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ARTE dei COSMATI
Fascino dei Cosmati

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Se avete già aperto ARCHEOBIBLIO, avrete notato che ho dedicato vari articoli ai Cosmati. In effetti ho una particolare predilezione per le opere di questi eccellenti maestri dell’alto medioevo, e per quella loro maniera di decorare pavimenti, amboni, chiostri, ecc. E’ stata questa attrazione per il loro stile, un fascino che dura da tanto tempo, che mi ha spinto a parlarne nel sito. Ne ho trattato in modo piuttosto insolito, perché è stata una percezione soggettiva, diretta e astorica, che mi ha rivelato la forza delle loro idee; ho colto l’attrattiva della loro arte dal vivo e non perché ne avessi letto colte e fredde descrizioni. Quei maestri marmorari discendenti da vari iniziatori ma uniti nel gusto per quell’eleganza formale particolare e inconfondibile, per i magnifici giochi di simmetrie che sapevano inventare, per gli abili accostamenti cromatici e per quella sorta di ritmo che riuscivano a conseguire con i loro disegni, resero nuova e fantasiosa la tecnica musiva che affondava le radici nella classicità greca e romana. Assimilarono in quello stile architettura, decorazione, geometria e ulteriori aspetti meno facilmente precisabili. In ultima analisi vestirono con i caratteri inconfondibili della loro idea di decorazione molti edifici sacri.


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Parlare di arte dei Cosmati investe molti e complessi aspetti delle umane vicissitudini: la storia con la S maiuscola, la storia dell’arte, della Chiesa, dell’architettura, delle tecniche connesse, ecc. Ma questi argomenti sono già stati sviscerati a lungo, e vari autori ne hanno parlato nelle loro pubblicazioni e poi quelle stesse cose sono state ancora ripetute molte volte. Salvo alcuni studi originali come quello di Peter Cornelius Claussen o il vecchio testo di Edward Hutton, per citarne due, non sono apparse altre novità in questi ultimi anni. Ecco dunque perché è possibile entrare in argomento toccando temi che lasceranno sgomenti i chierici della specializzazione. A questo proposito rammento che non molto indietro nel tempo, negli anni cinquanta del secolo scorso, i Cosmati, per i non addetti ai lavori, erano poco più di un dettaglio dell’amplissimo panorama dell’arte italiana. E non si può dire che negli oltre cinquanta anni successivi siano state presentate novità eclatanti. Ciò malgrado i Cosmati adesso attirano l’attenzione anche da parte di chi non ha una particolare cultura artistica.
Per quanto riguarda il mio personale interesse debbo dire che il lungo vincolo di familiarità con l’arte, ma soprattutto con la pratica dei pennelli e dei colori, è stato sicuramente determinante e di certo ha accresciuto in me l’amore per le realizzazioni dei Cosmati. Credo che sia stata proprio la pratica con i materiali che danno forma alle idee a determinare questa predilezione. È vero che la materia con cui si lavora, che siano colori, grafite o argilla non importa, diventa un insospettato intermediario capace di rafforzare la percezione del “bello” nelle opere antiche e nuove. Sorprendentemente permette di cogliere particolari che si sottraggono a chi non ha avuto la pratica del fare manuale.
I lavori dei Cosmati sono talmente ricchi di combinazioni, coincidenze metafisiche, rievocazioni astratte, reminiscenze classiche, ricorrenze orientali da lasciare stupiti.
Si pongono a questo punto due questioni: Da dove venivano a quegli artisti le idee, e certe soluzioni formali? Da dove prendevano gli spunti da elaborare? Certamente hanno guardato a molti esempi offerti dalla classicità. Prototipi di carattere geometrico, che non conosciamo, dovevano essercene ancora molti nel X e XI secolo. Il bellissimo triclinio ricostruito al museo dell’Alto medioevo a Roma (e che comunque i Cosmati non possono aver visto) con quello sfondo di gusto modernissimo può dire molto a chi ha occhi per vedere e “per sentire”. Seconda questione: le opere antiche suscitano in noi sensazioni diverse da persona a persona. È allora possibile e si può accettare che vengano rielaborate in una visione diversa indotta e stimolata dalle nostre conoscenze odierne?
Arrestandoci sulla soglia delle risposte emozionali suscitate dalle realizzazioni cosmatesche, e in mancanza di documenti significativi, possiamo esplorarle e cercare di ricostruire le origini delle loro idee. Chi può negare che essi abbiano osservato fiori, frutti e minerali caratterizzati da strutture spiccatamente geometriche e abbiano voluto interpretarli traendone disegni di nuovo gusto?
Oggi davanti ad opere famose che ammiriamo, e su cui ci interroghiamo cercando di penetrarle, possiamo permetterci interpretazioni da uomini del nostro tempo. Interpretazioni che avrebbero sbigottito i creatori di quelle opere. Possiamo dire, usando una terminologia attuale, che le carichiamo di un plus valore. Può accadere per esempio di vedere in quei quadri significati che gli autori neanche si sognavano, ma questo comportamento mentale non guasta, anzi diviene positivo.


Prendiamo Bosch, che più di altri si presta a interpretazioni particolari per la straordinaria ricchezza di figure irreali che pullulano nei suoi dipinti. Ebbene solo oggi possiamo dare - se l’idea ci diverte - un’interpretazione possibile a quello strano fiore di vetro che compare nel quadro “Giardino delle delizie”. Quella coppia umana dentro il fiore simile a una bolla di sapone può ricordarci una speciale macchina dell’amore o un’apparecchiatura per esperimenti scientifici ante litteram.
La razionalità a volte è un mezzo limitato, inadeguato a dare senso logico alle espressioni dell’esistenza. A volte occorre lasciarsi guidare dall’irrazionale, perché la ragione non risolve certi problemi mentre l’istinto (o la sensibilità, se vi piace di più) può guidare oltre il confine. L’inconciliabilità fra la nostra consapevolezza (che riteniamo di possedere in questo nostro presente transitorio), e l’espressione che i Cosmati dettero al mondo delle idee e che (sempre ai nostri occhi) rappresenterebbe l’inesperienza del passato, ostacola la ricezione di un linguaggio comprensibile forse per altra via.
A questo punto vi presento degli accordi che mi è piaciuto realizzare formando delle unioni tra oggetti e ruote (o quinconce) cosmatesche. Ho già fatto qualcosa di simile in un precedente articolo confrontando il disordine della natura con l’ordine geometrico di quelle composizioni. Qui propongo delle altre invenzioni o, più semplicemente, degli accostamenti raffrontando modelli a cui potrebbero aver guardato quei maestri marmorari. Ma vado anche oltre, proponendo delle suggestioni che i lavori dei Cosmati hanno evocato in me. Non potendone inserire molte ho scelto di presentare le più semplici e naturali e mi sono riproposto di mostrare quelle più complesse in un secondo tempo.













Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it

Testo realizzato tra il 9-11 maggio 2011 – le elaborazioni grafiche sono successive.


 
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