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LA BAMBOLA

(parte terza)














  
 

Fu solo qualche ora più tardi, quando si trovò a raccontare a suo marito lo strano episodio, che le sue stesse parole, tornandole alla mente, la colpirono straordinariamente, sconcertandola: Erano le stesse cose che aveva detto a Nadine, quando si erano accorti che la sua balbuzie era scomparsa, e che ora assumevano un valore nuovo, una incredibile rilevanza.
- Non è strano, Bob, che Nadine abbia smesso improvvisamente di balbettare proprio da quando tu hai portato giù quella vecchia bambola? E che da un momento all'altro il torcicollo che ti tormentava da giorni ti sia scomparso? E adesso…
Bob rise, divertito: - Che vuoi dire? Che sia stato merito della pupazza?
- No. Non posso crederlo. Ma sono strane coincidenze. Anche Elsa, la compagna di scuola di Nadine, venne apposta per vedere quella bambola, e subito dopo sembrò cambiata, pareva meno strana, più "normale", più serena. E adesso … L'improvvisa guarigione di quella donna. Non muoveva più un passo da sola, mi hanno detto. Non poteva né alzarsi né sedersi senza aiuto …
Bob non rideva più. Sembrava sgomento, preoccupato:
- Esther, sei una donna colta, intelligente. Come puoi lasciarti suggestionare da qualche semplice coincidenza? Il mio torcicollo doveva pur finire, così come era cominciato. E sapevamo che Nadine avrebbe smesso di balbettare, prima o poi. Lo aveva detto, il dottor Lasteri, ci aveva detto che la sua balbuzie non era un caso preoccupante, che crescendo l'avrebbe superata… E lo stesso vale per la sua amica: aveva solo bisogno di essere rassicurata, e la gentilezza di Nadine l'ha aiutata.
- Ma la signora Bolleni? Il suo era un caso abbastanza problematico. Erano tutti stupefatti della sua improvvisa guarigione…
- Non lo so. Ma se ho capito bene, anche il suo sembra un caso di suggestione: ha fatto un sogno e… Insomma, queste sono storielle senza senso. Sta' attenta a non lasciarti sfuggire con altri queste tue considerazioni, o ci troveremo sommersi da una folla di gente superstiziosa e ignorante. Pensa a Nadine, che cosa potrebbe significare per lei… -

Esther si lasciò convincere. Era sempre stata razionale, e non sopportava l'illogicità, i sortilegi, le fandonie, i misteri. Decise di buttarsi dietro le spalle tutta la storia e di dar retta alla tranquilla logica del marito.

* * *


quadro



Ma avrebbe reagito diversamente se solo avesse potuto leggere nell'animo di Bob.
Il racconto di Esther, la sua analisi e le sue congetture sulla serie di coincidenze, le considerazioni sull'inspiegabile influenza che la strana bambola sembrava avere sugli altri, avevano riportato l'uomo a quella indefinita sensazione di sconcerto e di disorientamento provata quando aveva trovato la vecchia bambola nella soffitta.
Non riusciva a togliersi dalla mente quello sguardo quasi d'intesa, quel sorriso sul suo visetto quando l'aveva raccolta da terra, un sorriso che aveva creato per qualche secondo un inaspettato, incomprensibile legame tra lui e quel vecchio oggetto inanimato.

Non si sentiva di parlarne ad Esther, ma era deciso a fare qualcosa per liberarsene: doveva tornare nella soffitta.
Era meravigliato di quanto gli pesasse quel compito, ma trovò una soluzione: ci sarebbe tornato con il preciso scopo di sgomberare e ripulire l'ambiente. E ci sarebbe tornato insieme a qualcuno che l'aiutasse.
L'uomo che faceva le pulizie nel suo ufficio gli aveva detto qualche tempo prima che se avesse avuto bisogno di qualche lavoretto sarebbe stato lieto di dare una mano. Aveva bisogno di guadagnare qualcosa e un piccolo lavoro extra sarebbe andato benissimo.
Bob glie ne parlò il mattino dopo, ed ottenne facilmente la mano d'opera che cercava.

Il sabato seguente, dunque, armati di secchi, scope, e sacchi di plastica da riempire con gli impicci che ingombravano la soffitta, i due uomini salirono le scale chiacchierando. Bob aveva con sé una lampadina con cui sostituire quella, debole e resa opaca dalla polvere, che la volta precedente aveva ben poco illuminato l'ambiente. La chiave era ancora infilata nella serratura della porta.
Tutto era come lo ricordava quando aveva lasciato la soffitta giorni prima, compresa la fastidiosa apprensione che lo aveva fatto quasi scappare. Consegnò la lampadina nuova all'uomo che l'accompagnava, e che rapidamente la inserì in luogo dell'altra. La luce più potente rischiarò lo stanzone, che, con sollievo di Bob, si rivelò una normalissima vecchia soffitta: cartoni vuoti accatastati qua e là, qualche mobile vecchio e dall'aspetto malfermo, un paio di seggiole sfondate.
E su una di queste era seduta, piuttosto scomodamente, una vecchietta sorridente.
Bob si sentì mancare il fiato. Un capogiro improvviso lo fece vacillare. Sentì la voce del suo aiutante giungergli come da lontano: - Che cos'ha, signor Roberto, non si sente bene?
- No. Solo un capogiro… Si costrinse a dominare la voce: - Per favore, Aldo, puoi portare fuori quelle due seggiole? -
Aldo assentì, senza fare domande. Andò a prendere le seggiole e le portò fuori, sul pianerottolo. Nella soffitta Bob cercò con lo sguardo: nessuno.
Evidentemente il suo era stato solo uno scherzo ottico. Ma questo non fece che aumentare la sua inquietudine. Che cosa potevano significare queste sue allucinazioni?
Le due sedie sgangherate, ora appoggiate una sull'altra sullo stretto pianerottolo, erano coperte di polvere. Ma su di una si poteva notare la traccia lasciata dal corpo di qualcuno che v'era stato seduto chissà quando; qualcuno abbastanza leggero da non crollare insieme alla sgangherata seggiola, tarlata e decrepita.
Bob scese la scala, tenendosi alla ringhiera; si sentiva come un sonnambulo, come qualcuno che fosse stato colpito da un inspiegabile attacco di follia. Andò a sedersi sulla sua solita poltrona. E lì lo trovò poco dopo sua moglie, che lo squadrò, spaventata dal suo pallore, dal suo sguardo perduto nel vuoto, e dagli occhi cerchiati, sgomenti.
- Bob, stai male? Che cosa ti è successo?
- Non te lo so dire, Esther. Ma ho paura di stare impazzendo. E' la seconda volta che ho delle allucinazioni.
Sua moglie lo fissò, incredula: - Allucinazioni? Ma che dici?
Bob alzò la mano per tacitarla, indicando nello stesso tempo la porta della soffitta, dove si stava affacciando Aldo, con due grandi sacchi di plastica ricolmi. L'uomo scese le scale, e guardò preoccupato Bob: - Si è sentito poco bene, dottore? Dev'essere stata l'aria pesante di quell'ambiente chiuso da tanto tempo. E tutta quella polvere… Come va, adesso?
- Meglio, grazie. E' stato solo un giramento di testa. Ma dovevo mettermi a sedere. Mi dispiace di averti lasciato finire da solo.
- C'era solamente tanta polvere, non è stato molto faticoso. Ma deve decidere lei che cosa vuole buttare via. Forse è meglio se torno domani.
- Sì, d'accordo, grazie. Hai lasciato la chiave sulla porta?
- Sì, ed ho spento la luce… Arrivederci, allora. Buona sera, signora.
Uscito l'uomo, Esther si sedette vicino a suo marito, gli prese una mano: - Sei gelato. Vuoi bere qualcosa?
- No, grazie… Esther, ti ricordi quando qualche settimana fa, salii in soffitta, e ritornai con degli stracci da gettare? Tra quelli c'era una vecchia bambola…
- Certo. C'era Amina. Tu volevi buttarla via con tutti gli altri scarti.
- Sì, ma Nadine la tirò fuori dal sacco e se la portò in camera sua. Io ne fui molto seccato. Ma non era solo perché era vecchia, sporca, malridotta. Il fatto è che mi aveva spaventato.
Esther fissò il marito, incredula: - Spaventato? La bambola?
- Sì. L'avevo raccolta da terra, e le diedi un'occhiata. Ebbene, la bambola mi sorrise. La vidi chiaramente sorridermi. Rimasi colpito, stranito: era una cosa senza logica, un fenomeno senza spiegazioni. Ma mi volli convincere che era stato solo uno scherzo dei miei occhi, un inganno ottico.
- E non era così?
- In quel momento mi convinsi che doveva essere così. Non volli più pensarci, non volli pormi domande, cercare spiegazioni… Ma poi, qualche giorno fa tu stessa mi hai fatto notare quelle stranezze, accadute da quando era comparsa la vecchia bambola… Comunque ero divenuto così restio a tornare nella soffitta che solo l'altro giorno mi sono deciso a vincere quella ridicola insicurezza ed a chiedere ad Aldo di salire in soffitta con me, di venire ad aiutarmi.
Ma ho trovato tutt'altro che una spiegazione. Cioè, è stato peggio della prima volta: seduta su una di quelle seggiole rotte, mi è sembrato di vedere una anziana donna, una vecchietta, che mi guardava sorridendo… Sono sicuro di avere avuto delle allucinazioni. Hai visto anche tu che Aldo, che era lì con me, non ha invece notato niente di strano. Sono io che sto diventando matto. Non mi erano mai accadute stranezze come queste. Non sono il tipo da stramberie, da fantasie senza logica…
Esther si alzò, decisa: - Voglio andare a vedere. E' stato sicuramente un qualche gioco di luce che…
Ma Bob le afferrò la mano, trattenendola: - No, ti prego. Sono sicuro che in soffitta non c'è niente di strano. Lo strano è solo nella mia testa.
Esther lo vide così agitato che non volle insistere. Si lasciò convincere, per quanto fosse preoccupata. Decise di chiedere consiglio al loro medico, e di aspettare che Bob riprendesse il controllo.

Ma quando Nadine fu tornata a casa, le venne l'impulso di chiederle: - Non ho più visto in giro la tua bambola, Nadine. L'hai di nuovo prestata ad Elsa?
Nadine ebbe una insolita titubanza, e prima di rispondere esitò: - No, mamma. Ma Amine è cambiata: non mi parla più, non mi sorride più come prima. Anche Elsa se ne è accorta. E non riesco più a giocarci…
Esther scrutò sua figlia, stupita: - Che strano. Le volevi così bene!
- Certo. Ed anche lei voleva bene a me, a tutti noi. Ma adesso è diventata una bambola qualunque… Aspetta: te la faccio vedere, così capirai.
Scappò nella sua stanza, per tornare subito dopo con la bambola. Ad Esther bastò un'occhiata per capire che cosa intendeva dire Nadine: la bambola si era "spenta". Il visetto era sempre quello di prima, ma gli occhi erano fissi, inespressivi, dei banali occhietti dipinti da una mano neppure troppo esperta. Solo notando quella differenza con la Amine che "voleva bene" a tutti, Esther si rese conto che la brutta vecchia bambola che una volta era giunta inaspettatamente in famiglia aveva avuto una sua vita interiore, un qualcosa di misterioso che aveva conquistato Nadine, ed il suo affetto.
- Hai ragione, è cambiata. Adesso è proprio solo una vecchia bambola di pezza. Ma che cosa può esserle accaduto ?
- E' andata via. Me lo aveva detto: lo avevo sognato e avevo capito che sarebbe successo, e che non dovevo pensare che non mi volesse più bene. Ma mi aveva assicurato che mi avrebbe detto perché doveva andar via… E invece…
Esther abbracciò la bambina, che aveva le lacrime agli occhi. Per quanto sconcertata da tutta la illogicità con cui sia Nadine che Bob sembravano affrontare quella storia, cercò di rassicurarla: - Se te l'ha promesso vedrai che ti farà avere una spiegazione. Ne sono sicura.

Non era passato che un giorno dal loro colloquio. Ma ad Esther era bastato per mettere insieme tutti i pezzi di quel bizzarro puzzle: la bambola di pezza che Bob aveva raccolto e portato giù dalla soffitta, lo strano, particolare rapporto che essa aveva avuto con Nadine, l'influenza che sembrava aver avuto su di lei, sulla sua amica, come anche su Bob, sulla vecchia signora Bolleni. Ed ora la scomparsa di quella energia così particolare nel suo sguardo, che sembrava bastasse a rivelare chiaramente l'inspiegabile "vita" che era stata parte della misteriosa bambola… Per quanto l'idea di accettare un insieme di fatti così irrazionali fosse del tutto estranea al suo carattere, decise di non rifiutarla senza cercare di capirci qualcosa.

Aveva deciso di non mettere piede nella soffitta, ma quella mattina volle approfittare dell'assenza di Bob e di Nadine, che erano l'uno in ufficio e l'altra a scuola, per andare finalmente a dare un'occhiata al locale che sembrava avere avuto tanta parte nella vicenda, e che aveva colpito così nel profondo suo marito.
Salì fino alla soffitta. Spalancata la porta, raggiunse, guidata dalla lama di luce che proveniva dalla finestrella in alto, l'interruttore di cui Bob le aveva parlato; lo fece scattare.
La grande stanza era esattamente come Bob gliel'aveva descritta, anche se la polvere era stata in gran parte eliminata, ed era stato fatto un certo ordine: le scatole vuote impilate in un angolo; due pentole ammaccate, una spazzola, un rastrello arrugginito, e tante altre cianfrusaglie accatastate ordinatamente su un vecchio scaffale…
Un po' delusa, Esther si avvicinò, spostò qualcuno degli oggetti raccolti dall'uomo che aveva aiutato Bob, come per valutare, per provare a suscitare in sé in qualche modo la strana sensazione da lui provata, e che gli aveva provocato tanto sconcerto. Ma ogni cosa sembrava essere di ben poco interesse.
Girò le spalle, andò a spegnere l'interruttore. Solo in quel momento il suo sguardo si posò sull'angolo più lontano del locale, dove Aldo aveva ammucchiato le due seggiole rotte e altri vecchi utensili, in attesa di sapere che cosa farne. Su una delle seggiole, proprio dove Bob aveva creduto di vedere la "vecchina", era appoggiata , come in attesa, una busta di pesante carta color avorio. Ancora prima di avvicinarsi e leggere che cosa vi fosse scritto sopra, intuì che si trattava di un messaggio, con tanto di indirizzo e con il nome della persona a cui la lettera era destinata: la prese in mano, per meglio osservare con grande interesse ed eccitazione nervosa le due semplici parole che vi erano state vergate:
"Per Nadine"
Esitò, molto tentata ad aprire la busta indirizzata alla sua bambina. Ma fu solo un momento: decise che, per quanto ne avesse un grandissimo desiderio, non aveva il diritto di leggere quella missiva che non era stata scritta per lei.
Rimise la busta dov'era, e scese di nuovo le scale fino al soggiorno.
Non le fu facile attendere il ritorno da scuola di Nadine, ma fortunatamente era un giovedì, giorno in cui non c'erano lezioni pomeridiane. Avrebbe avuto qualche ora per parlare con la bambina, prima che Bob fosse di ritorno.
E Nadine, appena rientrata, capì immediatamente, dall'espressione con cui sua madre l'accolse, che qualche cosa di nuovo era accaduto. Senza dire parola, Esther la prese per mano e la condusse su per la scala fino alla soffitta. Aprì la porta, e con lei andò ad accendere la luce. Nadine si guardò intorno, cercando di indovinare che cosa dovesse guardare, capire, o fare. La lettera a lei indirizzata sembrò silenziosamente invitarla. Si accorse subito della busta e eccitatissima gridò:
- Mi ha scritto! E' una lettera di Amine! Mi aveva promesso che…
Non terminò la frase, mentre correva a prendere la busta col suo nome. L'aprì e cominciò a leggerla a voce alta:
" Bambina cara, mia piccola amica, non ho abbastanza parole per ringraziarti dell'aiuto che mi hai dato, ma tu saprai avvertire la mia riconoscenza e capire come l'ho apprezzata. Grazie a te, che mi hai accettata senza chiedere risposte impossibili e senza incertezze o perplessità, sono riuscita a portare a termine alcuni dei compiti che dovevo eseguire, ho potuto correggere qualche errore compiuto in altri tempi, in altre circostanze, e sostituire episodi negativi con qualche gioia. Si è trattato di piccole cose, ma che hanno restituito un po' di serenità, agli altri ed a me stessa. Ora devo continuare, con pazienza, in altri luoghi ed altre epoche. Il tuo ricordo mi conforterà e sosterrà. Continua ad avere fiducia nelle cose e nelle persone che ti stanno intorno. Anche se da lontano, io continuerò a seguirti.
Amine
."

Nadine alzò lo sguardo verso sua madre:
- Mamma, Amine doveva essere una specie di fata, vero?
Esther esitò, nel risponderle: - Non lo so, cara. Ma certo aveva uno spirito straordinario, eccezionale, uno spirito diverso da quello di tutti: era qualcuno molto speciale.
Nadine rispose a voce bassa, ma convinta:
- Ed è riuscita a farmi capire che chiunque, qualsiasi cosa, perfino una brutta bambola di pezza, può avere un suo scopo, un suo compito, ed essere di utilità agli altri.

Ester si meravigliò della perspicacia di Nadine. La logica della bambina aveva una validità che sua madre non mancò di intuire: l'aveva indotta a accettare che non è poi così ovvio, e così indiscutibile, che ogni cosa nel mondo che ci circonda debba avere ad ogni costo una sua logica spiegazione.
Di questo non sarebbe stato così tanto facile convincere Bob. Ma per Nadine l'universo era ancora così meraviglioso da esplorare e da comprendere che non sentiva necessario cercare di dare sempre, sempre, sempre, spiegazioni logiche: bastava accettarlo, senza diffidenze, senza preconcetti.

Fine


Adonella Bongini - adonellab@gmail.com - novembre 2015



 
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