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IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI
Un titolo perfettamente azzeccato per una denuncia sacrosanta. L'autrice in un articolo essenziale, efficace e rigoroso denuncia una strage di alberi in un paese vicino Roma: Sutri, un paese di antiche tradizioni civili dove meno ci si aspetterebbero misfatti del genere.







      

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Avevo appena terminato il mio pezzo sugli Alberi, quando m'è capitato di vedere un periodico edito a Sutri, nel giornale mi ha colpito il titolo di un breve articolo: "Il silenzio degli innocenti", a firma A. Anzalone. È importante ripubblicarlo perché questa valente sociologa affrontando in modo energico un fatto locale dimostra due cose: anzitutto che là dove potrebbe conservarsi e perdurare una particolare attenzione per la natura va perdendosi quel legame antico uomo-campagna (fino a non molti anni fa, una parte degli abitanti di Sutri viveva del lavoro della terra). Inoltre dimostra che una nuova sensibilità viene da uomini e donne che non hanno un interesse egoistico per i profitti connessi alla terra, ma per una loro superiore cultura sentono l'esigenza di difendere le opere della Terra... gli alberi innanzitutto. continua...

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI Gli ultimi fatti: a Sutri sono spariti quasi tutti gli alberi da piazza Bamberg. Sembra fossero alberi malati... Siamo sicuri che fossero incurabili? Perché non si è provveduto in tempo a salvarli con le opportune tecniche di prevenzione e cura? Quando e come verranno sostituiti con altre piante? I precedenti: un'intera pineta sterminata a Colle Diana, giardini privati da S. Benedetto a Monte Mirabile, "ripuliti" da alberi vivi, sani, ma colpevoli di avere radici ingombranti", di "sporcare", o di "fare ombra". Proprietà private è vero, però l'ossigeno dell'aria appartiene a tutti! Anche la strada di accesso a S. Benedetto, fino a non molto tempo fa era resa quasi impraticabile dalle radici dei pini che fuoriuscivano dal terreno, ma la sensibilità di alcuni ha fatto sì che si potesse riparare al danno senza commetterne uno più grave, ovvero senza danneggiare gli alberi! Timori per il futuro: cosa debbono aspettarsi gli splendidi platani di viale Marconi ai quali è stato costruito addosso il "mostro di cemento" che ha sostituito la mai abbastanza rimpianta "palazzina delle suore"? Quanto resterà ancora loro da vivere dopo gli attacchi che le loro radici hanno subito dalla costruzione delle fondamenta del palazzo, dopo che hanno perduto gran parte della luce che li nutriva e che ora è oscurata, in diverse ore del giorno, dalle mura stesse del "mostro"? O dopo che, magari, qualche nuovo inquilino del palazzo si sentirà a disagio a dover dividere il proprio balcone con un platano?! C'è da chiedersi come sia gestito il verde - pubblico e non - in questo paese. Per quanto riguarda il pubblico: da dieci anni la competenza in materia è passata dalla Guardia forestale ai comuni i quali avrebbero l'obbligo di dotarsi di un regolamento per la potatura e il taglio degli alberi. A Sutri questo regolamento non c'è; si procede a "buon senso" con delibere di giunta o provvedimenti spiccioli. Crediamo che sia il caso che chi di dovere se ne faccia carico al più presto, prima di provocare guasti irreversibili per noi ma soprattutto per i nostri figli e nipoti. Ma sappiamo che ciò potrà accadere se - e solo se - saranno i cittadini i primi a far valere la loro esigenza di "verde", consapevoli del valore che la vita degli alberi assume per l'equilibrio ambientale e per la propria salute. Purtroppo la nostra scarsa sensibilità alle problematiche ambientali (gli italiani sono al 23simo posto nel mondo per coscienza ambientale) e, con esse, alle prospettive di vita del nostro pianeta, fanno sì che sia ancora pratica diffusa considerare gli alberi, e più in generale i vegetali, soggetti inanimati sui quali chiunque ha la facoltà, derivante dal titolo di proprietà o di possesso, d'intervenire. In tal modo, nei giardini schiere di potatori improvvisati tagliano scriteriatamente, "tuttologi" trattano e concimano a prescindere dalle reali esigenze della pianta, sedicenti progettisti collocano cedri, querce, tigli e platani a quattro metri da casa condannandoli, una volta raggiunte le dimensioni finali, a disastrose potature, quando non all'abbattimento. Purtroppo per loro (e per noi) i vegetali, a differenza degli animali, non hanno, per lo più, capacità di movimento né, tantomeno, capacità di emettere suoni articolati, altrimenti vedremmo schiere di alberi fuggire da qualcosa o correre dietro qualcuno, come lo shakespiriano bosco di Birnam che, agli occhi di Macbeth, avanzava verso Dunsinanc. Un incubo? Magari le piante maltrattate riuscissero almeno a disturbare il sonno di tanti "incoscienti ambientali "! Brevissima: Gli alberi nelle città riescono a vivere solo una frazione del loro naturale potenziale: un albero che in foresta potrebbe vivere 150/200 anni, ha una speranza di vita ridotta ad 1/4 nelle periferie cittadine e di solo 1/10 in ambiente totalmente urbano. La più comune causa di morte è rappresentata da abusi e negligenze da parte dell'avversità numero uno degli alberi: l'Homo sapiens.

Stefania Anzalone: Il silenzio degli innocenti - Dal periodico: "Il nuovo Lavatoio" n.3, genn.- febbr. 2009



Stefania Anzalone - abarcheo@inwind.it


 
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