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UNA MATTINA AL MUSEO

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La ricchezza di capolavori offerti dai musei di Roma con il conseguente panorama storico che ne deriva, sono immensi. Per alcuni di questi sarebbe necessaria una visita protratta per più giorni, al fine di poterne apprezzare adeguatamente le bellezze. Non sempre questo è possibile ma la disposizione delle raccolte per generi e periodi, permette agli studiosi e agli appassionati d'arte di ammirare e approfondire quanto di loro interesse.

A chi non ha molte ore a disposizione ma è alla ricerca di cultura e, soprattutto, di emozioni, vorrei consigliare una visita al Museo dell'Alto Medioevo. Si trova all'EUR, * nel polo museale che riunisce, tra gli altri, il Museo Etnografico Pigorini, il Museo delle Tradizioni Popolari e, poco più avanti, quello della Civiltà Romana.

Perché proprio questo museo? Perché il nostro occhio e la nostra mente sono abituati a vedere ritrovamenti del periodo della civiltà etrusca, romana o greca ma non sono molte le possibilità che abbiamo di osservare reperti del periodo medievale, almeno a Roma.

Allora, cogliamo questa occasione.    continua...

Si tratta di una ricca collezione di materiali databili tra il IV e il XIV secolo. L'ultima parte del VI secolo d.C. fino al VII secolo sono rappresentati da reperti provenienti dalle necropoli di Nocera Umbra e di Castel Trosino, le due più importati necropoli longobarde dell'Italia centrale, che testimoniano l'espansione raggiunta dagli insediamenti in questo periodo.
La bellezza e la ricercatezza delle decorazioni mostrano l'alto stato sociale dei defunti, sia uomini che donne. Affascinano le bellissime fibule di tipo geometrico e floreale, la gioielleria finemente lavorata che utilizza sia pietre preziose che paste vitree dagli splendidi colori, le borchie lavorate a cloisonné che sembrano così moderne ed attuali con le loro linee pulite. Molto interessanti gli scudi, le decorazioni in oro dell'abbigliamento dei guerrieri e delle loro cavalcature, nonché gli oggetti relativi alla vita quotidiana.

Bassorilievi provenienti da altari, capitelli, vere di pozzo, ci parlano del periodo carolingio (VIII-IX secolo) e sono seguiti da una sezione dedicata ai tessuti copti provenienti dall'Egitto che offrono un'immagine ricca di colori e di grande abilità manuale dandoci uno spaccato della produzione artistica che va dall'età tardo romana all'epoca islamica.

Tutto questo vale una visita.

Ma … alla fine del percorso museale ci aspetta una sorpresa!
Una sala dedicata ai marmi utilizzati in epoca romana per abbellire le domus e gli edifici pubblici più importanti ci introduce in un nuovo percorso, assolutamente inaspettato in quanto totalmente diverso dalle immagini medievali che lo hanno preceduto.
Sono marmi costosi che provengono da ogni parte dell'impero, come dimostra un grande pannello esplicativo indicante, per ogni tipo di materiale, il luogo d'origine.
C'è il giallo antico nordafricano, il verde del serpentino greco, il rosso del porfido egiziano e poi l'alabastro, la portasanta, il cipollino e decine di altri che sarebbe lungo elencare.
Dopo essere stati lucidati e tagliati accuratamente per ottenere la forma necessaria a realizzare la decorazione disegnata sul “cartone”, davano vita allo splendore dell' ”opus sectile”. I diversi colori e le venature caratteristiche di alcuni di essi, servivano per rendere la prospettiva, gli uccelli e i fiori in modo realistico e volumetrico.

Da qui, un corridoio in penombra in cui sono esposti alcuni frammenti di opus sectile **, conduce ad una grande sala, in apparenza, buia. Ci si volge a destra … lo stupore, la gioiosa meraviglia, l'emozione ci piombano addosso tutte insieme. E' una festa di colori, di forme vegetali, animali e geometriche che colpisce la nostra vista.
Siamo di fronte ad uno dei capolavori dell'arte sectile romana.

L’aula ricostruita

E' un'aula di quasi otto metri per sette completata, sul fondo, da un'esedra quadrangolare di circa sei metri per quattro. Il tappeto pavimentale è disegnato con pelte, cerchi di porfido e stelle che si uniscono per i vertici formando motivi geometrici che si rincorrono mescolando il giallo, il rosso, il nero e il grigio. La decorazione parietale è a fasce. La prima in basso è formata da specchiature; rettangoli contenenti rombi e cerchi fungono da separazione tra l'una e l'altra quasi a simulare lesene idealizzate. Segue una fascia a pelte e rombi e sopra di essa corre un lungo fregio con girali, fiori e foglie resi in modo realistico e mirabile.
Un'altra, con motivi geometrici, fa da cornice all'immagine di due splendidi leoni che cacciano un cerbiatto. Sono resi con marmi colorati e, per il collare, sono state usate paste vitree che hanno una particolare iridescenza. In alto specchiature e cerchi, a completamento.
Le due pareti sono decorate in modo identico tranne per gli animali raffigurati nelle scene di caccia: a destra i leoni, a sinistra due tigri azzannanti dei cerbiatti.
La decorazione dell'abside di fondo è particolarmente innovativa. E' resa con minutissime tessere quadrate di vario colore che sembrano sostenere un'architettura formata da finestre ad archi e rettangoli tamponati.
Ai due lati, dove l'aula si restringe per dare inizio all'abside, due grandi fregi a girali, posti in verticale, simulano due colonne con capitelli. Sono ornati da fiori, piccoli uccelli e farfalle. L'insieme è di grande armonia.
Un particolare che colpisce sono le due figure, sulla destra, raffiguranti un giovane in tunica bordata di porpora ed un uomo con il capo nimbato.

Superato lo stupore davanti a tanta bellezza, ci si pongono delle domande. Cos'è questa sala, da dove viene, a quando risale?
E' un'aula appartenente ad un edificio monumentale ritrovato casualmente negli anni '40 del secolo scorso a Porta Marina, ad Ostia. Risale al IV secolo d.C. come dimostrano due monete di bronzo allettate nella malta e risalenti una a Magno Massimo (383-388) e l'altra a Flavio Eugenio (393-394).
Non fu mai terminata a causa del crollo del soffitto, che avvenne durante la costruzione. Per nostra fortuna fu lasciato tutto nello stato in cui era. La terra che la ricoprì, l'ha mantenuta intatta fino a noi. Si tratta di un unicum.

Sappiamo che il IV secolo è stato quello in cui l'opus sectile ha raggiunto il suo massimo splendore, come testimoniano i riscontri archeologici, ma nessuno si è conservato in buone condizioni come quello di Porta Marina.
Per quanto riguarda le scene di caccia con tigri o leoni e le decorazioni floreali con marmi policromi, l'archeologia dimostra quanto questo tipo d'iconografia fosse diffuso sia a Roma che nelle province.
Al momento del crollo, l'opera non era stata ancora terminata. Mancava, tra l'altro, il pavimento della zona absidata. Molte piccole tessere marmoree, già sagomate, giacevano a terra in attesa di essere composte per completare il disegno decorativo.
Furono trovate anche due “calcare”, una nella stessa aula e l'altra nel vano accanto, a dimostrazione che il cantiere era in piena attività al momento del crollo. I resti del soffitto evidenziano un decoro formato da grappoli d'uva dorati e da pampini verde-azzurri.
Le due figure: l'uomo con il capo nimbato ed il giovane in tunica, sono state oggetto di molte ipotesi. Si è pensato anche ad una iconografia cristiana ma il ritrovamento, in domus tardo antiche della Grecia e dell'Asia minore, di cicli raffiguranti filosofi “divinamente ispirati” con i loro allievi, indirizzerebbero verso l'immagine di un maestro della pratica filosofica neo-platonica.
Si è ipotizzato che l'aula appartenesse ad una ricca domus o che fosse un luogo preposto all'istruzione dei giovani. Ciò che sembra evidente è che l'abside fosse un triclinio, probabilmente estivo, dal momento che l'aula era aperta sulla facciata che dava verso il mare, come confermerebbero il ritrovamento delle basi di due colonne e il tipo di decorazione del soffitto con grappoli e foglie di vite.
Dopo aver goduto della splendida immagine dell'aula non si può non sentirsi grati verso coloro che lo hanno reso possibile. L'opera di restauro è durata sette anni: dal 1959 al 1966 ed ha richiesto pazienza ed alta professionalità. Non è questa la sede per descrivere nei particolari il procedimento seguito ma, è evidente, che alle doti suddette va aggiunta la grande passione per il proprio lavoro. Penso che un'opera come questa, purtroppo non conosciuta e pubblicizzata quanto la sua rarità meriterebbe, possa essere un'occasione per arricchire la propria cultura, emozionandosi.
Che altro dire? Tutto questo si può definire, forse, solo “visitare un museo”?


Isella Pagliantini - abarcheo@inwind.it

NOTE


* Il Museo dell'Alto Medioevo si trova in Viale Lincoln 3. Orario: 9,00-14,00 Giorno di chiusura: il Lunedì.

** Sono i resti della decorazione del soffitto dell'aula.

 
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