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NUMERI e MOSAICI a CIVITACASTELLANA
Precisazioni sull’interpretazione delle figurazioni musive realizzate nel medioevo dai Cosmati, marmorari romani, nel Duomo di Civitacastellana.

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Chiedo ai miei amici lettori di sopportare ancora l’argomento Cosmati, per una precisazione che di necessità è redatta in forma piuttosto tecnica, inevitabilmente pesante. Chi trova noiosissimo questo linguaggio è pregato di saltare il presente lavoro e leggere il prossimo articolo, che conterrà notizie indubbiamente più attraenti. Avevo dato per certa la mia interpretazione dell’opera cosmatesca nel Duomo di Civitacastellana, e di quello che andavo scoprendo in quelle figurazioni decorative pavimentali. Viceversa mi sono reso conto che altri le vedevano in modo diverso e ritenevano di conseguenza non valido ciò che a me pareva evidente. Perciò è necessaria un’importante precisazione.    continua...


Osservate la guilloche (fig.1) che corre al centro della navata, e le figurazioni ornamentali al suo interno. Le giunture dei pezzi che formano il nastro continuo della guilloche, così come quelle dei cerchi di marmo bianco sono quasi perfette, anche se le parti che compongono l’una e gli altri, sono di misure irregolari. Questi pezzi potevano essere differenti, più lunghi o più corti, ma sempre ben sagomati secondo la curvatura che richiedeva l’anello. I Cosmati adoperavano, infatti, il materiale disponibile che meglio agevolava il completamento dell’anello, e ne accostavano bene le parti (il logorio ne ha accentuato talvolta le commessure). Non sempre, ma quando potevano, erano particolarmente attenti ad usare tanti pezzi quanti ne servivano per costruire un cerchio corrispondente ad un numero prestabilito.
Fig. 1
Fig. 2


Fig. 3


Fig. 4

Inoltre tutti i triangoli, i quadrati, e le altre figure geometriche usate, erano tagliate con attenzione dai marmi colorati, anche se non sempre riuscivano ad ottenere ad un’assoluta accuratezza. Adesso osservate la figura che segue. In tutto il pavimento della Cattedrale c’è una sola figura composta con esagoni, questa della fig.4. Essa sta in fondo alla navata a sinistra, un po’ isolata dal disegno generale del pavimento, come se avessero voluto darle maggior risalto. Oggi è davanti ad una cappella settecentesca, ma ottocento anni fa suppongo che stesse di fronte a qualche immagine o simbolo diverso, probabilmente qualcosa di importante poi perduto, perchè il triangolo bianco più grande punta in quella direzione. Presumo che durante i lavori di trasformazione del duomo (o per altra causa) questa figura venne assai danneggiata e poi restaurata grossolanamente, perchè tra gli esagoni, tutti ben tagliati, ce n’è un settimo squadrato grossolanamente (a destra del triangolo bianco grande), e tutto l’anello appare rovinato. Il punto controverso è la composizione del cerchio che crea un ostacolo alla mia precedente interpretazione. Avevo contato 13 ripartizioni nell’anello che circoscrive gli esagoni, altri invece ne contano solo 10. In pratica ritengono che tre pezzi furono infranti, e vennero lasciati spezzati, in situ. Sono le parti segnate con le lettre b, c, d, e, f, g. Quindi sei parti debbono essere contate come tre intere. Vale a dire che il totale dei settori sarebbe 10, e non 13. È anche evidente che tra il settore bianco (a) e quello rosato (b) (vedi fig.4) è stata incastrato un cuneo. Comunque sia, questa osservazione, che in un primo momento mi aveva lasciato disorientato, invece non ha peso: che fossero dieci o tredici, essi non ostacolano il proposito di rivelare il numero φ, il numero aureo o numero di Dio. Invero se consideriamo i 36 lati dei sei esagoni (che fanno corona a quello nel centro), e assumiamo il cerchio che li accoglie pari a 10, otteniamo 36 : 10 - 1 = 2,6 ; radice di √2,6 = 1,6124515. E abbiamo un’ottima approssimazione al numero aureo. La differenza è trascurabile, soltanto dello 0,005. Ma la questione è un’altra. Sappiamo che i simboli (anzi l’intera simbologia), sono fondati sull’interpretazione di parole, numeri o figure. Per esempio nella simbologia cristiana la figura del pesce indica Gesù (in greco ΙΧΘΥΣ = “pesce” era l’acronimo greco di: “Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore”). Ma poteva capirlo solo chi conosceva il greco. Tutti gli altri vedevano un pesce e probabilmente pensavano che fosse un’allusione all’acqua, al mare. E veniamo al punto. Mi sono prospettato la possibilità che la figura con gli esagoni dovesse essere osservata in maniera diversa. Dimenticando l’anello avrei dovuto considerare l’essenza del sette (manifestata dal numero degli esagoni), del sei (che ogni esagono esprime), e del quarantadue (ossia della totalità nel cerchio: sette per sei). Da qui, in termini matematici: 7 + 6 = 13 , 42 : 13 = 3,2307692 ; 3,2307692: 2 = 1,6153846. Nessun altro numero si avvicina più di questo al numero aureo, lo scarto è dello 0,002. Di conseguenza: se il quinconce allude al 5, origine del numero aureo, se la figura con gli esagoni lascia intendere il numero aureo, e altrettanto lo esprimono le altre figure del pavimento, si può presumere che la rappresentazione del numero aureo sia stata messa in atto intenzionalmente. DI TUTTE LE FIGURE RIPRODOTTE qui appresso (e delle altre che non ho riportato in figura) ho fatto la separazione tra la forma visibile e la struttura numerica invisibile, presumendo che abbiano valore significante le parti più in evidenza delle figure introdotte nel pavimento. Non trascrivo i calcoli per non appesantire ulteriormente il testo. Tutte consentono di raggiungere il numero aureo. In ultima analisi non bisogna essere dei matematici per capire che con i numeri si può giocare, si possono ricavare quelli a noi più utili e appoggiarsi ad essi per raggiungere la conferma della tesi proposta. Ne sono perfettamente cosciente. Ma se gli autori di queste figure, o composizioni decorative a tasselli, vollero creare una festa per gli occhi, così come indubbiamente hanno fatto, e contemporaneamente vollero manifestare un pensiero trascendente, mediante il numero più significativo tra i numeri, esprimendo un’altissima preghiera, che altro avrebbero dovuto fare?


Fig. 5


Fig. 6


Potrei continuare, ma sarebbe superfluo. Preferisco concludere citando alcuni passi tolti dal volume: “La Sezione aurea. Storia di un numero e di un mistero...” di Mario Livio. Rizzoli, 2002; pag.228. ‘La mescolanza di elementi razionali e fede cristiana caratterizza tutta l’opera intellettuale di Keplero. In quanto filosofo cristiano della natura, Keplero considerava suo dovere comprendere l’Universo insieme all’intenzione del suo Creatore...Keplero scrisse del rapporto aureo: “...Credo che da questa proporzione geometrica (il numero aureo espresso in forma geometrica) abbia preso spunto il Creatore, quando introdusse la produzione del simile dal simile che prosegue anch’essa indefinitamente. Vedo il numero 5 in quasi tutti i fiori che preannunciano la venuta dei frutti, cioè la loro creazione, e che esistono non per se stessi ma per il frutto che verrà...In geometria il numero 5...è costruito per mezzo della proporzione divina che intendo [considerare] il prototipo della creazione...” Debbo dire che avrei usato le stesse parole, se le avessi conosciute, quando osservando un quinconce per la prima volta, rimasi colpito dal suo possibile significato. Ne parlerò nel prossimo articolo e comprenderete meglio il senso delle mie parole.



Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - aprile 2010


 
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