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(quinta parte)














  
 

Usciti dall'abitazione del vecchio procaccia andammo a riprendere la macchina che avevo parcheggiato piuttosto lontano per non incuriosire i vicini di casa.

immagine di città
Fine della vacanza


Appena fuori dal paese, mia moglie mi chiese perché avevo detto al signor Pasquale che non m'interessava sapere chi scriveva le lettere da Campobasso.
– Perché so già chi era, e che cosa faceva in quell'epoca a Campobasso –.
– È una persona che conosco anch'io ? –
– Sì –.
– Allora dimmi chi è –.
– Te lo dirò. Ma prima voglio rivelarti il cambiamento, o meglio, la metamorfosi mentale avvenuta in me, che è sopraggiunta improvvisamente, ed è più rilevante della soluzione del crimine che mi ero raffigurato e che insieme abbiamo indagato. Mutamento per me assai sconfortante –.
Luciana mi guardava stupita.
– Ho definito un "giallo" l'avventura che mi ero costruito, e che ci ha portato fin qui. Sempre che questa vecchia, meschina storia sia ancora all'altezza dell'ammirazione che aveva assunto ai miei occhi, che abbia ancora i requisiti per essere definita un notevole crimine e passare per un giallo. E invece così non è. Questa storia non ha più nessun valore –.
Luciana era sempre più stupita.
– Ti ho già raccontato come un giorno sentii parlare di un fatto di cronaca e mi parve di sentir suonare forti squilli di tromba, rintocchi di campane e colpi di pistola. Era tutta una fantasia, un'immaginazione puerile, ma da lì iniziò l'emozionante creazione di un'avventura tutta mia. Ora quei suoni eccitanti quelle immagini seducenti si sono spente in un mattino freddo, in un mondo di storie lontano da me –.
Fermai la macchina sul bordo della strada, all'ombra di un grande albero. Montegrifone si vedeva lontano alle nostre spalle ed era anche molto lontano da ogni mia simpatia, da ogni mia partecipazione emotiva.
Mi girai verso mia moglie provando a sorridere: – Luciana cara, sai bene da quanto tempo ho mantenuto vivo il desiderio di scoprire chi architettò quell'inganno. E sai come ci tenevo a quella storia avventurosa che mi ero costruito. Sai anche quanto mi sarebbe piaciuto scrivere un racconto capace di trascinare il lettore in un avvincente intrigo, in una macchinazione ben architettata. Ebbene è tutto scomparso, dileguato, svanito. –
Dovetti fare una pausa per recuperare il buonsenso, il corretto contegno che appartiene alla mia età. Luciana mi guardava dispiaciuta, con tenerezza e malinconia.
– Ebbene, ieri sera sono tornato a fare un giretto intorno al palazzo su cui fantasticai tanto. E niente era più come quando siamo arrivati. È accaduta una trasformazione stregonesca, come se il palazzo fosse diventato soltanto un massiccio cubo lugubre, un grande cranio vuoto, un criptosauro, buia creatura della fantasia, e fosse diventato una spiacevole carcassa arenatasi sul colle di Montegrifone. Si è svuotato di ogni attrattiva, di ogni incanto avventuroso, di ogni vicenda misteriosa. Tutta l'appassionante storia che per tanto tempo mi aveva affascinato: personaggi speciali, agguati, imboscate, segreti, tutto era svanito, era come se mi fossi svegliato da un sogno, col respiro affannoso.
Quel palazzo che non avevo mai visto e che avevo immaginato nelle maniere più diverse e favolose mi è sembrato di uno squallore tremendo. D'improvviso, guardando l'edificio deteriorato, scolorito, triste, mi si è parata dinnanzi la vera natura di quella storia che per anni avevo voluto vedere avvincente, eccitante, suggestiva.
È come se l'eroica epopea dei Mille che sbarcarono a Marsala per fare l'Italia unita si fosse trasformata in una storia di mafia, come magari lo fu davvero.
Mi è piombata addosso una grande malinconia ma anche una rivalutazione critica. Si dovrebbe meditare più spesso sugli abbagli giovanili che propongono un mondo favoloso quando poi vedrai che è solo triste, a volte amaro. Qualunque sia stato il tuo buon punto d'arrivo, o la posizione sociale che hai saputo raggiungere, non puoi non vedere le irregolarità i vizi le disonestà, le prepotenze che crescono come erbacce infestanti intorno al tuo giardino –.
Stetti zitto un poco per riordinare le idee
– Devo darti altre informazioni che ieri vedendoti stanca, impegnata a preparare i bagagli, e poi tutta indaffarata in altre faccende, non ti ho comunicato. Anch'io mi sono lasciato prendere da intricati ragionamenti e ho dimenticato di riferirti le notizie supplementari che avevo avuto –.
Debbo dire che Luciana è straordinaria, a quel punto ha detto: – Aspetta un istante –, ha tirato fuori dalla borsa da viaggio un thermos e mi ha offerto un caffè squisito che ho gradito immensamente.
– Ora continua –.
– Bene. Ieri mattina mi sono alzato presto, tu dormivi ancora, sono uscito per comperare le buone focacce che sfornano prima delle sette e che ti piacciono a colazione. Uscito dal forno ho incontrato Ignazio, siamo andati a prenderci un caffè e ne ho approfittato per chiedergli se ricordava le vicende accadute dopo la rapina della Venere.
È incredibile, ma non mi ero mai chiesto cosa fosse avvenuto dopo: questa è stata una trascuratezza inammissibile. Dunque Ignazio mi ha raccontato gli avvenimenti successivi e sono molto interessanti. Davvero molto interessanti –.
Luciana mi chiese se volevo ancora del caffè. Grazie, ma ne avevo preso già troppo.
– Va bene. Allora continua –.
– A quanto pare il brutto scherzo che gli avevano approntato esacerbò il barone. Nessuno può dire se sfidò la fortuna per rabbia, sempre più dissennatamente, sperando di rovesciare la malasorte. O insistette per ottuso vizio, come accade ai giocatori incalliti, e lui lo era. Comunque sia stato finì per giocarsi il migliore dei poderi rimastigli, e perdendolo segnò il decadimento della famiglia. Probabilmente non rispettò l'obbligo d'onore, vale a dire che non pagò subito, oppure cercò di dilazionare l'onere, fatto sta che gli inviarono un eloquente messaggio ammazzandogli il cavallo preferito, un purosangue a cui teneva di sicuro più che alla moglie –. – Accidenti – commentò Luciana, – queste supplementari notizie suscitano altre ipotesi –.
Chiesi se si era già fatta un'idea della soluzione del caso.
– Più o meno. Ho pensato a varie ipotesi, a differenti soluzioni, a probabili moventi: il più emozionante potrebbe essere stata la vendetta, ma più realistica è la semplice appropriazione che fruttò un consistente guadagno. Potrebbe entrarci anche l'affermazione di potere di un politico locale, oppure appropriazione e vendetta trovarono compimento nello stesso tempo. Comunque direi che sulle altre ipotesi prevale l'azione della camorra, che aveva i mezzi per compiere un'operazione tanto teatrale –.
– Condivido la tua conclusione, anch'io sono arrivato alla stessa interpretazione. Il Mollica e il Medaglia potevano anche essere interessati a un affare, ma un affare diverso, magari un altro reperto diverso dalla Venere, di valore sempre rilevante, e quindi essere in un rapporto epistolare. Pertanto non è detto che sia stato il Mollica, per vendetta, a progettare l'azione. Forse il Cicoria, potrebbe essere stato lui ad avvertire qualche caporione della camorra che poi ha progettato la facile rapina. Ma che il Medaglia fosse in combutta con la camorra non mi meraviglia neanche un poco, anzi suppongo con maggiore convinzione che sia stato proprio lui a riferire alla malavita organizzata la notizia del ritrovamento e del cospicuo valore del reperto – .
immagine di città
Alba nel Sannio


– Ma c'è un'altra ipotesi forse romantica o sentimentale, perlomeno stravagante, che mi è venuta in mente e che voglio confidarti. Mi è venuto da pensare che Carmelo possa essere figlio del Mollica. Me lo ha fatto pensare l'impegno, la tenacia direi la risolutezza con cui ha difeso la memoria dell'intarsiatore. Le lettere che gli spediva dal collegio suppongo che intendessero testimoniare riconoscenza a quell'uomo, che suppongo avesse intuito essergli padre. Evidentemente la guardarobiera adre di Carmelo aveva commesso un peccato di gioventù e disperata si era rivolta all'intarsiatore. Così era il Mollica che pagava la retta del collegio. Carmelo scriveva all'intarsiatore perché la madre glie lo aveva chiesto. Anche il fatto che in collegio abbia appreso il mestiere di falegname, fondamentale per passare poi all'intarsio, è significativa.
Ma debbo darti ancora un'altra notizia che considero molto importante. Quando siamo andati a prendere il caffè mi è venuto in mente di chiedere a Ignazio notizie del Cicoria che era rimasto gabbato e tanto deluso dal corso degli eventi.
Ignazio mi ha raccontato che poco tempo dopo la rapina ai danni del barone il Cicoria fu trovato morto per un incidente di lavoro. Da un cavallo imbizzarrito aveva ricevuto un calcio in pieno petto.
Ho mormorato: – Bella idea per dissimulare o occultare un delitto –.
Ignazio stette a pensarci un momento e poi commentò – Era talmente evidente l'impronta del ferro di cavallo sul petto del morto che non dette seguito a indagini. Ma anche se il maresciallo dei carabinieri ebbe qualche dubbio non dette corso a un'inchiesta. Quell'anno accaddero fatti di tale rilevanza nazionale che a fronte di ben altro delitto quello di un campagnolo fu trascurato, e la faccenda finì nel dimenticatoio –.
Debbo aver mostrato un'espressione perplessa. Ignazio mi ha guardato, ha capito cosa pensavo e ha commentato: – Riaprire le indagini a quasi cinquant'anni dall'incidente, è impensabile. Però debbo dire che in effetti tra i braccianti correva la voce che il Cicoria avesse scavato di notte in gran segreto e avesse trovato oggetti d'oro –.
Dopo un breve silenzio rimisi in moto la macchina.
Questa sera c'è l'inaugurazione dei ventesimi giochi olimpici, Luciana cara. Corriamo a casa.

Era il 26 agosto del1972


FINE


Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - gennaio 2016

 
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