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UN'OMBRA FANTASTICA A SUTRI

Piero Angelucci abarcheo@inwind.it




    

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Vi suggerisco una gita a Sutri, cittadina sulla via Cassia che probabilmente già conoscete, spronandovi però ad un’avventura fantastica che susciti un interesse diverso da quello che può avervi originato precedentemente. In altre parole vi spingerò a guardare Sutri con l’occhio della fantasia, così come non avete mai fatto prima. Sutri, venendo da Roma, appare quasi improvvisamente, offre un colpo d’occhio paesaggistico eccezionale e vi sembrerà una scenografia perfettamente adatta ad accogliere il "gran nome" di cui dirò subito. Questo effetto scenografico doveva essere molto più coinvolgente fino ai primi anni del XX secolo, quando la Via Cassia non era ancora asfaltata e si arrivava sin là senza rasentare monotone e sgradevoli costruzioni in cemento armato.    continua...




Fig. 1 - Sutri

Il personaggio di cui intendo parlare è Orlando, che diverrà "Innamorato" per la penna del Boiardo, e che la fantasia dell’Ariosto farà diventare "Furioso". Tanti altri cantastorie, poeti e prosatori: da Andrea da Barberino, al Pulci, al Folengo, e altri ancora più antichi di questi, già nel secolo XIII lo avevano reso tanto avvincente e celebre che eroi veramente esistiti nella storia del mondo non gli stanno alla pari. Io parlerò di Sutri per una ragione precisa, perché la leggenda ha voluto che l’eroe: il "paladino Orlando" vi nascesse. Sutri è uno dei paesi del Lazio in cui ci si imbatte più facilmente. Forse siete già a conoscenza delle sue rilevanti vestigia archeologiche e storiche e forse anche della leggenda. Molti si chiedono perché mai un personaggio ideato di là delle Alpi poi sia nato a Sutri, ma una tale scelta mi appare comprensibile. Sutri è sulla via Francigena, al tempo di Carlo Magno effettivamente percorsa a piedi dai devoti che andavano pellegrini verso Canterbury e Santiago de Compostela. All’inverso la percorrevano i romei forestieri che venivano a pregare sulle tombe dei martiri cristiani. Nell’alto medioevo, pellegrini, mercanti e poeti, attraversarono le regioni dov’erano germogliate le grandi epopee: la carolingia e l’arturiana, e portarono in Italia molte narrazioni epiche. Queste leggende furono poi adattate efficacemente allo spirito italiano. Da noi l’immaginario popolare sentiva ancora viva la grandezza di Roma, e voleva che un simile eroe fosse nato nei pressi della città dei Cesari. Ma non si poteva farlo nascere proprio all’ombra del Campidoglio, sarebbe stata una forzatura madornale. Sutri invece, a quell’epoca, era perfetta: le misteriose tombe etrusche ai piedi delle mura, come nere bocche spalancate, le forre e i dirupi tenebrosi e selvaggi che l’attorniavano e custodivano le ombre degli orridi demoni etruschi, l’anfiteatro e gli ipogei, le accordavano il più appropriato aspetto fantastico e storico. Effettivamente Sutri era ed è una città antichissima vicino a Roma, e aveva ospitato papi e imperatori. In un’epoca in cui suggestioni storiche, religiose e magiche avvolgevano luoghi e persone, quello era il posto ideale. Andrea da Barberino scrisse del futuro paladino di Carlo Magno nel quattordicesimo secolo, ma già altri, ben prima raccontarono del personaggio, perciò la storia che segue è un accostamento di autori diversi che spesso si contraddicono. Se farete rivivere nella vostra immaginazione le imprese memorabili d’Orlando bambino tra le mura del paese, vedrete animarsi i ruderi muti, e godrete in un modo diverso le antiche costruzioni testimoni silenziose delle imprese del ragazzo indocile e generoso, bizzarro e allegro, impetuoso e propenso all’ira, e a quell’epoca campione di burle e bagordi. Durante il percorso ricordatevi che suo nonno, Carlo Magno, aveva una sorella di nome Berta.


Fig. 2 - Anfiteatro di Sutri

Questa sventurata Berta ebbe la spudoratezza di innamorarsi di un intrepido uomo d'arme: Milone. Lui avrebbe dovuto rispettare i limiti imposti dall’etichetta di corte, e invece si lasciò travolgere dalla passione. Re Carlo andò su tutte le furie e cacciò la povera donna dal palazzo reale assieme all’appassionato capitano oramai in disgrazia e retrocesso a semplice fante, benchè Milone d’Anglade venisse dalla famiglia siciliana dei Chiaromonte. Milone allora andò ramingo per il mondo con la sfortunata principessa al seguito cercando un altro re che lo assumesse, perché conosceva solo il mestiere delle armi. Alla fine, respinto da tutti, pensò di rivolgersi al papa e pertanto si diresse verso Roma sperando che il pontefice, mosso da cristiana pietà, intercedesse per lui presso re Carlo. Arrivati a Sutri, l’unico alloggio che trovarono fu una grotta, e là Berta, colta dalle doglie del parto diede alla luce Orlando. Milone intanto secondo una saga s’era ammalato e la sosta si prolungò tanto che la povera Berta, nascondendo i suoi natali, si accinse a lavorare. Secondo un’altra leggenda partì per l’Africa abbandonando Berta e il bambino a Sutri. Orlando in ogni modo crebbe sano e forte, senza sapere che il gran re era suo zio. Ma nessun altro lo sapeva, perché Milone nel frattempo era scomparso portando con sé il segreto. Venne il giorno che il re dei Franchi si recò a Roma, e il corteo del sovrano, dei dignitari e dei cavalieri al seguito, al suo passare entusiasmava l’Italia intera. Giunto a Sutri ecco verificarsi l’evento memorabile che avvolse di celebrità la cittadina, qui avvenne il colpo di teatro che svelò le nobili origini del ragazzo, e che dette iniziò alla sua ascesa alla gloria. Era logico che Orlando non potesse rimanere indifferente al gran chiasso che si faceva intorno al corteo del sovrano, proprio l’eccitazione gli fece sorgere nella testa un’idea un po’ folle. Orlando si travestì da garzone, riuscì a sgusciare fin nella sala del banchetto e con un gioco di destrezza straordinario sottrasse la coppa in cui aveva bevuto il sovrano e lo fece sotto il naso di re Carlo stupefatto. L’imperatore dei Franchi più meravigliato che sdegnato per l’incredibile azione, sfidò il ragazzo a ripetere l’impresa e il giorno successivo Orlando ripeté l’astuta trovata tanto meravigliosamente che il re sbigottito volle sapere chi era quel demonio così scaltro, intrepido e rapido come la folgore. Nessuno però ne sapeva nulla. Accadde che dei funzionari di corte si imbatterono in Berta, la riconobbero e compresero che Orlando era suo figlio. Andarono subito a raccontarlo al sovrano e quando Carlo seppe che Berta era viva, abitava a Sutri e Orlando era suo nipote, si commosse, la perdonò e la accolse nuovamente a corte. Immaginate lo stupore dei sutrini nello scoprire chi era il ragazzo. Più tardi T. Folengo, che si firma Limerno Pitocco, inventa invece una versione diversa: per lui Orlandino verrà riconosciuto da Rainer signore di Sutri. La leggenda è popolarissima, ma non sono conosciute le altre storie che raccontano le premature prodezze del giovane Orlando nella cittadina in cui crebbe e abitò, finché non lo scoprì il grande zio. Purtroppo lo spazio disponibile è breve e necessariamente dovremo andare avanti per sommi capi, anche se ogni angolo di Sutri ricorda le bravate d’Orlando. Possiamo cominciare dalla cripta della cattedrale. Là sotto lui e il suo amico Oliviero indignati e furenti per un pranzo di Natale sottratto agli orfani, una notte di dicembre organizzarono la burla dei fantasmi e il povero prete Eusebio per lo spavento quasi ne morì. Orlando fu duramente rimproverato, però continuò a progettare burle e bizzarrie, la sua indole irrequieta trovava in loro un riscatto soddisfacente, era però di animo nobile e generoso. Una sera d’inverno dei pellegrini bussarono alla porta Franceta o Porta Vecchia. Le porte della città dovevano essere chiuse al tramonto, nevicava, un freddo terribile imperversava da giorni e i pellegrini lasciati di fuori sarebbero morti congelati durante la notte o uccisi dai briganti, ma gli armigeri di guardia già mezzo ubriachi, non ne volevano sapere di riaprire la porta. Orlando sentì le grida, si rese conto della situazione e ordinò ai soldati di riaprire i battenti. Di fronte ad un ragazzo che dava degli ordini quelli si misero a ridere e lo schernirono in malo modo. Orlando infuriò, con il bastone che aveva tra le mani dette una tale lezione agli armigeri che essi riaprirono subito la porta. Il podestà voleva punire severamente Orlando, ma il maestro dei pellegrini che era un gran signore in incognito si oppose e prese le sue difese. Andate a vedere la porta Vecchia, con la torre a fianco che ospitava il corpo di guardia, rivivrete la scena.

Fig. 3 - Orlandino

Non è possibile raccontare per esteso, in questo breve spazio, tutte le storie d’Orlando bambino, sono contenute in una pubblicazione che potrete avere a parte. Ora se riuscite a immaginare Sutri racchiusa tra le torri e le mura colore dell’ocra scura. Sutri negli anni Mille, con le strade dirupate e chiazzate qua e là di sterco di cavallo, affollate da molti monaci e preti, e pochi nobili a cavallo: alteri signori con cappuccio, mantello e spada al fianco. Se con gli occhi della fantasia immaginate uomini in armi con elmo e corazza di guardia alle porte, tanto meglio, sarete entrati nell’atmosfera migliore. Nella realtà di allora però la parte alta della cittadina era occupata dai palazzi papali e nobiliari, il popolo stava ai piedi delle mura, artigiani, mercanti, contadini, vivevano nelle casupole in basso, nei vicoli percorsi da uomini e donne scalzi, da muli e asini. Tutto ciò in ogni caso non ha importanza. Il nostro eroe, nato prima del Mille, si muove sulla scena del mondo senza alcuna considerazione per il tempo cronologico, lui vive il tempo anomalo ed esclusivo della fantasia. Pertanto sarà a suo agio tanto nel mondo longobardo e bizantino, quanto in quello delle corti rinascimentali e oltre. Se non riuscite a raffigurarvi lo scenario delineato, cercate almeno di immaginare una banda di ragazzini chiassosi tra cui spicca un giovanetto ben più alto degli altri, spigoloso, serio, e dall’aspetto fisico diverso dai suoi compagni: carnagione chiara, capelli lisci di un biondo cenere, occhi grigi. Dal suo comportamento emana un che di altero e deciso che lo denota subito come il capo della compagnia, un misto di violenza, di signorilità e di delicatezza lo rende singolare. Ebbene lo avete trovato, è lui, è Orlandino. Ora potete cominciare la visita ai luoghi che lo ricordano.



Piero Angelucci - abarcheo@inwind.it


 
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