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COSMATI , ARTE SENZA TEMPO

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Dal punto di vista esclusivamente estetico gli ingredienti che fecero il successo della decorazione cosmatesca, all’epoca in cui venne proposta, furono: i materiali semi preziosi e colorati, la composizione e l’ordine. Questi elementi andarono a combinarsi in quelle opere ed ebbero successo perché il luogo in cui le realizzazioni furono collocate era il più adatto ad accogliere le nuove decorazioni. Infatti il sapiente accostamento dei marmi colorati secondo certi schemi ritmici, produceva una luminosità magnifica ed un pacato bagliore, che risaltava insieme all’ordine e alle simmetrie all’interno delle chiese in penombra.    continua...

Il nome collettivo e generico –Cosmati- derivò da un tale di nome Cosma, presumibilmente di origine greca, capostipite della specializzazione, e sotto quella denominazione rappresentativa vissero e operarono una successione di tecnici e operai specializzati, esperti capimastri e abili architetti i quali per un lungo periodo svolsero attività di marmorari. I “Magistri doctissimi romani” avevano però nomi diversi e provenivano da varie famiglie che detennero il monopolio dei marmi antichi, cioè lo sfruttamento dei marmi colorati e preziosi ricavati da monumenti romani più o meno in rovina, e si tramandarono a lungo quella raffinata tecnica decorativa.
Fu uno stile artistico che evidentemente piacque molto ai loro contemporanei ed è dimostrato dalla gran quantità di opere che lasciarono soprattutto nell’Italia centrale.
Cosa aveva di speciale, e perché soddisfece tanto i committenti, è l’argomento che qui prendo in esame.

Ho già detto altre volte nei miei scritti che non abbiamo più quella ingenuità, o elementarità, dello sguardo per poter vedere e godere le figure dipinte e i colori nello stesso modo in cui li godevano i nostri antenati del Mille. Parlo di gente che visse nei decenni tra la fine del X sec. e l’inizio dell’XI. Noi non sappiamo, e non possiamo, guardare quei pavimenti con la stessa meraviglia che provavano i rustici popolani medievali quando entravano nello spazio della magnificenza rappresentato da un duomo o cattedrale, perché non esistono più le loro condizioni psicologiche.
La vita, e la società civile, sono totalmente cambiate da allora. Ci sono stati inculcati diritti e valori nuovi e possediamo strumenti che quelli, con spavento, avrebbero giudicato opere di magia. Perciò, malgrado ogni sforzo, non ci potremmo reintrodurre in quello spirito. Ho detto che non abbiamo più l’innocenza dello sguardo ma non ho detto che non abbiamo più la capacità di stupirci. Malgrado la quantità e qualità di esperienze che ci hanno disincantato e smaliziato, l’Op art circa cinquant’anni fa ci sorprese e ci stupì, così come ora ci affascinano gli effetti speciali, l’arte digitale e i frattali.
E ora torniamo al punto di partenza: perché piacque tanto l’arte dei Cosmati?
Intanto possiamo notare che da sempre siamo attratti dalle forme frammentate, atomizzate, in modo tale che l’occhio possa strutturarle e comporle in un’immagine ordinata, in uno schema, o ricomporle in una figura del tutto percepibile. Chiunque può verificare questo fatto col computer in modo assai facile, se ingrandisce molto una fotografia alla fine vede solo quadratini di svariati colori e incomprensibili È la maniera del mosaico, una figura a mosaico è percepibile se ci mettiamo ad una certa distanza dalle tessere che la disegnano, e la stessa cosa accade con i pixel sullo schermo del computer.
Una delle tante tecniche di pittura consistette nell’avvicinare tra loro un insieme di piccolissimi tratti di colore puro, così che un colore complementare come il verde si creava nell’occhio dell’osservatore per associazione del blu con il giallo e non per mescolanza materiale. In questo modo si ottenevano effetti di luminosità, e intensità di effusione, nuovi e sorprendenti. Nacquero così alla fine dell’Ottocento il Pointillisme in Francia e il Divisionismo in Italia. Naturalmente in questo sviluppo della pittura ebbero influenza i molti progressi delle scienze, per esempio la scoperta dello spettro elettromagnetico e le lunghezze d’onda della luce, ma non furono solo le conquiste scientifiche che spinsero il pubblico ad accogliere con favore questa pittura. Fu la vibrazione che comunicavano i dipinti ad affascinare ed è la stessa ragione per cui più tardi nel Novecento guardarono alla Op art che era uno stile assai differente ma che con chiarezza dichiarava di operare ricerche di vibrazione. Ebbene come la frammentazione e la ricomposizione ottica producessero un gradevole effetto ritmico lo avevano già notato i Cosmati che seppero sfruttare in diversi modi l’effetto, formulando e sviluppando uno stile efficace e incisivo sia a livello estetico, perché appagava l’esigenza del “bello”, sia a livello trascendente perché suggeriva qualcosa che esisteva oltre lo sguardo, nell’invisibile dove conduceva l’intelletto e l’interpretazione.
È importante ricordare che non siamo in presenza di mosaici ma di tassellature, infatti per resistere allo sfregamento delle calzature di migliaia di persone, che per lunghi secoli ci camminarono sopra, occorreva del materiale resistente di dimensioni piuttosto grandi, messo in opera con perfetta preparazione e competenza. Perciò vediamo soprattutto tasselli di marmo di varie dimensioni, che hanno resistito egregiamente, mentre le piccolissime tessere di mosaico erano impiegate in brevi zone oppure per ornare oggetti meno deteriorabili come stipiti di portali o colonnine. Questa considerazione ci spiega perché il materiale consentiva sviluppi estetici entro certi limiti ed è un’altra ragione per cui non troviamo nelle opere dei Cosmati riferimenti naturalistici.

Noi oggi guardiamo questi pavimenti come se guardassimo un tappeto. Ma un tappeto è qualcosa di separato dalla struttura dell’edificio, lo si può arrotolare e mettere via e all’occorrenza distenderlo di nuovo. Per i costruttori di cattedrali il pavimento non era un piano ornato da un tappeto. Era certamente una base di accoglienza sontuosa, ma era un elemento dell’intero organismo. In quel piano i tasselli grandi e piccoli stavano a tutto l’edificio come le cellule del corpo stanno alle vene e agli altri organi dell’essere vivente. Quest’allegoria è una lettura superficiale di quei pavimenti, perché il significato è altrimenti profondo, ma i tasselli più piccoli stanno a quelli più grandi e alle fasce che delimitano gli spazi, appunto come le cellule stanno alle vene. E come le colonne, i pilastri, e le volte sono le ossa che sostengono gli altri organi del corpo. Perché la cattedrale era intesa come un organismo spirituale e il pavimento cosmatesco di cui parliamo, corrispondeva alla concezione medievale dell’edificio sacro. L’edificio sacro rappresentava il Tempio di Gerusalemme, dentro cui avveniva qualcosa che trascendeva l’essere umano, era vivo anch’esso.

LA GRANDE ARTE DEI COSMATI
Perché i Cosmati scelsero quella configurazione, a grandi, piccole, e piccolissime forme geometriche per esprimere la loro idea di ornamentazione “bella”?. Come fosse una complessa struttura che potremmo definire una tessitura della superficie di accoglienza? Perché preferirono quel particolarissimo stile basato su semplici incastri geometrici accostati e combinati nei modi più diversi per realizzare la loro arte?
Avevano un repertorio amplissimo a cui guardare e da cui trarre idee. Molto più grande di quanto possiamo immaginare, perché nei dieci secoli circa, che ci separano dalla loro epoca sono scomparse molte opere d’arte. Nel loro tempo esistevano mosaici romani e bizantini oggi perduti, e tuttavia, sulla base di quanto è rimasto, possiamo pensare che avrebbero potuto attenersi a modelli naturalistici, o quasi naturalistici, anche se pressoché astratti, come il cielo stellato del mausoleo di Galla Placidia a Ravenna.

Cielo stellato Mausoleo di Galla Placidia

Le stelle di Galla Placidia non assomigliano neanche vagamente alle stelle a punte che noi moderni vediamo sulla bandiera americana o sull’albero di Natale, quelle furono invenzioni decorative elegantissime. Altre soluzioni raffinate e naturalistiche le possiamo vedere nella volta del mausoleo di Santa Costanza a Roma. Invece i Cosmati scelsero un tipo di decorazione geometrica che ebbe successo e incontrò grande consenso.
Non l’inventarono di sana pianta, naturalmente, il modello originale era a Montecassino ma ottenne un tale gradimento che qualcuno di loro, all’inizio di quello stile, pensò di servirsene per comunicare qualcosa che andava oltre la decorazione.
Dopo la tecnica divenne routine, ripetizione più o meno geniale di una idea originale e infine tradizione.

IMPORTANZA DELLA LUCE
Per Tommaso d’Aquino la luce era l’elemento essenziale del bello, e subito dopo veniva l’ordine delle forme geometriche, che creava un rapporto tra il mondo terreno dell’illusione, e il mondo vero del cielo. Ma nelle chiese romaniche di luce ce n’era poca.
Ricordiamo che intorno al Mille, quando operavano i Cosmati le chiese erano in stile romanico. Il gotico e il trionfo della luce che sfolgorò nelle cattedrali, venne più tardi. Le chiese prima delle gotiche erano assai meno luminose per via dei muri perimetrali massicci, che sostenevano la costruzione, e le finestre piccole per non indebolirli.
In queste condizioni la decorazione portata all’interno dell’edificio sacro dai Cosmati, aiutò a produrre uno splendore ritmato, una luminosità armonica, che è poi la vera natura della luce, e che vibrò felicemente nella penombra.
L’arte esiste perché siamo capaci di vedere e sentire le vibrazioni. La vibrazione dei suoni è facilmente intuibile e la dimostrò già Pitagora, quella dei colori (che propriamente è una radiazione), è stata compresa molti secoli dopo. Oggi tutti sanno come i fotoni interagiscono con la materia perché vengono assorbiti o rinviati dagli oggetti permettendo all’occhio di percepire forme e colori. Anticamente invece non sapevano riprodurre l’arcobaleno, perché non sapevano scomporre la luce, e non sapevano cosa generava l’iridescenza, ma godevano di queste cose, e quando degli artisti proposero decorazioni che offrivano effetti di tipo insolito tutti ne rimasero affascinati.
Tuttavia in arte il termine radiazione può avere più significati. Nella spiegazione della fisica ha quel senso preciso, a cui abbiamo accennato. Nell’interpretazione estetica con quel termine si intende piuttosto la capacità di un dipinto di trasmettere un effetto di luce, come se il quadro avesse una fonte di luminosità propria.
Se indaghiamo la struttura di un quadro di Segantini o di Seurat, vedremo che la tecnica utilizzata è il divisionismo. Questo metodo si presta bene a rendere comprensibile l’idea di radiazione luminosa e anche l’effetto psicologico che produce il dipinto. Il termine radiazione qui va oltre ciò che spiega la Fisica. In Segantini, in Previati, e in altri pittori che si dedicarono a quella corrente pittorica la tecnica stessa usata: il Divisionismo, fa un tutt’uno con il meccanismo di percezione fisiologica del colore e anche con la carica emotiva delle immagini. Con quella maniera di dipingere si obbliga l’occhio a fondere particelle di colore per ottenere un effetto d'insieme.
L’inclinazione naturale all’accostamento di colori che, in un accordo eccellente, producano un piacere visuale è spontaneo ed extraculturale. È sempre esistito da prima dei Cosmati così come lo è ora, al di la di ogni condizionamento portato dal progresso. Il piacere che può dare un agglomerato di punti colorati (divisionismo) o un prato coperto di fiori di diversi colori, o un mosaico policromo, o un tessuto melange e infine l’Optical art, vengono da una piacere naturale per la varietà, la fluttuazione, l’oscillazione apparente. Perché l’immobilità è sonno, la variabilità è movimento e vita.

C’era un altro aspetto dell’esistenza di allora, contro cui urtavano e li ostacolava fortemente: il disordine. Il disordine della natura innanzi tutto: foreste a cui strappare la terra da coltivare, paludi malsane causate dalla distruzione di canali e argini. Strade dissestate e impervie. Le opere di civilizzazione lasciate dall’impero romano erano andate in rovina. E poi c’erano insidie di animali selvaggi e di predoni, disorganizzazione sociale da cui venivano insicurezza, guerre, carestie e pestilenze. Al contrario il disordine era bandito dal luogo sacro dove tutto era armonico regolato geometricamente, equilibrato e simmetrico. Là dentro tutto era bello ed esprimeva un senso di ordine e di pace. Ogni cosa era ben scandita e ordinata così come doveva essere in cielo e al cielo rimandava ogni figura, e ogni simbolo.
Ho cercato di rendere più evidente il contrasto tra disordine spontaneo della natura e ordine concettuale estetico, con alcune elaborazioni grafiche. Ho accostato elementi della natura a pezzi tratti da pavimenti cosmateschi. Non so quanto ho reso l’astratta relazione che ho tentato di visualizzare. In ogni caso l’atto di recepire e metabolizzare un’immagine è un processo mentale quasi del tutto a carico di chi guarda.
Poi al di là dell’ordine e del disordine c’è il significato simbolico, il messaggio bellissimo inserito nella decorazione cosmatesca e chi era, ed è ancora oggi in grado di recepirlo avrà di che meditare. Ma di questo aspetto ne riparleremo prossimamente.

Composizione 1

Composizione 2

Composizione 3

Composizione 4


Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it

Il testo è stato redatto tra il 6 ed il 9 aprile 2011. Le elaborazioni grafiche sono state realizzate tra il 10 ed il 12 dello stesso mese.
 
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