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LA MISTERIOSA LAPIDE DI GLOBIC

Strana epigrafe in S.Maria del Popolo. Pur senza rivelarlo chiaramente il "geometra reale" Globic de Buczina potrebbe essere stato esperto di alchimia. Questa ipotesi in tal caso darebbe un senso allo strano testo.





    

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Non vi avrei mai indirizzato verso la lapide commemorativa oggetto di questa indagine se, ripensandoci, non mi fossi detto: "a compenso della delusione che proveranno nel vedere l'insignificante oggetto, li retribuirà il piacere che avranno dopo, di fronte alle meravigliose tele della cappella Cerasi". Un pomeriggio di due anni or sono ero andato a esaminare questa targa marmorea perché mi era stata segnalata come cosa assai strana. In effetti, ero rimasto molto incuriosito dal linguaggio criptico in cui era concepita, e volevo verificare di persona il testo. È vero che a volte s'incontra qualche epitaffio, come l'epigrafe in questione, che ci obbliga a meditare perplessi e stupiti. E infatti quando trovai quella di cui parlo, quasi nascosta in un angolo della controfacciata di S. Maria del Popolo, restai sorpreso. Non tanto per la modestia del monumento, piuttosto perché mi aspettavo qualcosa di diverso, ad esempio una lapide con qualche richiamo alla geometria. Immaginavo un cerchio inciso su una lastra marmorea, con un cubo in rilievo al centro. Niente di tutto ciò. Avrei dovuto capire però che se non emergeva nessun segno formale di quella scienza forse c'era una ragione. Nondimeno era strano. Era come se la tomba di uno scultore fosse priva di ogni rilievo marmoreo, o il sepolcro di un principe non avesse il blasone. A tal punto non mi resta che presentare l'epitaffio così com'è inciso: Hic lapis centrum est cuius peripheria vita fuit giratus est quondam, in hoc turbulento vitae circulo nobilis Samuel Raphael Globicz de Buczina Boemus Pragensis - parente regni geometra - qui infelicissime quadraturam circuli invenit dum filus hic eius dilectissimus sub hoc quadrato lapide sepulchrali anno MDCLXV die XVIII augusti aetate XXV humatus est.    continua...

Vale a dire: " Questa pietra è il centro di un perimetro che si chiamò vita, e dentro quella circonferenza tempestosa (circolo turbulento) [si agitò] Samuele Raffaele Globicz de Buczina, Boemo di Praga - nobile figlio del geometra del regno - il quale, infelicissimo, scoprì (invenit) la quadratura del cerchio, quando il suo dilettissimo figlio, sotto la quadrata lapide sepolcrale, venne sepolto (humatus est) l'anno 1665, il giorno 18 di agosto, all'età di 25 anni ". Allora cosa voleva dire Globic con quelle parole? L'interpretazione letterale del testo sarebbe: " Samuele, Raffaele Globicz peregrinò dentro il cerchio dell'esistenza. Il centro di questa circonferenza chiamata "vita" fu quel quadrato sasso che divenne pietra tombale. L'infelice padre scoprì la quadratura del cerchio nel giorno sventurato in cui il figlio venne sepolto là sotto". Qualcosa però mi lasciò perplesso e rimasi a meditare prima sulla lapide, e in seguito sulla sua foto. Chi era Globic de Buczina figlio? Il padre dichiara di essere boemo di Praga, e geometra reale. Probabilmente la qualifica di geometra reale, era stata concessa dall'imperatore Ferdinando III. Non è molto, ma quell'accenno ci fa capire da dove discende il linguaggio "geometrico" del testo. Del figlio invece non so nulla, cosa ci faceva a Roma? Ho fatto qualche ricerca, non approfondita per la verità, e non ho trovato nulla. A pensarci bene però non è la storia della vita di Samuele Raffaele Globic de Buczina che ha qualche importanza. La mia meraviglia e l'attenzione posta sulla lapide sono per il sovrumano, spirituale traguardo - se si può chiamare traguardo, e se davvero lo fu - a cui arrivò Globic padre. Dopotutto i parametri della fisicità, ossia le notizie che potrei desumere da documenti anagrafici o da relazioni o ritratti, non mi fornirebbero nessun lume. Non m'interessa sapere se era alto e magro, biondo o bruno, con la barba o senza, come si era guadagnato di che vivere, eccetera. Cercando e rovistando in archivi e biblioteche forse una biografia si potrebbe costruire. Ciò che nessun documento invece potrà mai dirmi è qualcosa di nascosto e profondo, qualcosa che si ricollega a quella frase "quadratura del circolo" e che certamente non si riferisce alla soluzione matematica del problema. Probabilmente quelle strane parole vogliono dirci che l'ispirazione esacerbata dal dolore aveva prospettato a Globic padre qualcosa che forse lui vide come l'incredibile "pietra filosofale". Cioè il raggiungimento della "Grande Opera" la comprensione dell'essenza, o il fondamento dello Spirito. Globic, affermando di aver trovato la quadratura del circolo il giorno in cui fu sepolto suo figlio, non intendeva dire davvero di essere giunto ad una scoperta matematica. Insisto nel pensare che la quadratura del circolo significasse per lui "cognizione del senso della vita". Aveva capito il significato, incomprensibile, dell'esistenza. Del mistero della nascita e della morte. E per lui infelice era divenuta gravosa pesante conquista. Se si fosse vantato nell'epigrafe di aver risolto il problema proverbiale, l'effettiva quadratura matematica del cerchio, sarebbe stato di pessimo gusto e inaccettabile persino come risarcimento del terribile lutto occorsogli.

Fig. 1 - Lapide di Globic

Dobbiamo ricordare un particolare importante; lui era boemo di Praga e Praga, per tradizione antica, è la città più esoterica d'Europa. Là dal medioevo, vivevano maghi, astrologi e alchimisti. Tuttora esiste in quella città il vicolo dell'oro in cui un tempo c'erano laboratori alchemici che lavoravano per Rodolfo II, imperatore del Sacro Romano Impero. Pur senza rivelarlo Globic poteva essere stato un appassionato di esoterismo e di alchimia. Indubbiamente "l'esoterico" doveva aver nutrito la sua cultura, e questo spiegherebbe un poco il testo sulla lapide. A Roma poi, proprio in quegli anni (1656-1688), in palazzo Riario, poi Corsini, e oggi sede dell'Accademia Nazionale dei Lincei, si era stabilita la regina Cristina di Svezia con la sua corte. Cristina di Svezia - giunta a Roma dopo essersi convertita al cattolicesimo e abdicato al trono - era affascinata dall'alchimia e aveva voluto un laboratorio alchemico nel suo palazzo romano. Questo era frequentato da personaggi dell'elite culturale del tempo, ci andavano il medico astrologo Giuseppe Francesco Borri, l'astronomo Giovanni Cassini, l'alchimista Francesco Maria Santinelli. Erano di casa l'erudito Athanasius Kircher, autore del famoso Museo Kircheriano, la Wunderkammer; il marchese Palombara, alchimista anche lui, ideatore della celebre porta magica, ora nel giardino di piazza Vittorio Emanuele, e molti altri intellettuali dell'epoca. L'alchimia non era condannata dalla Chiesa, per questo è possibile trovare nelle cappelle romane sepolture di personaggi che vi si dedicarono. I teologi seguendo il pensiero di Tommaso d'Aquino la giudicavano una falsa scienza, ma non diabolica. Della legalità dell'alchimia ne avevano già ampiamente discusso con i giuristi, e sebbene considerassero l' alchimia un'attività ingannevole, tuttavia non la ritenevano magica e perniciosa, così finirono per accettarne la pratica. Però non era prudente parlarne in pubblico. Gli intellettuali, dice Peter Robb nel suo "Enigma Caravaggio", "‚Ķdovevano procedere tutti con estrema cautela in quell'epoca di chiusura ideologica e di repressione. E più di tutti quelli appartenenti alla Chiesa" (p.61). Nel passo citato Robb si riferisce al cardinal Del Monte uomo assai aperto di mente e di gusti raffinati, mecenate di Caravaggio. Il quale, dipinse, circa sessan'anni prima della morte di Samuele Raffaele, le due tele per la cappella Cerasi nella stessa chiesa dove è sepolto il giovane Globic. Ci sono sottili relazioni molto interessanti tra la pittura di Caravaggio e l' alchimia teorica, ma non è possibile parlarne in questa sede. In quell'ottica dunque l'oggetto al centro della circonferenza sarebbe una velata allusione alla pietra filosofale. E in quel cerchio, simbolo dell'universo, lo spirito si agitò febbrilmente fin che ebbe vita, quietandosi poi sotto il fatale "lapis quadrato". Insomma Globic de Buczina aveva interesse per l'alchimia e l' esoterismo? Altri collegamenti farebbero pensare che si. Fin dai testi più antichi il convincimento di poter trasmutare i metalli vili in oro coincideva e si confondeva con la rigenerazione spirituale dell'operatore. Perché il metallo vile potesse tramutarsi in oro doveva morire nel crogiolo così che potesse rinascere puro e divenire metallo incomparabile ed eterno. Allo stesso modo, in forma simbolica, l'alchimista si prefiggeva un processo di morte e purificazione per raggiungere la perfezione spirituale, la conoscenza suprema. Globic ha voluto dire che insieme al figlio morì spiritualmente, idealmente, per rinascere senza macchia, e solo grazie a suo figlio poté raggiungere dolorosamente quella perfezione che lui chiama "quadratura del cerchio"? Torniamo alla lapide. Perché quegli accenni alla geometria sono scritti in una composizione così disordinata? La disciplina matematica chiederebbe una forma ben regolare e lineare, invece il testo ha un andamento ondulato perchè segue la pieghe che simulano un drappo. Si dirà che quello era il gusto del tempo, del barocco dominante. Non è questa la risposta a parer mio. Il testo scritto in altro modo non avrebbe suggerito altrettanto bene il movimento, e l'acqua fonte della vita. Vento e acqua in ogni testo esoterico sono gli elementi fondamentali del moto e della creazione. In sostanza la lapide dice e non dice. Il serafino che vola verso l'alto prende lo slancio puntando il piede proprio su quello scritto enigmatico. E se osservate attentamente lo stemma gentilizio al vertice della lapide dimenticando la sua ovvia funzione, e meditate su l' elmo contornato da quelle piume a raggiera vi renderete conto che ad esso è stato affidato un ulteriore significato. So bene che angeli o putti sorreggenti stemmi nobiliari sono uno stilema usuale, potrei citarne a diecine, ma qui il significato di quest'angioletto è specifico. Infine dalla sommità dello stemma si slancia ancor più verso l'alto un cervo e già sapete quanto esso sia carico di significati simbolici tanto nella tradizione greca quanto in quella europea, soprattutto celtica. Nella Bibbia il salmo 42 inizia con le parole: "Come la cerva anela ai rivi d'acqua, così l'anima mia a Te anela, o mio Dio". È simbolo di rigenerazione della vita, perché le sue corna si rinnovano periodicamente, inoltre ha valore allegorico di resurrezione cosmica perciò era significativamente associato col simbolismo del sole e della luce che torna dopo le tenebre della notte. Potrei dire ancora molte cose. Dovrei parlare soprattutto degli intensi e prioritari scambi tra geometria, arte e astrazione mentale. Ma come ho già detto la limitatezza dello spazio mi impone di fermarmi qui.



Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it


 
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