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LA FELICITA' DELLA LIBERTA'
Il ricordo di una memorabile festa per un evento ben più indimenticabile e di tutti i cambiamenti che poco dopo si verificarono.









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La felicita e stata la fine di una violenza immane. Nessuno dei nostri giovani contemporanei, quelli che la sera affollano il centro delle grandi città italiane per generare una confusione becera, forse leggerà mai questo rapido flashback. In ogni modo anche se qualcuno di loro lo leggesse, rimarrebbe estraneo all'importante irripetibile esperienza della guerra. La fame, il freddo, la paura sono sensazioni che per conoscerle davvero bisogna patirle, avvertirle dentro il proprio corpo. Chi ha vissuto quell'epoca lo ricorda bene, o se allora era bambino potrà forse aver colto la gioia della fine di un incubo dai propri genitori. A Roma, intendo la città contemporanea, dopo mezzanotte strade e piazze diventano bolge infernali. Tuttavia, questi ammassamenti notturni non festeggiano nulla, non hanno riscontro in un avvenimento profondamente sentito e importante, sono raduni privi di gioia . Non come nel 1945 quando la felicità della liberazione si propagò esultante, e permeò ogni luogo del mondo, fino al più piccolo paesino. Questo è l'avvenimento sognato e desiderato intensamente, riassunto in poche righe, e che venne festeggiato sullo sfondo di un piccolo paese alle porte di Roma. Come dio volle anche la guerra finì, e come animali liberati dalla gabbia i nostri fratelli e amici uscirono dai loro nascondigli e ripresero le consuete attività. Mio fratello maggiore insegnava latino e greco al Convitto Nazionale di Tivoli dove si fece molti amici fra i docenti e fu venerato dai suoi alunni. Una delle sue colleghe più care era Itala Terzano, una donna severa e dolce, dal viso scolpito , che sembrava uscita da un quadro di Piero della Francesca. Era antica e giovanile ad un tempo e abitava in una bella casa arredata in modo austero, elegante e confortevole. Dalle finestre si dominava la strada ferrata con i suoi binari lucidi e grigi e i treni che passando veloci mandavano sbuffi di vapore e fischi acuti quasi a salutare gli abitanti della casa.    continua...

Diventai amica di Itala come di tutta la brigata degli studenti del Convitto. Ma, come dicevo , finalmente la guerra finì. La liberazione fu celebrata da me e da tutto il gruppo di Tivoli con una festa indimenticabile. Itala possedeva una grande stanza in un castello diroccato a S.Angelo Romano, in cima al paese. Vi andavamo spesso a leggere poesie, a discutere, a recitare versi di poeti latini. Lo scegliemmo come luogo ideale per riunirci e fare baldoria, quel 25 Aprile del 1945. Fu una baldoria che si protrasse tutta la notte. Una notte "pagana" straordinaria, trascorsa fra bevute degne dei nostri divini poeti, fra canti, progetti, confidenze scambiate al buio sui prati profumati di rugiada. Quando si levò l'alba, ci trovò tutti stralunati, ubriachi di vino, di sonno perduto, di troppe emozioni, ma incredibilmente vivi e liberi!

Fig. 1 - la felicità della liberta

I mesi successivi alla primavera del '45 introdussero molte novità. Grande fu il piacere di assaporare la libertà e simultaneamente venire in contatto con una cultura cosmopolita fino allora ignorata. La cultura italiana, ingabbiata per oltre vent'anni nell'ideologia del fascismo, era rimasta fortemente provinciale. Cominciammo a leggere gli scrittori americani: Faulkner, Hemingway, Lewis, Steinbeck, Scott Fitzgerald, e fra gli inglesi Wilde, T.S.Eliot, G.B.Shaw, Virginia Woolf, ecc. Si spalancò un mondo sconosciuto, complesso e di ampio respiro. Quegli anni furono davvero formativi e di un'intensità che, a paragone fa sembrare questo nostro tempo presente svuotato di ogni stimolo serio. In pochi anni cambiò velocemente anche il microcosmo di quel piccolo paesino dove celebrammo la nostra personale libertà. Fino allora vissuto in una tradizione rurale antica, anzi secolare, lo vedemmo varcare bruscamente la soglia della modernità. Vi arrivarono la televisione, i frigoriferi, le lavatrici, tutte comodità inconcepibili fino allora. Anche il nostro "mitico" castello dove, insieme a Itala ci rifugiavamo a sognare, è molto cambiato. Oggi, restaurato, è diventato in parte museo, e in parte centro polifunzionale.



Francesca Romana Pontani - abarcheo@inwind.it


 
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