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L'AGENDA

Racconto breve che suggerisce un proposito di affrontare il prossimo anno con serenità















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Il vecchio scrittore infilò le mani nella giacca di pile e, scendendo dal lungolago sulla riva prese a camminare sulla spiaggia stretta, lungo il bordo, attento a non lasciarsi sfiorare dall’acqua gelida. Il traffico pareva rarefatto; era il 22 dicembre. Una quantità di ritardatari quel mattino si sarebbero diretti in città, affannandosi a cercare regali stravaganti. Immaginò la confusione nei grandi magazzini, le salumerie rinomate gremite da raffinati intenditori che acquistando là: tartufi, caviale, fois-gras, si sarebbero distinti dai grossiers che acquistavano alimenti simili nei supermarket. Aveva lasciato l’autista ad attenderlo; desiderava passeggiare sul lungolago da solo. Non c’era una ragione precisa che lo aveva spinto in quel luogo, non aveva nessuna voglia di interrogarsi, voleva godere semplicemente le risonanze, i colori, l’atmosfera che il paesaggio inviava. Dal punto in cui era, non molto lontano dal parcheggio, godeva un’ampia visuale; si girò e vide il paese arroccato su uno sperone riflettersi nell’acqua increspata: un paese da presepio. Perbacco, quando vedono un piccolo paese pittoresco - tutti -, lui incluso, manifestano quel banale paragone. Ma era il 22 dicembre, poteva essere naturale pensarlo. Alzò il bavero del giaccone e strinse la sciarpa, il vento teso agitava l’acqua vigorosamente, il lago era scuro per via del cielo coperto. Un’inusitata immagine gli si affacciò alla mente: il mare di Tiberiade era battuto dalla tempesta; pareva attendere un evento fondamentale. Che senso aveva quella proposizione? Da anni una voce interiore avanzava idee e abbozzi di trame, ma era capace di suggerirgli anche ragionamenti contorti e arzigogoli insensati. Che idiozia considerarla un aiuto soprannaturale; in ogni modo aveva riflettuto di frequente sulla fantasia considerandola una qualità specifica e meravigliosa. Fantasia-realtà, c’era qualche rapporto vantaggioso? Bastava un rapido bilancio della propria esistenza per affermarlo. Aveva raggiunto la fama, i suoi libri erano tradotti in molte lingue, godeva il favore di un vasto pubblico, i colleghi l’ossequiavano formali e invidiosi, poteva ben dirsi soddisfatto. Tuttavia, dopo l’intervento, smaltita l’anestesia e poi ancora durante la convalescenza, erano affiorati interrogativi a cui non aveva rivolto da molto, molto tempo un’attenzione particolare. Si era presentato spontaneo un confronto tra sé e il trascendente.    continua...

Non era ostile alle religioni, senza distinzione di culto; rispettava chiunque aveva una fede sincera, conforme al modo di vivere, non governata dall’abitudine. Ma considerava la religiosità un impulso irrazionale, dettato dalla necessità di sicurezza e protezione. E neppure ignorava la forza di quello slancio che aveva prodotto capolavori eccezionali. La disposizione a paragonare un cumulo di case ad un “paesaggio da presepio” dimostrava quanto il culto era penetrato nell’immaginario collettivo. È indiscutibile la potenza del soprannaturale. Il presepio evocato però non lo entusiasmava, eppure ricordò film, musiche e libri che magnificavano il Natale, un indispensabile protagonista. Probabilmente non era mai esistita una mangiatoia che aveva accolto il bambino, e nessun asino si era prodigato col bue per scaldarlo con il fiato; ma quella storia era stata un’invenzione stupenda, da duemila anni inteneriva bambini e adulti. Un centinaio di metri più avanti la strada si avvicinava al lago per superare un promontorio e la riva diveniva molto stretta; grandi massi impedivano la visuale oltre quel punto. Pensò di arrivare fin là, guardare oltre l’ostacolo e tornare indietro. Dietro i massi c’era un pescatore, aveva una coperta sporca sulle spalle e la canna tra i piedi, evidentemente se ne stava al riparo dal vento. Costui lo fissò e lo scrittore si chiese se quel tale fosse intontito dal freddo o lo scrutasse insistentemente perché l’aveva riconosciuto. Seccato dell’indiscrezione passò oltre, e sfiorandolo disse bruscamente - Buongiorno -. Il pescatore rispose altrettanto freddamente, ma con malagrazia - Non c’è proprio niente di buono, offrimi almeno un caffé -. Lo scrittore proseguì oltre, ma, fatti solo pochi passi, si girò di scatto intenzionato a porgere con sdegno una moneta all’antipatico individuo. Con grande stupore vide che quello era sparito. Sulla strada e sulla riva non c’era nessuno. Come poteva aver raccolto gli attrezzi ed essersi dileguato in un attimo? Davvero una strana circostanza. Sentì la necessità di tornare indietro rapidamente. Passando accanto ai massi notò una bottiglia di brandy da poco prezzo, di quelle col tappo di plastica a distributore non estraibile. Sull’etichetta era scarabocchiato qualcosa con un pennarello rosso. La raccolse e lesse: Vita e bottiglia, stessa canagliata. Non puoi riempirla quando s’è svuotata. Si chiese se lo strano individuo avesse interpretato Montale. Gettò la bottiglia con una certa violenza, ma quella non si ruppe e lui proseguì contrariato. Le brevi rapide onde del lago agitato gli fecero pensare che l’esistenza in fin dei conti è solo un ping-pong di messaggi e simboli, segnali da interpretare, veloci, effimeri, e di questi erano pochi quelli immutabili e rassicuranti. Tre quarti della sua vita li aveva spesi a scrivere messaggi. Sinceramente la rubrica che da molti anni teneva su un noto quotidiano gli era venuta a noia, si era trasformata in un peso, e però non sapeva abbandonarla. Si sentì molto stanco. La campana alta sul paese prese a battere i rintocchi di mezzogiorno, il suono rimbalzava sull’acqua e arrivava a tratti, smorzato dal vento. Nulla è più evocativo dei suoni e degli odori: il vecchio scrittore fu proiettato all’indietro, e di colpo venne riportato a ricordi dell’infanzia. Sentì dentro di sé una dolcezza infinita espandersi, come se si fosse sollevato da terra. E contemporaneamente provò uno strano senso d’incertezza. L’unico ideale che conta è la solidarietà, rifletté quasi a scusarsi. La solidarietà è reale e operativa. Misericordiosa. È “humanitas” nel senso più alto della parola: altruismo, comprensione, benevolenza. Sedendosi in macchina notò sopra il mucchio dei giornali l’agenda nuova che gli era stata appena regalata. La prese in mano, sfiorò la pelle dal buon profumo di cuoio, ma non l’aprì. Chiuse gli occhi e immaginò che fosse una grande abbazia, o meglio un castello, un’immensa villa rinascimentale, con tanti ambienti diversi. Una successione di trecentosessantacinque stanze, logge, giardini, padiglioni, chiostri. Avrebbe attraversato un ambiente alla volta con discrezione, rispetto; e in ognuno, sul muro inconsistente che lo separava dal successivo, avrebbe lasciato un pensiero sereno. Sarebbe vissuto in ognuna di quelle stanze con fiducia …



Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it


 
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