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Vivere Bosch e Brueghel
















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Quanto scrivo è piuttosto diverso da un commento alla pittura di questi due artisti. Per lo meno il punto di partenza è nato da un curioso incontro molto personale tra me e le loro opere. Quelle di Bosch e di Brueghel, intendo dire.
Se prevedibilmente andrò a cadere poi in un'analisi della loro pittura sarà una conseguenza inevitabile, ma "non" la ragione prima che mi ha indotto a parlarne. Veramente sono stato spinto dalla voglia di raccontare la mia accidentale percezione della strana realtà interna alle opere di Brueghel e di Bosch e questa comprensione è stata originata da un'appropriazione o manipolazione come potrete vedere. Insomma ho voluto spiegare come questa azione mi sia stata utile a capire i due grandi maestri.
Con straordinaria capacità Dino Buzzati (1) narrò di Bosch a modo suo. Creò il personaggio di un vecchio e strambo orologiaio che si credeva discendente dell'enigmatico pittore. L'orologiaio mostrò a Buzzati un dipinto incompiuto che teneva nascosto in soffitta e spiegò come lo spirito dell'avo penetrava in lui e di notte veniva a completare il quadro. Un quadro che in definitiva era un vero dipinto di Bosch sconosciuto a tutti.
Non voglio di certo competere con l'abilità narrativa di Buzzati, cerco soltanto di raccontare a modo mio come ho immaginato che vedessero la realtà del loro tempo quei maestri, e come questo aspetto, si sia rivelato trasportando dei frammenti di Brueghel in un altro contesto e ragionandoci sopra. Ma per spiegarmi meglio sono obbligato a partire dall'inizio.


Era molto tempo che non vedevo G. , e la circostanza di una mostra che si annunciava interessante ci dette l'occasione d'incontrarci per andare a visitarla.
Arrivai per primo al bar che avevo scelto accortamente vicino alla sede dell'esposizione, perché sapevo che l'amico sarebbe arrivato in ritardo, da anni conosco questa sua detestabile abitudine. Infatti G. arrivò venti minuti dopo che mi ero seduto, avevo bevuto un cappuccino e scorso metà degli articoli dei due giornali che leggo abitualmente.
Vestiva in maniera assolutamente insolita, indossava un abito scuro di buon taglio e una cravatta sgargiante, forse l'ultima volta che lo avevo visto abbigliato in modo altrettanto elegante doveva essere stato al mio matrimonio. Dovette leggere l'involontaria sorpresa nell'espressione che certamente mostrai, perché disse subito: - Più tardi debbo vedere un editore -. Depositò una cartella piuttosto grande su una sedia ci mise sopra il soprabito, si sedette e mi chiese cosa prendevo: – Nulla, ho già bevuto un cappuccino. –
Guardò pensieroso la mia tazza, pareva sul punto di dire qualcosa di importante ma si trattenne, probabilmente non gli sembrò il momento appropriato per parlarne e anche lui ordinò un cappuccino. Mentre lo sorseggiava mi studiò preoccupato, infine con un tono che aspirava a interessarmi e che evidentemente desiderava coinvolgermi disse: - Debbo parlarti di un progetto. È un'idea notevole, di grande spessore e mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. –
- Va bene, ma parlamene dopo. Adesso andiamo a vedere la mostra, altrimenti risulterebbe stupido esserci dati appuntamento con questo proposito e poi mancarlo. Più tardi torniamo qui e me ne parlerai con calma. -
La mostra non piacque né a lui né a me: c'erano pochi quadri, era male allestita, in conclusione facemmo rapidamente il giro delle sale e ce ne andammo.
G. disse: - Prima hai offerto tu, ora offrirò io, perciò torniamo in quel bar che inoltre ha degli ottimi croissant, perché debbo farti vedere qualcosa. –
Era una buona proposta, faceva freddo e non mi dispiaceva un altro cappuccino bello caldo e un soffice fagottino alle mele, così tornammo a sederci. Finalmente lui aprì la misteriosa cartella e mi mostrò cinque o sei riproduzioni di famosi quadri di Bosch e di Brueghel, poi mi pose davanti delle buste trasparenti in cui c'erano molti tasselli di carta patinata. Parevano ritagli di quelle stesse riproduzioni che mi aveva mostrato un momento prima, ne aprì una e ne sparse il contenuto sul tavolo.



quadro
piccoli vermi gustosi da beccare



Riassumerò la descrizione di quell'idea perché sarebbe quanto mai noioso ripeterla così come la espose lui. E allora dirò che intendeva pubblicare un nuovo metodo, vale a dire un nuovo sistema per educare i ragazzi all'arte visiva. Già da qualche anno aveva aggiunto alle varie occupazioni svolte nella vita, l'insegnamento di italiano e letteratura, convincendosi della necessità di inserire in quel programma almeno l'analisi critica di famose opere di pittura. Solo in questo modo, affermava, si riuscirà poi a comprendere bene anche la letteratura.
Ed ecco qual'era la sua proposta: con i ritagli di celebri dipinti, mescolati convenientemente, avrebbe creato una specie di puzzle equivalente ad un'altra opera mai vista prima. In definitiva prendendo il materiale da due diversi dipinti ne avrebbe creato uno solo, poi rimuovendo i tasselli impropri e sostituendoli con quelli giusti avrebbe portato i ragazzi a riconoscere l'opera di partenza e a ricostruirne la struttura, investigando a fondo le componenti del quadro. Con questo metodo avrebbe potuto dimostrare molte cose, cominciando dalla composizione dell'opera, per finire con i riferimenti storici, e così procedendo li avrebbe condotti ad un'analisi approfondita.
Mi fissò scrutandomi, cercava di capire se ero rimasto colpito e interessato da quello straordinario progetto, se quella rivelazione di cui ero il primo beneficiario mi aveva stupito e persuaso. Poiché non mostrai un particolare entusiasmo, anzi espressi alcune perplessità, dovette percepire le mie esitazioni come un giudizio sfavorevole, ne provò fastidio tanto da indispettirsi, forse, anche se non lo dette a vedere. Disse solo che si era fatto molto tardi e doveva andare via subito. Mi lasciò là senza pagare il conto, e penso che lo fece per punire il mio scarso apprezzamento.
Invece debbo dire che quei ritagli, o tasselli, mi furono utili per tutt'altre ragioni. Evidentemente mi si erano impressi nella testa e mi dettero da pensare, tanto che poi mi portarono a disegnare accostamenti estemporanei, gettati alla buona, ma che furono molto efficaci per portarmi a comprendere quei due grandi: Bosch ( 1453 – 1516 ) e Brueghel (1530 – 1569) tra i quali, è importante notarlo per le loro diversità, corre soltanto il tempo di una generazione.



papa
Un altro dei miei disegni : stupore desiderio e cautela


Non appena a casa presi dalla libreria due volumi della collana Dossier d'Arte e potei esaminare con tranquillità i particolari che mi avevano più interessato e che avevo fotografato mentalmente, al pari di una descrizione dettagliata. Controllai con una lente d'ingrandimento particolari quasi inavvertibili su quelle riproduzioni purtroppo non proprio perfette, ma bastò quell'appassionante esame per farmi scoprire dettagli straordinari, ed effetti che godetti moltissimo. Mi aiutò molto immaginare di stringere tra le dita un pennello dalla punta sottile e aguzza e di avere accanto colui che con mano sicura e abilissima aveva sfiorato il supporto con tale perfezione tecnica da rendere fiori, frutti, animali e altri esseri singolari estranei a questo mondo, con una consistenza tale da dar loro piena attendibilità. Immaginai che dicesse, mentre cercavo di spiccare dal fondo azzurro del cielo un pesce volante colore dell'ambra: – No, non così duro il segno, schiarisci il colore, e ora leggero ripassa il contorno . – Certo, guardando l'autoritratto di Bosch, i tratti del viso non suggeriscono delicatezza, benignità, pazienza. Sembra un uomo poco disposto a perder tempo dietro un esordiente, ma a me piacque pensarlo disposto a darmi qualche dritta.
Quel genio della pittura rappresentò col pennello un universo imprecisato, localizzato altrove, così come Lewis Carrol secoli dopo (1832 - 1898) usò le parole per trasportarci nel fantastico mondo di Alice. Il mondo creato da Bosch non era però un sogno, semmai era un incubo o una crudele metafora della realtà. Che fosse allegoria o visione allusiva della realtà quello che dipinse è un paese assai meno simpatico di quello tratteggiato nelle pagine di Alice.
Bosch ha avuto una potenza immaginativa eccezionale, una fantasia straordinaria, un'inventiva sorprendente, ma Brueghel fu altrettanto affascinante: l'umanità che nelle sue opere brulica con la frenesia delle formiche è però più aderente alla realtà, restando comunque sempre in una regione di confine tra il mondo reale e un fiabesco ambiente popolare.
Come si siano concatenate le sollecitazioni provocate dai quei frammenti di Brueghel con altre immagini non lo so. È come se in un immaginario labirinto di specchi cerebrale si riflettessero l'una nelle altre. Questa è una di quelle inspiegabili magie che avvengono nella materia grigia e nel caso specifico il suddetto misterioso labirinto era il mio, era nella mia mente.
Accadde che nel dopo pranzo mi misi a disegnare, e le immagini che affiorarono come bolle in una pentola d'acqua che si agita sul fuoco e gorgoglia, si ricomposero in associazioni a sé stanti, nitide tanto da poterle mettere nero su bianco, semplicemente tratteggiandole sulla carta. Mi lasciai guidare dalla suggestione come quando a volte al risveglio ho cercato di ricostruire un sogno particolarmente coinvolgente, senza mai riuscire a dare una sembianza a quelle fantasmagorie, neanche in forma comprensibile a me stesso. In questo caso invece l'effetto risultò più soddisfacente. Sulla carta abbozzai disegni in cui i personaggi orribili erano presi da Brughel e le piacevoli donne nude dalla mia fantasia

papa
Un altro : Non possono ambire a sì rara delizia


Rimasi a guardare i disegni che avevo tracciato di getto e a riflettere sugli quegli accostamenti che avevo disegnato. Mi divertivano ma producevano in me anche un effetto ripugnante. Non era difficile capire il perché: il fastidio veniva dalla contrapposizione delle figure. Da una parte uno o più uomini ridotti al gradino più basso della scala sociale. Uomini amputati, deturpati nel corpo e di conseguenza guastati anche nella mente, esseri che per tutto il medioevo furono emarginati, perchè incapaci di svolgere un lavoro, e rabbiosi per la sventura subita, odiavano quelli in buone condizioni, e per di più erano famelici e violenti, rappresentavano dunque una potenziale minaccia.
In uno dei miei disegni i due storpi guardano avidi di desiderio animalesco il corpo sano, bello come un frutto dolce, di una donna addormentata, forse per ebbrezza di vino. L'oggetto voluttuoso del desiderio che potrebbe diventare preda di quegli orribili ebeti disturba noi moderni che guardiamo, perché non è tollerabile.
Strana storia questa gemmazione prodotta dai ritagli delle opere d'arte che G. aveva sparso sul tavolo al bar. Lo stimolo era venuto dalle figure di Brueghel, dai suoi tragici e buffoneschi storpi, e non dai gentili nudi del giardino delle delizie che affollano il dipinto di Bosch e che pure avevo esaminato a lungo munito di lente.
I nudi di Bosch non esercitavano su di me nessuna sollecitazione. Quei corpi che riempivano ogni spazio del Giardino delle delizie erano corpi longilinei sbiaditi, pallide parvenze, esseri umani abitatori di un sogno e incapaci di suscitare il minimo desiderio sessuale. Manichini diafani raggruppati o accoppiati senza la spinta erotica che la natura infonde.



papa


Vedevo solo una speciale atmosfera onirica che non suscitava alcun pensiero erotico. Sembravano anime che non conoscono il piacere del sesso, tantomeno della soddisfazione perversa nel vizio. Una raffigurazione perfetta figurativamente ma di cerebrale astrazione ed innocenza, sebbene l'intrecciarsi delle figure evochi anche qualcosa di ambiguo. Questi gruppetti di uomini e donne sembrano molluschi che cercano protezione entro contenitori di vario genere: fiale di vetro, fiori, conchiglie. E ogni minimo dettaglio: ciliegie, more, gufo, upupe, fragole, come tutti gli altri infiniti particolari alludono sempre a significati simbolici. Concludendo ci troviamo di fronte a un'infinità di simboli che al tempo in cui furono dipinti erano compresi ma che a noi moderni risultano indecifrabili.
Avevo incamerato senza rendermene conto molti particolari; minuzie di dettagli a cui avevo dato appena un'occhiata scorrendo senza particolare interesse quel mucchio di frammenti. Ma il complice nascosto in me, di sua iniziativa e in assenza di un'attenzione cosciente, aveva acquisito e riposto elementi stimolanti offrendomeli più tardi alla rivisitazione.
Forse è stato un bene che G. non abbia saputo di questa mia elaborazione. Forse preso dall'entusiasmo della scoperta avrei detto che tutti parlano di arte spendendo bellissime parole ma non provano a entrarci producendo azioni. Intendendo per azioni non le copie o le imitazioni, ma i possibili tentativi di ricostruzione delle opere di cui parlano.
G. si sarebbe convinto che non avevo capito nulla del suo progetto, che non avevo compreso come esso si basava proprio sulla ricomposizione dell'opera, e si sarebbe offeso. Avrei risposto che la sua era solo una scomposizione e ricomposizione meccanica, e avremmo finito col discutere aspramente. Io avrei insistito che solo con un atto di volontà immaginativa avrebbe potuto scendere nella visione storica e sociale di Bosch e di Brueghel. Infatti gli elementi significativi, le figure brutte e fortemente caricaturali le avevo estratte da quest'ultimo, da uno dei dipinti del vecchio Pieter. Forse G. non avrebbe compreso, convinto com'era di aver ideato un grande procedimento, e avrebbe reagito rabbiosamente. Sono sicuro che mi avrebbe chiesto con sarcasmo e con stizza: - Ma davvero pensi di aver spiegato Brueghel disegnando quegli accostamenti ?- Gli avrei risposto: -Sai giocare a scacchi ? E allora saprai che per comprendere come si è arrivati a chiudere la partita, cioè allo "scacco matto", senza che qualcuno te lo spieghi, devi ricostruire le mosse spostando i pezzi sulla scacchiera. Insomma devi ricostruire almeno l'ultima parte della partita. Questo è ciò che ho fatto disegnando: ho spostato "i pezzi", ma mi sembra che non hai capito cosa voglio dimostrare -.
Naturalmente avrebbe sostenuto che non c'è nessuna attinenza tra gli scacchi e la pittura di Bosch e di Brueghel, e io mi sarei ostinato a spiegare il significato dei disegni e la relazione tra loro e la "Lotta tra il Carnevale e la Quaresima"(2) e sicuramente avremmo finito col litigare mettendo così in evidenza nel modo più palpabile quella conflittualità vera che si produce, e ben più seriamente, a tutti i livelli e che genera violenza e sfigura l'umanità. È questo il marchio bruttissimo dell'esistenza ed è la forza o linfa che spira dalle opere di Bosch e risalta efficacemente nel pannello dell'Inferno del trittico di Vienna.

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apprezzata selvaggina catturata dal mostro



È necessario vedere le alterazioni e i mutamenti della realtà e del senso comune operati da Bosch non solo all'interno delle singole opere, come nel dettaglio straordinariamente bizzarro del mostro, metà uomo metà uccello spatola, personificazione della brutalità incontenibile che rivela l'esasperazione e il biasimo profondo del pittore. Ma anche nei contrasti tra dipinto e dipinto, per esempio tra la fredda astratta quiete del "Giardino delle delizie", e l'esagerata violenza del "Giudizio di Vienna". Attraverso queste opposizioni Bosch forse intendeva dare un'idea del bene e del male che governano le umane esistenze.
Gli incentivi a dare origine ai tanti strani accostamenti di cose e persone oppure a umanizzare vegetali - come il fantastico uomo albero – a creare mostri di varia natura che uscivano dalla fantasia di Bosch, erano ben diversi dai nostri. Faceva una gran differenza, rispetto alla nostra epoca, la quantità di gran lunga minore di stimoli visivi. A noi oggi vengono da macchine e oggetti complicati, da scoperte scientifiche e soprattutto da televisione, cinema, giornali, potenti produttori di sollecitazioni. Ovviamente tutte queste cose Bosch e Brueghel non le conoscevano.
Proprio in seguito a questa riflessione sulle immagini che loro ignoravano, sulle scoperte della paleontologia, mi è capitato di essere stregato da un bizzarro fantastico abbaglio. Un sogno a occhi aperti e un incontro emozionante suscitato dai fogli di carta da disegno e pagine di giornali sparsi sul tavolo, insomma un'allucinazione improvvisa.
Mi sembrò che al centro del tavolo i fogli si sollevassero un poco, che presentassero un ingrossamento che aumentava, come se fosse una protuberanza formata da qualcosa che stava là sotto. E questa protuberanza crebbe e accennò a muoversi, a spingersi lentamente verso di me che guardavo preoccupato.
Avanzò ancora fino a che da sotto i giornali sbucò uno strano orribile animale, qualcosa che Bosch non avrebbe mai potuto dipingere perché la paleontologia era di là da venire.



papa
un mostro virtuale



Tuttavia quel qualcosa sul tipo di un "velociraptor" che venne verso di me e si dissolse, non avrebbe potuto prendere forma dal pennello di Bosch. Ecco, se avesse potuto dipingerlo, forse lui lo avrebbe fatto uscire da un meraviglioso uovo trasparente.
Bosch traeva stimoli da non molte cose che poteva prendere a modello. Poteva guardare a insetti, fiori e frutti che riproduceva tali e quali o modellava per le sue costruzioni fantastiche. Cardellini e upupe, molluschi marini e pesci, e strumenti musicali come l'arpa, il tamburo la zampogna la ghironda e poi stoviglie pentole, barili, padelle. Un paio di secoli dopo avrebbe preso a modello piante grasse e strani insetti del sud America e animali stranissimi ma veri, come l'ornitorinco o il canguro.
Ma è la mescolanza di animali, oggetti e figure umane che sostanzia le opere di Bosch. Se togli l'uomo scompare la magia che produce " l'orrore".
L'uomo può essere ridotto a un toast: due enormi orecchie da cui spunta un coltello come un naso e altre simili contrazioni umane appaiono qua e là e comunque c'è sempre la testimonianza della presenza umana. Scriveva Buzzati … "Altro che fantasie, altro che incubi, altro che magia nera… La realtà nuda e cruda che gli stava davanti… Solo che lui era un genio che vedeva quello che nessuno, prima di lui e dopo di lui, è stato capace di vedere." Corpi trafitti, squartati, divorati, incastrati dentro pentole e barili, usati come animali da soma, appesi a strumenti musicali.
Noi sappiamo che il pannello dell'Inferno, nel trittico de "Il Giudizio Universale" o "Giudizio di Vienna", è rimasto a dare testimonianza del torrenziale fluire della storia. Appeso al muro, il dipinto ha visto la folle umanità, vissuta secoli dopo essere stato dipinto, già rappresentata in sé. E ha visto il fiume del tempo che gli è passato turbinosamente attorno dare di volta in volta una dimostrazione di quanto in esso era profetizzato e raffigurato: la violenza e il terrore che avrebbe continuato ad avvinghiare l'umanità. Dopo Bosch infatti avvenne la rivolta dei Paesi bassi con le conseguenti stragi, avvennero i massacri della Rivoluzione francese, della prima guerra mondiale e poi l'obbrobrio del Nazismo con l'infernale orrore della Shoah, e poi lo Stalinismo con le purghe e le eliminazioni di centinaia di migliaia di esseri umani, l'atomica su Hiroshima e Nagasaki, e una quantità di altri massacri che sarebbe lungo elencare.

Con il brutto scenario appena tratteggiato chiudo questa parte dell'esperienza "Vivere Bosch e Brueghel" per riprenderla in un prossimo lavoro, dal tono però piuttosto picaresco e quindi meno opprimente.





NOTE
(1) Dino Buzzati. Dalla prefazione a "L'opera completa di Bosch"
(2) La "Lotta tra il Carnevale e la Quaresima" è un'opera di Brueghel del 1559 esposta al Kunsthistorisches Museum di Vienna


Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - aprile 2013



 
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