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LA BAMBOLA

(prima parte)














  
 

La soffitta era in gran parte immersa nella penombra. Solo al centro una lama di luce proveniva dalla finestrella triangolare in alto, definita dagli spioventi del tetto. E in quella lama danzavano miriadi di corpuscoli di polvere. Tutto intorno, ma anche in terra si intuivano più che vedere fagotti, libri vecchi, risme scompaginate di fogli, oggetti vari appoggiati a caso, come in attesa di essere scartati e gettati via.
Bob sospirò: non sarebbe stato facile trovare lì in mezzo i documenti relativi alla casa che gli erano stati richiesti dall'avvocato. Si girò intorno in cerca di un interruttore. Doveva esserci qualcosa che illuminasse un po' l'ambiente. Si diresse verso l'ingresso, chinandosi due o tre volte a scaraventare da una parte con un calcio gli ingombri in cui inciampava. Finalmente trovò l'interruttore, ed una fievole lampadina penzolante dal soffitto illuminò un poco lo spazio intorno, solo per evidenziare la difficoltà di trovare checchessia in quella confusione. L'ultima cosa alla quale aveva dato un calcio gli era ancora davanti ai piedi, un mucchietto informe di stoffa: una bambola stracciata, impolverata, sporca, con la chioma, o quel che ne restava, arruffata e scarmigliata. Aprì il sacco di plastica che aveva portato con sé, e si chinò per afferrarla e scaraventarcela dentro: tanto valeva cominciare subito a raccogliere qualcosa da eliminare.
La bambola tra le sue mani ricambiò lo sguardo un po' disgustato dell'uomo.

E sorrise.

Bob sussultò, incredulo, stupito, smarrito. Lasciò istintivamente la presa e rimase a fissare la piccola figura, grigia di polvere, piombata di nuovo a terra, prona. Che stava succedendo? Tutta quella polvere, quel disordine, gli stavano dando alla testa? Dovette fare uno sforzo per indursi ad allungare un braccio e tirare di nuovo su la "cosa". Evitando di guardarne il viso, la infilò nel sacco. Raggiunse qualche altro straccio, e lo ficcò dentro, coprendola. Poi, con le mani sudate, rinunciando alla ricerca per cui era salito, spense la luce e si affrettò a chiudere a chiave la porta della soffitta e discendere.

Esther stava davanti ai fornelli, e si voltò stupita sentendolo arrivare: - Li hai già trovati? -
Suo marito cercò di dare un tono naturale alla voce:
- Macché. Pensavo che potessero essere in uno degli scatoloni di impicci vari che avevamo fatto portare su in soffitta mentre sistemavamo casa. Ma i documenti li avremo messi sicuramente da qualche altra parte. E' impossibile che siano stati riposti in quell'accozzaglia di robaccia. C'è una polvere e una confusione indescrivibili, lassù. Non eravamo mai saliti in soffitta da quando siamo arrivati. E prima di tornare a cercarvi qualche altra cosa dobbiamo programmare una bella ripulita di quel locale. Ho portato giù qualche straccio di cui sbarazzarci, tanto per cominciare. -
Si avvicinò al secchio grande dei rifiuti, proprio mentre la porta della cucina si apriva, lasciando entrare Nadine, la sua bambina di ritorno dalla scuola, che gli si slanciò al collo abbracciandolo.
- Attenta! - esclamò Esther: - Lo sai che papà ha un brutto torcicollo! Fa piano! -
Ma Bob la rimise a terra, sorridendo: - Ciao, piccola. Come è andata, oggi? -
Poi si tastò il collo: - E' strano, non sento più dolore: il fastidio al collo sembra scomparso. Prima di salire in soffitta non riuscivo neppure a girare la testa. - Parlando, aveva consegnato alla bambina il sacchetto di stracci: - Buttami via questa roba, Nadine, ma non frugarci dentro tesoro mio: sono stracci sporchi e impolverati. -

Si rivolse alla moglie: - Dobbiamo chiamare qualcuno per far ripulire la soffitta. Ed è meglio che tu non ci metta piede, nel tuo stato, con tutta quella polvere. -
Esther si passò sorridendo la mano sulla pancia, accarezzandola: - Pensi che il bambino possa mettersi a starnutire? -
Si girò, sentendo Nadine esclamare: - Mamma, g-guarda: è una b-bambola! -
Aveva estratto dal sacco il mucchio di stracci sporchi e impolverati che Bob vi aveva infilato poco prima, e teneva in mano la pupattola: - Guardala, mi s-sorride! -
Bob si voltò: - Ma perché l'hai tirata fuori, Nadine? Ti avevo detto che è roba sporca, piena di polvere. Buttala. Sono stracci che ho raccolto su in soffitta. Te li avevo dati per gettarli. -
Sorprese dal suo tono irritato, quasi turbato, sia Esther che la bambina si girarono a guardarlo. Egli ripeté:
– Buttala, ti ho detto! -
Ma Nadine scappò via, verso la sua stanza, ridendo: - Non posso buttarla via. Mi vuole bene! -

Bob si volse verso sua moglie, sconcertato: - Convincila a liberarsene. Chissà da dove viene, di chi era. Ed è diventata solo un cencio malconcio e sudicio. -
La donna assentì: - La convincerò più tardi. Ma non insistere adesso; se si agita, si innervosisce e la balbuzie peggiora. Già dovremo cercare di gestirla bene con la prossima nascita del fratellino … E' una bambina così sensibile, così emotiva. -
- Quante storie si fanno oggigiorno. Io ho avuto tre fratelli, senza che nessuno si preoccupasse di come avrei reagito al loro arrivo. - - Non mi preoccupo, ma il pediatra mi ha raccomandato di rassicurarla, di farle sentire il nostro affetto. -

L'uomo si avviò verso la cameretta della bambina, si affacciò alla porta: - Tutto bene, tesoro? Che hai fatto oggi a scuola? -
Nadine chinò il capo, come innervosita dalla domanda. Strinse le labbra: - Tutto bene, papà. Dillo anche alla mamma. E adesso mi metto a fare i compiti - aggiunse, a mo' di congedo.
Il padre preferì non insistere, e andò a sfogliare il giornale in poltrona. Si volse verso la moglie, che stava scrivendo a macchina: - Mi ha detto Massimo, il mio collega, che l'arrivo del suo secondo non è stato facile: il suo primogenito proprio non lo accettava…- - Be', l'arrivo di un fratello può essere un po', anzi quasi sempre, un trauma per un bambino, si sa. Comunque più tardi cercherò di restaurare, di ripulirla, la bambola che hai trovato in soffitta: la metterò in lavatrice, la laverò bene … Perché dovrei toglierla a Nadine, se le piace. -

* * *
Il mattino seguente, la bambola era appesa, gocciolante, ad asciugare fuori tra i panni, ed Esther stava stirandone il vestitino, che aveva rammendato alla meglio.
Quando la bambina fu di ritorno da scuola, le poté consegnare una bambola quasi in ordine: l'abitino rammendato, pulito e stirato, i capelli ancora un po' radi e ispidi, ma raccolti dietro la testolina con un bel nastro rosa. Nadine ne fu felice, abbracciò sua madre con entusiasmo e scappò nella sua stanza con la pupattola stretta al petto.
Non altrettanto entusiasta ne fu Bob, che non potette evitare una sensazione di fastidio, di diffidenza per l'oggetto che gli aveva procurato quello strano inaspettato momento di perplessità, di incertezza. Il ricordo dello smarrimento in cui si era trovato su in soffitta, la sensazione che aveva provato di aver perso - anche se solo per un istante - l'equilibrio mentale, era un qualcosa di inaccettabile per lui, e che gli faceva detestare l'oggetto che ne era stato la causa. Sentiva comunque che non avrebbe avuto la capacità di spiegare quello che provava. L'unica cosa da fare era di ignorare tutto l'accaduto e lasciare che sia i suoi sentimenti che l'infatuazione di Nadine per la bambola andassero pian piano scemando, scomparendo.
A distrarlo fu in quel momento il ritorno della figlia nel salotto, con in mano il suo diario scolastico: - Mamma, la maestra mi ha detto di farti leggere quello che mi ha scritto sul diario. -
Esther lo prese: - Ti ha scritto una nota? Che hai fatto? Hai litigato con un'altra bambina? -
Nadine scosse la testa: - No! Non ho fatto niente, io! -
Fissò la mamma che apriva il diario, lo scorreva rapidamente. Ma la nota dell'insegnante era del tutto inaspettata. Esther la lesse a voce alta: - Ascolta, Bob! Senti che cosa ha scritto la signorina Marcelli: "Oggi ho interrogato Nadine sulla poesia che dovevano studiare a memoria. Ebbene, l'ha recitata dal primo all'ultimo verso senza un errore , ma soprattutto senza cadere neppure una volta nella balbuzie. Ha lasciato tutti sbalorditi. Le sue compagne le hanno fatto spontaneamente un applauso, e vi ho partecipato anche io. Sono proprio contenta. Se è stato il suo pediatra ad ottenere questo risultato, gli riferisca le mie congratulazioni. Mi auguro che il miglioramento di Nadine continui, che sia definitivo…" -

Tutti e tre, erano rimasti senza parole, anche Nadine era sorpresa. Entusiasta, commossa Esther le chiese: - Davvero ti hanno battuto le mani? E tu non mi hai detto niente! -
- Io… Io non ho capito perché erano tutte così meravigliate… Che cosa ho fatto di strano? Elena mi ha dato un bacio, e anche la maestra… Io ho studiato la poesia come tutte le altre volte! -
Bob intervenne : - E non ti sei accorta di averla recitata tutta senza interromperti, senza balbettare? Sei stata bravissima. Sia io che mamma siamo orgogliosi, contenti…-
Nadine sembrò finalmente comprendere l'eccezionalità dell'accaduto. Sorrise. Abbracciò il padre, corse dalla mamma: - Sono guarita, mamma? Non mi inciamperò più quando parlerò, non mi prenderanno più in giro? -
Il visetto era illuminato da un sorriso radioso. Ed altrettanto felici erano i suoi genitori.
- Speriamo proprio che la balbuzie sia passata. Anche se ogni tanto il difetto dovesse ritornare, però ora sappiamo che sei guarita, o almeno stai guarendo…- disse Esther: - Sono tanto contenta, bambina. Ed anche papà…-
- Vado a dirlo subito alla bambola. E' stata lei a farmi guarire. Ha visto che ero triste, ieri, perché i bambini della terza mi avevano presa in giro…-
Corse felice nella sua stanza: - Amina, senti! Voglio dirti una cosa! -

Malgrado la soddisfazione per la gioia della bambina, ancora una volta nel corso di due giorni, Bob sentì quello sgradevole, importuno, incomprensibile disagio; e di nuovo a causa di quella bizzarra vecchia bambola.
Era contento per la sua bambina, ma anche impacciato. Guardò sua moglie che lo fissava interrogativamente: - Anche io sono contento, naturalmente, e non mi pare vero che Nadine abbia smesso di balbettare … Però non vorrei che ci facessimo troppe illusioni. Dobbiamo portarla dal medico, sentire il suo parere. -
Si diresse deciso verso il telefono, chiamò la bambina, cercò il numero nella rubrica, e spinse i pulsanti con mano impaziente. Nel silenzio sorpreso della moglie, salutò il dottore, gli spiegò in poche parole ogni cosa, si voltò verso Nadine: - Il dottor Lasteri vuole sentirti, vuole dirti quanto sei brava…-
Le porse il microfono. Insieme ad Esther fissò la bambina che rispondeva timidamente ma senza esitazioni al medico. Senza balbettare.

Avrebbero voluto portarla da lui subito, quella sera stessa, ma il dottore cercò di farli ragionare, pur senza frenarne gli entusiasmi: - Cerchiamo di non eccitare troppo la bambina. Mostratevi contenti e fiduciosi, ma senza incidere troppo sulla sua emotività, senza sottoporla a troppe prove, e rischiare di farla ricadere nel difetto. Cercate di agire come sempre, e prima che vada a riposare datele una bella camomilla. Anzi, prendetela anche voi. E portatemi Nadine domani, dopo la scuola. Se tutto continuerà come spero, avremo il tempo e il modo di rallegrarci, e di capire che cosa è successo. -
* * *
Nadine insistette per portare con sé la bambola dal dottor Lasteri, ed il padre non volle contraddirla. Il medico la visitò con calma, senza porre l'accento sulla quasi incredibile regressione del difetto di dizione. Ed anche Nadine non sembrava esserne particolarmente colpita. Fu invece molto soddisfatta per la cortese attenzione che il medico dimostrò verso la sua bambola: - Si chiama Amina, dichiarò con sicurezza. Papà l'ha trovata in soffitta, e lei ha voluto venire a stare con me … con noi. Ci vuole molto bene. -
Il dottore le accarezzò i capelli, si chinò ad accarezzare anche il capo di Amina: -Sono contento. Portala a vedere i giocattoli che sono nella sala d'attesa… Anche ad Amina piacciono i giocattoli? -
La bambina assentì: - Certo. E le piaci anche tu. Anche a te vuole bene. -
Il dr. Lasteri sorrise, la accompagnò alla porta della stanza.
- Mi sembra serena e contenta – dichiarò ai genitori - Possiamo proprio sperare in una guarigione duratura. Ha inoltre trovato un modo originale di dichiarare i suoi sentimenti verso gli altri, attribuendoli alla sua bambola. E' una cosa molto positiva, specie ora che sta per avere un fratellino. -
Esther annuì: - Sì, continua a ripetere che la bambola "le vuole bene" così come vuole bene a noi… Ed ora anche a lei…- Sorrisero tutti, mentre andavano a riprendere Nadine. Una serenità nuova era sopravvenuta, quasi inavvertibile, ma certamente confortante.

Continua.


Adonella Bongini - adonellab@gmail.com - ottobre 2015



 
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