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LA LEGGENDA DEI BIANCHI CAVALIERI

(nona parte)














  
 

Aveva ormai superato i ventisei anni e raggiunto, pur così giovane, il grado di capitano.
Già da quasi sei anni aveva smesso l'umile tonaca di aspirante per cingere la spada di Cavaliere, e indossare il bianco mantello che gli era stato donato insieme al suo nuovo nome.
Cedric non esisteva più, ormai egli sarebbe stato per sempre il Cavaliere Accad, servo di lord David.

Quando la memoria gli ritornava a quella mattina di pura felicità, di infinito entusiasmo e serena speranza, la sua visione del mondo sembrava vestirsi di colore, ed ispirargli un'energia sempre nuova, inesauribile, che neppure i terribili, cupi momenti che sarebbero seguiti dopo qualche anno riuscirono a cancellare.
Il legame di devozione e affetto che lo univa a Lord David non aveva fatto che intensificarsi con gli anni, nella serena, grata consapevolezza che esso avesse una ben decisa risposta nella stima del suo Signore. Unica nube all'orizzonte era la tangibile ostilità che Lord Davis aveva suscitato in una fazione, compatta e reazionaria, che si opponeva a qualunque revisione delle attuali regole, a qualunque tentativo di riportare l'Ordine ai principi ispiratori del suo Fondatore.
Accad non riusciva ad adattarsi alla noncuranza con cui il suo Signore ignorava gli intrighi e le trame velenose che tentavano di ostacolare ogni sua mossa, che cercavano di svalutarlo agli occhi e nella considerazione del Reggente, insinuando il dubbio che egli agisse solo per desiderio di imporsi, di raggiungere le più alte vette del comando…
- Non ti preoccupare, ragazzo mio - era la consueta risposta di Lord Davis ai tentativi di Accad di metterlo sull'avviso: - Sua Altezza il Reggente sa giudicare i suoi Cavalieri. Una cosa sola dobbiamo perseguire con costanza: fare sempre e solo il bene del nostro Ordine, perché dal bene non può conseguire che il bene…-
Un atteggiamento fatalistico quanto pericoloso, non poteva fare a meno di pensare il giovane Accad.

Ed un segno preciso del pericolo gli apparve chiaramente quando, inaspettato, arrivò al suo signore l'invito ad unirsi al contingente armato dell'Ordine, che da qualche mese era distaccato al confine orientale del territorio controllato dai Cavalieri Bianchi, con il compito di frenare le continue incursioni di una nutrita e selvaggia fazione di barbari intenzionati a razziare e conquistare parte del fertile territorio coltivato.
La posizione nei loro confronti da parte dei dirigenti dell'Ordine era divisa: una parte più reazionaria non vedeva altra soluzione che ricacciare violentemente gli incursori, infliggendo loro perdite tali da distoglierli da ogni tentativo di affacciarsi ai territori abitati dai popoli progrediti; il gruppo dei cavalieri più legato alla convinzione che scopo dell'Ordine fosse principalmente quello di diffondere civiltà e benessere tra tutte le popolazioni con cui si fosse venuti a contatto, spingeva invece a contattare i "barbari" ed indurli ad accettare, con l'aiuto dell'Ordine, modi di vita più pacifici e civili.
Lord Davis, notoriamente di idee liberali, si trovava ora inaspettatamente convocato perché si unisse ai più accesi reazionari, in quei momenti tutti al fronte che combatteva i "barbari". Per quanto stupito che si volesse ricorrere a lui ed ai suoi uomini, il signore di Accad non obiettò in alcun modo, e dopo pochi giorni era presso il confine minacciato, con tutti i suoi servi.

Come Accad aveva previsto, fu loro assegnato uno dei punti più avanzati e pericolosi, dove si trovarono a difendersi con non poca difficoltà.
Per di più, sembrava che i nemici fossero ben al corrente della situazione di relativo isolamento in cui gli ultimi arrivati si trovavano rispetto al resto dei Cavalieri, e che attaccassero Lord Davis ed suoi uomini con particolare accanimento.
Con sgomento Accad si rese conto che i barbari sembravano avere come obiettivo proprio il drappello intorno al suo signore, circondandolo ed isolandolo dagli altri. Ben presto Davis ed una decina dei suoi uomini furono rapidamente trascinati dalla linea di combattimento fin fra le fila dei barbari, che si richiusero su di loro, e si ritirarono.

Ma quando Accad si precipitò con altri due ufficiali presso il comandante dei Cavalieri Bianchi ad avvertire del loro rapimento, gli sembrò che l'accaduto venisse accettato con strano fatalismo, e che non si avesse nessuna intenzione di intervenire in alcun modo per cercare di liberarli.
Tutte le peggiori previsioni di Accad stavano realizzandosi. I barbari erano noti per la loro crudeltà verso i prigionieri, e senza un intervento immediato non c'era speranza di riaverli vivi.
Ma l'insistenza e la disperazione degli ufficiali di lord Davis non fecero che suscitare sempre più impazienza e insofferenza ad ogni ora che passava; e quando il mattino seguente il sole si levò sulla collina che delimitava le linee nemiche, con orrore gli uomini della casa di Davis scorsero il loro comandante ed i loro compagni legati ad una fila di pali, denudati, straziati, sanguinanti. Nemmeno quell'orribile spettacolo tuttavia fece decidere i capi dei Cavalieri ad un operazione di soccorso. E quando Accad e gli altri chiesero di poter intervenire almeno loro per liberare i prigionieri, la risposta fu un secco rifiuto: "Non era il caso di mettere in pericolo tutta l'operazione militare per cercare vanamente di salvare uomini ormai già praticamente in fin di vita. L'ordine era che Accad e gli altri uomini non intervenissero in alcun modo".

Solo allora Accad si rese conto che tutta la convocazione di lord Davis e dei suoi cavalieri era stata solo un tranello per liberarsi di un uomo inviso e difficile.

* * *

Quando, ad anni e decenni di distanza, il pensiero di Accad ritornava a quei giorni, a quelle ore terribili, egli non riusciva ancora a frenare il gelo dell'angoscia e la fiamma dello sdegno che tornavano inesorabili a tormentarlo. Si era rivolto a tutti i capi, chiedendo, minacciando, imprecando, implorando; e incontrando sempre un muro sordo e invalicabile.
M quando capì che i barbari, accortisi che le loro vittime erano ormai insensibili, avevano deciso di risvegliare lo sdegno e l'orrore dei nemici riprendendo le sevizie, Accad non poté più frenarsi. Chiamati a sé una dozzina degli uomini più legati a Lord Davis, diede poche, rapide istruzioni e, spada in pugno, si gettò con loro contro le fila nemiche.
L'attacco fu così inaspettato e improvviso che erano già davanti agli uomini morenti prima che ci fosse una qualsiasi reazione dei nemici. Con pochi colpi di spada le corde furono fatte a pezzi e i feriti afferrati e trascinati via. Alcuni dei compagni di Accad furono colpiti dal nugolo di frecce che li raggiunse quasi subito. Accad stesso, quando una freccia lo colpì ad un braccio, ed un'altra alla spalla destra, riuscì a stento a mantenere la presa sul corpo inanimato di lord Davis.
Ma in pochi pazzeschi minuti sia lui che i suoi compagni erano di ritorno tra le fila dei Cavalieri, con il loro carico straziato, morente o già morto.

La folle incursione sollevò urla di furore tra i nemici, e parole di sdegnata riprovazione tra i capi dei Cavalieri. Nessuno degli uomini recuperati rimase ancora in vita per molto, e ben tre dei salvatori morirono anch'essi per i colpi di freccia. Accad e altri quattro rimasero feriti.
Nessuno al di fuori della casa di Davis osò mormorare una parola di apprezzamento per il loro coraggio. Ma tutti furono invece accusati di ribellione, disobbedienza, pazza follia. Accad ebbe solo il tempo di essere curato, prima di essere messo agli arresti con i suoi compagni.



Il processo che ben presto seguì la sua incursione fra i nemici fu rapido e prevedibile.
Accad chiese la parola solo per scagionare i cavalieri che lo avevano seguito nel tentativo di salvare o almeno riportare il corpo di lord Davis nel campo dell'Ordine: sostenne che essi avevano eseguito un suo preciso ordine, e non potevano esserne responsabili. Non furono molti ad obiettare, l'importante per i suoi giudici era chiaramente solo sbarazzarsi della sua presenza, come avevano fatto con quella di lord Davis. Tuttavia il loro scopo non fu del tutto raggiunto: per poter espellere un ufficiale del suo grado e con i suoi precedenti sarebbe stata necessaria l'unanimità di giudizio tra tutti i lord giudici, e questa risultò troppo difficile da ottenere. E poiché non si riuscì a indurre l'imputato ad abbandonare volontariamente l'Ordine, Accad fu pertanto degradato a semplice tenente, e costretto ad aspettare che una Casa dell'Ordine accettasse di accoglierlo tra i suoi membri.
In quel momento così buio e disperato della sua esistenza, parve ad Accad che l'Ordine stesso volesse metterlo alla prova. Ma una stanchezza mortale gli era piombata addosso, insieme al dubbio che forse sarebbe stato meglio se avesse ceduto allo strapotere dei nemici di Davis, ai suoi nemici, ai nemici dell'Ordine. Forse avrebbe dovuto voltare le spalle a tutto quello per cui si era impegnato fino ad allora con tanto entusiasmo, con tanta cieca fiducia.
Il vuoto che sentiva dentro di sé sembrava rispecchiarsi nel vuoto che si spalancava sotto la torre su cui quasi senza rendersene conto era salito subito dopo il processo: una voragine che sembrava invitarlo a rinunciare ad una lotta senza speranza, ed a mettere fine a tutto, a darsi per vinto.
Con un sussulto sentì quella parola: "vinto" risuonargli nel cervello. Sentirsi vinto sarebbe stato l'ultimo oltraggio scagliato contro la figura dell'uomo che aveva più rispettato, onorato, amato nella sua vita. Non poteva, non doveva, per amaro e difficile che fosse… Fu proprio allora che sentì una voce amica risuonare alle sue spalle: la voce di Isis, come comparso dal nulla, forse l'unica persona in tutto l'Ordine che in quel momento non lo sfuggisse, che si fosse ricordato di lui. Si voltò senza osar credere che gli fosse lì davanti:
- Isis… Non sapevo che fossi tornato… Lord Davis…hai sentito?.. Lord Davis, il mio signore…
La voce gli si spezzò, dovette farsi forza per mantenere un contegno. Anche Isis, da anni il primo e più fedele dei suoi amici, sembrava non riuscisse a profferire parola. Gli si avvicinò, gli appoggiò una mano sulla spalla, lo attirò a sé in un abbraccio convulso, angosciato. - Sono partito subito, appena la notizia ci ha raggiunto, lasciando il mio vice a porre termine alla missione affidatami. Per tutto il viaggio non ho fatto che ripetermi che doveva esserci un errore, che non poteva essere vero… Ma appena arrivato ho avuto anche l'altra assurda notizia, quella della tua condanna. Ma come è possibile? Sono tutti impazziti?
- Non sono impazziti, seguono un ben architettato disegno. Ed io vorrei consigliarti, Isis, di non manifestare quello che senti, di non far scorgere a nessuno la tua disapprovazione per tutta questa vicenda, la tua simpatia verso di me…
L'amico lo fissò stupefatto:
- Che vuoi dire? Che cosa potrebbe succedere?
- Andiamo via di qui. Proverò a raccontarti tutto, ma dobbiamo stare attenti. Per il momento io non so neppure dove andare, a chi chiedere asilo, aiuto… La mia casa, la Casa di Lord Davis, non esiste più, e tutti i suoi servi sono stati assegnati ad altre case… - E tu?
- Io posso solo aspettare che un Lord voglia offrirmi di entrare al suo servizio … E questo è piuttosto difficile che accada: io ho disobbedito ad un ordine. Stanno solo aspettando che mi decida ad andarmene.
- E tu hai intenzione di farlo?
- No. Ma non dipende da me. Potrei esservi costretto, se continuo a restare senza un Signore, senza una casa che mi accolga. Io sono ormai come un cane senza padrone, da quando è stata emessa la sentenza contro di me. Tu sei la prima persona che mi rivolge la parola, da ieri.
Isis continuava a fissarlo, incredulo. – Vuoi dire che da ieri non hai dove andare a dormire, a mangiare, non c'è nessuno che ti abbia dato un consiglio, un aiuto?
Accad scosse la testa:
- Lord Davis si era messo contro nemici molto potenti. Hanno presentato una versione dei fatti ben costruita, contro la quale non ho voluto sollecitare qualche testimonianza. Non ho intenzione di rovinare la vita di amici, di altri ufficiali, di nessuno. Anche tu, mi sentirei più tranquillo se mi lasciassi, se non ti mettessi nei guai… Il tuo signore potrebbe …
- Il mio signore si trova a ottanta leghe da qui, ed io sono il suo primo ufficiale: in sua assenza sono io che dirigo la sua casa. E non posso credere che comunque disapproverebbe che io ti dia una mano. L'unica cosa, la prima cosa che posso fare, ora, subito, è di ospitarti, darti un rifugio. Vieni con me, per favore. E poi cercherò di contattare qualcuno che sia in grado di aiutarti… Lo afferrò per un braccio, costringendolo a seguirlo.

* * *

Accad era troppo stanco per rifiutarsi: Isis era un vero amico, come era stato amico di lord Davis. Più grande di Accad di qualche anno, primo ufficiale della propria Casa, possedeva una tranquilla autorità, ed era conosciuto e stimato da molti Signori e Lord.

Nella sua casa Accad fu ospitato, rifocillato, indotto a riposare, o almeno a provarci, mentre Isis, affidatolo ad un paio degli ufficiali più anziani, si allontanava, il viso serio ed intento, immerso nei suoi pensieri.

E non più tardi di due ore dopo tornò, risoluto, invitandolo a seguirlo.
- Conosci Lord Eckart? E' un amico del mio Signore, e lo era del tuo. L'ho trovato molto preoccupato per te, non sapeva dove cercarti. E' stato sollevato quando gli ho riferito che eri mio ospite. Vuole parlarti.

Gli pose una mano sulla spalla, il viso serio, la voce attenta:
- Accetta qualunque offerta vorrà farti: adesso la cosa più importante è che tu possa rimanere nel Castello, a qualunque titolo.

* * *

Lord Eckart era un uomo anziano, praticamente ritiratosi dalla vita e dalla politica attiva dell'Ordine, insieme ad un ristretto numero di servi, e occupato, come loro, al solo compito di compilare una "Storia Generale dei Cavalieri Bianchi", a cominciare dal periodo più antico della loro costituzione.
La sua casa si trovava in cima ad una delle quattro torri, e come lui i suoi uomini erano ufficiali non più giovani, al suo servizio da anni.

Accolse Accad con uno sguardo attento, intenso, ma come deciso a non far trapelare un giudizio su tutta la vicenda. Ringraziò Isis di aver accompagnato il suo amico, ma lo pregò anche di lasciarlo solo con lui.
Accad, come svuotato da qualsiasi emozione, rimase immobile sotto l'esame degli occhi attenti e indagatori del vecchio; ed ebbe quasi un sussulto quando infine questi gli si rivolse, con voce seria, anche se non ostile:
- La notizia della morte del tuo signore mi ha sconvolto. Come molti altri avevo riposto molte speranze su di lui. L'Ordine aveva bisogno di un capo della sua tempra ed onestà, e molte speranze sono svanite con lui. Sarà tuo compito dimostrare che il suo giudizio nei tuoi confronti non era errato, anche se ti sei comportato seguendo più il tuo istinto che il tuo dovere. Ora devi accettare la tua nuova posizione, ed agire con tutta la pazienza e l'umiltà di cui sarai capace.

Accad alzò lo sguardo, come se per la prima volta fosse tornato in se stesso:
- Farò qualunque cosa lei mi ordinerà, Signore. Chiedo soltanto che mi sia permesso rimanere nell'Ordine, mantenendo il giuramento che feci nelle mani di Lord Davis.
Il vecchio assentì:
- Ebbene, ti accetterò nella mia Casa, se vorrai servirmi come hai servito lui.
Per la prima volta dalla morte del suo Signore, gli occhi di Accad sembrarono riprendere vita. Con pochi passi raggiunse la poltrona del vecchio, si inginocchiò, si chinò a baciargli la mano.
- Grazie, mio Signore.

* * *

In quei giorni ormai lontani anche Isis aveva assistito al giuramento di obbedienza di Accad al suo nuovo Signore. Non una parola fu più detta né tra lui ed Accad, né con altri, compreso Lord Eckart, a commento di tutta la vicenda.
Ed il Reggente, anziano, malato e distaccato da tempo dalla politica e dalle sotterranee lotte dell'Ordine, ratificò senza commenti la nuova rotta della sua vita, così come ne aveva ratificato la sentenza che lo aveva degradato.

Accad si dedicò ai suoi nuovi compiti con pazienza ed attenzione, anche se non con entusiasmo. L'entusiasmo sembrava essere ormai svanito dalla sua vita, che aveva perso ogni colore. Tuttavia le vicende della nascita dell'Ordine, cui tutta la casa di lord Eckart si dedicava, non potevano che interessarlo; e la sua cultura, la conoscenza delle lingue classiche e della storia antica furono molto apprezzate dai suoi nuovi confratelli, per quanto parecchio più anziani di lui.
Ma anche qualche altra cosa lo aiutò inaspettatamente nell'affrontare la sua nuova vita: un interesse che non poté non risvegliarsi in lui quando, in una sala della casa di Lord Eckart, scoprì un imponente armonium. Nessuno seppe dirgli da quanti anni qualcuno non avesse messo le dita sui suoi tasti. Ma, apertolo e provato a scorrerli, gli parve che avesse bisogno soltanto di essere ben accordato. Istintivamente accennò qualche frase musicale, senza rendersi conto che la sala ove soggiornava solitamente Lord Eckart non era molto distante. E balzò in piedi, sentendo la porta aprirsi e la voce del suo nuovo signore esclamare incuriosito: - Ah, è lei, tenente! Davis mi aveva parlato delle sue capacità musicali…-
Accad arrossì, confuso: - Le chiedo scusa, mio Signore, sono stato trascinato mio malgrado... Avrei dovuto chiederle il permesso di provare l'armonium. Mi dispiace di averla disturbata…
Il vecchio lord si avvicino allo strumento, ne sfiorò i tasti con le dita: - Non mi hai disturbato. Era da molto che non provavo il piacere di sentire il suo suono. Anche se mi sembra che questo strumento abbia bisogno di una buona revisione… Che cosa stavi suonando? - Una frase di Bach, signore. Ma i suoni erano distorti. Se crede, posso provare ad accordarlo un po'…
Lord Eckart scrutò il viso del giovane, scorgendovi con stupore una emozione che sembrava riemergere dal profondo. - Meglio ancora, possiamo chiamare mastro Eselwin. E' lui che si occupava una volta di questo strumento. Sarà contento di tornare ad accordarlo, dopo tanto tempo. Ne è sempre stato entusiasta, sentirai.

Non perse molto tempo, lord Eckart, a convocare l'accordatore, che si presentò con un gran sorriso:
- Finalmente vostra Signoria ha deciso di risvegliare questa meraviglia dal suo sonno! Lo suonerà lei stesso?
- No, certo. Le mie mani non ne sarebbero più in grado. Lo proverà il tenente Accad, appena lei avrà terminato. Avvertitemi: voglio assistere.

Sembrò che lo strumento volesse ringraziare di quelle attenzioni, ed il tocco di Accad fu particolarmente sensibile. Qualche minuto dell'inizio di una delle prime sonate di Chopin portò un momento di incantata meraviglia nel gruppo di cavalieri che si era raccolto in ascolto. Lord Eckart trattenne il respiro, insieme agli altri: - Straordinario. Questa sera inviterò qualcuno dei miei vecchi amici e lei ci farà sentire di nuovo questo brano. O qualunque altra cosa… Sono davvero colpito.

* * *

Anche Isis partecipò alla improvvisata soirée musicale in casa di Lord Eckart, e le sue parole di ringraziamento al padrone di casa furono particolarmente sentite: era come se avesse scorto riapparire sul viso del suo amico un rinnovato e inatteso interesse alla vita. Non accennò invece nulla ad Accad stesso, che sembrava intimidito e quasi pentito per le lodi e gli apprezzamenti che seguirono il suo breve, improvvisato concerto.
Per un paio di settimane non accennò più a riavvicinarsi al pianoforte. E quando Isis, venuto a parlargli dietro invito di Lord Eckard, gliene chiese il perché, non seppe trattenere un inaspettato sfogo emotivo:
- Isis, mi sembra quasi di tradire il suo ricordo, come se cercassi di dimenticare la morte di Lord Davis con la musica di Mozart o di Chopin, di stendere un velo che attenui il dolore della sua perdita. Dovrei cercare di richiamarlo nella memoria dell'Ordine, invece, e ottenere che si facciano delle indagini…
La mano di Isis si levò a tacitarlo: - Che dici, Accad! Non ti rendi conto di come tu sia sotto osservazione. I nemici di Lord Davis sono all'erta, aspettano solo che tu faccia una mossa, dica una parola, per distruggerti. Questo è il momento in cui devi stare più attento, in cui devi convincere tutti che l'Accad della Casa Davis è finito così come il suo signore, e che ormai hai un nuovo interesse, un genere di interesse che non possa preoccuparli. Ho parlato di questo con Lord Eckart: mostrati attento a quanto ti proporrà. E ricordati: se vuoi che i princìpi di Lord Davis possano riprendere vita, sappi aspettare e tacere.

Isis aveva parlato con tale ferma convinzione che Accad ammutolì. Come emergendo da un lungo sonno, si rese conto che sotto la cenere del silenzio qualcosa stava covando nell'Ordine, un piano di riscossa da parte di quanti volevano riportare l'antica istituzione sulla via degli scopi iniziali. E che ci si attendeva da lui un appoggio paziente ed intelligente. Quel che non poteva immaginare era quanto lungo e difficile sarebbe stato il processo per arrivare a tale fine. Ma Accad non aveva mai avuto esitazioni davanti ai compiti difficili.

* * *

Senza altri indugi, si dedicò al nobile strumento, uno dei primi esemplari del genere costruiti nella regione. E un buon incentivo fu anche la inaspettata decisione di Lord Eckart di accogliere nella sua Casa ben quattro giovani allievi appena licenziati dalla Prima Scuola. Tutti e quattro avevano dimostrato di avere una particolare predisposizione alla musica, e furono affidati ad Accad, che ne fu nominato ufficialmente istruttore.
Il rapporto di Accad con i ragazzi era stato sempre positivo. Nessuno come lui riusciva a comprenderli e farsi seguire e quella coesione si manifestava perfettamente nella musica che egli riusciva a ottenere da loro e con loro.
Ben presto le esecuzioni musicali che era possibile seguire nella Casa di Lord Eckart divennero note non solo ai suoi amici e frequentatori, ed Accad trovò nel suo nuovo compito uno scopo e una serenità che almeno parzialmente cominciò a tranquillizzare il suo animo, convincendo chiunque che egli aveva ormai superato la punta più acuta di amarezza per la orrenda morte di Lord Davis, e la sua conseguente deprecabile ribellione.

Col passare dei mesi i concerti di Accad e dei suoi allievi cominciarono ad essere sempre più seguiti ed apprezzati, tanto che ben presto altri due ragazzi licenziati dalla Scuola dell'Ordine si unirono al gruppo, con soddisfazione di tutti i membri della Casa, dal suo Capo all'ultimo dei nuovi arrivati.

* * *

Sembrava ormai che il ricordo di Lord Davis fosse andato allontanandosi nell'animo di tutti coloro che lo avevano conosciuto ed apprezzato.
Soltanto Accad continuava a sentire una sorda amarezza, specie ogni volta che qualcuno dei cavalieri del partito che lo aveva avversato riusciva a conquistare una nuova posizione, e che gli scopi originari dell'Ordine sempre più sembravano allontanarsi ed offuscarsi.

Purtroppo, anche gli incontri con Isis stavano lentamente diradandosi, e la loro amicizia sempre più allontanandosi.
La prima ragione di questo era stata la morte del Signore della Casa di Isis. L'amico di Accad aveva allora ottenuto il titolo di Sir, e gli era stata affidata la successione nella direzione della Casa stessa.
L'inevitabile moltiplicarsi di impegni aveva reso sempre più rari i loro rapporti, e sempre minori erano le occasioni di rafforzare la loro amicizia. Accad si sentiva ogni giorno più solo: la musica e la responsabilità dei ragazzi era diventata ormai il suo unico vero interesse, che fortunatamente anche Lord Eckart sembrava condividere con uguale simpatia. Ormai era lui stesso ad incoraggiarlo ad accettare le molte proposte di esibire la sua piccola orchestra presso diverse Case dell'Ordine, anche fuori del Castello, nelle sedi distaccate di molte province.

Accad, benché compiaciuto da questo favorevole atteggiamento del suo Signore, ne era però anche meravigliato, non comprendendone la causa. Gli sembrava che l'imprevedibile attenzione risvegliatasi in Eckart per il mondo della musica fosse in un certo modo estranea, come forzata.
Per decenni l'anziano Lord aveva circoscritto i suoi interessi quasi esclusivamente alla storia dell'Ordine. Solo dopo l'ingresso di Accad aveva cominciato ad apprezzarne imprevedibilmente l'abilità in un campo ben diverso, ed a spingerlo per una strada fino ad allora estranea per la sua casa, tanto da accettare e perfino richiedere la presenza di numerosi allievi. Avrebbe voluto chiedere il parere sulle possibili ragioni di tutto questo a qualche Cavaliere che conoscesse Lord Eckart meglio di lui, ma non era facile contattare qualcuno con cui condividere le sue perplessità.

* * *

Non era ancora riuscito a chiarirsi le idee quando un giorno fu chiamato dal suo Signore, che gli annunciò la sua intenzione di festeggiare con un banchetto importante l'anniversario della nomina a Venerabile di uno dei suoi più vecchi amici, facendolo precedere da un concerto di Accad e dei suoi ragazzi:
- Vorrei che tu scegliessi con particolare cura i brani da eseguire, e che i tuoi allievi dimostrassero il notevole livello musicale cui li hai portati. Il mio amico apprezzerà molto questo omaggio musicale.
Accad ringraziò, assicurando il suo Signore che avrebbe fatto del suo meglio, ma non poté non avvertire di nuovo la sensazione che qualcosa di incomprensibile si celasse dietro a tutta la cosa.
Sensazione che non fece che aumentare quando constatò che ad occuparsi del banchetto sarebbe stato Mastro Toreg, il cuoco della Scuola, il vecchio amico che lo aveva aiutato a introdurlo nella Casa di Lord Davis, e che da molto tempo non aveva avuto modo di incontrare. Anche l'incredibile capacità del Cuoco nel venire a conoscenza di ogni voce, di ogni intrigo, di ogni vicenda nel Castello non era ormai più oggetto della sua meraviglia, ed aveva ormai rinunciato a spiegarsela ed a comprenderla.

Il giorno stabilito per i festeggiamenti scese però colmo di curiosità nella cucina della Casa di Lord Eckart, dove il cuoco era già all'opera.
Il suo vecchio amico lo accolse con un gran sorriso: - Eccoti, finalmente! Ho dovuto decidermi io a venire a cercare il nuovo ben noto musicista… se volevo avere l'onore di incontrarlo! Posso ancora darti del tu, anche se sei un ufficiale ormai conosciuto in tutto l'Ordine?
Accad sorrise, un po' imbarazzato, un po' divertito:
- Ne sarò solo onorato, mastro Toreg. Se non sono venuto io per primo a salutarvi nella vostra cucina è stato solo perché la mia carriera nell'Ordine non è davvero qualcosa di cui andare orgoglioso, e per di più l'ambiente della Scuola non mi è mai stato molto favorevole. Non volevo mettervi in imbarazzo.
- Non ce n'era ragione, Accad. Non tutti hanno apprezzato il processo che hai subìto, ed ancor meno la tua condanna… Ma aspettavo con una certa ansia di poterti parlare e di dirtelo. Il perché te lo spiegherò più tardi.

Accad scrutò incuriosito il viso del vecchio cuoco, ma lo conosceva abbastanza per non insistere affinché si spiegasse subito. Sarebbe stato inutile. Si scusò: doveva andare a prepararsi, e far preparare i ragazzi. Il concerto sarebbe iniziato tra non molto, e non voleva scontentare il suo Signore.

* * *

Un silenzio non privo di aspettativa accolse i primi accordi dei giovani musicisti.
E quando l'ultima nota dell'ultimo brano della piccola orchestra si spense, Accad poté constatare che il suo pubblico non era certo rimasto deluso. I Venerabili ospiti di Lord Eckart applaudirono e si congratularono senza riserve, gli strinsero la mano, vollero conoscere i ragazzi uno ad uno, dichiararono al padrone di casa il loro apprezzamento per aver realizzato una tale iniziativa.
E la cena non fu da meno: il vecchio cuoco aveva superato se stesso, ed ogni pietanza ricevette i complimenti di tutti gli ospiti.

Tutto stava andando dunque più che bene. Fu perciò con stupore che Accad, quando scese non molto dopo nelle cucine, trovò che il cuoco lo accoglieva con un volto serio, turbato. Non poté trattenersi:
- Che succede, Mastro Toreg? Che cosa vi preoccupa?
L'uomo scosse lentamente il capo:
- Debbo parlarti, Accad. Di qualcosa di grave, e che deve rimanere nascosto a tutti. Non possiamo sapere chi potrebbe tradirci.
- Tradirci? Che state dicendo? Parlate seriamente ?
- Ascoltami, ragazzo. Ti sarai certamente accorto che negli ultimi tempi un gruppo di Cavalieri dalle idee molto peculiari, chiuse, refrattarie agli ideali originali dell'Ordine, si è andato rafforzandosi, occupando poco alla volta posti di potere sempre più alti. E adesso il principe reggente, come ben sai, sta cedendo alla malattia, e non è più in grado di controllare la politica dell'Ordine. Accad sentì il fiato venirgli meno: non aveva mai sentito il vecchio cuoco pronunciare parole così gravi. Ma la cosa più strana fu di trovare tutt'altro che incredibile che tali dichiarazioni venissero da nessun altro che Mastro Toreg, il responsabile delle Cucine delle Scuole dell'Ordine. Gli era sempre stato evidente, infatti, che egli fosse un personaggio sui generis, e molto più addentro alle segrete cose del Castello di quanto il suo ruolo ufficiale comportasse.
- Ma… C'è qualcosa che potremmo fare? E il mio Signore è al corrente di quanto mi dite? ...
- Sì, certamente. Il banchetto di oggi non è stato solo un festeggiamento per Lord Pellett. Quanto sto per dirti è con il consenso del Capo di questa casa e di tutti i suoi ospiti.

Rimase qualche secondo in silenzio, prima di estrarre da una tasca interna della casacca un foglio arrotolato, con un sigillo spezzato: - Tu certo conosci bene la Lingua Segreta dell'Ordine.
- Naturalmente. Tutti i servi di Lord Davis erano tenuti ad apprenderla …
- Ebbene, abbiamo bisogno di una persona affidabile che possa intenderla e parlarla anche nella sua versione più antica. Accad non nascose il suo stupore: - "Una persona affidabile?" Vi riferite a me?

- Sì, certamente –. Toreg gli tese il foglio – Questo messaggio è stato intercettato qualche giorno fa su una strada secondaria per Allentown, nella provincia del Sullen. Leggilo -.

Sempre più allarmato, Accad prese il documento, lo srotolò, lo lesse una prima volta, poi una seconda. Non riusciva a credere ai suoi occhi: era redatto nella Lingua Segreta e si riferiva al piano di una congiura per impossessarsi del potere tra i Cavalieri Bianchi. Ma non soltanto: sembrava non escludere il ricorso alla forza, né a possibili scontri tra i fratelli stessi dell'Ordine, e non scartava neppure l'idea di trucidare chi avesse messo in pericolo quei propositi di rivolta.
Il viso sbiancato, mormorò: - A chi era diretto questo messaggio?
- Mi spiace, Accad, ma non sono stato autorizzato a riferirti questo. Ciò che il tuo Signore e gli altri Lord suoi amici vogliono sapere da te è se saresti pronto a partire per il Sullenfolk, e cercare di contattare nascostamente il comandante dei Cavalieri della regione, per portargli questo messaggio ed invitarlo ad unirsi a noi nell'opposizione a questi progetti di tradimento. Accad sollevò lo sguardo ad incontrare quello del suo interlocutore:
- Farò quanto il mio Signore mi ordinerà, naturalmente. E potete essere certo che lo farò con tutto il consenso del mio animo, con tutte le mie capacità.

Mastro Toreg assentì, pur controllando a fatica la preoccupazione per il grave pericolo in cui il suo giovane amico sarebbe venuto a trovarsi se fosse stato intercettato.
- Domani ti riferirò nei dettagli tutto il piano. Ma non mi è permesso svelarti nessun nome. Solo quando saremo riusciti a sopraffarli, a impedire i loro propositi di tradimento, dopo che saranno stati sottoposti al giudizio del Concilio dei Venerabili, e, si spera, condannati, anche tu, come tutto l'Ordine, verrai a conoscenza degli autori di questa congiura...


Continua.


Adonella Bongini - adonellab@gmail.com - maggio 2015



 
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