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GODOT sta arrivando

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Sarebbe impossibile precisare il luogo in cui tornano a incontrarsi i protagonisti della vicenda di cui avete già sentito parlare. Quella pianura sconfinata non presenta nessun punto di riferimento e per quanto sia potente la vostra vista e possiate vedere lontano scorgerete soltanto la foschia che annebbia l’orizzonte. Tuttavia l’albero spoglio, ritto un centinaio di metri più avanti sul bordo della strada, offre l’unico appiglio riconoscibile agli occhi.
Fa un gran caldo.
Anche nell’ipotesi che possiate averne conservato un ricordo, vi sarebbe impossibile riconoscere quei due vagabondi che si trascinano sulla strada perché sono diventati vecchi, grigi, rinsecchiti e spettrali, sono assai peggiorati rispetto al già miserevole stato in cui li avevate visti in passato. Vanno avanti senza sapere di procedere nella stessa direzione, camminano notevolmente distanziati tra di loro, e la loro andatura è lenta. Presumibilmente si sono messi sulla strada in ore differenti uno prima, l’altro dopo, uno barcolla un poco, l’altro zoppica. Puntano verso l’albero con lo stesso proposito e vi arrivano l’uno un po’ di tempo prima, l’altro più tardi.
Il più alto è magrissimo e incurvato dall’artrite, ha capelli radi e bianchi, quello più basso, che era stato piuttosto corpulento, adesso è calvo e zoppica.
Non c’è nulla intorno a loro. Oltre i lati della strada si estende il vuoto angoscioso della steppa immensa, qua e là cespugli aridi appaiono grigi e polverosi. C’è però l’albero che abbiamo già notato, quel solo albero scheletrico che si staglia solitario contro il cielo grigio, perciò inevitabilmente attraente. Sotto quell’albero i due derelitti si lasciano cadere.

Il più alto chiede: - Sai dove porta questa strada?-. Quello tarchiato scuote la testa, sembra talmente stanco da non riuscire nemmeno a parlare, poi trova un filo di voce e dice: - Non lo so -.
Il primo che ha parlato resta muto, dopo un po’ si lamenta: - Non ho mangiato nulla da ieri e malgrado il digiuno non ho fame, sono solo molto stanco -.
L’altro, quello taciturno, tira fuori dalla tasca una bottiglia, con un fondo di vino rosso, dà una sorsata e la passa a quello a digiuno. - Dove stai andando?- chiede mentre porge la bottiglia.
L’incurvato esangue, a stomaco vuoto, sospira, riflette, cerca una risposta prudente, poi borbotta: - Non lo so. Seguo i piedi che si muovono alternativamente con regolarità -. Tace a lungo poi chiede: - E tu? -
L’errabondo miserabile che ha offerto la bottiglia non risponde. Fissa a lungo l’altro, il cencioso magrissimo che non molla la bottiglia vuota. Sembra fare uno sforzo di memoria, ha la fronte corrugata, infine chiede: - Come ti chiami? mi sembra di averti già visto da qualche parte -.
Altra lunga pausa di silenzio, poi l’interpellato risponde con fastidio: - Estragone -.
Estragone, che ha scolato la bottiglia fino all’ultima goccia e ha risposto con riluttanza a quel punto pare scuotersi dall’apatia, si concentra e con un tono di sorpresa nella voce gracchia: -
Guarda che combinazione. Scommetto che ti chiami Vladimiro !-

Vladimiro lo guarda senza un’ombra di simpatia - Si. E adesso ti riconosco con fatica, sei peggiorato parecchio dall’ultima volta che ci siamo visti, otto o forse dieci, può darsi anche quindici anni fa. Aspettavamo Godot. Sei invecchiato male Estragone, non hai più denti e la barba non rasata, ispida e bianca altera la tua fisionomia -

Estragone borbotta: - Aspettavamo Godot, è vero, ma non si è visto come sai bene. Non è mai venuto e alla fine avevo i reumatismi. Tu eri addormentato, perciò mi sono alzato silenziosamente, mi pareva di avere le gambe anchilosate e ho cominciato a camminare. Da allora non mi sono fermato più. E tu Vladimiro, tu cosa hai fatto dopo? Io camminando non ho fatto altro che meditare. Ho meditato sull’inutilità dell’attesa, sull’inutilità della speranza e sulla follia del persistere. Persistere e ostinarsi a perseverare nella speranza. Ci cullavamo nell’idea che sarebbe accaduto qualcosa di buono, che Godot avrebbe potuto cambiare le nostre vite. Questa poi era un’idea talmente assurda che infine mi ha portato a scoprire la trama.
Vladimiro, sul punto di addormentarsi, con un filo di voce chiede: - Di che trama parli ?-
- Della ragnatela invisibile che copre tutto e tutti -.

Estragone parla lentamente, strascica la voce, si esprime con fatica. Passano minuti interi tra l’inizio di un ragionamento e la conclusione.
- Tanti anni fa Parlavamo di cose importanti … ma non ricordo più cosa dicevamo. Mi pare che tu Vladimiro, prima di diventare un miserabile giramondo, ricoprissi un posto ragguardevole in una Finanziaria. Trattavi di investimenti e recupero di crediti forse.-
- Ho la memoria che da qualche tempo vacilla illustre e stimato Estragone -, mentre parla Vladimiro indica i calzoni del collega con molti buchi e strappi. - Forse il mio cervello ora è come i tuoi pantaloni, ma indubbiamente c’è stato un problema, forse ho perduto tutto in borsa. Da molto tempo non ho più una lira, guarda come sono ridotto. Vladimiro alza un piede e fa vedere la suola di una scarpa quasi del tutto scomparsa. Segue un lungo silenzio, si sente il rumore del vento aumentare d’intensità … - Si! Adesso ricordo qualcosa -, riprende Vladimiro: - Avevo una moglie e un bell’appartamento da qualche parte, forse a New York. Mangiavo regolarmente alle 12,30 e alle 19 di ogni giorno. Mi sedevo ad un tavolo quadrato e al centro la nostra cameriera poneva una zuppiera tonda … poi deve’essere accaduto qualcosa … Credo di aver sparato a mia moglie. Dopo forse sono stato molto tempo all’estero … E tu Estragone che facevi? Non ricordo nulla, però vagamente, come in un sogno, mi sembra di udire la tua voce che parlava di attori famosi. Ti occupavi di teatro?. Eri un imprenditore di spettacoli ? -

- No. Ero in politica, facevo una splendida carriera. Ad un certo punto un membro del governo ha deciso di distruggermi. Per rovinarmi hanno fabbriccato, incespica nelle parole, delle false prove di collisione. Si ferma un attimo a pensare ... Non collisione, ma collusione. Insomma avrei avuto rapporti con la mafia … Certamente Godot avrebbe sistemato tutto ma come sai non si è visto. Già è per questo motivo che sono andato a cercarlo, ma nessuno ne sa niente.
- Che intendi dire?- Vladimiro anche lui trascina la voce afona estenuato dalla stanchezza e dalla fame..
- Dico che ho chiesto qua e là, a tutti coloro che ho incontrato, ma non lo conoscono. Si nasconde come fanno i super boss e vuole che siano i miseri e gli indigenti a cercarlo ... Quando ero in politica bastava pagare e incontravi chiunque, ora non ho un soldo e non posso incontrare neanche il Signore Iddio. Però ho un’idea e se non fossi così debole ti farei vedere come si potrebbe incontrare presto il signor Godot -
- E come faresti?-
- Basterebbe far credere che hai un tesoro nascosto, verrebbe a cercarti subito. -
Vladimiro emette un verso che dovrebbe manifestare ilarità e derisione, ma invece di una risata si trasforma in un rantolo affannoso. - Non dire stupidaggini Estragone, conciati come siamo non ci crederebbe nessuno. -
Tace, si allunga sul bordo della strada e cerca di dormire per calmare i morsi della fame.
Estragone continua: - Saprei bene come fare. Tu dovresti fingerti morto, o almeno ferito nella colluttazione con un rapinatore. Il rapinatore evidentemente sapeva chi sei, sapeva che ti nascondi dietro le apparenze di un barbone per sfuggire alla legge. Ti avrebbe preso l’agenda in cui avevi segnato la combinazione della cassetta di sicurezza, Sapeva che ti nascondi perché avevi sottratto un grosso malloppo alla banca di cui eri direttore … in effetti non sei impegolato in problemi finanziari ? -
Estragone continua, ha lo sguardo sinistro e un ghigno esaltato e malvagio gli deforma la faccia spettrale: - Con un solo colpo di questa pietra ben assestato ti rompo il cranio, sarà una scena perfetta, non dovrai dire nulla, penserò io a parlare e si risolveranno tutti i nostri problemi.-
Vladimiro commenta sempre più assonnato e spaventato - la fame ti ha distrutto il cervello, sei completamente pazzo Estragone -
Il rumore del vento aumenta fortemente, il cielo è fosco perché ammassi di vapori sollevati dalla calura lo oscurano e dalla steppa si innalzano altre nuvole di polvere grigiastra che confondono tutto e ingoiano il paesaggio nella caligine. Alla distanza di due o trecento metri non si vede più nulla, è come se le luci di un palcoscenico si fossero repentinamente spente.
All’improvviso, fuori da uno di quei cumuli di polvere, sulla strada sbuca un triciclo portabagagli. È uno di quei tricicli da trasporto come usava un tempo, con dietro il vano per il carico. Avanza veloce perché il grasso individuo che lo spinge pedala forsennatamente. Si ferma davanti ai due emarginati e chiede con il fiato grosso: - È passato di qua un vecchio carico di valige ?- . Vladimiro ed Estragone all’unisono rispondono - No -.
Quello ci pensa un momento, poi dice ancora: - Se non è già morto, caso mai arrivasse fin qui, ditegli di aspettarmi -. Sta per spingere sui pedali per ripartire, ma si arresta di nuovo, si gira, afferra qualcosa nel cassone e lo getta ai due vagabondi. Poi riprende a pedalare furiosamente e sparisce nella polvere come un fantasma.
Estragone e Vladimiro si guardano e contemporaneamente si chiedono a voce alta: - Ma era un uomo in carne ed ossa o una visione? Forse è stato un inganno della fame che ci esaurisce ? -
Vladimiro si alza con molta fatica, fa non più di un metro oltre l’albero e raccoglie due pacchetti dal bordo della strada. Li guarda e dice: - Ce li ha elargiti quel tale. Sull’involucro c’è scritto: “Zanna sana”, i bocconi più graditi dall’amico dell’uomo. Sono biscotti per cani, ma la data di scadenza è superata. Dovevano essere rimandati alla fabbrica un anno fa. -
- Io non mangio roba scaduta - commenta indignato Estragone - Può provocare dissenteria -.
Ci pensa un momento poi dice con voce lamentosa e preoccupata: - Vladimiro fammi vedere, passami un pacchetto -
Strappa la carta dell’involucro lo apre, assaggia uno dei biscotti, sembra masticarlo con voluttà. - Dopotutto non sono male, - commenta.
I biscotti spariscono in un lampo. Estragone raccatta di nuovo l’involucro strappato, legge il contenuto dei biscotti e mormora. - Adesso capisco perché li trovavo un poco pesanti, c’è un eccesso di carbonato di calcio -
- Cos’è il carbonato di calcio? - chiede Vladimiro.
- Polvere di marmo. Viene normalmente mescolata ai mangimi per animali ma qui ne hanno messo un po’ troppo -.
A Vladimiro viene da vomitare, si appoggia all’albero ma dopo poco si siede pensoso.
- Un’ora fa Estragone parlavi di una ragnatela, cosa volevi dire ? -
- Non mi pare che lei sia in grado di seguire le mie dissertazioni pregiatissimo Vladimiro, ma cercherò di farti capire la realtà del mondo, e prima che tu muoia rozzo come sei, avrai l’illuminazione che cercavi. -
- Illustre Estragone non ho mai cercato nessuna illuminazione diversa da quella della fiammella a spirito che arde in me quando mi è dato di incendiarla, parlo di quella alimentata dall’alcool e se tu fossi in grado di procurarmi una bottiglia di whiskey o anche un fiasco di vino avresti la mia eterna riconoscenza.-
- Ti ho già proposto una soluzione Vladimiro, e se ti lasci rompere la testa con un breve rapido colpo, dopo avrai tutto il whiskey che vorrai. -
Estragone sei del tutto pazzo, e poiché pare che i pazzi posseggano una saggezza preclusa ai savi, parlami della ragnatela.
Estragone cerca di assumere un atteggiamento dignitoso, da intellettuale, parla con magniloquenza:
- Guarda le tue mani Vladimiro scorgi forse i microbi? Eppure sai bene che essi le ricoprono. E puoi forse vedere le onde elettromagnetiche che ci circondano? Moltissime altre cose esistono e ci furono nascoste perché non erano ancora pronti gli strumenti che ce le hanno rivelate. A me è stato dato di scorgere la ragnatela immensa e invisibile che nessuno strumento materiale o mentale può ancora rivelare. Ma essa circonda il mondo, così come lo circonda l’atmosfera.
Ebbene questa ragnatela si compone di energie che in ultima analisi sono pulsioni vegetative ma perché tu comprenda le definirò passioni, vizi, inganni, perversioni umane. E queste energie che si propagano canalizzate, si intrecciano inestricabilmente.
Hai nai osservato minuziosamente un cavolo? Ebbene ogni particella di quell’ortaggio nella sua minuscola ampiezza riproduce la totale struttura a cui appartiene, ovviamente molto più grande di quel particolare. Sistematicamente il piccolo mostro raffigura tutta la struttura, e se un cavolo fosse l’universo sarebbe il grande mostro, in definitiva un frammento del cavolo sarebbe uguale all’universo. L’espansione avviene per autosimilarità. Non ti è chiaro?
Si estende per canali di irradiazione energetica. Canali come linee di forza o tratti a margini più scuri, la ragnatela connette segmenti neri, viola, porpora o rosso sangue. Colori scuri che si intensificano secondo le diverse caratteristiche: finanza, politica, mercato, strutture criminali, ecc.
Ha un’infinità di intersezioni e questi nodi sono governati da concentrazioni energetiche grigie, altre nere, che si contrappongono a pochi anticorpi benevoli chiari. Quelli del tutto bianchi sono pochissimi.
Ho descritto male la ragnatela invisibile, avrei dovuto dire che la rete è strutturata come il sistema neuronale, sai cosa sono i neuroni del cervello?
Il rumore del vento confonde le parole di Estragone che parla a voce bassa. Vladimiro, manifestamente disattento e annoiato, lo interrompe con un’esclamazione sarcastica: - Guarda chi si rivede, il Benefattore!-
La caligine si dirada un poco, e in fondo alla strada emerge dalla foschia il triciclo già visto. Il conducente ora procede a rilento e appare particolarmente esaurito. Dietro, nel vano portabagagli, trasporta delle grandi piante fiorite: un’azalea con fiori color sangue e un’ortensia dai fiori blu scuri, tra le piante è accovacciata una giovane donna che pare avvolta in un telo da bagno nero a racemi dorati.
Arrivato di fronte ai due derelitti si ferma. Sospira e dice: - il vecchio è morto. - sembra riflettere un momento poi volgendosi verso la donna: - Eva, dà un ultimo conforto a questi due turpi disgraziati, fa vedere loro il Giardino delle delizie -
Eva si alza in piedi sul cassone, si volge verso i derelitti e apre il lenzuolo mostrandosi completamente nuda. Estragone e Vladimiro hanno un sussulto e pare che perdano l’equilibrio.
Il guidatore rimette in moto il veicolo spingendo sui pedali, mentre si allontana urla: - Sta arrivando Godot. -
Subito dopo si sente il forte rombo di un motore che segnala l’avvicinarsi di un grosso veicolo. Fuori dalla caligine, sulla strada, sbuca un furgone nero. È un grande automezzo e una enorme insegna in oro sul nero della fiancata specifica G.O.D.O.T.
Sotto, è dichiarata per esteso la finalità dell’Impresa: Governance of Death Over Time.
Dal furgone scendono due uomini con una barella, completamente vestiti di bianco hanno maschere sanitarie sul volto bianche anche loro. Sembrano due fantasmi. Prima caricano Vladimiro, e lo depositano nel veicolo poi prendono Estragone. Mentre lo scaraventano nel furgone il poveretto con un filo di voce si rivolge a Vladimiro: - Te lo dicevo che la ragnatela ha dei nuclei bianchi ... sono i migliori.-


Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it



 
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