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PORTA
SAN SEBASTIANO
A ROMA


   Isella Pagliantini - abarcheo@inwind.it












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L'Arcangelo di Porta San Sebastiano


Fig. 1 - L'Arcangelo con iscrizione


Se un giorno, avendo qualche ora libera, la volessimo dedicare ad una passeggiata "quasi fuori-porta" sarebbe interessante dedicarla all' osservazione di un graffito che si trova su uno dei resti monumentali più imponenti tra quelli di cui è ricca la nostra città. Mi riferisco ad una delle più belle porte di Roma tra quelle ancora conservate nelle mura Aureliane, cioè a Porta San Sebastiano. Si apre sulla Via Appia Antica e, infatti, questo era in origine il suo nome: Porta Appia. Solo molti secoli dopo prevalse l'attuale per ricordare il martire cristiano la cui basilica (San Sebastiano Fuori le Mura) è proprio sulla via Appia tra il II e il III miglio dell'antica via consolare. Chi, provenendo da P.le Numa Pompilio, imbocchi Via di Porta S. Sebastiano, sarà colpito dalla sua bellezza monumentale. E' preceduta dal cosiddetto "arco di Druso" ma in realtà si tratta di un fornice dell'acquedotto Antoniniano che a sua volta, è una derivazione dell'acquedotto Marcio dal quale si stacca all'altezza di Porta Furba. Fu costruito per alimentare le Terme di Caracalla (Thermae Antoninae) le cisterne delle quali avevano la capacità di 80.000 m.cubi.    continua...

Nel V secolo, al tempo dell'imperatore Onorio, a questo arco furono aggiunti due muri semicircolari, che lo unirono alla porta di cui parliamo formando così una specie di corte interna. Di essi rimangono pochi resti. Lo scopo principale era quello di utilizzarlo come controporta per rendere più sicura la protezione della città e, in seguito, la corte interna servì anche per ospitare uffici e guardie. Ora, senza soffermarci sull'interessante visita al vicino Museo delle mura ed alla Passeggiata sul camminamento di guardia, che sono veramente consigliabili, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alla parte interna destra della porta. Il fiume di macchine frettolose che quotidianamente ci passa davanti non permette di far sostare lo sguardo su di essa per più di qualche secondo ed a volte neanche questo. Si tratta, come ho detto, di un graffito raffigurante l'Arcangelo Michele che uccide il drago. Accanto c'è un'iscrizione in latino che ne spiega la motivazione. Bisogna ricordare che dal medioevo in poi sotto le porte di Roma ci furono molti scontri e questo fece sì che la difesa muraria e la stessa porta subissero delle modifiche e dei restauri che miravano a renderle sempre più forti. Uno di questi scontri è testimoniato dal graffito. La data è il 1327 ed i contendenti sono: la fazione romana dei Ghibellini e Roberto d'Angiò. I primi si opponevano all'esercito del re di Napoli, che voleva occupare Roma. L'iscrizione dice: "Anno Domini MCCC/XXVI, indictione/XI, mense septem/bris, die penultim/a, in festo sancti Micha/elis, intravit Gens/foresteria in urbe et fuit debella/ta a populo Roma/no, existente Ia/cobo de Pontia/nis Capite regio/nis. [che tradotta proclama]: "L'anno 1327, indizione XI, nel mese di Settembre, il penultimo giorno, festa di S. Michele, entrò gente straniera in città e fu sconfitta dal popolo romano, essendo Jacopo de' Ponziano capo del rione." Ed ecco qua, tramandatoci nei secoli, il ringraziamento al Santo che aveva protetto la città ed i suoi difensori. La testimonianza di un fatto storico ma anche la gratitudine, quasi un ex-voto, rivolto ad una Potenza Divina che aveva salvato la città e le loro vite.




 
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