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L' Uomo smarrito, i Cosmati, i simboli
Un mondo oscuro, imperscrutabile, temibile, in cui una via di scampo poteva essere la comprensione dei segni, e del loro significato

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Perchè ho dato come titolo a questo testo, l’uomo smarrito? Perchè nel medioevo gli uomini soggiacevano ad una strana dicotomia. Da un lato c’era la realtà dura, fatta di carestie, fame, soprusi, guerre, epidemie spaventose, dall’altro la convinzione che attorno a loro agissero presenze invisibili, oscure, malefiche, oppure benefiche. Ma fossero demoni, angeli o fate non era di buon auspicio indagare troppo, piuttosto era necessario fare attenzione ai segni. Quindi custodivano gelosamente le reliquie dei santi, e schivavano gli indizi di magia, le chiese erano ricche di figure simboliche che anche i più incolti sapevano leggere. Tuttavia se ci si riflette bene dopo mille anni l’umanità non è cambiata molto, e ha ancora bisogno di simboli. Abbiamo simboli diversi, ma anche oggi una miriade di segnali ci guidano nella confusione della nostra esistenza e molti di questi simboli non sono per nulla razionali. Nell’alto medioevo la concezione del mondo, da un lato duramente concreta, dall’altra magico-spirituale, portò fatalismo e inerzia, non c’era interesse per la scienza, e bisognò attendere che attraverso gli arabi gli antichi autori tornassero a farsi conoscere in Occidente. Per un risveglio della matematica bisognò attendere talenti come Fibonacci. Ma questo tetro scenario che gli storici hanno disegnato, probabilmente non era così piatto e omogeneo come si crede. Il mio articolo precedente: “I Cosmati ignoti ed enigmatici” verteva proprio sui simboli matematici che usarono quegli artisti. Torno a parlarne innanzi tutto per confermare alcune affermazioni, approfondirle, e rispondere alle contestazioni che mi sono state mosse. Basilare è la questione dei numeri, perché il dubbio che assale il lettore è comprensibile. La domanda che mi si pone è: i numeri che ho rilevato sono oggettivi o arbitrari? perché affermo che furono scelti intenzionalmente, e in precisi rapporti tra loro, per trasmettere un’idea, ovvero una rappresentazione mentale, in codice? Intanto preciso che per numero intendo ogni singola tessera di mosaico che i Cosmati usarono, e che posso contare.    continua...


Dunque sono due i punti focali: a) constatazione di numeri idonei e precisi, b) il quinconce come dimostrazione che i Cosmati erano interessati ai numeri per se stessi, per il loro significato intrinseco. Se guardiamo la figura 1 dell’articolo precedente, che riporto per comodità, mi è stato chiesto perché in essa ho contato solo i triangoli grandi e non i piccoli, e perchè ho tralasciato gli altri elementi.


Fig. 1 - Primo Mosaico


Ho già detto che mi sono proposto di studiare il pavimento della cattedrale di Civita Castellana, o almeno una parte del pavimento, come fosse un codice segreto. È evidente che in un documento crittografico occorre distinguere, e vagliare, i segni utili a decifrare l’informazione dagli altri che nascondono il significato ultimo, e di cui non si terrà conto. Allora venendo a quelle composizioni ornamentali vi si possono notare particolari diversi che saranno contati a giudizio di chi li esamina, purché presentino delle corrispondenze. Innanzi tutto occorre distinguere gli elementi decorativi, e soltanto decorativi, da quelli che potrebbero avere un significato superiore, e così procedendo scoprire analogie tra una figura e l’altra come, per esempio, la capacità di generare il numero aureo. Questo porta a chiarire il senso riposto nelle figure e come, intorno al Mille, venissero interpretate dalla gente di allora. Da chi vennero trasmesse, chi le ereditò e le conservò, portando quei simboli oltre i Cosmati è un altro interessante capitolo da scrivere. Il simbolismo nel medioevo aveva una rilevanza eccezionale, lo abbiamo già detto, le cattedrali romaniche e gotiche erano scrigni di significati simbolici, erano libri di pietra che si dovevano leggere. Ogni dettaglio della costruzione, ogni parte, aveva un significato allegorico, allusivo, e quindi è indubbio che già i Cosmati se ne servissero, ma probabilmente buona parte di questo simbolismo era ancora di significato pagano e anche questo aspetto lo considereremo in seguito. È molto utile prendere in esame una delle composizioni decorative più usate dai Cosmati, tanto usate che se ne trovano in ogni chiesa dove hanno lavorato. Questa forma è il quinconce, una figura formata da cinque dischi, quattro agli angoli di un quadrilatero, e un altro al centro. La parola quinconce (cinque once) viene dal latino “quincunx” adottato nell’uso monetario.


Fig. 2 - Mosaico "Quinconce"


Perchè i Cosmati lo usarono così insistentemente? come disegno decorativo è bello senza dubbio, ma ci sono altre forme anche più complesse e più belle di questa. Il quinconce lo usarono ripetutamente perchè era fortemente simbolico. Il simbolismo del quinconce trae origine dalla mistica matematica dei pitagorici. Questa figura evidente nel cuore della tetraktys, di cui abbiamo già parlato, rendeva inequivocabile che il numero cinque emanasse ordine, euritmia, equilibrio. Era anche il principio numerico della musica che si manifesta nel pentagramma. E racchiudeva ancora molti altri concetti simbolici: Cristo tra i quattro Evangelisti, i cinque elementi platonici terra, aria, acqua, fuoco e al centro la quintessenza, la sostanza più segreta e occulta della creazione. E poi i cinque libri della Torah; i cinque sensi a cui l’uomo deve sottrarsi per entrare in comunione con lo Spirito; e così via. Personalmente credo che avessero una particolare attenzione per il numero 5 perchè originava il numero aureo. È vero anche che poteva essere il loro stilema, soltanto uno stilema, un elemento distintivo quanto la firma, così come tanti altri artisti ebbero il loro che permetteva di riconoscerli a colpo d’occhio. Ma c’era qualcosa oltre, un velo impalpabile, invisibile, che si frapponeva tra l’oggetto figura e il pensiero fattosi immagine. Una realtà oggettiva per l’osservatore qualunque; un’altra, ideale, per quello ispirato. Chiunque può vedere nel quinconce il 4, il 5, e anche il 3 così come il 12, considerando i triangoli formati dalle diagonali, ma l’essenza del numero era interpretabile da pochi. Questa configurazione presso i romani antichi era così comune che il termine fu usato per indicare tutti gli oggetti disposti in quella maniera e in particolare designò il modo di piantare gli alberi a “quinconce”. Dunque nel quinconce non c’è nessun simbolo facilmente percepibile come lo sono i simboli cristiani nelle catacombe, nelle cattedrali romaniche o i simboli alchemici delle cattedrali gotiche. La simbologia del quinconce che i Cosmati usarono si riferisce a numeri, soltanto a numeri. Perciò mi collego ancora al mio articolo precedente e torno sulla figura con gli esagoni anche se potrei proporvene un’altra.


Fig. 3 - Terzo Mosaico


Ho dato una dimostrazione piuttosto semplice di come ponendo a confronto gli elementi che la costituiscono si arriva al numero aureo. Ora vorrei darne una dimostrazione ancora più semplice, perché a mio parere costituisce la prova che i pezzi collocati dai Cosmati non avevano soltanto lo scopo di riempire esteticamente lo spazio, così da formare un disegno gradevole, ma dovevano essere in una quantità tale da costituire numeri in rapporto significativo tra loro. E allora vediamo che: 42 sono tutti i lati degli esagoni, 13 i settori del cerchio: 42:13 = 3,230. Ebbene 3,230: 2 = 1,615. Dividere per due, operazione aritmetica semplicissima, aveva anch’essa un significato simbolico. Non c’è nessun altro numero che si avvicini tanto al numero aureo quanto questo. Provate a fare un calcolo immaginando il cerchio composto da 12, o da 14 pezzi, e non otterrete un numero prossimo a φ come questo. Se a tutti i costi si volesse una precisione maggiore, documentatevi, e vedrete che questo risultato è assolutamente il più soddisfacente. Comunque sia, quella dei Cosmati non si può definire propriamente geometria sacra come sarà quella adottata nelle cattedrali romaniche e gotiche. Abbiamo visto che la loro arte ebbe un probabile archetipo nel pavimento della chiesa abbaziale di Montecassino e naturalmente nei tanti esempi di antiche opere musive presenti a Roma. I Cosmati creavano tappeti di pietra, e però c’è dell’altro e forse questo qualcosa d’altro veniva dai Maestri Comacini, di cui intendo parlare in un prossimo articolo. Si trattava di abili costruttori in possesso di ottimi metodi di lavoro certamente desunti dalla tradizione romana. Avevano conoscenze che li rendevano superiori alle maestranze del tempo ed erano talmente apprezzati che questi oscuri imprenditori formarono una specie di azienda edile, composta da tecnici specializzati, che si spostava nel nord dell’Italia. Erano capimastri, carpentieri, scalpellini, scultori, decoratori riuniti e li troviamo all’opera molto prima che i nostri Cosmati si mettessero a stendere i loro pavimenti. L’Editto di Rotari ce li fa conoscere attivi nel novembre del 643 e anche l’Editto di Liutprando li nomina nel febbraio del 713. Viaggiavano molto, e la loro opera è documentata in buona parte del nord Italia e fin oltre il Canton Ticino. A sud arrivarono a lavorare nel Lazio; la bellissima cattedrale di S. Pietro a Tuscania è opera loro. Avevano un repertorio molto interessante di modelli e simboli tipici della loro produzione e di cui parleremo. Stando le cose nella cornice storica accennata, ed essendo le condizioni di vita tanto pesanti, è ben comprensibile che essi come i successivi Cosmati, custodissero gelosamente i segreti professionali. Chi possedeva conoscenze particolari e nuove se le conservava con molta cura. Qui sotto un’altra figura del pavimento della cattedrale di Civita Castellana e relativo calcolo


Fig. 4 - Quarto Mosaico


Foto 4: 14 ( triangoli scuri, radiali, al centro) / 14 (triangoli scuri nel primo cerchio) / 14 (altri triangoli bianchi tra i raggi neri al centro) (14 x 3 = 42) / 10 (settori nel cerchio bianco) / 14 – 10 = 4 / 42 : 4 = 10,5 ; √ 10,5 = 3,24037 / 3,24037 : 2 = 1,620185 approssimazione a 0,002 Mi fermo qui, e tuttavia dovrò tornare sull’argomento perchè i Cosmati sia che fossero profeti o soltanto straordinari artisti, hanno ideato e realizzato cose sorprendenti che portano a conclusioni incredibili.



Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - marzo 2010


 
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