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Numeri
IL BOTTONE
16, 9, parole eccellenti

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Il telefono squillò mentre era fermo ad un semaforo, e una voce metallica chiese: - Parla il prof. Girolamo Testa ? – . Lui rispose: -Sì. Chi è ?- La voce con inflessione metallica e accento fortemente straniero, scandì: - Sedici nove parole eccellenti, allaccerai la terra al cielo - .
- Chi parla ? – chiese irritato il prof. Sentì solo un clic di fine comunicazione.
Il semaforo era diventato verde. Brontolando: – Che scherzo cretino – , dovette rimettersi in moto, e non ci pensò più.    continua...

Il giorno dopo il cellulare vibrò mentre era in bagno. Aveva il viso cosparso di schiuma da barba, ma ciò malgrado rispose, benché gli desse molto fastidio. La stessa voce metallica ripeté l’assurda frase: - Sedici nove parole eccellenti … -, poi chiuse la comunicazione senza dargli il tempo di protestare. Innervosito mise giù il telefonino imbrattato di schiuma e cercò di rintracciare il numero del misterioso interlocutore, senza riuscirci. Mandò al diavolo l’indisponente rompiscatole, completò la toilette e affrontò la giornata di lavoro.
Alla terza chiamata intollerabile, si rivolse senza indugio alla società telefonica esigendo il numero dell’insopportabile scocciatore, ma gli venne risposto che non c’era stata nessuna chiamata al suo cellulare.
Sebbene rifiutasse di pensarci, la frase gli tornò in mente più volte. Quelle sconclusionate parole, “16, 9”, erano numeri naturali positivi che doveva considerare carichi di valori metafisici? Oppure il senso della frase era: “Se dici nove parole eccellenti, cioè se pronunci 9 parole speciali, allaccerai la terra al cielo” ? Stava perdendo tempo dietro una insulsa meditazione, e si dette dello stupido.

Due mesi dopo, la luna splendeva in cielo, era l’alba e Girolamo camminava sulla sabbia dura come vetro tritato. Nella luce appena partorita dalla notte, le rocce parevano amalgamarsi e fondersi in un unico colore grigio opalescente. Camminava guardando le rupi sfiorate dal chiarore e sperava di imbattersi in un graffito eccezionale. Notò qualcosa su una roccia e si entusiasmò, ma erano soltanto scalfitture naturali che creavano l’effetto di un disegno. Proseguì scuotendo la testa. Stava addentrandosi in un canalone stretto sotto una rupe tondeggiante che faceva pensare ad un enorme teschio calcinato, e bisognava poggiare i piedi con attenzione, fu così che notò nella sabbia una piccola cosa rotonda molto familiare. Raccolse l’oggetto e l’osservò nel palmo della mano. Era un comune bottone da camicia di madreperla, doveva averlo perso qualche geologo o archeologo chissà quando. Sarebbe stato più felice se la fortuna gli avesse fatto scoprire una pittura rupestre delle Teste rotonde. Girolamo si trovava nel massiccio del Tassili appunto per studiare quei famosi antichissimi graffiti.
Osservò i quattro buchi al centro del bottone, per infilarci ago e filo, e mormorò impulsivamente, senza sapere perché: - Quattro per quattro, sedici -. L’involontario click mentale gli ricordò la frase strampalata, ma il sedici lo aveva pensato come numero. E se invece valessero le parole? “Se dici nove parole eccellenti” ? Un enigma assurdo: “Se dici nove parole eccellenti allaccerai la terra al cielo”. Sarebbe stato molto difficile trovare nove parole eccellenti.
Girolamo cercava figure sulle rocce, incise o dipinte settemila e più anni prima che lui esistesse, da primitivi pastori nomadi. Di cosa potevano parlare quegli antichissimi pastori quando nel deserto cresceva ancora l’erba, scorrevano fiumi, e pascolavano capre e vacche. Certamente di cose semplicissime: madre, padre, giorno, notte, sole, luna, acqua, vento. Ma come li manifestavano quei concetti fondamentali? Con le parole di quale lingua? Non lo sapremo mai.
Dovevano avere anche una parola che esprimeva un’idea superiore, forse “Grande madre” o magari “Grande Spirito”.



Immaginò di essere un antichissimo pastore e ammonì se stesso: - Grande Spirito è una parola che non bisogna esprimere con la voce. Solo con il pensiero rivolto al cielo –.
Alzò la testa. In cielo c’era un enorme bottone bianco. Non sapeva se era la luna che aveva preso l’aspetto di un bottone, o se lui era stato colpito da qualche accidente, o se un disco volante stesse osservandolo. Contò le parole a cui aveva pensato . Erano nove.
Considerò che quei pastori antidiluviani forse erano stati i custodi della “saggezza” . Ma il deserto si era mangiato l’erba, l’acqua e la saggezza. E se il ciclo si fosse ripetuto su scala molto maggiore? Se la civiltà a cui Girolamo apparteneva stesse per replicare la catastrofe ? Questa volta il devastatore non sarebbe stato il deserto, ma l’avidità e la stupidità degli uomini tra cui - lui Gerolamo - consumava il suo tempo di vita.
Bevve un po’ d’acqua, per una speciale personale comunione con il cielo, si mise il bottone in tasca e dovette inevitabilmente proseguire il suo cammino.

Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - ottobre 2011


NOTE

Questi brevi racconti della serie “Numeri” hanno una certa inclinazione per la metafisica. Un’idea che, è presumibile, non piaccia a coloro che preferiscono la corposità dei sentimenti, la consistenza delle passioni, e gli intrighi realistici. A proposito di questa storia in particolare aggiungo che vari autori, e a più riprese, hanno interpretato alcune enigmatiche figure del Tassili come raffigurazioni di visitatori alieni. Comunque sia, chi vuole avere informazioni più ampie digiti in Google: Sahara teste rotonde. O anche: Sahara archeologia e arte rupestre.


 
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