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Numeri IL MONOLITE

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Spense la luce, si girò su un fianco tirando la coperta, e il movimento fece scivolare il giornale per terra. Mentre il sonno lo invadeva l’ultimo articolo letto distrattamente gli si ripresentò. Veramente gli ricomparve il solo titolo, come se quelle parole venissero a galla grandi e bianche dal nero del buio: “Nuove accurate misure ripropongono il problema del corpo nero”. (1)    continua...

Mormorò: - Il corpo nero, il corpo nero è … - La definizione del difficile oggetto rimase in sospeso perché alla faticosa pausa riflessiva seguì solo il respiro pesante di una persona addormentata.

Il sistema solare era ancora giovane quando un meteorite precipitando sul pianeta Terra causò una terribile catastrofe. Poi, assai lentamente, l’effetto disastroso si esaurì e l’impatto venne assorbito e cancellato. Quindi il blocco perfettamente squadrato poteva essere arrivato dallo spazio lontano, penetrando in profondità nella crosta terrestre primigenia, o forse era già racchiuso nel pianeta quando la Terra si era formata. Tutto era accaduto molti millenni prima che giganteschi sommovimenti tellurici lo sollevassero portandolo allo scoperto.
Il dilemma non stava nel quando o nel come fosse apparso, questo era un problema da affrontare in un secondo tempo. Ora bisognava capire che cosa fosse quell’oggetto, e di quale materiale fosse composto.
Era straordinariamente anomalo il gigantesco monolite, ritto nella pianura perennemente coperta da una fitta nebbia. Si trovava là prima ancora che apparisse qualsiasi forma di vita. Quando l’atmosfera primitiva avvolgeva il pianeta con un involucro denso e irrespirabile .
Appariva come un enorme parallelepipedo regolare che poteva avere un’altezza di cinquecento metri. Era a base quadrata e per un quarto restava sprofondato nel suolo. Era sicuramente di un minerale pesante. Probabilmente era costituito in prevalenza di ferro, e di qualche altro minerale raro. Era liscio e lucente, di colore scuro, grigio metallico.

Per quanto tempo era rimasto inerte sarebbe stato impossibile calcolarlo. Era trascorsa l’era paleozoica e la distesa di roccia che formava la pianura dopo un così lungo periodo s’era coperta di terra, ora era rivestita di erba molto alta. Ai margini di quella distesa verde tendente al viola si vedeva altra vegetazione scura, folta e lussureggiante. Molti alberi imponenti si stagliavano contro l’orizzonte e nella landa caliginosa vagavano giganteschi animali coperti di dure squame verdastre, muniti di lungo collo, potenti mascelle e grandi code .
Poi arrivò improvvisamente il giorno fatidico, apparentemente un giorno come un altro, ma allora accadde che una congiuntura cosmica irripetibile potenziasse l’azione di energie stellari. E il monolite si svegliò.
Lo scuro parallelepipedo iniziò a riscaldarsi dall’interno. Dapprima irradiò un gradevole tepore, così che gli animali si avvicinavano e si strusciavano sulle sue lisce superfici, poi pian piano la temperatura aumentò. Aumentò in misura enorme, fino a che tutto il gigantesco parallelepipedo si trasformò in una potentissima sorgente di calore.



Avvennero gigantesche manifestazioni atmosferiche, la temperatura altissima che irradiava dal monolite provocò venti furiosi, la nebbia densa fu illuminata da fulmini continui che originarono incendi e piogge torrenziali. La natura fu sconvolta, i giganteschi animali caddero morti e il calore disintegrò i più vicini. Erba e alberi svanirono per migliaia e migliaia di chilometri finché pian piano col tempo il calore decrebbe e il gigantesco monolite si raffreddò. Anche l’atmosfera era stata modificata, la coltre di caligine si era dissolta e si poteva vedere il cielo azzurro. La luce aveva favorito la rinascita dell’erba e ora per la pianura vagavano animali più piccoli ma assai numerosi.

Ed ecco accadere un nuovo evento.

All’alba di un mattino in cui il cielo esibiva tutti i colori dell’arcobaleno, una delle superfici del monolite, che da grigie erano divenute bianche, sfiorata dalla luce del sole mostrò distintamente una serie di numeri. Numeri che se già esistevano, incisi sul lato orientale del blocco di minerale, prima sarebbe stato impossibile vederli : 13 , 21 ,34 , 55 .
Si formò una fenditura. Si aprì una crepa come avviene nel guscio di un uovo che si schiude. La crepa si allargò, si allargò molto, e infine apparve una gigantesca figura di donna.
A quel punto un orribile caos sconvolse la pianura. Si udì un frastuono talmente spaventoso che, se ci fosse stato un essere umano consapevole della catastrofe incombente, ne sarebbe rimasto terrorizzato .

E infatti un uomo si sollevò di colpo con gli occhi sbarrati. Premette violentemente il pulsante per arrestare il terribile frastuono: - Maledetta sveglia, ti schiaccio come uno scorpione. Ti calpesto - ansimò.
Stette a pensare per qualche minuto con un’espressione sbalordita e imbronciata. Poi disse: - Ma certo! Quel cataclisma era dovuto all’esultanza della Terra che salutava la nascita della “Grande Madre”. La “Magna Mater” era venuta al mondo - (2)

Si alzò mugugnando, era domenica e la sveglia era stata intollerabile. Ciabattando andò in cucina a prepararsi un caffè. Mentre riempiva la Moca, guardò la scatola che conteneva la prediletta miscela. Era un parallelepipedo regolare ma certamente non rispettava le proporzioni auree. Invece il monolite gli era apparso perfetto. Calcolò che se uno dei quattro spigoli verticali fosse stato alto davvero 500 metri, il lato del quadrato di base doveva misurare 312 metri e mezzo perché le facce più grandi fossero degli impeccabili rettangoli aurei. Poi considerò i numeri incisi su una delle facce. Ne ricordava uno solo ma era chiaro che quelli a seguire erano i numeri della serie di Fibonacci 21, 34, 55, 89 e così via. Neanche per un attimo notò la stravaganza, l’impossibilità che numeri di qualsiasi tipo si potessero vedere all’età della pietra. Ma i sogni rendono perfettamente reale l’impossibile.
La serie di Fibonacci, come tutti sanno, cresce, e quella crescita si può rappresentare graficamente con quadrati sempre più grandi. Quadrati che possono accogliere i segmenti di una spirale logaritmica. Allora la spirale aumentando regolarmente, coprirà sempre più spazio sul piano.



- Ecco la spiegazione dei numeri - mormorò. - Nello stesso modo in cui la spirale aumenta si sarebbe sviluppata la vita sul pianeta e infatti il genere umano cresce e crescerà ancora. Fino a quando la popolazione avrà coperto tutto lo spazio disponibile. Questo era il compito della Magna Mater … - .
Si spostò nella stanza che gli faceva da studio, da salotto e da soggiorno, per sedersi e godere il caffè comodamente, ma si alzò di nuovo per guardare nella vecchia Enciclopedia UTET a quanto ammontava la popolazione mondiale negli anni cinquanta. Allora raggiungeva i due miliardi e 786 milioni, ma nel 1999 già sfiorava i sei miliardi . Quanti miliardi sarebbero stati nel 2050 ?
Una confusa angoscia lo invase. Strinse la tazzina avvicinandola al naso, e il nero aroma venne in soccorso dell’irritato visionario sognatore.
Davanti aveva la finestra spalancata. Guardò il cielo. Nel rettangolo azzurro sfrecciò una rondine. Un’indefinita sensazione di fiducia lo rasserenò: – L’umanità saprà trovare le risorse in se stessa – mormorò rivolgendo l’ammonimento all’enciclopedia che aveva lasciato aperta sul tavolo. Si versò dell’altro caffè, esitò un momento poi mise nella tazzina un intero cucchiaino colmo di zucchero.

Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - aprile 2012


NOTE



(1) Il Corpo Nero , nella descrizione classica della fisica, è un oggetto teorico che assorbe la totalità delle radiazioni che lo colpiscono e non ne riflette alcuna, e perciò appare nero. Il corpo nero è un oggetto in perfetto equilibrio termico, in cui l’energia assorbita è uguale all’energia irradiata.
Comunque il corpo nero irradia e la radiazione è detta radiazione di corpo nero. Invece la densità d’energia irradiata è detta spettro di corpo nero. Il termine fu coniato da Gustav Kirchhoff nel 1862. Ma lo spettro del corpo nero fu interpretato correttamente per la prima volta da Max Planck. Fu lui che spiegò come la radiazione elettromagnetica si propaga solo in pacchetti d’energia definiti quanti. E la loro energia è proporzionale alla frequenza dell'onda elettromagnetica.

(2) L’archetipo della Grande Madre è forse la più antica divinità adorata dagli uomini. Ha rappresentato un'immagine di forte impatto emozionale essendo innata nell’immaginario profondo ed è stata connessa spontaneamente alla terra che fa germinare il seme. Il simbolismo che la pervade si evidenzia nelle raffigurazioni che l'umanità primitiva le ha dato. In essa gli attributi della fertilità sono fortemente rilevati come si vede nella Venere steatopigia dell’età della pietra. Proprio quegli attributi che l’idea di eleganza oggi vuole nascondere. Una grande Madre taglia 48 avrebbe fatto ridere e diecimila anni fa avrebbe sollevato indignazione. Perché “La Grande Madre” doveva essere GRASSA.
Ampi studi hanno dimostrato come la diffusione del culto della dea madre fosse esteso in tutto il mondo. E non solo nella preistoria ma anche in epoche recenti. Ovunque affiora la sua presenza anche se in forma velata e sotto altre identità. I romani dettero il nome di Magna Mater alla dea frigia Cibele introducendo nel mondo romano il suo culto.
La donna essendo da sempre il "vaso della vita", il “luogo” in cui si forma la vita, costituisce l’immagine più forte per rappresentare la fertilità e la nutrizione. È comprensibile quindi come in un unico essere trascendente trovarono espressione idealizzata l’essenza della fecondità, del nutrimento e della protezione.

 
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