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La scoperta di Simone
















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Tempo fa, trovandomi a Firenze, andai a rivedere lo stupendo "Corteo dei Magi" di Benozzo Gozzoli, in palazzo Medici Riccardi. Per mezz'ora fui felice di ritrovarmi immerso in quel sogno a occhi aperti, e quando il pomeriggio dello stesso giorno mi recai a salutare la mia vecchia amica Ofelia Gherardini inevitabilmente la conversazione cadde sull'arte. Le dissi quanto m'ero goduto la fiabesca sfilata di quei personaggi straordinari e come quell'affresco mi aveva rievocato certi aspetti molto interessanti del tardo gotico fiorentino, coevo proprio al sorgere del rivoluzionario Rinascimento.
Lei a un certo punto disse: - Questi tuoi riferimenti al gotico mi richiamano alla mente un episodio che mi impressionò tanto che lo sognai, e anche più volte, in seguito. Negli anni settanta studiavo arte all'Università di Bologna. Ero impegnata in una tesina sul gotico internazionale nell'Italia di mezzo e un mio collega mi fece leggere un articolo che mi emozionò molto –. Ofelia aggiunse qualche chiarimento e, lusingata dal mio interesse, mi assecondò ampiamente raccontando tutto ciò che rammentava. Quel dramma sconcertò anche me che l'ascoltavo, e qualche tempo dopo pensai di restituire per scritto il racconto della mia amica, ma in certo qual modo dando omogeneità, e a parer mio una certa leggerezza alla prosa di Ofelia. - Non chiedermi il luogo, non potrei precisarlo –, disse lei. – È ben plausibile che a tanti anni dalla sciagura ci si possa confondere; anche perché neanche ricordo a quale santa o Madonna fosse intitolata la pieve di cui parlo, altrimenti sarebbe più facile rintracciarla. Presumo però che dovesse trovarsi nei dintorni di Amandola, e comunque, per quanto ne so, di quella chiesetta già fatiscente che nascondeva un incredibile gioiello d'arte, è rimasto solo un cumulo di sassi -.

D'altro canto, commentai, chi saprebbe dire dov'è, o più esattamente dov'era, la Madonna della Neve, anche questa ridotta in rovina dal terremoto del 1979 che sconvolse larga parte dell'Italia centrale ? Suppongo che pochissime persone sappiano indicare dove si trovava senza ricorrere alla memoria collettiva del millennio (1).
Debbo confessare che mi era anche sorto un dubbio. Ofelia poteva aver confuso il terremoto del 1979 con quello del 1997. È facile confondere date speculari ma non volevo metterla in imbarazzo e la lasciai proseguire, anche se in quel caso la gran differenza di anni avrebbe reso i fatti sensibilmente opinabili.
Ofelia continuò: - Ricordo bene l'emozione che mi diede leggere su un quotidiano dell'epoca la notizia di quella scoperta e della sua tragica conclusione. L'articolo aveva un titolo che ricostruisco a memoria, ma che di sicuro era molto simile: "Volontario esperto di restauri d'arte perde la vita ispezionando un monumento lesionato dal sisma". Dopo tanti anni posso raccontare il drammatico episodio soltanto affidandomi al ricordo.-

A questo punto occorre dire che l'autore della rielaborazione che state leggendo, non essendo nella condizione di reperire i vecchi giornali dell'epoca per poter leggere gli articoli pubblicati al momento dell'incidente, ha proseguito affidandosi ai ricordi di Ofelia e destreggiandosi in una ricostruzione personale.

Dunque, come già accaduto in circostanze analoghe, dopo i tanti catastrofici terremoti che nel tempo hanno colpito l'Italia, sono sempre accorsi generosi soccorritori sui luoghi delle catastrofi.
Anche quella volta affluirono molti volontari nelle zone colpite per aiutare i poveri disastrati. Simone, il protagonista di questa drammatica vicenda, era uno specialista in restauri d'arte e al di là dell'anelito umanitario che lo spinse ad accorrere per dare un contributo agli sfollati e ai feriti, forse era spinto anche da qualche altra recondita molla, magari proprio quella che gli diede la beffarda illusione di avere sfiorato la gloria.
Ed eccoci al momento del fatto cruciale, che decise la storia e l'esistenza stessa di quell'uomo.

Simone era giunto all'inspiegabile pieve sull'ora del tramonto; parcheggiò la scalcinata auto davanti alla chiesetta di campagna e studiò da fuori quanto fosse danneggiata la costruzione. Doveva essere stanco quando arrivò, dopo un'intera giornata di sopralluoghi. La luce del giorno scemava e la sera si avvicinava rapidamente perché dopo un poco, quando ne uscì esaltato ed entusiasta, faceva quasi buio. Il sole era sceso sanguigno dietro i monti e il cielo era di un azzurro indaco ma pareva permeato di un color porpora che sfumava nel violaceo. Dicono che l'atmosfera prenda quel colore dopo i grandi tremori della terra.
Un indefinito, inesprimibile stato di sospensione gravava sulla natura. Il paesaggio deserto sembrava attendere un evento ancora sospeso, non si scorgevano uccelli volare, né cantare. Tantomeno si vedeva anima viva, contadino o passante che fosse, percorrere la strada che a quel punto aveva i margini marcati da smottamenti. L'aria era ferma, non si muoveva foglia e gli alberi non mandavano fruscii: tutto era silenzio, tutto pareva immobile e ogni cosa sembrava attendere un ulteriore malvagio sussulto della terra, scatenata e violenta ingannatrice.


Pieve


La pieve era una modesta costruzione romanica in travertino locale, una pietra di colore giallo-grigio che la luce a quell'ora ravvivava di un riflesso rosato. Aveva il tetto a capanna e la facciata esibiva un ingresso sovrastato da un piccolo arco di mattoni in funzione strutturale. Era contornato da bianchi stipiti ottenuti con parti di marmi romani di recupero, e così anche l'architrave era un antico blocco marmoreo. Questi elementi chiari ponevano in risalto il portale. Cinque o sei metri sopra l'ingresso un'apertura circolare, l'occhio, poco più di un foro nella muraglia, dava luce all'interno.
L'uomo scrutò attentamente l'edificio e valutò la lunga e profonda crepa che feriva la facciata. I battenti erano scardinati, uno era a terra, spostò cautamente una trave caduta ed entrò con prudente accortezza.
Invece di prendere appunti, una fatica che avrebbe rallentato il lavoro d'indagine, l'esperto d'arte descriveva i guasti in cui si imbatteva e le considerazioni che gli venivano in mente le comunicava ad un registratore vocale che venne poi recuperato in cattivo stato, ma che in parte si poté ascoltare. La voce gracchiante, metallica flebile che ne uscì fece sapere ciò che Simone aveva scoperto. All'interno della pieve, alla debole luce della sera che penetrava dall'occhio e dagli ampi squarci del tetto sconquassato ma ancora sorretto dalle antiche capriate, vide la rovina causata dal terremoto: tegole e calcinacci coprivano il pavimento, l'altare e i quattro banchi sbilenchi parevano spostati da un gigante ubriaco, i candelieri erano caduti a terra e il semplicissimo tabernacolo aveva le ante sgangherate. La voce che uscì dal registratore, e che descriveva le macerie, era professionale, fredda, un po' sconfortata. Ad un certo momento però il tono cambiò e la voce sembrò contenta, compiaciuta, e parlò con un'intonazione vivace, eccitata.
Grazie all'ottima abitudine che Simone aveva di registrare parenti e amici, tempo dopo poterono udire la reazione che Simone ebbe in quel momento appassionante. Si poté cogliere perfettamente l'eccitazione dell'esperto d'arte quando scoprì un capolavoro inconcepibile in un luogo tanto povero quanto sperduto e solitario.
Il registratore, tra crepitii e interruzioni, aveva iniziato col trasmettere Simone che deplorava il disastro, ma dopo un poco la voce invece prese a lodare il terremoto: " La scossa ha fatto cadere l'intonaco sulla parete di fondo dietro l'altare, e ha portato in luce tracce di un affresco medievale. Non riesco a vederlo bene, quindi avvicinerò uno dei banchi ancora in grado di sostenermi, vi salirò e potrò osservarlo meglio "
Lunga pausa, poi la voce riprese a scandire emozionata.
"Vedo ora qualcosa di inimmaginabile, qualcosa di tremendamente affascinante. L'intonaco caduto lascia scoperta una superficie di un metro, un metro e mezzo per due all'incirca, e ha rivelato un affresco sottostante che alla prima osservazione pare gotico. È incredibile. È una tale meraviglia che non concepisco come possa trovarsi in questa piccola chiesa di montagna." Ancora una pausa.
"Questa Annunciazione, perché certamente il tema raffigurato è questo, ha una composizione che non ricordo di aver mai visto in un altro soggetto simile. Vedo degli angeli piccolini in alto in un cielo di un azzurro intenso e compatto: suonano strumenti musicali e si fanno vedere come bambini che cantano. Più sotto, in basso, c'è un angelo molto grande che si rivolge a una figura ancora nascosta dall'intonaco. Il disegno delle ali e del mantello è talmente fluido, che conferisce al messaggero celeste una grande levità. Indubbiamente è una Annunciazione a Maria, ma al momento non è visibile del tutto perché ancora coperta da intonaco. Probabilmente in antico fecero qualche rozzo sgarbato restauro dopo un dissesto. Ora provo a togliere delicatamente qualche lembo dell'intonaco che si è sollevato ma non staccato, forse potrò vedere e capire meglio.
Dopo un lungo silenzio la voce torna a parlare eccitatissima, quasi agitata, ma non del tutto sicura: "Penso di poter affermare che è un'Annunciazione di una bellezza travolgente. Questa sarà la scoperta del secolo. Vedo dettagli naturalistici: un roseto, uccellini e farfalle di una finezza straordinaria …" Pausa.
"Il bellissimo angelo inginocchiato non ha l'aspetto modesto, semplice di un messaggero, fa pensare ad un principe che si inchina a una regina. Un principe consapevole del suo alto rango. Le grandi ali grigie, che sfumano in rosa, si stagliano con la parte inferiore contro la siepe di rose che suggerisce un giardino di sfondo, mentre la parte superiore risalta nitida sul cielo azzurro intenso. Intravvedo anche una qualche sporgenza architettonica, forse di uno studiolo, o di un loggiato che si affaccia sul giardino e che dà riparo alla Vergine, ma ogni supposizione dovrà essere verificata". Altra pausa.
" Il pennello che dipinse questo capolavoro era certo di un grande maestro. Non oso pensare che possa essere stato Gentile da Fabriano o il Pisanello, ma certo si tratta di una mano impareggiabile. Fosse anche di un discepolo di questi maestri era sempre una personalità singolare. Bisognerà appurare perché abbia dipinto in questa remota chiesetta di montagna e sarà una ricerca non certo facile, che richiederà grande impegno. Ma è un'ipotesi che mi tempesta d'ansia e di felicità, questa scoperta è un vero regalo del terremoto. Mi pare che qui ci sia uno straordinario livello di invenzione anche se bisognerà vedere l'affresco del tutto scoperto per comprenderne l'iconografia. E però non ne ricordo un'altra simile, un'Annunciazione con angioletti che cantano lodi allo Spirito Santo nell'alto del cielo mentre l'Angelo messaggero dà l'annuncio a Maria. Lo stile è senz'altro gotico, la linea sinuosa, i colori …


Simone

La voce d'un tratto si interrompe, si sentono esclamazioni rabbiose. "Accidenti ho lasciato il flash alla locanda. Che testa di cavolo! Oramai non c'è più luce neanche per tentare un'istantanea. Dio non voglia che un'altra scossa durante la notte butti giù tutto. Domani mattina sarò qui alle otto quando ci sarà luce a sufficienza".
Per qualche contrattempo che non conosciamo Simone invece arrivò alla pieve soltanto verso le dieci e parcheggiò vicino all'ingresso. A quell'ora l'interno della cappella era abbastanza illuminato dalla luce naturale, ma lui piazzò due lampade che collegò alla batteria della macchina.
Ciò che avvenne da quel momento è stato possibile ricostruirlo in parte grazie al registratore rinvenuto danneggiato, e in parte in seguito ad un'intervista che un giornalista del quotidiano "La Nazione" fece alla moglie di Simone.
La vedova parlò della grandissima dedizione di Simone all'arte, anche troppo esaltata disse, e asserì che suo marito desiderava diventare un esperto restauratore. Rivelò anche come sognasse di scoprire un'opera d'arte sconosciuta, fin qui ignorata di un grande artista. E proprio perché amava quel lavoro aveva chiesto di far parte, come volontario esperto non retribuito, del Dipartimento della Protezione Civile per la salvaguardia del patrimonio artistico.
Alla fine dell'intervista raccontò della telefonata che Simone le aveva fatto dalla locanda. Quell'ultima sera le aveva detto che aveva in serbo una notizia sensazionale e che la sua scoperta sarebbe stata uno scoop mondiale. Poi la vedova disse ancora qualcosa che l'intervistatore e la fotografa avrebbero voluto assolutamente ascoltare dalla voce di Simone. Ma la richiesta non poté essere soddisfatta perché il registratore ora veniva custodito come una sacra reliquia dal padre di Simone, che non voleva saperne di metterlo a disposizione di estranei.
La vedova disse che il registratore restituì la voce atterrita di Simone e contemporaneamente si udì uno spaventoso sconquasso. Simone urlava "…Viene giù tutto, aiuto! Gli angeli mi vengono incontro, li sento cantare … Infine un urlo strozzato concluse l'estrema emozionante esperienza dell'esperto d'arte, che sparì sotto le macerie.
Ofelia ed io ci eravamo salutati augurandoci reciprocamente di rivederci presto e io stavo proprio quasi fuori della porta, quando lei si fermò sull'uscio e guardandomi esitante disse dubbiosa e ambigua: - E se poi non ci fosse stato proprio niente ? - - Che vuoi dire? - Chiesi sorpreso.
Ofelia rispose a malincuore, o almeno così mi sembrò. Disse: - Un'intensa ambizione, un ideale inseguito pervicacemente può fare strani scherzi. Simone potrebbe aver visto in buona fede un affresco là dove forse c'erano soltanto delle antiche chiazze scure del muro. Ti ricordi le macchie di Rorschach che sono strumento d'indagine degli psicologi ? Ebbene quelle macchie, o figure informi, provocano le interpretazioni più diverse. Differenti persone possono vederci i soggetti più disparati e stravaganti sulla spinta di personali aspettative. –Con quel suo dubbio Ofelia mi tolse molto della suggestione per la bella e triste vicenda. Ma nella fatalità di questa sfortunata scoperta ci scorgo una morale: l'affresco era veramente una meravigliosa opera d'arte che nessuno conobbe prima del terremoto e nessuno vide mai dopo, fu un'esperienza unica, un privilegio concesso a Simone e subito sottrattogli, come d'altra parte è accaduto ad altri grandi uomini che hanno avuto il loro riconoscimento solo in punto di morte. Quell'esperienza fu l'unica cosa veramente importante della sua vita, un dono inestimabile, una grande lezione. E scomparve insieme alla sua esistenza.



NOTE

(1)) In Google infatti è possibile avere notizie sul santuario della "Madonna della Neve" e sulla distruzione di quel monumento che – particolarità singolare - fu affrescato anche da due pittori antenati dell'autore di questo racconto

Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it - novembre 2013



 
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