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LUDUS MAGNUS

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Nei pressi del Colosseo, tra via Labicana e via di S. Giovanni in Laterano, alla profondità di alcuni metri sotto l'attuale piano stradale, si notano degli antichi reperti.    continua...

E' ciò che resta del Ludus Magnus, ossia della caserma dei gladiatori nella quale vivevano e si allenavano. E' venuto alla luce nel 1937 durante scavi che poi furono ripresi nel 1960. La Forma Urbis severiana indica, con precisione, la pianta ed il nome di questo edificio. Attualmente ne è visibile circa la metà essendo l'altra ancora sotto la via di S. Giovanni in Laterano e sotto i palazzi edificati all'inizio della stessa.

Fig.1 - Pianta del Ludus Magnus dalla Forma Urbis


Le murature in mattoni (opus latericium) che lo caratterizzano, lo fanno datare alla fine dei I secolo d.C., ossia al periodo dei Flavi (69-96). E' in quest'epoca che l'utilizzo del laterizio si è diffuso più capillarmente.
Si tratta di uno degli edifici fatti costruire da Domiziano, in relazione all'Anfiteatro Flavio, nella zona compresa fra il Colle Oppio ed il Celio.

Sappiamo che, oltre al Ludus Magnus, furono edificati:

- il Ludus Matutinus, riservato a coloro che lottavano contro le belve. Il termine "matutinus" si riferisce alla parte della giornata, il mattino, in cui nel Colosseo si svolgevano le Venationes. Queste "cacce" attraevano gli spettatori per la presenza di animali feroci o sconosciuti, catturati in Africa o in altre parti dell'impero, e portati a Roma perchè venissero esibiti nell'anfiteatro. Le dimensioni di questo edificio erano molto ridotte rispetto a quelle del Ludus Magnus.

- il Summum Choragium dove erano conservate le scenografie utilizzate durante gli spettacoli che poi, attraverso i piani elevatori presenti nel Colosseo, venivano portate dalle strutture sottostanti l'arena, fino al piano in cui si svolgevano le lotte.

- la Caserma Misenatium che fungeva da alloggio per il distaccamento dei marinai appartenenti alla flotta di Capo Miseno incaricati di manovrare il Velarium, ossia la grande tenda che riparava gli spettatori dal sole e dalla pioggia durante gli spettacoli.
Era posto sull'attico dell'Anfiteatro Flavio, sostenuto da pali inseriti in appositi fori e poggianti su mensole di travertino, alcune delle quali sono ancora visibili. Date le notevoli dimensioni del velarium, le manovre necessarie alla sua apertura e chiusura, che avvenivano tramite corde, erano affidate ad esperti di vele, cioè ai marinai.

- Lo Spoliarium era un obitorio dove venivano portati i gladiatori morti.

- il Sanarium che fungeva da infermeria per coloro che venivano feriti durante gli spettacoli. I gladiatori erano un capitale costoso, pertanto si cercava di curarli affinchè rimanessero in attività il più a lungo possibile.

- il Ludus Gallicus in cui erano alloggiati i gladiatori di origine gallica.

- il Ludus Tracicus in cui erano alloggiati i Traci.

- l' Armamentarium dove venivano custodite le armi utilizzate durante i combattimenti. Era un deposito chiuso e controllato da un responsabile per evitare che potessero venire rubate o usate per una sommossa, come avvenne a Capua con la rivolta dei gladiatori a capo dei quali era Spartaco. Nelle caserme gli allenamenti si svolgevano con armi finte.

Fig.2 - Ricostruzione del Ludus Magnus




Fig.3 - Quel che ne resta oggi


Struttura del Ludus Magnus

E' a pianta rettangolare. Al centro presenta una piccola arena ellittica nella quale si svolgevano gli allenamenti dei gladiatori. E' circondata da un podio formato da nove scalini, sostenuti da archi rampanti, sui quali erano posti i sedili per gli spettatori. Si calcola che dovesse contenerne circa 1200. A metà dei due lati lunghi c'era una tribuna d'onore, probabilmente riservata all'imperatore, che, essendo il proprietario sia dei gladiatori che della struttura, poteva seguirne gli allenamenti a suo piacere. Al centro dei lati corti c'erano due ingressi.
Si accedeva alle tribune d'onore tramite i due corridoi che le fiancheggiavano.
Sotto le gradinate del podio, delle stanze, comunicanti fra loro, correvano per tutto il perimetro e presentavano delle feritoie sulla facciata del muro fronteggiante l'arena. Queste stesse strutture si ritrovano nel Colosseo. Gli utilizzi erano vari: magazzini, alloggiamenti per gli arcieri che dovevano difendere gli spettatori da eventuali attacchi delle bestie feroci utilizzate durante le Venationes, o deposito di materiali di scena.

La sicurezza degli spettatori era assicurata da vari accorgimenti:

a) il podio era sopraelevato;

b) tra esso e l'arena c'era uno spazio di separazione munito di una rete di protezione retta da sostegni;

c) la presenza di arcieri.

Si ipotizza che il ludus fosse un edificio di tre piani. Due di essi erano porticati mentre il terzo, in alto, era chiuso, ossia non aveva il portico ma presentava porte di accesso. Al piano terra sono rimasti i plinti su cui poggiavano i pilastri del portico e le basi delle colonne.
Da qui si accedeva alle stanze dei gladiatori che avevano una dimensione di quattro metri per cinque. Si è calcolato che ogni stanza dovesse ospitarne sei. Sui lati lunghi c'erano quattordici stanze, sui due corti dodici.
Se si moltiplica per i piani ci si rende conto di quanto dovessero essere numerosi i gladiatori che vi abitavano.
Erano molto controllati. Dal Ludus un corridoio portava direttamente ai sotterranei del Colosseo da dove poi entravano nell'arena. Questo corridoio è stato scavato, per ora, solo dal lato del Colosseo.
Tra la cavea e il portico rimanevano ai quattro lati degli spazi triangolari vuoti (spazi di risulta). Su questi c'erano quattro fontane triangolari di cui resta, molto rimaneggiata, quella in alto a destra. Dietro il complesso edilizio delle case dei gladiatori correva un corridoio di servizio del quale resta una piccola parte del pavimento, in opus spicatum.
Si accedeva ai piani superiori tramite scale, di una delle quali sono rimaste tracce.



I Gladiatori

Erano soprattutto schiavi ma c'erano anche dei liberti che, per scelta, facevano questo mestiere. Molti erano prigionieri sconfitti che, per la loro prestanza fisica, venivano ritenuti adatti ai combattimenti nell'arena. Non ricevevano compenso per la loro attività.
L'età in cui potevano esercitare era dai diciotto ai trentacinque/trentasei anni.
Un gladiatore veniva definito in modo diverso in base all'esperienza maturata:

Novicius: quando era appena reclutato;

Tiro o Tirone: al primo incontro;

Veterano: dal secondo incontro in poi;

Rudiario: alla fine della carriera.

Avveniva di frequente che i gladiatori rimanessero nell'ambito gladiatorio in veste di arbitri. Erano chiamati Rudiarii.
Questo nome derivava dall'uso di consegnare, a chi era alla fine della carriera, una piccola spada di legno chiamata Rudis.
C'era la summa rudis (arbitro in prima) e la secunda rudis (arbitro in seconda).
Nell'arena c'erano più arbitri perché il duello non si svolgeva tra una sola coppia, ma ce n'erano anche tre o quattro che lottavano contemporaneamente, con conseguente necessità di controllo del rispetto delle regole.
A partire dall'età imperiale, il proprietario dei gladiatori, era l'imperatore. Questo significava possedere un grande potere politico perché gli incontri gladiatori comportavano un notevole consenso di ritorno. Di solito erano offerti gratuitamente al pubblico in occasione di feste di membri della famiglia imperiale o di avvenimenti importanti. Per l'inaugurazione del Colosseo, i giochi ebbero una durata di 100 giorni.

I gladiatori indossavano armi, costumi e armature diversi a seconda della "familia" alla quale appartenevano.
Il Retiario, dotato di rete e tridente, combatteva contro il Secutor, armato di scudo, spada e con l'elmo liscio, privo di decorazioni, per evitare di restare impigliato nella rete. I Murmilloni, con il gladio e lo scudo, erano contrapposti al Trace armato di scudo e di una piccola spada corta e ricurva chiamata "sica". C'erano poi i Galli, i Provocatores, ed altre tipologie minori.
Sembra che in origine iI primo gruppo sia stato quello dei Sanniti il cui nome, sotto Augusto, fu cambiato in Oplomachi, dal termine greco indicante l'armatura che significava "combattente con arma pesante".
Molti di questi gruppi rappresentavano le popolazioni vinte e servivano ad alimentare l'orgoglio dei cittadini.
Alla fine della carriera, oltre a scegliere di diventare arbitri, potevano restare come allenatori dei nuovi arrivati. In questo caso ricevevano uno stipendio.
Le epigrafi funerarie che ci sono giunte da varie parti dell'impero, ci forniscono informazioni importanti in merito al defunto: oltre al nome e all'età, mostrano il tipo di armatura indossata durante i combattimenti e perciò la familia di appartenenza e il tipo di lotta; il numero degli incontri vinti e la provenienza d'origine.
In particolare, sono utili alla conoscenza della struttura interna al ludus, quelle nelle quali è dichiarata l'appartenenza ad una determinata categoria, ad es.: arbitro in prima, in seconda o allenatore.
Ne sono state rinvenute alcune che fanno riferimento a persone che hanno svolto la loro attività proprio nel Ludus magnus.
A capo del Ludus c'era un appartenente alla classe degli Equites che amministrava, soprintendeva e rendeva conto solo all'imperatore.
Oltre agli arbitri e agli allenatori c'erano addetti alle varie funzioni pertinenti la struttura, come l'addetto al deposito delle armi, quello preposto ad ogni attività interna, ecc.

Isella Pagliantini - abarcheo@inwind.it - marzo 2012


 
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