOTE


(1) L’episodio del “Quo vadis” è negli “Atti di Pietro” che raccontano la persecuzione dei Cristiani voluta da Nerone e come San Pietro fuggì da Roma. Se non che mentre camminava sulla via Appia vide Gesù che veniva verso di lui. Pietro gli chiese “Quo vadis, Domine?” (Signore, dove vai?) “Eo Romam, iterum crucifigi” (Vado a Roma, per essere crocifisso di nuovo) gli rispose Cristo. Allora Pietro capì e affrontò il martirio


 
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