Home














LA LEGGENDA DEI BIANCHI CAVALIERI

(ottava parte)














  
 

I mesi seguenti sembrarono premiare la sua risoluzione, svolgendosi in una tranquilla routine di studio, di adeguamento alle complesse regole dell'Ordine e della Scuola, di apprendimento dei più importanti precetti del Regolamento.
Anche nell'esame di questi precetti, così come nelle lingue, Eric sembrava eccellere, commentandoli con un acume che sempre più otteneva lo stupito apprezzamento dei suoi insegnanti.
Tanto che, quando giunse da parte di un Venerabile Lord del Consiglio la richiesta per la sua Casa di un allievo particolarmente dotato, fu fatto il suo nome insieme a quello di due altri ragazzi, benché egli fosse il più giovane e benché frequentasse la Scuola da soli sei mesi.

La sola prospettiva di lasciare la scuola e di entrare finalmente in una delle Case, di cominciare insomma la vita dell'Ordine, nella Casa di un Signore che lo avrebbe introdotto al primo gradino della lunga scala gerarchica che lo attendeva, la semplice speranza di cominciare a "fare" invece che limitarsi ad apprendere, esaltarono Eric più di quanto avrebbe immaginato possibile.
Non vedeva l'ora di poterne parlare con Mastro Toreg, e si stupiva che il Cuoco della scuola non avesse trovato il modo, dopo due interi giorni, di farlo chiamare nelle cucine per dargli qualche consiglio. Ma addirittura stupefatto rimase quando, quasi contemporaneamente alla convocazione presso il Comandante della scuola insieme agli altri due allievi, gli giunse, per mezzo di uno degli sguatteri delle cucine, un laconico messaggio da parte di mastro Toreg: "Non mostrarti troppo bravo. Fa' qualche errore nel tuo latino".

Rimase così interdetto da dubitare della sanità mentale del suo amico. Invece di congratularsi con lui, invece di un incoraggiamento, di uno sprone, il cuoco lo sgomentava con quel sibillino invito a rinunciare alle splendide possibilità che gli si spalancavano innanzi. E come sarebbe stato giudicato da tutta la scuola se avesse volontariamente commesso qualche stupido errore? Perché avrebbe dovuto provocarsi uno smacco tanto umiliante?
Appallottolando tra le dita lo sconcertante biglietto, con l'animo in tumulto Eric si avviò alla prova che avrebbe dovuto decidere il migliore dei tre allievi. Lungo i corridoi e le scale sentiva su di sé gli sguardi invidiosi degli altri ragazzi, mentre in petto combatteva una delle battaglie più difficili e pesanti che mai avesse dovuto affrontare.

La sala dove i tre aspiranti furono introdotti era lo studio del Comandante: non molto grande, ma confortevole e ben arredato. Seduto al grande tavolo che torreggiava davanti ad un'alta libreria stava il dirigente della Scuola, chino in atteggiamento deferente verso un anziano Venerabile dal viso serio e indecifrabile. Davanti ai due uomini Eric scorse le cartelle con le schede personali dei tre allievi. Il Venerabile prese la prima, sulla quale si poteva scorgere il sigillo di Lord Davis, l'aprì, prese a scorrere i fogli. Non un muscolo del suo viso si era mosso di un millimetro, ma Eric ne intuì, più che vedere, il contrarsi delle pupille, che moltiplicarono l'aspetto altero e sdegnoso della sua espressione.
Se il biglietto di mastro Toreg non lo avesse messo in uno stato d'animo tanto ansioso, quel brevissimo, quasi inavvertibile mutamento del volto dell'uomo gli sarebbe certo sfuggito. Ma in quel momento esso fu sufficiente a far pendere la bilancia della sua indecisione: il Venerabile Hennes non mostrava certo simpatia per Lord Davis, e quindi anche per il ragazzo da lui introdotto nell'Ordine. Eric si risolse: avrebbe accettato il criptico suggerimento del suo amico cuoco.
Molte furono le domande e i quesiti che gli furono rivolti, e non fu facile per Eric mostrare esitazione, dubbi, e infine dare risposte inesatte a quesiti relativi alla classicità, all'interpretazione del Regolamento, alla storia dell'Ordine.
L'uomo fissava intensamente il giovane, quasi leggendogli nel pensiero, intuendone lo sforzo per apparire impreparato, indovinandone il rifiuto. Con un tono quasi sprezzante infine distolse da lui lo sguardo, rivolgendosi al secondo allievo, e infine al terzo.
Dopo di che i tre giovani furono congedati. Fuori dallo studio, Eric dovette fare uno sforzo per fingere di partecipare all'eccitazione degli altri due aspiranti, per rispondere alle incuriosite domande dei suoi compagni di classe. Sentiva il cuore pesargli nel petto, una fitta di ansia ogni volta che il pensiero gli tornava allo sguardo sdegnoso e insieme diffidente del Venerabile che lo aveva interrogato.

- Ho paura che abbia capito benissimo che rispondevo sbagliando di proposito - concluse quando finalmente poté informare mastro Toreg: - Mi sento come se mi fossi procurato un nuovo nemico. E temibile. -

Fissò il cuoco, risentito e impaziente. - Ma perché mi ha suggerito… - Si interruppe al cenno di fare silenzio che Toreg si era affrettato a manifestare. - Ma insomma…Si rende conto di quale occasione ho perduto, di quale nota negativa avrò sul mio curriculum? – Il volto del cuoco si distese in un sorriso appena accennato, enigmatico, che esasperò ancora di più il giovane:
- Abbi più fiducia nei tuoi amici, ragazzo. Lord Hennes non sarà il solo ad aver richiesto un allievo in anticipo. Non mi stupirei se anche tu ti trovassi ad evitare gli esami finali…
- Io ho rinunciato proprio oggi a questa opportunità. Lei sa che valore avrebbe avuto sulla mia scheda personale essere stato richiesto da un Signore prima ancora di aver finito la Scuola?
- E tu sai che differenza ci può essere tra un Signore ed un altro? Sii paziente, mio giovane amico, e finirai per ringraziarmi.

Ma ci volle una intera settimana prima che Eric cominciasse a scacciare dalla mente la continua sensazione di aver commesso uno stupido enorme sbaglio.
Poi la consueta routine di studio, di lavoro, di interesse per tutto quello che l'Ordine rappresentava e faceva riprese il sopravvento, e scendere nelle cucine non gli creò più crisi di malumore e di rimpianto.
Continuava tuttavia a chiedersi se e quando sarebbe riuscito a perdonare a Mastro Toreg il suo misterioso, improvvido consiglio.

* * *

Erano ormai passati dieci giorni da quel fatale esame. La giornata era cominciata male. Le lezioni di letteratura greca e latina erano state annullate e gli allievi del secondo corso della terza Scuola erano stati distribuiti in altre classi. Avvilito e depresso, Eric, tanto per peggiorare le cose, si ritrovò nella classe del comandante Beril, che non mancò di sottolineare la pessima figura che il ragazzo aveva fatto fare alla sua Scuola ed ai suoi professori, così sollevando risolini e bisbigli ironici da parte di tutta la classe. Per di più, giunta finalmente la terza ora, che secondo programma avrebbe potuto dedicare allo studio, una richiesta di aiuto da Mastro Toreg lo costrinse del tutto inaspettatamente a scendere nelle cucine.
Ormai aveva imparato a controllare esteriormente i suoi sentimenti, ma mentre percorreva i corridoi e le scale che lo dividevano dal piano inferiore sentiva dentro di sé l'irritazione crescere e ribollire sempre più forte.
A due passi dalla porta socchiusa della grande cucina, tuttavia, una voce conosciuta eppure difficile da identificare lo bloccò di colpo. Stupito, sentì Mastro Toreg ridere, insieme allo sconosciuto. Vincendo l'esitazione, spinse il battente e si fece avanti, titubante. Il Comandante che dava la schiena alla porta si voltò, ancora sorridente, ed Eric sussultò: - Capitano Steel! L'ufficiale lo scrutò attento, come soppesandolo:
- Sono queste le buone maniere che vi insegnano qui, ragazzo? Con noi avevi almeno imparato a parlare solo se interrogato. - Io… Chiedo scusa, signore. E' stata una tale sorpresa…Col suo permesso, vorrei dirle come sono contento di vederla, signore…e anche congratularmi per i suoi nuovi gradi.
Eric si sentiva confuso, imbarazzato, e tuttavia davvero lieto di rivedere il primo ufficiale di Lord Davis. Avrebbe voluto fargli mille domande, raccontargli di sé, della sua vita nella Scuola…Ma se i gradi di Steel erano cambiati, la sua severa compostezza era rimasta sempre la stessa.
Egli si rivolse al cuoco, che li fissava sornione: - Come si comporta questo ragazzo, mastro Toreg?
- Non ci si può lamentare di lui, signore. Sa pelare le patate più velocemente di qualunque altro allievo, presente e passato, lei compreso, Comandante.
Steel non poté trattenere un sorriso: - Certamente questo verrà posto in rilievo nelle sue note di qualifica. Niente altro da notare? - Bene, mi risulta che appena arrivato nella scuola era il miglior allievo in latino, signore. Adesso sembra che sia il migliore anche in greco e nello studio del Regolamento. Solo ieri nella segreteria del comandante urgeva ritrovare in fretta un passo delle Esegesi di Imun, ed hanno risolto il problema facendolo chiedere a lui…
Eric spalancò gli occhi. Mastro Toreg era noto per la sua anche troppo imbarazzante sincerità. Da dove aveva tirato fuori quella storia? Ma il grosso cuoco non aveva inventato niente:
- Ti ricorderai, ragazzo, che ieri, mentre eri in classe del capitano Woolf, fu rivolta a tutti gli allievi una domanda riguardo un passo del venerabile Census…La tua risposta è stata riportata al Direttore della Scuola…
Questa volta il Comandante Steel sorrise apertamente: - Già. E la cosa è stato riferita al mio Signore. Per questo sono qui, infatti: sei stato richiesto per la sua Casa. Seguimi, ragazzo. Andiamo a salutare il direttore della Scuola e, se non avrà obiezioni, potrai raccogliere le tue cose e lasciare questi luoghi.
- Mastro Toreg, è stato un piacere rivederla… e grazie per il suo aiuto, prezioso come sempre.
Il grosso cuoco sorrise. Il ragazzo non lo aveva mai visto così soddisfatto. Eric stesso, invece, era incerto e intimidito. Avrebbe voluto avere il tempo e il modo di chiedergli almeno qualche informazione sul Signore del comandante Steel, di cui durante la missione aveva sentito parlare poco e con una strana circospezione, e che a quanto sembrava, stava per diventare anche il suo Signore. Ma non poté che lanciargli un'occhiata piena di interrogativi. Un'occhiata che ricevette in risposta solo un sorriso ancora più largo e, in fondo, rassicurante.

Un'ora più tardi Eric, trascinando la sacca con i suoi effetti personali e i suoi libri, lasciava la Scuola dell'Ordine, in anticipo di più di tre mesi sulla media degli allievi. Non c'era stato bisogno di una nuova prova di confronto con altri ragazzi. Come il Direttore dichiarò consegnando al Comandante Steel le sue note di qualifica e le votazioni degli ultimi esami, i risultati dell'ultima prova di Eric erano sufficienti per le esigenze del suo Signore.
E anche questo fu in interrogativo che si aggiungeva ad una lunga serie di stranezze ed incongruenze. Perché il comandante Steel aveva ringraziato così calorosamente il cuoco della Scuola? Perché un esame risultato del tutto negativo ad un possibile Signore, era invece accettato per buono da un altro? Perché Toreg sembrava così soddisfatto, a differenza di due settimane prima, visto che tra i ragazzi della missione di sir Davis il Signore di Steel aveva fama di essere ancora più duro e gelido del Venerabile Hennes?
Eric era così preso dai suoi interrogativi da non fare quasi attenzione al tragitto verso la sua nuova Casa, sebbene in tutto il tempo che aveva trascorso nella Scuola non avesse sognato altro che dare un'occhiata al Castello, di cui aveva avuto solo una fuggevole impressione il triste giorno del congedo della Missione.

* * *

Di buon passo avevano raggiunto il piazzale dove pochi mesi prima aveva salutato sir Davis e gli altri; quindi si erano inoltrati in un imprevedibile, rigoglioso giardino che costeggiava le alte mura del complesso, e infine si erano avvicinati alla più occidentale delle quattro massicce torri che fiancheggiavano il castello propriamente detto. Solo a questo punto il Comandante Steel ruppe il silenzio: - La torre è alta quasi quaranta metri. La nostra casa domina tutta la pianura.
Riprese il cammino, comprimendo le labbra, come pentito di aver lasciato trapelare il suo compiacimento.
Ancora una volta Eric non trovò il coraggio di porre qualcuna delle varie domande che gli si agitavano nel cervello. Pazientò: non tardava il momento ormai in cui i suoi interrogativi avrebbero trovato risposta, almeno in parte.

Cominciarono a salire. Al termine della lunga, lunghissima rampa, approdarono finalmente ad un vasto androne illuminato da due alte finestre che si aprivano nelle mura della torre. Sul fondo era spalancato un largo portone dalla cornice di legno intagliato, al fianco del quale un giovane cavaliere stava di guardia. In alto campeggiava il blasone del Signore della Casa: uno scudo tagliato diagonalmente da una banda. Nella campitura superiore due alberi stilizzati, nell'inferiore una stella a otto punte. Eric si fermò incredulo: lo stemma di Lord Davis!
Dalla soglia il Comandante Steel si girò guardandolo interrogativo: - Ebbene?
Eric si mosse lentamente, come intontito:
- E' lo stemma di Lord Davis!
- Naturalmente. Mastro Toreg non ti aveva detto che ti aveva richiesto già da qualche giorno?
- No, signore. Non mi ha detto niente. Forse voleva evitarmi una delusione, se si fosse interposto un qualche ostacolo… Io…non riesco a crederci. Credevo che mi avrebbe condotto nella casa del Generale Stockes. Sapevo che quello era il suo Signore …
- Lo è stato, infatti. Ma al ritorno dalla Missione, dopo aver ricevuto i gradi di Comandante, sono stato trasferito nella Casa di Lord Davis. Ma affrettiamoci, ora. Siamo in ritardo.

* * *

La casa di Lord Davis si caratterizzava per una semplice, signorile eleganza. Eric non sapeva molto di arredamento, ma fu subito colpito e conquistato da quell'ingresso dalla luce soffusa, che illuminava dolcemente il tappeto grigio, i due ritratti di gentiluomini, l'antica cassapanca dall'alto schienale appoggiata contro la parete. Dall'ingresso si diramavano due corridoi fiancheggiati da porte, anche essi coperti da lunghi tappeti, l'uno dei quali volgeva a sinistra, l'altro, più ampio, proseguiva diritto in direzione della porta d'ingresso. Fu questo che il Comandante Steel imboccò, seguito dal ragazzo. La prima delle porte alla sua destra, da cui venivano delle voci, era socchiusa e gli lasciò scorgere scaffali alti fino al soffitto, colmi di libri. "Non c'era da aspettarsi altro, in casa di Lord Davis", si disse.
Allungò il passo per raggiungere il Comandante, proprio mentre questi si fermava davanti alla quarta porta del corridoio, fiancheggiata, come quella d'ingresso, da un cavaliere con tanto di spada al fianco. Steel bussò. Una voce, la voce di Lord Davis, lo invitò ad entrare.

In quel momento, mentre oltrepassava quella soglia dietro al Comandante Steel, Eric si sentì invadere da una intensa, inattesa emozione al pensiero di ritrovarsi finalmente di fronte all'uomo che lo aveva accolto nell'Ordine, che ora lo accoglieva nella sua Casa.

Il Comandante Steel si fermò presso la soglia, annunciandosi con la formula consueta: - Siamo qui, mio Signore.
Lord Davis alzò il capo, guardando per qualche secondo i due nuovi arrivati, prima di parlare: - Entri, Steel. Anche tu, ragazzo.
In quegli ultimi sette mesi qualche ruga sembrava essersi aggiunta sul viso di Lord Davis, così come si era aggiunta al suo abito la pesante catena d'oro che gli brillava sul petto, simbolo del suo stato di Signore di una Casa, insieme allo stemma che ne dichiarava la sua condizione di Lord dell'Ordine. Ma lo sguardo era sempre lo stesso: fermo, diretto, come un raggio che raggiungeva e penetrava fino in fondo chi gli era di fronte. Nell'inchinarsi Eric si sentì in pochi secondi scrutato, studiato e giudicato.
Ma fu a Steel che si rivolse il Comandante: - Ha avuto qualche problema nel farsi consegnare il ragazzo? Ha il suo fascicolo personale? - Nessuna difficoltà, mio Signore. Il fascicolo mi è stato dato dal Direttore stesso della Scuola… Ed ho avuto un gradevole colloquio con Mastro Toreg, che mi ha raccomandato di porgerle i suoi saluti: era molto soddisfatto…
Lord Davis sorrise brevemente: - Il giudizio del cuoco non è meno importante di quello ufficiale, ma me lo riferirà più tardi… Sfogliò rapido il contenuto della cartella, soffermandosi solo di tanto in tanto a leggere qualche considerazione, qualche voto di merito.
Finalmente si rivolse al ragazzo, che era rimasto in silenzio, seguendo un po' ansioso l'esame di quei fogli che riassumevano i lunghi mesi trascorsi nella Scuola: - Sembra che tu ti sia comportato piuttosto bene. Hai ottenuto buoni apprezzamenti dai professori che contano, specie da questo capitano Stone. Che materie insegna?
- Greco e latino, mio… Milord…
- Puoi chiamarmi "mio signore", visto che mi hai già prestato giuramento qualche mese fa, ragazzo. Ed è un buon professore, questo Stone? La domanda lasciò interdetto il ragazzo, e non solo lui. Al suo fianco, il Comandante Steel trasalì, imbarazzato: non era certo nella prassi chiedere ad un inferiore, anzi ad un semplice allievo, un giudizio su un ufficiale. Ma ricordò che questa non era la prima volta che il suo Signore si comportava in modo eterodosso con questo strano giovane.
Eric si schiarì la voce:
- …Sì, credo che sia un ottimo professore, per quanto sono in grado di giudicare, mio signore…Non penso che molti conoscano così a fondo le materie che insegnano. E soprattutto sappiano insegnarle come lui…
Arrossì, pentito di aver parlato tanto, di aver dimostrato troppa presunzione. Ma uno sguardo al viso di Lord Davis lo rincuorò: il suo signore sembrava aver apprezzato la risposta.

* * *

Sorrise tra sé, il Venerabile Lord Accad, nel ricordare dopo tanti anni quell'episodio. Certo, il ragazzo appena diciottenne che aveva dimostrato così convinto apprezzamento per quel suo insegnante non avrebbe potuto supporre allora che il suo giudizio sarebbe stato preso tanto seriamente, e che il capitano Stone avrebbe dovuto principalmente a lui l'inizio della brillante carriera che lo aveva portato nella Segreteria del Consiglio dell'Ordine, fino a divenire Primo Aiutante del Venerabile Decano.
Si volse verso il suo amico, che lo osservava silenzioso: - Hai visto di recente Lord Stone?
- Sì, Altezza… Accad. L'ho visto poco dopo l'alba, indaffaratissimo nella segreteria del Consiglio…
- Mandalo a chiamare, ti prego. Vorrei sentire il suo parere su quella sgradevole storia del ragazzo che vogliono espellere. I membri del Consiglio che devono giudicarlo sono arrivati?
- Non tutti, ma sono in numero sufficiente per emettere un giudizio. Debbo farli entrare?
- Aspettiamo che arrivino anche gli altri. Intanto parlerò con Stone.
Isis non fece altre domande ma si affrettò a far chiamare l'aiutante del Decano, che non tardò ad arrivare, un po' preoccupato da quella imprevista convocazione, e dallo sguardo intenso del nuovo principe dell'Ordine: - Sono ai suoi ordini, Altezza…Il Decano assicura che sarà tutto pronto entro l'ora fissata.
- Non ne dubito, Lord Stone. Ma non è di questo che volevo parlarle. Lei ha sentito certo accennare all'incidente occorso al Venerabile La Force.
- Sì, Altezza. Il nobile Decano mi ha detto che Ella ha riunito il Consiglio per decidere l'espulsione del ragazzo che lo ha aggredito…Io… In che modo posso essere utile?
Lord Accad si sedette, facendo cenno al suo antico, sempre più stupito, insegnante di imitarlo:
- Lord Stone, nelle rare volte in cui ultimamente ho avuto occasione di incontrarla mi sono chiesto se mi avesse riconosciuto, se si ricordasse ancora di me…
Il volto dell'uomo ormai maturo si colorò leggermente: - Naturalmente, Altezza. Come avrei potuto dimenticarla? Lei è stato uno dei miei migliori allievi, se non il migliore in assoluto, una delle non molte soddisfazioni che ho ricevuto dalla Scuola dell'Ordine… Ma molte circostanze si sono interposte, impedendomi di avvicinarla. E quando in questi ultimi anni, una volta entrato al servizio del Decano, ne ho avuto infine l'occasione, lei era talmente più in alto di me che non ho osato…
- Che strana idea…Ma la colpa è mia, che ho sempre rimandato aspettando la giusta occasione per riprendere contatto con lei. Ora però l'occasione è arrivata: ho un consiglio da chiederle.
- Un consiglio da me, Altezza? Sono ai suoi ordini, naturalmente.
- Si tratta del ragazzo per cui ho riunito il Consiglio. Vorrei che lei assistesse alla seduta che sta per iniziare, e mi desse, in privata sede, il suo parere. Mentre aspettiamo gli ultimi Venerabili, potrà dare una scorsa alla pratica.
Alzandosi, porse all'uomo la cartella rossa che conteneva gli atti relativi.
Lord Stone non osò obiettare, ma sul viso gli si leggeva chiaramente lo stupore per essere stato interpellato proprio lui, tra tanti consiglieri a disposizione del Reggente. Il quale tuttavia non si soffermò oltre, ma, rispondendo ad un cenno di Isis, che si era affacciato dalla sala vicina, lo raggiunse e scomparve oltre la porta.

* * *

Il Consiglio era composto dai dodici Venerabili di più alto grado e maggiore anzianità dell'Ordine. Nel passare in rassegna quei visi segnati dall'età e dalle responsabilità, una volta di più Accad si chiese come fosse stato possibile che proprio quei dodici, all'unanimità, avessero deciso per il suo nome tra quelli candidati alla successione del Reggente, influenzando così pesantemente il voto di tutti gli altri Venerabili dell'Ordine. Non tutti infatti avevano sempre approvato alcuni episodi della sua rapida carriera, specialmente dopo l'ormai lontano crollo subito quasi vent'anni prima, quando aveva rischiato l'espulsione dall'Ordine, ed era stato retrocesso di grado, ed obbligato a lasciare la Casa del suo Signore appena tragicamente deceduto.
I Dodici lo attendevano in piedi, ed aspettarono che egli prendesse posto prima di sedersi. Solo allora Lord Accad prese la parola: - Nobili Signori, anche se il nostro Ordine è oggi preparato ad altri eventi, ritengo necessario premettere una difficile decisione alla cerimonia che ci aspetta, una decisione decisiva non soltanto per il ragazzo che ne è l'oggetto, ma anche per la politica che essa indicherà a tutto l'Ordine…
La voce di Lord Accad era ferma, chiara, decisa.
Il Venerabile Isis trasse un profondo respiro di sollievo: il nuovo Principe aveva ben salde fra le mani le redini del comando. Ascoltò senza più ansia l'esposizione del caso, le brevi ma taglienti parole di riprovazione per quanti avevano posto l'allievo in una condizione di insolubile difficoltà, invece di aiutarlo a intraprendere con serenità la lunga via che conduceva al servizio nell'Ordine; e osservò con interesse il suo amico ordinare con un cenno che venisse introdotto Lord Stone, che egli presentò ai Dodici come uno dei migliori professori che le Scuole dell'Ordine avessero avuto, anche se per varie vicende aveva da molti anni dovuto abbandonare l'insegnamento. Per quanto imbarazzato da un tale inaspettato elogio, Stone non esitò a dare il suo parere per quanto riguardava la vicenda del ragazzo, condannando senza esitazione i metodi poco ortodossi di valutazione degli allievi usati dagli attuali dirigenti delle Scuole:
- Non si potrebbe immaginare nulla di più lontano dai principi informatori che ispirarono il creatore del nostro ordine…
- Grazie, Lord Stone. Ed ora… - Soggiunse il nuovo Reggente con voce stanca ma ferma - Suppongo vogliate infine ascoltare il ragazzo incriminato, prima di emettere il vostro verdetto…

Pochi minuti più tardi l'allievo veniva introdotto nella sala. Anche se appariva ormai in ordine e decorosamente vestito, il viso pallidissimo e gli occhi sbattuti ne denunciavano l'angoscia. Non si leggeva molta speranza nello sguardo del ragazzo.

Accad si sentì stringere la bocca dello stomaco nel riconoscere in quel viso la stessa disperazione che si era abbattuta su di lui nel giorno terribile in cui Lord David era morto, ed in cui egli stesso si era trovato sull'orlo del baratro: quello della concreta imminente minaccia di essere estromesso dall'Ordine.


Continua.


Adonella Bongini - adonellab@gmail.com - aprile 2015



 
English Version Home