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LA BAMBOLA

(parte seconda)














  
 

Erano passati un paio di mesi, e la fine delle scuole si stava avvicinando. La balbuzie di Nadine non era più ricomparsa, così come non era più ricomparso il torcicollo di Bob. Nessuno tuttavia aveva messo in relazione i due avvenimenti, e tanto meno li aveva collegati alla bambola.
Una mattina Esther sorprese Nadine che stava preparandosi per andare a scuola, e cercava con molta fatica di infilare la bambola nel suo zainetto.
- Che fai? Vuoi portarla a scuola? -
- Sì – rispose la bambina – voglio farla vedere ad Elsa. Glie l'ho promesso –
- Ad Elsa? – si stupì la donna, che sapeva come quella bambina non fosse nel gruppo delle amiche di sua figlia. Aveva capito che Elsa se ne stava sempre in disparte, taciturna, triste, scontrosa, sopportata piuttosto che accettata dal resto della classe. Chiese a Nadine – Perché? Perché proprio a lei? Siete diventate amiche? -
Nadine non rispose, come se non trovasse le parole.
– Comunque ¬– riprese Esther – Non puoi portare la bambola a scuola. Sono sicura che la maestra non sarebbe contenta. Perché invece non inviti Elsa a venire a vederla ed a fare merenda qui a casa con te? Potreste giocare insieme…
- Sì, mamma! Che bell'idea! Grazie …
Rimise la bambola sul letto, e si avviò contenta, seguita dallo sguardo stupito di sua madre.
La bambina a cui Nadine voleva far vedere la sua bambola le aveva sempre fatto pena. Evidentemente aveva qualcosa che la faceva sembrare ritardata, che la rendeva come distaccata, non accetta e non gradita dalle altre. Pareva sfuggente, sempre assorta, chiusa in sé. "Non parla mai … aveva detto Nadine. E poi, ha la bocca sempre piegata in giù, gli occhi sempre fissi a terra… ".
Esther cercò di spiegare al marito la sua meraviglia, l'incapacità di comprendere quell'improvvisa decisione di Nadine di avvicinare la sfortunata bambina, e come per lei fosse sorprendente, la mettesse quasi a disagio. Bob scosse la testa:
- Ma allora perché hai detto a Nadine di invitarla qui in casa? E Nadine non ha fatto nessuna obiezione?
- No, anzi, sembrava contenta… Mi ha detto "grazie" due volte.
- E allora, tutto bene, mi pare… - Sorrise il marito. Esther tacque, incerta.

Ma quando la piccola ospite si presentò, insieme alla mamma, che stranamente sembrava ancora più imbarazzata, esitante e insicura della figlia, bastò l'accoglienza allegra di Nadine a dissipare ogni esitazione e incertezza. – Ciao, Elsa! Buona sera, signora! Questa è la mia mamma… Noi andiamo di là: Amine ci aspetta…
E presa per mano la nuova piccola amica, scomparve con lei nella sua stanza.
Esther sorrise: - Sono contenta di conoscerla, signora. Posso offrirle un caffè? O sarà meglio un tè, a quest'ora? Si sieda, la prego…
- Io non vorrei disturbare… Ho solo accompagnato Elsa...
Si sedette con circospezione, senza alzare gli occhi, era chiaramente a disagio. E fu sufficiente questo atteggiamento insicuro per indurre Esther a schierarsi in suo aiuto, a sorriderle con simpatia.
Qualche minuto dopo le due donne si parlavano cordialmente: - Siamo da poco in questa cittadina – dichiarò la madre di Elsa - E non conosco nessuno… Anche Elsa, a scuola, non riesce a vincere la sua timidezza… E' così impacciata, spaventata. E le compagne o la ignorano, o la trattano come … come se fosse diversa …
- E' sempre difficile che un gruppo accetti con simpatia e calore un nuovo arrivato. Ma Nadine sembra ben contenta di averla come amica.
- Nadine è davvero buona e cara. Le sarò sempre grata per la gentilezza verso la mia…
Non finì la frase: le due bambine erano apparse, contente e ridenti. A quanto sembrava Amina aveva deciso di "voler bene" anche alla piccola Elsa, e di essere lieta di passare una notte da lei. Per la prima volta Esther la vide più serena, la osservò sorridere e alzare il capo per ricambiare il suo sguardo. Poté cosi notare con sorpresa come fossero belli e grandi i suoi occhi verdi. Aveva la bambola fra le braccia, e sembrava trasformata. Anche sua madre trattenne il respiro, incredula: - Nadine, sei proprio gentile. Ma non ti dispiace privarti della tua bambola?
Nadine scosse la testa, con un sorriso: - No, certo. Sono contenta. Ma ora, Mamma, possiamo fare merenda,? Elsa vorrebbe portare subito a casa Amine…
Non molto dopo Elsa e sua madre salutarono e se ne andarono. Elsa teneva la bambola stretta come un tesoro.

Quando Esther riferì quell'improvvisa amicizia al marito appena ritornato dal lavoro, il commento dell'uomo fu soltanto di speranza che "quella brutta pupazza" rimanesse da Elsa a lungo, anzi per sempre. Andò subito ad affacciarsi sulla porta di sua figlia per congratularsi con lei:
- Sei stata generosa a dare a quella bambina la bambola. Voglio regalartene una nuova, più bella. Anzi, andiamo subito a comprarla…
Uscirono insieme, Nadine che saltellava contenta, tenendo per mano il suo papà, seguiti dallo sguardo sorridente di Esther. Al loro ritorno, però, non era proprio una bambola il regalo che Nadine cullava tra le braccia, ma un bambolotto-bebè col suo pigiamino celeste ed un ciucciotto appeso al collo.
- Guarda, mamma. Papà voleva che scegliessi una bambola con un vestito tutto di velo rosa, bellissima, ma io ho preferito questo: così Amine avrà un fratellino, proprio come lo avrò io tra qualche mese!
Nadine era già andata a dormire, abbracciando il suo bambolotto, quando Esther commentò con il marito l'imprevedibile scelta della bambina: - Penso che non sia stato tu a suggerire a Nadine di scegliere un fratellino per quella sua bambola, vero ? -
- No, davvero. Io avrei voluto che scegliesse una bella fata dai riccioli biondi che piaceva anche a me, che le facesse dimenticare quella trovata in soffitta, magra, giallastra e con quei capelli che sembrano spinaci …
Esther rise: - Ti è stata sempre antipatica, povera Amine! E invece sembra raccogliere le simpatie delle bambine. Avresti dovuto vedere come era felice la piccola Elsa di portarsela a casa: non l'avevo mai vista sorridere così, prima d'oggi. Ti confesso che quando l'avevo conosciuta, nella classe di nostra figlia, avevo pensato che fosse strana, un po' ritardata. Ma ora che ha fatto amicizia con Nadine, sembra diversa. E ho scoperto che ha dei bellissimi occhi verdi. Sembrava un'altra. Anche sua madre era sorpresa. Ha baciato Nadine e mi ha ringraziato cento volte quando ci ha salutato … Comunque è un buon segno che Nadine abbia preferito il bambolotto. E' evidente che l'arrivo del fratellino le fa piacere, se ne ha scelto uno anche per la sua bambola…

* * *
Era sopravvenuta l'estate ormai, ed Esther aveva accompagnato come sempre la figlia ai giardini vicino a casa, con Amine nello zainetto, per giocare con la piccola Elsa, anche lei fierissima della nuova bambola ricevuta alla fine della scuola, che aveva terminato con inaspettati buoni voti.
Nessuno ora avrebbe potuto più pensare di considerarla una bambina "strana" o "ritardata". Sia lei che Nadine erano diventate molto amiche: vivaci e allegre correvano per il giardino, facevano gare di equilibrismo sui muretti di recinzione, senza troppo preoccuparsi delle loro bambole, che avevano lasciato su una panchina dove "si sarebbero fatte compagnia tra loro". E stavano lanciando al massimo le altalene dell'area giochi, quando furono attratte da esclamazioni di meraviglia, non lontano dal punto in cui avevano lasciato i loro giocattoli.
- Guardate, nonna Bolleni si è alzata da sola dalla panchina. E riesce a camminare!
- Piano, faccia piano signora … stia attenta a non cadere!
- E non ha neppure il bastone… Ma è straordinario. Dov'è la ragazza che l'accompagna?
- E' andata a prenderle da bere – rispose un uomo anziano – Eccola là, sta tornando… Signorina, signorina… Guardi la signora Bolleni! Si è alzata tutta da sola… e sta camminando!

La ragazza, che stava avvicinandosi veloce, preoccupata dalle voci che si levavano dal capannello di persone intorno alla panchina, nello scorgere la sua assistita che le veniva incontro camminando, e neanche vacillante, si lasciò sfuggire di mano il bicchiere d'acqua, quasi avesse visto un prodigio.
- Ma come è possibile? Che cosa le è successo? Come ha fatto, signora?
L'anziana donna sorrise. Era forse l'unica persona a non apparire scossa, sconcertata:
- E' stata la vecchia del sogno. Devo essermi assopita per qualche minuto, sulla panchina. Ed ho sognato che vicino a me si era seduta una vecchietta. Somigliava alla bambola di una delle due bambine. Mi ha sorriso ed ha detto che potevo considerarmi guarita. Nel sogno ha detto: - "Provi a camminare… Non abbia paura. La sua anca è di nuovo a posto… Coraggio, si alzi!". Ed aveva ragione: mi sono svegliata senza i soliti dolori. E ora riesco a muovermi come una volta. Non sento più quelle maledette fitte alle gambe! Mi sembra che potrei mettermi a ballare.
Una babele di esclamazioni, commenti stupiti, frasi incredule accolsero quelle dichiarazioni. Ma la voce più acuta e sorpresa fu quella di Nadine, che si era fatta largo tra la gente e stava fissando la vecchia Bolleni che teneva qualcosa stretta nella mano sinistra: - Guarda, Elsa, quella signora ha la mia bambola!
L'anziana donna alzò il braccio, fissando stupita la pupattola sgualcita e spettinata che aveva in mano… : - Sì, sembra quasi lei, proprio lei. E' proprio uguale alla vecchia che ho sognato, che mi ha toccato la gamba… e mi ha guarito!

Questa volta un attonito silenzio sostituì il vocio di poco prima. Il vecchio che per primo aveva avvistato l'accompagnatrice della Bolleni si fece largo tra la folla, che frattanto si era infittita. Fissò l'anziana signora, ma poi il suo sguardo si concentrò tutto sulla bambola ancora stretta nella mano della donna: - Ma quella è… Sembra proprio il ritratto della vecchia strega che abitava vicino al negozio di frutta!
Girò lo sguardo sugli astanti, cercando di coinvolgerli nella sua sbalordita eccitazione. Allungò una mano verso la bambola, che la signora Bolleni istintivamente gli porse, turbata. L'uomo si ritrasse, fece un passo indietro: - No. Non la voglio toccare, neanche sfiorare. Ma dove l'ha scovata?
A rispondergli seccata fu Nadine, che si era fatta avanti insieme ad Elsa: - E' la mia bambola. E non è una strega. E' buona, invece. E' gentile, e vuole bene a tutti. L'avevo lasciata su quella panchina…
Tutti si volsero verso il sedile appena lasciato dalla Bolleni e sul quale era ancora appoggiata la bambola lasciata da Elsa. – Non è una strega! E' vero, Elsa? Mi ha aiutata, ed anche la mia amica… E adesso ha aiutato anche la signora, che riesce di nuovo a camminare… Non è una strega!
Gli occhi della bambina si erano riempiti di lacrime: - Ridatemela. E' la mia bambola!... Ecco, sta arrivando mia madre. Ve lo dirà anche lei che la mia Amina non è una strega. L'ha trovata mio padre nella soffitta di casa nostra…

Esther si stava avvicinando, preoccupata nello scorgere la sua bambina in lacrime in mezzo al capannello di gente: - Che cosa è successo? Perché piangi, Nadine?
- Dicono che la mia bambola è una strega!
La voce di Esther e quella dell'uomo anziano si sovrapposero:
- Ma chi può dire questa sciocchezza? E' solo una vecchia bambola di pezza…
- Io non ho detto che la bambola è una strega! Ho detto solo che somiglia, che sembra proprio il ritratto di quella vecchia che abitava laggiù, nella casa vicino al fruttivendolo… Erano in tanti a dire che era una strega: borbottava da sola per la strada, guardava tutti di traverso. Ogni tanto gridava contro i ragazzini che le si avvicinavano…
Due o tre persone assentirono, unendosi al ricordo dell'uomo: - Sì, certo. Nessuno sapeva come si chiamasse. E poi sparì dalla circolazione, qualche anno fa.
- Quella che ogni tanto sgraffignava una mela o una rapa al fruttivendolo? Lui la conosceva. Mi raccontò che spesso prendeva qualcosa dalle sue ceste di frutta, ma non pagava mai. E una volta che lui aveva protestato gli si rivoltò contro, con due occhi orribili, e gli gridò delle parole strane, incomprensibili. E quella notte nel suo negozio ci fu un principio d'incendio!
I ricordi di altri presenti si sovrapposero alle sue parole:
- Ma sì, è vero. Mio figlio era ancora piccolo, e un giorno tornò a casa tutto spaventato… La palla gli era sfuggita di mano, ed era andata a finire tra i piedi di quella strana donna. E lei aveva cominciato a gridargli contro, ad agitare il bastone… - Sì, anche i miei ragazzi dicevano che era matta. Si lagnava e imprecava verso tutti …
- Ma insomma, che cosa vuol dire tutto questo? - La voce di Esther si alzò, superando le altre. – Perché dovete spaventare la mia bambina, anche se la sua bambola vi ricorda una vecchia donna antipatica e malvista, ormai scomparsa da chissà quando? Questa signora ha fatto un sogno che l'ha aiutata a sentirsi meglio, mi pare. Se si è assopita tenendo in mano la bambola di mia figlia non c'è da stupirsi che la donna del suo sogno le somigliasse.
- Certo, ha ragione, signora – intervenne ancora il vecchio che per primo si era meravigliato per l'improvvisa guarigione della donna - Ma come ha potuto un sogno guarire la signora Bolleni? E' una cosa abbastanza strana, direi. - Questo non saprei proprio spiegarlo - sorrise Esther – Ma non possiamo che rallegrarcene - Prese la manina di Nadine e si rivolse alla signora Bolleni: – Le faccio molti complimenti, signora. E spero proprio che i suoi fastidi siano passati del tutto e che lei continui a star bene. Ma adesso noi dobbiamo andarcene a casa. Buonasera a tutti!
Si allontanò, con le bambine, lasciando il gruppo alle sue spalle a commentare variamente l'accaduto.

Continua.


Adonella Bongini - adonellab@gmail.com - ottobre 2015



 
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