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POLITICA e SURREALISMO

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- Mi pare di poter dire con cognizione di causa che il Surrealismo sia stato, e sia tuttora, una corrente dell’arte moderna più pittorica che letteraria, uno stile, o se preferisci una tecnica, più visiva che verbale. Voglio dartene una prova - dissi. - Se mi chiedi di fare un esempio di surrealismo mi vengono in mente diecine di quadri, ma se mi chiedi un romanzo o un racconto surrealista devo starci a pensare parecchio, perché su due piedi non me ne viene in mente nessuno. Il che significa, come dicevo, che il surrealismo é più adatto all’immagine che alla parola, proprio come accade nei sogni. continua...

- Sono d’accordo -, convenne G. - l’esperienza onirica è alla base del surrealismo, In genere al risveglio ricordiamo le immagini, e preferibilmente quelle assurde o enigmatiche, piuttosto che le parole -.
- Infatti fu Freud con la sua opera “L’interpretazione dei sogni” -, la principale fonte di ispirazione del movimento -.

elaborazione da René Magritte


Eravamo approdati al surrealismo nell’arte e nella vita, ma eravamo partiti da tutt’altro argomento. La chiacchierata era iniziata criticando le assurdità della politica, e G. voleva dimostrarmi lo straniamento dalla società reale che la politica, per l’appunto, stava manifestando.
Dalla fine del ventesimo secolo il rating era divenuto un demone malvagio e seguitava ad agire sempre più negativamente nel ventunesimo.
G. insisteva nel dimostrarmi l’arretramento dell’azione di governo di fronte alle batoste dell’economia, evidenziava come oggi si accettano maggiori diseguaglianze salariali rispetto al secolo appena trascorso. Tra le altre prove mi portava ad esempio le assurde sproporzioni retributive tra gli onorevoli senatori, i deputati e la gente comune. Uno spettacolo demoralizzante e indisponente della vita pubblica.
Secondo lui la colpa originale stava nelle grandi banche d’affari e nei banchieri che vi stanno a capo, figure parassitarie che distruggevano la prosperità collettiva per ammassare nelle loro casse profitti spropositati. Queste persone, secondo G., si arricchiscono utilizzando complessi modelli finanziari che all'opposto di produrre benefici economici nei paesi in cui investono i capitali contribuiscono a devastarne le economie, danneggiando la vita di milioni di uomini e donne.
Le economie dei paesi del vecchio continente decadono perché i mercati sono suggestionati dalle previsioni delle agenzie di rating. Ma le agenzie di rating non sono così obiettive come vogliono far credere perché tutelano occulti interessi. Ecco emergere il quadro surreale di un potere indistinto a cui la politica soggiace.
Dopo due ore di discussione avevo fatto il pieno di questi argomenti. Perciò tornai a casa a piedi, lentamente, volevo sbarazzare la testa dall’assedio verbale a cui G. mi aveva sottoposto, ma si rivelava impossibile.
Mentre camminavo ripensai alle tante cose che avevamo dibattuto e ai tanti altri problemi angosciosi che affollavano l’orizzonte. Ma inspiegabilmente divennero più interessanti alcuni episodi marginali, sicuramente irrilevanti, che però risuonavano di un’eco medievale. G. aveva parlato di politici e uomini di spettacolo coinvolti in gravi scandali che improvvisamente si erano incamminati sulla via della redenzione spirituale. Aveva condensato il loro comportamento teatrale nella frase “si sono convertiti”, e giudicava assai dubbie queste conversioni. Mi aveva mostrato due articoli usciti su importanti quotidiani che avanzavano le stesse perplessità.
Pareva che la popolazione fosse esasperata, che ci fosse una grande confusione, che l’idea che avevamo della politica sprofondasse nel nulla e allora ripensai a ciò che avevo affermato: il surrealismo può esprimere bene l’incertezza esistenziale ma è più adatto alla pittura che non alla letteratura, in effetti non ricordavo un racconto surrealista. Ripassai a memoria una gran quantità di libri ma non trovai un esempio appropriato a meno di sostenere che è surrealista una quantità di robaccia fiction e fantascienza e così mi venne voglia di scrivere un racconto, però doveva prendere la forma di una storia a misura d’uomo, velatamente emblematica.
L’aggettivo “surreale” oggi ha un senso comune ben percepito: “Qualcosa che supera la dimensione del reale. Che è capace di evocare immagini e suggestioni fantastiche, rivelando il lato più profondo della psiche umana”, un’enunciazione sostanziale nell’indirizzare la fantasia.
Punto e a capo.

Nel tempo non tanto lontano della vicenda che racconto, avvenne un fatto che per la mentalità di allora parve incredibile, un imbroglio che sembrò una sconvolgente catastrofe. Una persona insospettabile creò con la sua cattiva azione disorientamento, sollevò un putiferio e disturbò l’universale senso dell’onesto dovere. Fu un’azione iniqua ma quella furfanteria si trasformò in modo sorprendente perché in progressione assunse prima le parvenze della tragedia e del castigo, poi della virtù, della nobiltà d’animo e infine prese una sfumatura d’antiquata opera buffa. E tutti questi aspetti dell’umana debolezza si ritrovarono riuniti in un solo individuo.
Inaspettatamente la massa passò dalla condanna alla promozione con l’incoerenza propria dell’emotività popolare che tende al perdonismo di fronte a passionali e patetici comportamenti.

Per descrivere compiutamente quel caso restituendo in poche righe le condizioni storiche, la situazione sociale del tempo e l’atmosfera in cui maturò, ci vorrebbe una grande abilità. Sta di fatto che l’origine del misfatto fu nella politica e, come già detto, non si può negare che la politica a volte assuma una piega surreale.
Tutto originò da uno scandalo che ebbe uno straordinario sviluppo e che poi però fu necessario interromperlo quello sviluppo, perciò dopo poco più di un anno il protagonista dell’avventura non era più nella casa magica della quale parlerò. Rimane il ricordo di uno strano caso che emozionò il sentimento popolare perché la trasformazione di una condotta inizialmente deplorevole in un evento edificante commuove e appassiona sempre.
A quel tempo dunque quell’indecenza fece molta impressione, più di quanto potrebbe accadere oggi, perché decenni or sono c’era una minore assuefazione agli scandali e perché l’uomo di cui parliamo era il tesoriere di un partito della sinistra. Là dove purezza e durezza si pensava che avessero sposato lealtà e integrità.
Come l’uomo in questione poté mettere le mani su tanti soldi non fu accertato però i media del tempo avanzarono molte ipotesi che variavano a seconda dell’orientamento politico dei diversi giornali. Si pensò, in quell’epoca di guerra fredda, che i servizi segreti russi, o all’opposto, quelli americani avessero finanziato certi partiti per raggiungere alcuni obiettivi strategici e che una parte di questo finanziamento se lo fosse intascato il tesoriere.
Ovviamente chiamerò costui con un nome fittizio, Gaetano per l’appunto, e non starò a precisare dove si svolse la parte più suggestiva della vicenda, ma posso dire che il luogo, in cui si rinchiuse e che poi attrasse migliaia di pellegrini, era lontano dalla capitale, nell’Italia profonda.
Il crimine all’origine dello scandalo consistette in un ammanco di cassa, un abile manovra che il ragionier Gaetano aveva operato nella contabilità. Si era intascato una grossa somma, e perciò fu arrestato, radiato da quella formazione politica e da tutta la sinistra e dopo alcuni mesi rinviato a giudizio.
Patteggiò la pena e i giudici con il beneplacito dei partiti della destra che avevano gradito l’operato del compagno Gaetano, gli concessero gli arresti domiciliari.
Quale non fu la sorpresa quando il furfante imbroglione chiese di scontare la pena dentro una vecchia casa su tre piani che avrebbe avuto l’accesso al pianterreno e le finestre del primo piano murate. Impossibile a credersi, l’ingresso sarebbe stato chiuso proprio con solidi mattoni e lui sarebbe rimasto dentro in clausura perpetua. I carabinieri avrebbero controllato la situazione regolarmente.
Iniziò così la prigionia del corrotto malfattore, e passato lo sbalordimento per l’inaspettata presenza che aveva messo sottosopra il paese, l’inconsueta prigionia rimase quasi inosservata, perché dopo i primi dieci giorni l’interesse per il “pazzo” si era spento.

La casa magica


La casa rimaneva silenziosa giorno e notte e i paesani, esauritasi la curiosità iniziale, tornarono ad occuparsi dei loro problemi. Un’anziana donna di cuore gli portava, un giorno si e uno no, i viveri e riferiva qualche cosa da commentare ai compaesani. Era l’unico contatto che Gaetano aveva con il mondo. Gaetano calava dalla finestra del terzo piano un canestro legato ad una cordicella e quella metteva nel canestro pane, uova, vino, caciotta e verdure, perché Gaetano era divenuto vegetariano ed estremamente parco nel nutrirsi.
I primi mesi della presenza invisibile nella casa murata passarono tranquilli, ma sul finire del terzo mese accadde un altro fatto carico di tensione emotiva. Capitò che all’imbrunire Gaetano si mettesse a cantare.
È comprensibile che un individuo isolato dal mondo per molti e molti giorni dia manifestazioni di irrequietezza, di alterazione mentale, ma nel paese dove aveva preso residenza non erano mai accadute cose tanto stravaganti, queste salmodie misero in subbuglio tutti. Gaetano al tramonto del sole dall’alto della casa si rivolgeva al Dio di tutte le genti e iniziava a cantare a squarciagola inni all’Altissimo. Ai paesani sembrò poco caritatevole interrompere quelle litanie, pensarono forse che portasse male zittire preghiere così intense e struggenti, cariche di sconforto e di dolore. Insomma non vollero obbligarlo a stare zitto.
Queste manifestazioni di ardore religioso si ripeterono con regolarità e ogni sera all’imbrunire si sentiva Gaetano che dal sommo della casa, dalle finestre del terzo piano innalzava lodi a Dio. Non elevava al cielo solo cantici religiosi noti ai bravi cristiani del paese, ma anche inni che potevano essere ebraici o buddisti, nessuno sapeva dirlo.
Fu chiesto l’intervento di un medico, venne inviato uno psichiatra dalla città vicina, parlò con Gaetano che in quella circostanza si affacciò a una delle finestre e l’inviato concluse che l’uomo era sano di mente e rimase stupito dalla vasta e sconosciuta cultura di Gaetano.
Il parroco più volte chiese di parlare con il “pazzo” ma il folle non si fece vedere, gridò soltanto - Non sono ancora pronto -. Cosa volessero dire quelle parole rimase un enigma, nessuno le capì.
Poi al quinto mese di clausura si verificò un passaggio cruciale. Un freddo mattino un uomo emaciato, con un cappotto sdrucito e due bambini piccoli che teneva per mano, si fermò sotto le finestre della casa e gridò:
- Gaetano, non lo sapevamo che sei religioso. Affacciati, rivolgimi lo sguardo e ricordati chi ero, ma guarda soprattutto questi bambini. Non ho lavoro, non ho soldi per nutrirli, guarda come sono smunti. In nome del Dio che nomini ogni sera, abbi un poco di pietà e dacci qualcosa per comperare da mangiare -.
Gaetano non si affacciò ma lasciò cadere un involto che l’uomo raccolse, lo aprì, ebbe un sussulto di meraviglia e poi gridò : - Che Dio ti benedica Gaetano, sei stato inviato dal Cielo, dirò al mondo intero della tua bontà e pregherò per te - .
Certamente mantenne la promessa, perché nei giorni seguenti altri sventurati si presentarono fino a diventare numerosi e ciò malgrado Gaetano cercava di accontentare tutti. Per il paese, e più lontano ancora, si seppe della sua generosità ma il commento unanime fu : “Con quello che si è fregato può ben fare l’elemosina”.
Intanto la notizia dello strano caso dell’uomo murato in casa che gridava lodi a Dio, si propagò e un giorno apparve una donna con la figlia malata. Aveva consultato tanti medici specialisti ma la figlia non ne aveva avuto nessun beneficio. Quella ragazza aveva delle contrazioni nervose, strascinava le gambe e torceva la testa come un uccello. La madre gridò: - Gaetano se sei uomo di Dio, e tu lo sei, guarisci mia figlia -.
Gaetano si affacciò spaventato dalla piega che prendevano gli eventi e cercò parlando concitatamente di mandare via la donna. Ma quella non si mosse e continuò a gridare. Intanto si erano radunate un certo numero di persone indecise tra il curioso e lo scandalizzato e facevano un gran rumore perché alcuni volevano cacciare la donna ed erano in contrastato con altri che avevano pena per quella poveretta. Perciò bisticciavano e la tensione emotiva cresceva. Ed ecco che improvvisamente accadde l’imprevedibile, la bambina si alzò in piedi e abbracciò la madre gridando - mamma, mamma sono guarita -, e tutti videro che poteva camminare e non torceva più la testa.
La gente non sapeva che pensare, ma erano sbalorditi. Cominciò un pellegrinaggio alla magica casa dell’uomo murato vivo, il quale non solo non si mostrò più ma adesso quando cantava aveva la voce sempre più roca, più flebile, con un accento doloroso che straziava il cuore.

Il lato peggiore del rinnovamento morale di Gaetano, e che tutti ora chiamavano la “conversione” di Gaetano, fu che la gente cominciò a lasciare ai piedi della casa murata delle buste con dentro dei soldi perché Gaetano pregasse per loro e facesse opere di bene. Questa piega che aveva preso l’esaltazione popolare non poteva essere accettata dal parroco che andò a protestare dal vescovo.
Il vescovo naturalmente era già informato e disse che lo scandalo doveva essere bloccato una volta per tutte, perché era pericoloso che un volgare truffatore venisse scambiato per un santo taumaturgo.
Si fece in modo che a parlare con Gaetano andasse un autorevole uomo della sinistra, professore universitario. Si pensava che se avesse parlato un esponente di spicco della sinistra avrebbe fatto maggiore impressione su quello squilibrato.

René Magritte


Il colloquio si svolse alla presenza di inviati della stampa e il professore difese la tradizione di realismo dei progressisti che avevano sempre desiderato arginare le manifestazioni di fanatismo religioso di qualsiasi natura fossero. Andò avanti per un po’ con quella tirata e Gaetano non diceva nulla. Il professore chiese se Gaetano aveva compreso e se accettava di andarsene.
Ad un certo punto sporgendosi da una finestra del terzo piano il “pazzo” disse : - Ora posso parlare ?- .
Si fece un gran silenzio.
E Gaetano prese a dire con voce mesta: - Ebbene ho peccato, sono stato condannato dalla giustizia degli uomini e mi è stata data la possibilità di scontare la pena ai domiciliari, nella condizione di clausura che ho desiderato e come potete constatare non ho mai violato. Questa decisione è stata la fortuna della mia vita perché tra queste mura ho avuto la conferma della bontà della scelta fatta e del cambiamento spirituale che avrei affrontato con dolore e immensa fatica. Poiché ho avuto un’autentica illuminazione, e ora so come deve proseguire la mia espiazione, non c’è altro posto in cui potrei trovare il necessario distacco dal mondo. Nessun convento cristiano o buddista imponendomi delle regole e dei dogmi mi darebbe la pace che cerco. Se reco fastidio con i miei canti li esprimerò sommessamente ma ora lasciatemi in pace, chiudete anche la strada così che nessuno si avvicinerà più a questa casa.
La strada ovviamente non poteva essere sbarrata ma per quella volta le cose rimasero com’erano e il professore-senatore se ne tornò a Roma contrariato.
Come agirono per risolvere il problema non lo so, ma non poteva essere accettato un santo “fai da te”. In ogni modo non è difficile immaginare quali e quante pressioni psicologiche usarono per indurlo ad andarsene. Gaetano oramai era un uomo indebolito da mesi di solitudine e di privazioni che lo avevano prostrato e non dovettero faticare molto per convincerlo. Fatto è che sul finire del secolo la casa magica era deserta, la porta e le finestre divelte apparivano come nere occhiaie spalancate in un cranio scarnito, e di Gaetano il buono per molto tempo non ne seppi più nulla.

Anni dopo, forse otto, forse nove anni più tardi, manifesti molto semplici erano incollati ai muri delle case, avevano grandi scritte in rosso e nero. Uno diceva: “comperare, comperare, comperare perché i figli abbiano di che lavorare” ; e un altro: “gli scarti alimentari vi daranno da vivere” ; e ancora: “meglio i corvi neri che i chiassosi pappagalli buffoneschi”. Altri manifesti erano ancora più strani. Vi campeggiava sopra, in un colore verde cupo, la scritta “Partito del MuRaTo”.
Venni a sapere poi della nascita di un nuovo partito. Questo nuovo movimento si era dato quel nome e la sigla stava a significare Partito del Mutamento Radicale Totale, il fondatore e segretario del partito manco a dirlo era il famoso Gaetano in piena ascesa politica.
Uccellacci neri volavano lentamente in cerchio sopra il paese e sulla casa magica. La casa assomigliava sempre di più a un teschio sghignazzante per via della porta slabbrata, buia e nera come le finestre, e il cielo all’orizzonte si faceva verde, verde fiele, poi gradatamente divenne di colore sanguigno infine di un viola sempre più scuro e incombente.

Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - maggio 2012



 
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