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Seconda lettera ai lettori














  
 

Cari amici
Apprezziamo i continui progressi realizzati dalla medicina e ci incoraggia constatare quanto è aumentata la speranza di vita; compiuti i sessant’anni, un uomo o una donna adesso hanno la possibilità di beneficiare di un terzo tempo. Oggi arrivare ai novanta e anche superarli non è più così difficile.
Se dunque abbiamo speso due terzi dell’esistenza per costruire la nostra vita, il terzo tempo potrebbe essere il più interessante, il più intenso, se il cervello ci aiuta, e forse il più bello.
Durante il primo lungo periodo: lo studio, il lavoro, lo svago, incluso il sesso, hanno costruito la personalità di ciascuno. Dopo i sessanta bisognerebbe proporsi un indirizzo diverso, meno contingente, meno rivolto alla conquista del prestigio, dei soldi. Meno orientato alla posizione sociale, al sesso, alle mode. Al terzo periodo bisognerebbe dare un orientamento ideale. Ma sono pochi coloro che comprendono il senso del tempo che rimane. Se ci pensate bene noterete che questo terzo tempo è la fase più impegnativa, ma una minima parte decide di applicarsi ad altri scopi o interessi: volontariato, filosofia, arte, astronomia, poesia, ecc. ecc. Invece, quasi fossero oggetti dello spazio cosmico, continuano a percorrere l’orbita su cui hanno iniziato a muoversi molti anni prima, e non possono uscirne.
Anche perché dopo i sessanta a volte si presentano problemi duri o cominciano ad affacciarsi preoccupazioni di salute. Non parlo solo della propria salute che può generare ansia, ma della confusione, dell’angoscia che ci afferra quando si ammalano i familiari, e tutto diventa difficile.
Da qualche tempo sto vivendo una situazione del tipo che ho appena descritto, quindi non è strano se di recente mi è capitato di fare un sogno complicato, oscuro, inquietante. Uno strano sogno, che in qualche modo ha cambiato la prospettiva dell’esistenza che mi appartiene.
Una conseguenza, per esempio, è stata questa: ho deciso di presentarmi fisicamente, un’idea che fin qui avevo rifiutato. Ho sempre pensato che mostrare il proprio ritratto sia un comportamento condizionato dal narcisismo, dall’esibizionismo attuale straripante … e insignificante. Però mi è stato detto: chi legge ha il desiderio, si potrebbe anche dire “il diritto”, di conoscere chi scrive. In sintesi: che faccia ha.
Per di più sembra che il rifiuto a mostrarsi possa essere considerato un atto di presunzione: “celarsi per idealizzarsi”. Ne ho tenuto conto, e ho accettato di apparire. Per cui eccomi qua.



balcone



Detto il poco che avevo da dire, rivolgo ancora un pensiero grato a tutti voi per la vostra simpatia, per il vostro interessamento e per la vostra amicizia.
Nel salutarvi esprimo la speranza di poter scrivere ancora dei racconti apprezzabili, e che voi possiate leggerli a lungo.

Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - aprile 2017



 
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