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LA LEGGENDA DEI BIANCHI CAVALIERI

(decima parte)














  
 

Alla luce ancora incerta dell'alba la grande porta del Castello si aprì lentamente, sotto la spinta di due assonnati scudieri, per lasciare uscire un piccolo convoglio al comando del tenente Accad. Il suo cavallo apriva il cammino, seguito da due scudieri montati, dai ragazzi che, secondo la consuetudine, marciavano a piedi, e dal carro carico dei loro bagagli e strumenti musicali.
Presero la strada che conduceva alla cittadina di Bradcoll, dove erano stati invitati a suonare quella sera stessa.
Il cielo era nuvoloso e prometteva pioggia. Uno degli scudieri avvicinò il cavallo a quello di Accad:
- Tenente, non credo che riusciremo a raggiungere Bradcoll prima di notte, specie se la strada diventerà fangosa per la pioggia. I ragazzi faranno fatica a proseguire…
Accad assentì, bloccandolo con una mano:
- E' vero. Fermi il convoglio e dica ai ragazzi di salire sul carro. Potremo accelerare, se dovesse piovere.

Erano passati solo due giorni dal colloquio tra Accad e Toreg. La mèta cui erano diretti non era però la provincia del Sullen, dove risiedeva il Venerabile Lord che Accad avrebbe dovuto contattare. Tuttavia solo Accad stesso sapeva che Bradcoll non era la sua mèta ultima.
Ormai il convoglio si era abbastanza allontanato dal Castello, e se avessero incrociato dei Cavalieri non avrebbe destato sospetti sulle sue intenzioni.

Malgrado l'andamento accelerato, e l'unica brevissima sosta per consumare un rapido pasto, arrrivarono a destinazione che era già buio. Si decise di cominciare il concerto dopo la cena, che i ragazzi consumarono in una sala a parte insieme agli aspiranti di Bradcoll, mentre Accad e gli scudieri sedettero nella sala grande, con il Signore ed i cavalieri del posto. E finalmente, ristorati anche se non riposati, misero mano agli strumenti.
Malgrado la stanchezza, ottennero il successo di sempre.
- Non sembra che il viaggio abbia influenzato la vostra musica – commentò il comandante del luogo con un sorriso. – I suoi ragazzi sono davvero sorprendenti, e lei un maestro eccezionale. Era tempo che l'Ordine si dotasse di una orchestra!
Accad si inchinò, ringraziando.
- Tuttavia il viaggio ci ha un poco stancato, milord. Se domani vorrete ancora ascoltarci, spero che sapremo fare di meglio… Ma adesso presento tutte le mie scuse: vogliate permetterci di ritirarci.

Si allontanò, seguito dai ragazzi. Assicuratosi che i giovani suonatori, così come i loro bagagli, avessero raggiunto la grande camerata riservata agli aspiranti, anch'egli poté finalmente seguire il primo ufficiale del suo ospite e ritrovarsi, finalmente solo, davanti al grande camino della stanza assegnatagli.
Solo allora poté consultare la mappa della regione di Bradcoll e quella della vicina provincia di Sullen. La strada che avrebbe dovuto seguire attraversava larghi tratti boscosi, prima di raggiungere la fertile vallata del capoluogo. Avvicinatosi alla finestra, Accad scrutò il cielo: solo qualche stella scintillava tra cumuli di nubi che si rincorrevano, spinte dal vento.
Con un sospiro si alzò, stirando le braccia. Indossò il mantello, ripose le mappe nelle tasche interne insieme ai documenti da presentare al Lord Comandante del Sullen, allacciò la spada.
In fondo alla scala la grande porta del palazzo era socchiusa, ed egli poté scivolare fuori come un'ombra. L'unica difficoltà ormai sarebbe stata raggiungere il suo cavallo, ma egli aveva ordinato ad uno degli stallieri di rifocillarlo senza tuttavia liberarlo della sella e del morso. E l'uomo non aveva fatto domande, intimidito dal suo tono severo.
Montato a cavallo, si diresse all'esterno senza essere fermato: molti degli ospiti erano ancora nel palazzo, ma era prevedibile che qualcuno cominciasse ad andarsene.

Si avviò al passo. Solo quando fu ai margini del bosco spinse la cavalcatura al trotto, imboccando il sentiero che andava verso nord, poi svoltando ad est. La notte era ormai fonda, e solo di tanto in tanto una stella compariva fra le nuvole.
Non era agevole proseguire su quel sentiero sconosciuto, ma, come un dono inaspettato, improvvisamente la luna comparve alla destra del cielo, bianca, silenziosa, amica.

Per più di quattro ore cavalcò senza rallentare, incitando a voce bassa il cavallo sempre più stanco, respingendo il segreto timore di aver sbagliato strada, di essersi perso. Solo quando la pianura coltivata gli si svelò davanti, tirò il fiato e batté cordialmente la mano sul collo dell'animale:
- Coraggio, amico mio, ce l'abbiamo fatta.

* * *

Allentown, la cittadina sede di quella provincia dell'Ordine, era poco più di un grosso borgo. Quando Accad ne raggiunse le mura era ancora notte fonda, e gli ci volle parecchia energia per ottenere che la sentinella presso la porta principale si affacciasse, guardinga e assonnata, squadrandolo ostile:
- Ho ordine di non aprire a nessuno fino all'alba, Cavaliere.
- Ed io ho ordine di consegnare con la massima urgenza al Lord Comandante un messaggio del Venerabile Eckart. Sono ore che cavalco. Accompagnami subito dal Venerabile Harin.
- Non è possibile, signore. Sua Grazia sta dormendo. Ed io non ho certo intenzione di svegliarlo a quest'ora. Non posso. - Certo che puoi, anzi devi. Mi aspettano di ritorno al Castello entro domani. Vuoi muoverti o debbo svegliarlo io?
Snudò la spada e cominciò a batterla contro i pannelli della porta, sollevando un frastuono assurdo nel silenzio della notte.
L'uomo arretrò spaventato. Alle sue spalle apparvero immediatamente un altro scudiero ed un ufficiale, allarmati, indignati:
- Che cosa accade? Chi è costui? Non sa dove si trova?
Accad rinfoderò l'arma e si inchinò:
- Ho un messaggio urgente del Concilio dei Decani per il Venerabile Harin. Ho ordine di consegnarlo al più presto e riportarne la risposta al Castello oggi stesso.

* * *

Lord Harin era un uomo alto e rigido, con degli occhi incredibilmente azzurri, freddi e impassibili, in mezzo a tutto il frastuono provocato dall'arrivo di Accad:
- Mi auguro che il chiasso che ha sollevato sia giustificato, Cavaliere. Si qualifichi.
- Sono il tenente Accad, della Casa di Lord Eckart, Vostra Signoria.
Estrasse dalla tasca interna della divisa i documenti ricevuti al Castello, e chinò il ginocchio, porgendoli al Venerabile Harin. Quindi continuò a parlare passando alla Lingua Segreta, e percependo lo stupore quasi palpabile da parte di tutti i presenti:
- Il mio Signore me li ha consegnati alla presenza dei quattro Venerabili Lord che con lui hanno firmato la missiva. Mi ha raccomandato la massima segretezza e la massima rapidità, milord.
Usava con scioltezza la lingua appresa da Lord Davis nella sua forma più antica, che da anni non veniva più insegnata nelle scuole dell'Ordine.
Il Venerabile Comandante lo squadrò per qualche secondo, prima di tendere la mano e ricevere i documenti. E non gli ci vollero che pochi minuti per scorrerli, corrugando la fronte:
- Viene direttamente dal Castello, tenente? E' certo di non essere stato seguito?
- Vengo dalla cittadina di Bradcoll, Nobile Signore, dove ho tenuto un breve concerto ieri sera, con i miei allievi. Avevamo viaggiato tutto il giorno venendo dal Castello, e ci è stato permesso di ritirarci presto perché eravamo molto stanchi. Quindi nelle prime ore della notte ho potuto lasciare senza essere visto la casa del Comandante che ci ospita, e sono venuto direttamente qui attraverso il bosco. Se qualcuno mi avesse seguito, me ne sarei sicuramente accorto.
Lord Harin lo fissò per qualche secondo, prima di rileggere la missiva del Venerabile Eckart.
- Lei è dunque il cavaliere che fu destituito due anni fa per aver ignorato gli ordini, e che Lord Eckart ha accolto nella sua casa? Il primo ufficiale di Lord Davis?
Accad si irrigidì, sentendo l'amaro in bocca a quelle domande dirette, sotto quello sguardo:
- Sì, milord.
Seguì un lungo silenzio, sotto gli occhi severi del Venerabile che sembrava leggergli dentro, giudicarlo.
- La sua musica, e quella dei suoi allievi, l'hanno aiutata a superare quel triste episodio, ed a dimenticare il suo primo Signore? La domanda fu come un gelido coltello affondato nel suo dolore.
- No, signore. Niente potrebbe farmi "superare" quell'episodio, e mai potrò dimenticare Lord Davis. E' stato il suo ricordo che mi ha impedito di lasciare l'Ordine dopo il processo e la mia conseguente condanna.

Aveva parlato con voce dura, quasi insofferente, dimentica del rispetto dovuto ad un Venerabile. Ma la risposta parve essere sufficiente a Lord Harin, che senza risentirsi parve chiudere la breve inchiesta e si limitò invece a domandare con che mezzi e con chi era arrivato a Bradcoll, e quanto supponeva di fermarvisi. Alla risposta di Accad, fece un breve cenno col capo e si ritirò per scrivere una breve risposta a Lord Eckart, che, congedandolo, consegnò ad Accad.

* * *

Durante il percorso che lo riportava a Bradcoll, la testa confusa per la stanchezza che infine era piombata su di lui come sul suo cavallo, lo sguardo e le domande del Venerabile Harin continuarono a ritornargli in mente, incisive, impietose. Arrivò a destinazione poco dopo l'alba, quasi senza avvedersene, e rispose seccamente allo scudiero che meravigliato gli aveva aperto la porta della casa dove lui ed i suoi allievi erano ospitati:
- Sono uscito sul presto per fare una passeggiata. L'aria è frizzante, ma il tempo buono.
All'interno era ancora tutto silenzio, ed il suo letto lo attendeva invitante.
Non poté però riposare più di due ore, che tuttavia Accad decise di considerare sufficienti. E, cosa più importante, non sembrava che qualcuno avesse avuto sentore del suo viaggio notturno.
Poté quindi dedicarsi indisturbato a scegliere e preparare con i suoi allievi i brani da eseguire qualche ora più tardi, anche se non riusciva a distogliere il ricordo dalle parole e dallo sguardo severo e penetrante di Lord Harin.

La musica che nel tardo pomeriggio i ragazzi eseguirono sotto la sua direzione fu accolta da un pubblico ben più numeroso della sera precedente, e le molte dichiarazioni di apprezzamento furono lusinghiere. Qualcuno chiese addirittura che fosse inviata al Consiglio Superiore dei Venerabili la proposta di far aprire una quarta Scuola dell'Ordine dedicata agli studi musicali, che sviluppasse in modo organico l'iniziativa di Accad.

Poteva sentirsi rassicurato: nulla sembrava ormai collegare più il suo nome alla fine infelice di Lord Davis e dei suoi uomini. Con amarezza dovette convincersi che quella ferita continuava a vivere solo nell'animo del suo Primo Ufficiale.

* * *

Due giorni più tardi il piccolo gruppo di musicisti si congedò dagli ospiti.
Erano sul punto di ripartire, quando un Cavaliere proveniente da una vicina provincia chiese di unirsi a loro, insieme ad un suo compagno più anziano che aveva avuto un incidente, non grave ma abbastanza invalidante, ad una gamba, e sperava di poter fruire del carro che trasportava i loro strumenti e bagagli per evitare la lunga cavalcata.
- Il mio compagno vorrebbe consultare i medici del Castello - dichiarò il più giovane dei due, presentandosi ad Accad
- ma sono soprattutto io ad insistere perché non sottoponga la gamba ferita ad uno sforzo eccessivo. Crede di poterlo aiutare, tenente? - Sarà per me un piacere oltre che un dovere
fu l'ovvia risposta di Accad.
- Spero di poter al più presto conoscere il suo compagno.
- Certo, tenente Accad. L'avvertirò non appena avrà ripreso le forze.

Avevano tuttavia intrapreso il viaggio di ritorno già da diverse ore senza che Accad avesse avuto qualche notizia dei suoi compagni di viaggio. E c'era stato qualcosa che lo aveva lasciato interdetto in quella insolita richiesta di aiuto da parte dei due confratelli. Perché non si erano presentati nemmeno ai Cavalieri di stanza a Bradcoll? E se la ferita del più anziano non era grave, perché solo uno dei due Cavalieri si era fatto conoscere, e non aveva fatto il minimo accenno alle ragioni della loro lontananza dal Castello, ed alle cause dell'incidente occorso al suo compagno? E soprattutto: perché non lo avevano ancora invitato a conoscere il suo ospite ferito? Tutte le raccomandazioni di segretezza e di prudenza ricevute dai Venerabili prima di lasciare il Castello gli si ripresentarono alla mente. Forse aveva accettato con troppa leggerezza quella insolita richiesta.

* * *

E i suoi sospetti si aggravarono quando, più o meno a due terzi del cammino, Accad decise di fare una breve sosta. Due dei ragazzi furono mandati a prendere dal carro qualche provvista per un rapido spuntino.
- Porgete i miei omaggi ai nostri due ospiti e domandate se vogliono unirsi a noi. – raccomandò Accad.

Ma i due allievi ritornarono subito, da soli:
- I due cavalieri non sono più nel carro, signore. Sono partiti appena ci siamo fermati. Hanno lasciato questo messaggio per lei, con le loro scuse.
Il sospetto nutrito durante tutto il viaggio di ritorno era dunque confermato. Ed il breve messaggio di scuse lasciato per lui non fu certo sufficiente a dissiparlo.
Preoccupato ed irritato con se stesso per essere stato giocato così facilmente, Accad ordinò di interrompere subito la sosta e di riprendere senza indugio il viaggio. I ragazzi furono fatti risalire sul carro per abbreviare i tempi. E, alquanto prima del previsto, Accad poté scorgere le torri del Castello.

Superate le mura, si affrettò verso gli alloggi del suo Signore. Il percorso che dovette percorrere gli sembrò lunghissimo. Ansioso e preoccupato, si fece annunciare a Lord Eckart, e non riuscì a ricambiare il sorriso con cui questi gli venne incontro:
- Mio Signore, temo che tutti gli sforzi per nascondere la mia visita al Venerabile Harin siano stati vani. Due Cavalieri sono riusciti … Ma le parole gli si bloccarono in bocca, e la frase rimase in sospeso: la porta alle spalle di Lord Eckart si era infatti spalancata, e sulla soglia era comparso l'uomo che egli aveva lasciato solo due giorni prima ad Allentown: il Venerabile Harin.

La sorpresa fu tale che Accad rimase paralizzato, senza parole, senza neppure accennare ad inchinarsi.
Fu lord Eckart ad aiutarlo a riprendersi:
- Non occorre che ti presenti al Venerabile Harin, vero, ragazzo mio? Colui che presto diventerà il nostro nuovo Reggente mi stava appunto parlando di te, quando sei entrato.
- Infatti, tenente Accad. Se il messaggio da lei recapitatomi avesse tardato anche di un solo giorno, non sarei riuscito a vedere il Reggente ancora in vita. La sua malattia, infatti, mi era stata tenuta accuratamente nascosta. Ma grazie a lei, sono riuscito ad arrivare in tempo, e del tutto inaspettato.

Mentre il Venerabile Harin parlava erano intanto sopraggiunti anche gli altri Venerabili, autori della missiva per Lord Harin. Lo circondarono, senza nascondere il sollievo per il suo incredibile tempismo.
- Ancora non riesco a convincermi che Lei sia arrivato al momento giusto per sventare i piani dei suoi e nostri oppositori, milord. Lord Harin sorrise:
- Di questo dobbiamo ringraziare i concerti del tenente Accad e dei suoi ragazzi. Non solo gli hanno offerto un pretesto insospettabile per recarsi a Bradcoll, ma hanno permesso a me di fruire del loro mezzo di trasporto per tornare al Castello senza fare spiacevoli incontri.
L'unica nota amara in questo seguito di circostanze sta nel motivo che mi ha ricondotto al Castello: il nostro Reggente è purtroppo giunto al termine del suo mandato e della sua esistenza. Io ho avuto l'onore di raccogliere le sue ultime volontà, e di vederlo affrontare serenamente la fine.

* * *

I giorni seguenti rimasero nel ricordo di Accad come un turbine di avvenimenti inattesi e travolgenti, che solo con difficoltà riuscì in seguito a ricostruire: la morte del Reggente, che seguì dopo due soli giorni dall'arrivo di Lord Harin, la lettura delle ultime volontà del morente, che suggerivano come suo successore il Venerabile appena giunto al Castello, la riunione del Gran Consiglio durante la quale fu letto e messo agli atti il documento di cui Accad era stato latore.
Apparve inequivocabile il tentativo di tenere lontano e all'oscuro della fatale malattia del Reggente il Venerabile Lord da lui designato, dando la possibilità a quanti gli erano contrari di proporre ed eleggere un loro candidato, grazie al fattore sorpresa, e alla lontananza dello stesso Harin.

Il Gran Consiglio ordinò una inchiesta: quanti avevano partecipato al tentativo di impadronirsi del potere furono individuati, e furono ricostruite anche le loro trame precedenti.
Fu così che, con indescrivibile commozione, Accad vide finalmente riconoscere alla terribile morte di Lord Davis e dei suoi uomini il valore che i suoi nemici avevano tenuto nascosto e fatto invece travisare come un malaccorto tentativo di mettersi in luce.

* * *

Ad un decennio di distanza, riavvicinatosi alla finestrella della torre, il Venerabile Accad vide scorrere come lampi nella sua memoria i giorni successivi al momento in cui aveva potuto ritornare dove il suo antico Signore, insieme agli uomini che erano stati sacrificati con lui, era stato sepolto. Rivide la toccante cerimonia con cui Lord Davis ed i suoi cavalieri avevano infine ricevuto una più degna sepoltura, ed il ricordo del loro valore era stato inciso nel marmo.
Neppure il successivo decreto con cui Accad stesso era stato reintegrato nel suo grado, e quello in cui il Reggente Harin lo aveva insignito del titolo di Lord, e capo di una Casa dell'Ordine, gli avevano riempito l'animo di una uguale commozione.
A distanza di tanti anni quei momenti erano ancora vivi e presenti nel suo animo come quando li aveva vissuti.
Il loro ricordo era riuscito a spazzare via l'amarezza che gli era inevitabilmente piombata addosso nel rievocare la morte di Lord Davis e la cupa disperazione che l'aveva seguita, ma l'ombra e la commozione che avevano evocata non si era ancora del tutto dissolta dal suo viso quando, come risvegliandosi da un sogno, sentì Isis bussare alla porta. Un'ombra che Isis non poté ignorare, allarmato:
- E' accaduto qualcosa? Non ti senti bene?
Accad scrollò il capo:
- No, non ti preoccupare. Solo un riemergere di remoti ricordi, dal passato. Che però sono ormai lontani e superati da un pezzo, anche grazie a te. Soprattutto grazie a te. Se tu non mi avessi fatto accettare nella casa di Lord Eckart, quasi certamente la mia vita nell'Ordine sarebbe terminata da molti anni e la memoria di Lord Davis non sarebbe mai stata riabilitata.
- Ma che cosa ti ha portato a ripensare a quel brutto periodo? Ora non dovresti…
- Certo. E' stato solo un momento… Evidentemente sono un po' ansioso, preoccupato da quello che mi attende, che ci attende. Ma non perdiamo altro tempo. Sentiamo il Consiglio e prendiamo una decisione sul ragazzo.

I due ufficiali a cui il "prigioniero" era stato affidato si presentarono insieme a lui. Le attenzioni che aveva ricevuto gli avevano ridato un po' di colore al viso, ed uno sguardo meno cupo agli occhi. Ma una nuova trepidazione si impossessò di lui, quando, dopo Lord Accad ed Isis, fu introdotto nella sala dove i Quindici Venerabili Consiglieri erano riuniti in attesa.
Accad espose brevemente il caso, sottolineando il trattamento subito nella Scuola dal ragazzo, e l'incredibile durezza degli uomini che lo avevano arrestato: "Non è accettabile che dopo il lungo periodo in cui il nostro rimpianto Reggente Harin ha guidato l'Ordine riportandolo agli antichi princìpi su cui è stato fondato, non è possibile che ci siano ancora Cavalieri, e Cavalieri con mansioni essenziali come quelle di chi guida la Scuola dell'Ordine, che possano distorcerne i fini e gli scopi al punto di indurre un ragazzo a cercare di porre fine alla sua vita".
Gli sguardi di tutti si volsero verso l'allievo incriminato, che spalancò gli occhi, impallidendo.
- Non credo sia necessario sottoporlo ad un processo per quanto è accaduto al Venerabile La Force. Si è trattato di un deprecabile incidente, la cui responsabilità è da ascrivere solo alle condizioni cui il ragazzo è stato costretto. Il venerabile La Force riceverà le sue scuse e le mie, a nome dell'Ordine.
Mi permetto quindi di proporre a questo Alto Consiglio che si consideri superata tutta la vicenda, e che il ragazzo venga ammesso agli esami finali, senza alcuna penalità per quanto è accaduto.
Non fu una risoluzione complessa né difficile, e non ci furono incertezze né discussioni quando infine la proposta fu da lui messa ai voti

- … Ho validi motivi per sperare che questa mia prima disposizione come nuovo Reggente sarà di buon auspicio per tutto l'Ordine…

I Dodici si alzarono all'unisono, sollevando la destra: la decisione di Accad veniva accettata all'unanimità.

* * *

Il pesante collare d'oro che il Decano dei Venerabili gli pose intorno al collo sembrò al nuovo Reggente un perfetto simbolo del nuovo stato impostogli dall'Ordine: splendente e ponderoso. Rifiutò tuttavia di indossare la cappa dorata con cui si preparavano a sostituire il suo mantello bianco.
- Scusatemi, Venerabili Lord e Cavalieri, ma preferisco presentarmi oggi a tutti i membri dell'Ordine nel modo più semplice. Ci sarà molto lavoro per ognuno, e voglio che sia chiaro a tutti che intendo fin dal primo momento considerare più importante la sostanza delle apparenze. Simboli ed emblemi hanno il loro valore, e prometto di non trascurarli in futuro, ma oggi voglio sentirmi e dimostrarmi prima di ogni altra cosa un Cavaliere tra i Cavalieri, e chiedere, con umiltà, l'aiuto di tutti, dal Venerabile Decano al più giovane degli allievi di cui l'Ordine si è arricchito.
Sorrise, e, cinta la spada, si avviò alla porta. Il suo Primo Ufficiale fece appena in tempo ad affrettarsi ad aprirla, per poi correre a spalancare i doppi battenti che immettevano alla grande Sala Pubblica.
Il suono di centinaia di voci si spense d'improvviso. Tutti gli occhi si volsero al palco, fissarono nel silenzio più assoluto la figura del Venerabile Accad, Ventiquattresimo Reggente dell'Ordine dei Cavalieri Bianchi.
La sua voce si levò limpida, controllata, serena:
- Cavalieri, miei confratelli. Molto lavoro mi attende, e attende voi tutti. Sarà mio compito e felice dovere affrontarlo insieme a ciascuno di voi…


cane morente



Adonella Bongini - adonellab@gmail.com - giugno 2015



 
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