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L'ultimo cliente















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L’uomo aveva svoltato nella via traversa provenendo dal viale principale ma ora sembrava incerto sulla direzione da prendere. Si fermò all’inizio della strada studiandola per tutta l’estensione, guardò fin dove era possibile vedere ma pareva ancora più confuso. Di media statura poteva avere una settantina d’anni, forse qualcosa di più. Camminava a capo chino, ingobbito, appoggiandosi ad un bastone, pareva immerso in profondi pensieri. Indossava un cappotto grigio fumo, cravatta nera e un cappello dello stesso colore. continua...

Da poco erano passate le venti, era una sera di dicembre molto fredda, il cielo aveva l'apparenza di una coltre di nuvole basse che minacciavano pioggia, ma avrebbero potuto volgere a neve.
Quella strada l’uomo la ricordava leggermente curva e stretta invece ora vedeva dinnanzi a se una via larga e diritta. Si volse indietro per controllare la direzione da cui proveniva e si convinse di non aver sbagliato. Viale Risorgimento, era sempre uguale, largo e alberato, tale e quale a come lo ricordava, e fiancheggiato da massicci edifici dei primi anni del secolo. Invece questa strada trasversale pareva nuova e deserta. Notò qualcosa addossato alla rientranza di uno stabile ancora in costruzione: una sagoma scura era china su un recipiente da cui emanava una tenue luminosità rossastra.
Si avvicinò e quando fu ad un passo dalla nera silhouette sentì l’uomo accovacciato accanto al fornello rivolgergli la parola: - Aspettavo l’ultimo cliente. L’ultimo evidentemente siete voi, prendetene un sacchetto così chiuderò bottega e potrò andarmene - .
Il caldarrostaio si scaldava sulla griglia rivoltando con le molle le castagne arrosto. Si era rincantucciato per quanto possibile in una cavità del fabbricato in costruzione per ripararsi dal vento freddo.
L’uomo ingobbito frugò in una tasca del cappotto poi porgendo delle monete al venditore di bruciate chiese: - Mi sapreste dire dov’è via sant’Isidoro? Mi pareva che iniziasse dal viale Risorgimento ma non so più rintracciarla. –



Il venditore di castagne si alzò in piedi. Era un uomo imponente, pareva alto due metri, sollevò un pesante sacco di carbone come fosse stato un cuscino di piume e lo depositò nel triciclo che gli faceva da magazzino, da mezzo di trasporto e da bottega.
- Via sant’Isidoro non esiste più -, disse. - Il comune ha bonificato l’area, sono stati costruiti palazzi per uffici, e come lei può vedere alcuni sono ancora in costruzione .–
Intorno si intravedevano gru e impalcature e l’illuminazione della strada era evidentemente provvisoria. Lampade appese in alto ondeggiavano e diffondevano una fioca luce giallastra che illuminava ora un lato e ora l’altro della strada rendendola disagevole. Quella precaria luce oscillante muoveva le ombre accorciandole e allungandole a intervalli e in quel modo provocava una vaga inquietudine.
Il caldarrostaio chiese: - Cercava un posto in particolare? -
L’uomo ingobbito pareva incerto. Borbottò: - In via sant’Isidoro proprio al numero 22 c’era l’ingresso di una villetta vecchio tipo, in stile Liberty e a due piani. Conoscevo una persona che vi abitava, mi sarebbe piaciuto assai rivederla. –
Il venditore di castagne mostrò grande interesse. Scrutò acutamente l’uomo che gli stava di fronte: - Intendete dire che avreste voluto rivedere la villa o la signora che vi abitava ? –
L’uomo curvo ebbe un momento di incertezza: - Perché mi fate questa domanda ? Sono ricordi intimi, reminiscenze romantiche. La signora sarà ormai molto vecchia, potrebbe anche essere deceduta, ma a voi la faccenda non vi riguarda. -
Aveva parlato con voce dura per tagliar corto e si girò per andarsene, ma il venditore di castagne parlò ancora e il signore ingobbito ebbe un sussulto.
Disse: - La villetta venne demolita quando l’area fu riedificata, ma forse ricorderà che là accadde un brutale omicidio. Avrà letto sicuramente sui giornali dell’epoca i particolari del feroce delitto che vi fu compiuto. -
L’uomo ingobbito doveva avere freddo alle mani, perché strinse il sacchetto delle castagne facendole scricchiolare.
Il caldarrostaio continuò: - L’assassino non venne mai catturato e su quella casa aleggiava ancora il mistero. Una parte del giardino che attorniava la villetta è rimasto intatto, per tornare a casa vado in quella direzione e se vuole seguirmi per un breve tratto glie lo mostrerò -.
Il signore curvo non sembrò apprezzare gran che l’offerta, non disse nulla ma seguì il castagnaio. Quello aveva già caricato i suoi arnesi e stava spingendo a mano il triciclo. Trecento metri più avanti si fermò davanti ad una cancellata arrugginita dietro la quale nell’oscurità appena attenuata dagli oscillanti lampioni si intravedevano cespugli e alberi alti.
Il freddo era diventato intenso, l’uomo ingobbito calcò il cappello e alzò il bavero del cappotto. il castagnaio chiese: - Riconosce la cancellata e il giardino ? – Scrutò l’uomo curvo ma il cappello dalla tesa larga gettava un’ombra intensa sul volto già poco distinguibile nella semioscurità.
L’uomo ingobbito si appoggiava ora su un piede ora sull’altro, doveva avere molto freddo, o doveva essere inquieto.
Rispose: - No. Non mi ricorda nulla. Ma ora la saluto, fa molto freddo e debbo andare prima che nevichi. –
- Abita lontano ? – chiese il castagnaio.
- Alloggio all’Hotel Europa –.
- Capisco. Non è di qui. Viene da lontano – borbottò il castagnaio.
-Si. Risiedo in Australia, Sono venuto per concludere un affare e avendo un pomeriggio libero da impegni, ho pensato di dedicarlo ad un giro nei luoghi frequentati in gioventù. Per questo piacere cercavo la villetta oramai scomparsa. Reminiscenze romantiche. –
- Che strano - , borbottò il castagnaio , - quel che ha appena detto mi ha fatto ricordare che i giornali di allora parlarono di una fuga dell’assassino all’estero -. Fece una lunga pausa, poi come se parlasse a se stesso disse ancora: - Fu uno spregevole, orribile crimine, che mi nocque molto. –
L’uomo ingobbito chiese sorpreso: - Perché mai ? -
- Vede signore – disse il castagnaio –, a quell’epoca ero una guardia giurata della compagnia di vigilanza “Unione e Protezione”, svolgevo il turno di notte proprio in questa zona. Quella volta i turno maledetto mi toccò in una notte davvero molto fredda e così mi fermai in un bar per un cicchetto, chiunque può comprendere l’esigenza di un sorso d’acquavite, un conforto benamato in una notte simile. Alle ventidue e trenta avrei dovuto essere in via Sant’Isidoro proprio a quest’altezza, ma quando arrivai, saranno state le ventidue e quaranta, perché non tardai più di dieci minuti. Notai subito il portone socchiuso. Suonai, ma non rispose nessuno. Preoccupato spinsi il battente entrai e inciampai in qualcosa. Alla luce della torcia elettrica vidi un’orribile spettacolo, il signor Branchetti era steso sul pavimento del corridoio con la testa fracassata, in un lago di sangue. Salii al piano superiore e trovai la signora Branchetti anche lei uccisa -. Il caldarrostaio fece ancora una lunga pausa. Quando riprese a parlare il tono della voce era fortemente adirato.
- Non solo fui radiato dalla Compagnia di vigilanza per inadempienza, ma si addensarono sul mio capo sospetti orrendi. Passai mesi d’inferno, mia moglie se ne andò e mi portò via i figli, cominciai a bere per vincere il tormento, stetti molto male. Fortunatamente i colleghi vennero in mio soccorso e tutte le testimonianze dimostrarono che il mio alibi era incontestabile. Però persi il lavoro. –
Ci fu una pausa di silenzio. Il signore curvo tossì e si appoggiò ora su un piede ora sull’altro con maggior frequenza, mostrava nervosismo. Disse: - il freddo aumenta e certamente nevicherà, mi spiace per i guai che ha passato ma debbo salutarla. Torno in hotel prima che camminare diventi difficile -.
- Vede signore – continuò il castagnaio, - Io credo che quel detto: “Prima o poi l’assassino torna sul luogo del delitto” abbia qualche fondamento di verità. Per questa ragione faccio il venditore di castagne arrostite d’inverno, e di frutta fresca l’estate, accanto a questa cancellata. Sono come il ragno che attende la mosca e quando avrò preso l’assassino, prima di consegnarlo alla giustizia gli spezzerò tutte le ossa.
Il signore ingobbito ebbe un brivido, e prese a parlare con stizza: - Non capisco perché mi stia raccontando questi suoi vecchi guai, ma di sicuro i giornali parlarono di spiccati sospetti su una guardia notturna che quella notte era di servizio. Dissero che aveva studiato ogni particolare, che aveva attuato il crimine seguendo un piano perfetto e si era predisposto un solido alibi. Certamente aveva un complice. La polizia non riuscì a incriminarlo ma tutti gli indizi raccolti sembrarono suffragare questa ipotesi -.
Il castagnaio aveva la voce roca: - Vede signore in questi lunghi anni ho avuto modo di compiere un’indagine personale e di riflettere a lungo, i miei ex colleghi mi hanno aiutato molto e così sono venuto a sapere cose molto interessanti.
- Il nipote dei signori Branchetti, su cui da subito si erano appuntati i sospetti, dimostrò di avere un alibi di ferro. La notte del delitto era in ospedale. Era stato ricoverato per delle violente coliche. A quel tempo non c’erano i mezzi d’indagine del giorno d’oggi e i medici dopo avergli somministrato dei calmanti lo tennero in osservazione. Ho saputo che da molto tempo, assai prima del ricovero in ospedale, egli era in amicizia con un infermiere di quel nosocomio. Dovevano essersi divisi i compiti. Il nipote dei signori Branchetti quella notte ebbe la possibilità di uscire, compiere il delitto, appropriarsi del molto danaro e dei gioielli che quei signori tenevano in casa e quindi rientrare in ospedale facilmente. Nessuno rilevò la breve assenza organizzata dall’infermiere complice. Credo che lei sappia che quell’ospedale è poco lontano di qui –.
L’uomo curvo con la voce alterata, imprecò: - Perché dovrei saperlo? Non ho mai avuto bisogno di essere ricoverato in un ospedale. Ora basta! La sua storia mi ha stancato e per me può andare al diavolo con tutta questa assurda ricostruzione -.



il castagnaio mostrò un’espressione mefistofelica e lentamente scandendo bene le parole disse: – Ho una prova sovrana: un occhio di Budda che ho conservato per tutti questi anni. –
Fece una pausa poi chiese con tono apparentemente bonario: - Caro signore per caso lei ricorda un grande soprammobile di porcellana cinese, un Budda in meditazione, nel salotto di quella casa? la signora Branchetti ci teneva molto. –
- No. Non l’ho mai visto, e se anche l’avessi visto perché dovrei ricordarlo ? –
-- L’assassino invece sapeva che la signora Branchetti teneva i suoi gioielli nascosti dentro quel soprammobile perciò il malvivente lo gettò in terra, lo frantumò e nella fretta di raccogliere i gioielli si fece un graffio. Quella notte ero terribilmente turbato come può ben capire e quando vidi in terra un occhio, cioè un frammento del soprammobile, fui tentato di raccoglierlo. Fu un atto irrazionale ma quel frammento fu un portafortuna. Fatto sta che lo tenni per decenni fin quando poi venni a sapere dell’importanza del DNA nelle indagini di polizia. Ricordai allora che sul frammento c’erano labili tracce di sangue dell’assassino … -



Aveva preso a nevicare, probabilmente fu quell’inconveniente che fece saltare i nervi dell’uomo ingobbito. Ai suoi occhi le cose intorno si confondevano, non vedeva più il castagnaio. Urlando cominciò a percuotere la cancellata col bastone e prese a torcersi dal dolore piegandosi sempre più su se stesso.
È convinto di nascondere il delitto accusando un’altra persona con una fantomatica immaginaria ricostruzione? Lei è un pazzo pericoloso che occorre eliminare dalla circolazione. –
Urlava torcendosi e provocando un gran frastuono col bastone sulla cancellata.
Lo stridore di una frenata alle sue spalle lo fece voltare. Dall’auto della polizia scesero due agenti che premurosamente gli chiesero se si sentisse male.
L’uomo curvo urlò – Portatemi in ospedale, ho una colica violenta, non posso più camminare –. Mentre gli agenti lo sorreggevano gridò ancora. – Prendete il castagnaio è lui l’assassino. –
- Quale assassino ?- I due agenti guardarono tutt’intorno e osservarono se c’erano altre orme in terra. - Qui non c’è nessuno oltre lei – dissero all’uomo curvo, e lo informarono che venditori di castagne in quella zona semideserta non se n’erano mai visti. Se intendeva parlare del vecchio Giuseppe il caldarrostaio in piazza dell’Indipendenza, quel brav’uomo lo conoscevano bene, era inoffensivo.
Il signore curvo torcendosi dal dolore urlò: – Il castagnaio di cui sto parlando è un gigante alto due metri. È pericoloso, chiamate altri poliziotti, non fatevelo sfuggire -.
Gli agenti si resero conto che farneticava, non era il caso di insistere q .– È fuori di testa – si dissero a bassa voce. Lo fecero entrare nella vettura e a sirena spiegata si diressero verso l’ospedale vicino.
In quel momento la neve parve cadere meno copiosa, sembrò addirittura interrompersi. L’agente alla guida disse al collega: – Guarda che strano, si è creato un buco nello strato di nuvole, e pare un occhio -. L’altro ribatté sogghignando – Non farmi ridere, adesso dirai che in cielo hai visto l’occhio di Dio -.
Dopo la neve riprese a cadere fitta e cancellò le orme dell’uomo ingobbito. Gli agenti scaricarono lo squilibrato nella casa di cura, la stessa di cui aveva parlato il castagnaio.
La vicenda si concluse in una lussuosa clinica psichiatrica dove l’uomo curvo venne ricoverato e dove finì confortevolmente i suoi giorni.
Non si trovò mai il colpevole e Il delitto fu dimenticato.

Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - ottobre 2012




 
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